Neil Young protesta contro gli OGM con un album anti-Monsanto

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Neil Young, l’artista eletto ecopunk per eccellenza, ha annunciato l’uscita del nuovo album The Monsanto Years il 16 giugno 2015, registrato con  Promise of the Real, una band che vede attivi Lukas e Michah, entrambi figli di Willie Nelson. Come si può immaginare, l’album è composto da canzoni che criticano la multinazionale delle biotecnologie Monsanto, ribadendo il suo impegno politico e la sua sensibilità ai temi ecologici.

Durante un concerto a sorpresa a San Luis Obispo (California), Young ha eseguito qualcuno dei nuovi brani intitolati Monsanto Years, Too Big to Fail, Seeds e infine Rock Starbucks. Questo ultimo pezzo è molto probabilmente un riferimento all’invito del leggendario chitarrista a boicottare Starbucks, l’azienda del caffè apparentemente unita alla Monsanto in una causa per fermare Vermont dal richiedere alle aziende di etichettare gli alimenti geneticamente modificati.

In ogni caso, Monsanto Years uscirà il 16 giugno e Neil Young sarà in tour questa estate. Nel frattempo vi invito a firmare la Petizione su Avaaz per fermare l’uso del glifolato, il pesticida cancerogeno prodotto dalla Monsanto, e ci gustiamo un estratto dal secret concert di Young con i Promise Of The Real…

Nirvana: Punk To The People! Le foto della mostra su Kurt Cobain e il Grunge

Nirvana: Punk to the people!

Questo il nome della mostra fotografica alla Fabbrica del Vapore di Milano sui Nirvana e su tutto il movimento grunge che, a vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, racconta la storia di una delle band più significative degli anni ’90 e di quel movimento grunge formatosi a Seattle.

La mostra rievoca i momenti fondamentali dei Nirvana, dalla formazione al rapporto con le altre band di quel periodo; in particolare quello con i Pearl Jam, di cui Cobain ha inizialmente criticato loro di essere troppo commerciali (da ricordare però la loro battaglia contro la Ticketmaster, da leggere in una delle foto della gallery) ma, poi diventati grandi amici fino alla morte di Cobain.

Sulla vita e sulla morte di Cobain si è scritto e speculato tanto a partire dal suo suicidio e dall’ultima frase della sua lettera d’addio “It’s better to burn out Than to fade away” che è una citazione della canzone “My My, Hey Hey” del padrino del grunge Neil Young, pezzo scritto, ironia della sorte, per Johnny Rotten, cantante dei Sex Pistols e fondatore del punk inglese.

La mostra Punk to the People è inserita all’interno di un’esposizione più grande dal titolo Inside Music Outside Art e nel quale abbiamo trovato con piacevole sorpresa, Art Rock l’esposizione delle preziose chitarre di Claudio Orciani. Vere e proprie opere d’arte, simbolo dell’artigianalità italiane  fatte con frammenti di pelle, metallerie, minuterie, ovvero con tutti i materiali usati per la prototipazione degli accessori rock.

di Mr. Self Destruct

Pearl Jam – Trieste: live report

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Quattro anni. Tanto è durata l’attesa per rivedere i Pearl Jam esibirsi in data e, si sa, l’attesa non è mai ripagata a dovere, neanche dopo le 3 ore di concerto di ieri sera. A Trieste sono arrivati da ogni parte del mondo: dalle vicine Slovenia e Croazia, dal Belgio, dall’Olanda, addirittura dal Sud Africa e, se richiamano oltre 90000 persone in due date, un motivo ci sarà.

Salgono sul palco poco prima delle 21 davanti a circa 35000 persone che li attendono impazienti ed iniziano con un poker di ballate tra cui Black e Small Town. Si passa, poi, a pezzi più cattivi iniziando con Why Go e Animal. A quanto pare il suono del Nereo Rocco sia più netto rispetto a San Siro e, anche Vedder, si sente più a suo agio mostrando anche che il tutore al ginocchio dà meno fastidio, concedendo anche la confessione di aver bevuto troppo vino a Milano e subito dopo offre un brindisi a tutto lo stadio.

Il primo momento di commozione arriva dopo la sorpresa Deep, quando Vedder racconta di aver perso il suo miglior amico la scorsa settimana a cui gli dedica Come Back; la prima parte si conclude con Do The Evolution e Rearviewmirror ripartendo con l’acustica Let Me Sleep e le doppie cover dei Mother Love Bone: Chloe Dancer e Crown Of Thorns dedicandole ad un fan in prima che indossa proprio la maglia del gruppo che fu di Andy Wood; la seconda parte si chiude in maniera aggressiva passando da State Of Love And Trust a Life Wasted, da Jeremy alla furiosa Porch dove la band fa volare le lampade sul palco (particolare l’effetto della telecamera su una di esse che genera un vortice psichedelico sullo schermo).

L’encore 3 si apre con l’intensa Better Man e l’aggressiva Once (una delle rarità di scaletta) passando poi ad Alive e la cover Keep On Rockin’ In The Free World in cui letteralmente tutto lo stadio salta e impazzisce, chiudendosi con la schitarrata di McCready con Yellow Ledbetter.

Dopo 34 pezzi, i PJ sono apparsi compatti e nonostante l’età che avanza, hanno dimostrato ancora una volta che ci mettono sempre il cuore nei loro concerti: le corse di McCready, le piroette di Jeff Ament, i salti e le urla di Vedder riportano la mente indietro negli anni ma dimostrano ancora una volta la carica che hanno e che riescono a trasmettere al pubblico. Quello che conta realmente è che i Pearl Jam sono una band da vedere almeno una volta e tutte le volte che si può, come solo il rock sa fare.

Lunga vita ai Pearl Jam, lunga vita al rock and roll.

Mr. Self Destruct

Buon compleanno l'EcoPunk!

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L’Eco Punk compie un anno! Un anno di sperimentazioni, di insegnamenti, di confronto, di sostenibilità. Un blog per esprimere il rifiuto di un sistema obsoleto e la voglia di cambiamento, grazie al sapere e al fare: questo è l’Eco Punk! Nato da incertezze, periodi no, alienazione, disoccupazione e dischi dei Cure, oggi vuole dare un contributo all’informazione e contribuire alla creazione di una coscienza collettiva che si opponga a certi stili di vita, alla produzione sfrenata senza un briciolo di etica, ai dischi dei Modà o Gigi d’Alessio (provo fastidio anche solo scrivere i loro nomi…). Come cartolina d’augurio ho scelto la torta rock di Let It Bleed dei Rolling Stones, la ribellione fatta a band!

L’Eco è Punk perché mette in dubbio l’autorità, la politica, le etichette, il dogma del liberismo sfrenato e vuole sporcarsi le mani, autoproducendo, facendo rete e sostenendo le realtà locali. In quest’anno ci sono state tante belle sorprese, eventi come la Serr o i laboratori di eco-cosmesi o ancora il Campdigrano, tante persone conosciute che si sono fidate di me e da cui ho imparato, lo studio di erbe, fiori, piante, cereali.

L’Eco Punk ringrazia coloro che lo sostengono, coloro che gli scrivono o che hanno scritto per il blog, Sasha, i Clash, le mani della sottoscritta e ora va avanti con una spinta propulsiva nuova, rinnovato rispetto ad una anno fa (anche nel layout) ma con la stessa voglia di scambiare idee, consigli, autoproduzioni e di andare avanti rimboccandosi le maniche, senza troppe lamentele.

Non stiamocene lì ad aspettare, sostenete la Green Riot e avanzate proposte.

Buon compleanno l’EcoPunk!

L'1.9.9.6. è tornato: gli Afterhours e il loro Hai paura del buio?

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C’è chi ha criticato gli Afterhours per logiche commerciali e mancanza di idee, ma io da fan sfegatata più che decennale, non potevo fare a meno di menzionare di questo ritorno storico. Era il 1997 e usciva Hai Paura Del Buio?, un disco che consolida il mood grunge e il tardo punk in Italia, uno dei dischi indipendenti più belli degli ultimi 20 anni (a detta di Rockol e Rolling Stones Italia e io sottoscrivo…), che a distanza di 17 anni è stato rimasterizzato e composto con tanti altri artisti italiani e non, del calibro di Bennato, Cristina Donà, Mark Lanegan.

Per chi non l’avesse mai ascoltato, Hai Paura Del Buio? è un disco splendido, dalla filosofia decadente e incazzata che ha segnato la mia vita e quella di tutta una generazione di adolescenti che ascoltava i Nirvana e i Pearl Jam e poi si è ritrovata a sacralizzare la canzone d’autore italiana, vedendo in Manuel Agnelli e negli Afterhours una speranza per la musica indie italiana, qualcosa in cui riconoscere il riscatto di quella che è stata chiamata Generazione X, priva di ideali o valori.

Non sono stati gli unici certo, anche prima del 1997 sono stati firmati degli altri capolavori dai Marlene Kuntz e altri (vedi Karma). Ecco, io ho non ho mai preso parte alla disputa Marlene vs Afterhours, ma devo ammettere che Hai Paura Del Buio? è talmente immediato, qualcosa che va dritto al cuore, che non si può fare a meno di inserirlo nella rosa degli album che ti cambiano la vita.

Ora sono in tour e, dopo averli visti più di 10 volte dal vivo, purtroppo questa volta non potrò vederli. Chi c’è stato a Milano mi ha raccontato di un’esibizione live stupefacente (altro che feste trance…), con un’uscita a sorpresa del gruppo con tanto di vestiti da donna, treccine e addirittura alcuni pezzi di Germi.

Dal 1997 non ho mai avuto paura del buio, anzi ho sempre voluto sfidarlo. E voi dopo 17 anni avete ancora paura? Provate ad ascoltare la versione rimasterizzata e poi mi dite…

Io la faccio rock…l'autoproduzione!

iolosofarerock

Per il laboratorio di Eco Cosmesi di sabato 22 marzo presso Scartoff, non poteva mancare la musica! E per questo ci sarà una mia selezione musicale rockabilly/garage/rock’n’roll per stimolare la creatività e accompagnare l’autoproduzione!

Io lo faccio rock e voi?

Sarà un bel pomeriggio… qui le info sull’evento!

Festa della donna

I mean, are you gonna liberate us girls from male white corporate oppression? Don’t be shy, fear of a female planet (fear of a female planet, fear baby). I just want you to know that we can still be friends.

Kool Thing – Sonic Youth

festadonna

Festa della donna 2014. Quella che comunemente viene chiamata Festa, in realtà è la Giornata Internazionale della Donna che ha l’intento di ricordare le lotte sociali e politiche rivendicate da donne per le donne. Sull’origine se ne son dette tante, qualcuno parla di operaie bruciate nelle fabbriche negli USA e altre leggende politiche e mediatiche; ma l’istituzione della Festa della Donna l’8 marzo viene da lontano e ha radici ben più profonde: l’8 marzo del 1917 le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per rivendicare la fine della Prima Guerra Mondiale, così che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della Rivoluzione Russa di Febbraio. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale Comunista, fissò all’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”[1].

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda Guerra Mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione e far circolare false notizie, smentite clamorosamente dal movimento femminista degli anni ’70 e ’80.

Sono passati decenni, anzi pensandoci è passato quasi un secolo dalla nascita del movimento per le donne, ma ancora nel 2014 le donne sono una categoria debole, oggetto di sessismo, violenze, marketing, negazioni di diritti e la cosa ben più triste che qui non si parla solo delle donne del Terzo Mondo, di infibulazione, di veli. No, qui si parla dell’Europa “civile” e delle donne vittime dei loro mariti o fidanzati, delle donne che se hai 30 anni, non puoi dire ai colloqui di lavoro che vorresti un figlio, delle donne che devono farsi ancora tanti problemi per tornare a casa da sole, delle donne che si svendono alla politica e al potere.

Bene allora diciamo ne abbiamo piene le scatole di questa situazione, che l’8 marzo non ci interessano mimose, cenoni che neanche a capodanno e spogliarellisti da quattro soldi. Cosa manca oltre la consapevolezza? Il rock, sempre lui, lo strumento per contrastare i potenti, che in questi casi sono amici, fidanzati, mariti, capi, colleghi. Non dovremmo mai cedere a nessun tipo di ricatto, ascoltare il rock’n’roll e diffonderlo.

Keep on rock and listen to Kim Gordon!!!


[1] L’origine della Giornata della Donna, dal sito delle Nazioni Unite

Detergente spumeggiante homemade per il viso

Sto ascoltando Voglio una pelle splendida – Afterhours

Album: Hai paura del buio?, 1997

Genere: italian, alt rock, rock

bolle-di-schiuma

Una bella autoproduzione cosmetica mancava da un pò e perciò oggi eccomi qui per proporvi un pezzo da ascoltare e una schiuma detergente per il viso efficace e davvero semplicissima da fare, da utilizzare per la detersione del viso la mattina, ma anche la sera per struccarvi e vedrete che bella schiuma, tutto al naturale e low cost! L’unica cosa da procurarvi è un contenitore con l’erogatore, magari meglio se riutilizzate uno di un prodotto finito che avete in casa, ben pulito e asciugato. Procediamo!

RICETTA:

11 gr di fruttosio

29 gr di acqua distillata

2 gr di glicerina

12 gr di bagnoschiuma neutro (con un inci accettabile)

PREPARAZIONE:

-Mettete in un bicchiere l’acqua e il fruttosio. Mescolate fino a quando i granuli del fruttosio si sono sciolti completamente;

-Aggiungete la glicerina e il bagnoschiuma e date un’altra mescolata;

-Mettete tutto in un contenitore con l’erogatore, agitatelo e voilà, fa schiuma!

schiumadetergente

Come vedete è davvero semplice, io la utilizzo tutti i giorni e lascia la pelle del viso davvero pulita, pronta per un velo di crema e il trucco. E se volete, potete anche utilizzarla anche come schiuma per la depilazione con la lametta.

Fenomenale. Da provare.

I Love Radio Rock

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Un film che merita di entrare a pieno titolo fra i film consigliati da l’Eco Punk è sicuramente I Love Radio Rock, un film del 2009 diretto da Richard Curtis e portato alla memoria dopo la tragica perdita di Philip Seymour Hoffman, uno degli attori principali che recita la parte de “il conte” in una radio pirata degli anni ’60. Al di là della perdita di un grandissimo attore, ricordo questo film perchè incarna lo spirito di questo blog: il rock visto come la musica contro il potere e contro l’autorità, la musica che ti permette ancora di poter esprimere il dissenso negli anni ’60 come oggi.

Radio Rock è una nave ancorata nel Mare del Nord e trasformata in una stazione pirata, che trasmette musica pop e rock ventiquattro ore al giorno in una Swinging London dedita a trasmettere solo musica leggera. L’emittente è gestita da Quentin e dai vari dj rock’n’roll: lo statunitense detto “Il Conte”, l’allegro Simon, “Dottor” Dave, l’affascinante e misterioso “Midnight” Mark e il taciturno “Tessitore dell’Alba” Bob. Il ministro inglese Sir Alistair Dormandy, uomo ottuso e bigotto, affida al segretario Pirlott l’incarico di ostacolare in tutti i modi le trasmissioni delle stazioni pirata, in particolar modo di Radio Rock, iniziando una vera e propria crociata personale, tanto da ottenere l’attuazione di un atto che dichiara le navi-radio illegali poiché a rischio di occupare le frequenze di soccorso. L’unico sistema per continuare a trasmettere senza venire arrestati è però quello di disancorare la nave e salpare, ma questa versa purtroppo in tali pessime condizioni da impedirle di reggere il mare, e presto comincia ad imbarcare acqua. Dalle loro frequenze i deejay lanciano un sos, sperando che qualcuno li salvi da una morte certa e, proprio quando la nave sta per affondare e tutti credono di essere perduti, arrivano decine di barche, tutte di fan che hanno ascoltato il loro messaggio e che stanno arrivando a salvarli.

Questo film è un atto d’amore nei confronti della musica rock, denuncia il bigottismo e lancia un messaggio di speranza di salvezza da certe mentalità conservatrici che ostacolano la cultura e il pensiero critico.

Il rock deve vivere perchè il rock è libertà. Per chi non l’avesse ancora visto, un invito a guardarlo e ad ascoltare attentamente la colonna sonora. Commovente.