Sprechi alimentari: le comunità solidali e locali come soluzione ad un problema globale

Secondo la FAO, 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e contemporaneamente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, una quantità sufficiente a sfamarne almeno il doppio; in particolare frutta e ortaggi vengono buttati di più rispetto ad altri alimenti perché facilmente deperibili e vulnerabili ai cambiamenti di temperatura durante tutta la filiera dal campo alla tavola. In un pianeta dalle risorse limitate e che nel 2050 conterà 9 miliardi di persone, un simile spreco è un’indecenza. Ma dove finisce tutto il cibo buttato via?

LA FILIERA GLOBALE DELLO SPRECO

Nei paesi in via di sviluppo gran parte dei prodotti si perde dopo il raccolto per la mancanza di strutture adeguate per la conservazione e il trasporto; nei paesi sviluppati, invece, il cibo si spreca nel commercio al dettaglio, quando i commercianti ordinano, servono o espongono troppi prodotti e la gente acquista più di quello che serve realmente, dimenticando gli avanzi nel frigorifero o buttando via cibi deperibili prima della data di scadenza. Lo spreco alimentare oltre a non essere etico, è anche insostenibile dal punto di vista ambientale: produrre cibo che nessuno mangia implica lo sperpero di acqua, fertilizzanti, pesticidi, semi, carburante e terreni.

Si deve ridefinire il concetto di bellezza, non di gusto” afferma Ron Clark, uno dei fondatori di Imperfect, una startup californiana che acquista i prodotti non esteticamente belli dai coltivatori e li rivende a basso costo agli utenti interessati. Il problema alla base è proprio questo: spesso frutta e verdura vengono lasciate nei campi perché non hanno le giuste dimensioni per essere raccolte meccanicamente e a mano non le raccoglie nessuno perché non aderiscono agli standard di bellezza e qualità, quindi sono fuori mercato. I supermercati e i piccoli commercianti ortofrutticoli sono liberi di fissare i propri standard di acquisto ma negli ultimi decenni allestiscono i reparti di frutta e verdura come se fossero negozi di prodotti di bellezza perché le persone acquistano solo i prodotti più belli, spesso a scapito della stessa qualità. Avete mai provato a mangiare una mela bella e perfetta coltivata in serra del supermercato e una meno bella di un piccolo produttore agricolo locale? Assaggiate e poi mi fate sapere se pensate anche voi di non aver mai mangiato una vera mela prima…

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COSA SI PUO’ FARE

Entro il 2050 ci saranno 9 miliardi di persone da sfamare e una delle soluzioni invocate è l’aumento della produzione alimentare globale di una percentuale che va dal 70 al 100% causando un ulteriore inquinamento planetario derivato dall’agricoltura e l’allevamento intensivi. Se riuscissimo a ridurre gli sprechi, cambiare la nostra dieta mangiando meno carne e latticini (per i quali sono necessarie grandi quantità di cereali e altre risorse a fronte di un ridotto apporto calorico), destinare alcuni raccolti alla produzione di biocombustibili, si potrebbe nutrire in modo più sano più di 9 miliardi di persone senza distruggere altre foreste, praterie, zone paludose.

Questo i governi lo sanno bene, tanto che molti si stanno dotando di leggi antispreco fra cui anche quella italiana passata alla Camera con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, incentivare la donazione di tutte le eccedenze, promuovere il riciclo. Ma le leggi non bastano, occorre un cambiamento di mentalità partendo dalla consapevolezza dell’insostenibilità di questo sistema alimentare così strutturato per passare a piccole azioni quotidiane che, sommate insieme, possono far davvero la differenza e lanciare un segnale forte di cambiamento.

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Questo è l’intento di Foodsharing: come ridurre gli sprechi creando solidarietà, il primo evento che si terrà a Barletta (BT) il 17 aprile organizzato da Assoimprese in cui interverranno come relatori i ragazzi di Avanzi Popolo e la sottoscritta in qualità di attivista e promotrice che, dopo le varie esperienze dirette di foodsharing in giro per l’Italia e alcune città d’Europa, vuole raccontarle ai suoi concittadini invitandoli a fare qualcosa nel concreto riguardo questa buona pratica. L’obiettivo dell’evento è quello di creare una comunità solidale che coinvolga aziende, associazioni e cittadini, in modo da recuperare il cibo che viene buttato via ma ancora in ottimo stato o prossimo alla scadenza per ridistribuirlo e condividerlo fra chi ne ha bisogno o chi è semplicemente contro lo spreco.

Ecopunker della Bat (Barletta-Andria-Trani), chi viene a sostenerci? E dopo le chiacchiere, si fa aperitivo con cibo rigorosamente recuperato e condiviso!

Pout pourri con scarti alimentari in vinile riusato

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Eccoci qua nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti per proporre il pout pourri in un portaoggetti riusato, un’autoproduzione ecopunk per la casa con gli scarti alimentari, il tema della SERR 2014. Perché eco? Perchè il pout pourri è fatto con foglie secche raccolte per strada, bucce di limone e foglie di karkadè. Perché punk? Perchè il contenuto del vinile era musica leggera, quindi salviamo la buona musica, sbarazzandoci di vinili che non ascoltiamo, e riusiamoli per creare uno svuotatasche rock’n’roll.

Questa autoproduzione è frutto di una collaborazione fra un’ecopunker mia amica, che ha creato il vinile portaoggetti, e me che ho deciso di riempirlo con bucce di limone e karkadè che uso quasi quotidianamente (buttare via quelle foglie color rubino è davvero un peccato…) e foglie autunnali in tinta, che amo raccogliere per strada.

Preparazione

-Per prima cosa mettete a seccare le bucce di limone e le foglie di karkadè all’aria oppure su un termosifone e appena avete voglia, raccogliete un bel po’ di foglie per strada (se siete decadenti come me, vi capiterà spesso di raccoglierle…)

-Prendete un vinile del Quartetto Cetra, Orietta Berti o quel genere lì, accendete il forno a 150° e metteteci il vinile appoggiato su una pentolino a testa in giù e fatelo cuocere per 2 o 3 minuti. A questo punto i bordi del vinile saranno malleabili e date voi la forma che volete. In questo caso la mia amica gli ha dato la forma di un tegame da budino. Fate raffreddare.

-A questo punto tagliate a pezzetti le foglie e le bucce e mettetele in un barattolo di vetro con una decina di gocce di olio essenziale a vostra scelta. Io ho scelto il sandalo, dall’effetto rilassante e distensivo (in una città come Milano, ci vuole…). Conservate al buio per due settimane circa.

-Trascorso il tempo necessario, prendete il vostro pout pourri e versatelo nel contenitore, in questo caso il vinile.

Come avete visto è un’autoproduzione molto semplice, carina ed ecologica. Dopo un po’ il profumo dell’olio essenziale svanirà e non dovete far altro che ripetere l’operazione nel barattolo di vetro o se proprio non avete voglia, versate qualche goccia sul pout pourri e mescolate, le foglie emaneranno di nuovo il profumo.

Essendo tè e limone dipendente, ho scelto di conseguenza la profumazione e tonalità del mio pout pourri casalingo, ma si può fare con bucce di frutta e verdura, rami secchi, pigne, frutta secca, decidete voi cosa metterci in base a quello che consumate di più in casa.

Che ve ne pare? A me piace tanto, soprattutto perché è un’autoproduzione condivisa.

Lo Scarto è servito: torna la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti

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Per il 6° consecutivo anno, torna un’intera settimana dedicata ad azioni ed iniziative volte alla riduzione dei rifiuti. Tema della Serr 2014, che si sta svolgendo in tutta Europa dal 22 al 30 novembre, è lo spreco di cibo. Come sempre, per partecipare alla Serr imprese, pubbliche amministrazioni, associazioni, scuole e cittadini ma anche ospedali, case di riposo, centri culturali, hanno proposto in qualità di Project Developer un’azione relativa a prevenzione e riduzione, riuso o raccolta differenziata che sarà poi vagliata ed eventualmente approvata dal Comitato promotore.

E l’Eco Punk anche quest’anno torna a collaborare con Scartoff (ecobottega) insieme al GASC (Gruppo di Acquisto Solidale e Critico) e il pub San Sebastiano per parlare di scarti alimentari e incentivare le buone pratiche annesse. Tramite tutorial e dibattiti, l’evento si svolgerà seguendo due temi:

1.Dal cibo nasce cosa. Come riutilizzare gli scarti alimentari per creare nuovi oggetti o prodotti, come la colorazione naturale di indumenti (a cura di Scartoff)  o la cosmesi fatta con gli scarti (a cura di l’Eco Punk) o ancora la creazione di saponi ricavati dall’olio esausto.

2.Dal cibo nasce cibo. Il GASC ci illustrerà delle buone pratiche per ridurre gli scarti alimentati, come la creazione del compost o ricette di cucina con gli scarti.

L’evento culminerà ne Lo Scarto è Servito!, l’aperitivo con gli scarti alimentari.

E voi quale buona pratica metterete in atto?

Per saperne di più, leggi l’Evento Serr 2013

Collana e bracciale rock con linguette di lattine

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Fra oli, burri, farine, verdure per cibo e cosmetici, ogni tanto ho bisogno di variare con le autoproduzioni ed ecco quindi il post leggero del venerdì: la collana e il bracciale con le linguette delle lattine. Avevo già visto sul web altre ragazze che si sono cimentate a creare questi bellissimi accessori e, dato il gusto decisamente rock, ho pensato “perché non provarci anch’io?”. Grazie all’aiuto di una mia amica, autoproduttrice anche lei, sono riuscita a portare a termine i miei accessori rock nati dal riuso delle linguette.

collana

Per una non pratica come me su intrecci e quant’altro, all’inizio non è stato facile ma pian piano poi si comprende come intrecciare e via, si arriva fino alla fine. Per questo condivido la foto trovata su internet che mi ha aiutata a capire meglio l’intreccio. Tutto quello che vi serve è delle linguette di lattine e una fettuccia o nastro, scegliete voi se nero o di un altro colore (ovviamente il nero è rock!) così come anche la chiusura, e il vostro accessorio rock è pronto da indossare!

La collana è di effetto sia su una maglia scollata che sotto il collo delle camicie abbottonate per uno stile new romantic! Invito tutti i rockettari a tentare con questa autoproduzione perché non c’è nulla di più bello di indossare le linguette delle lattine delle vostre birre…

E per chi non ricorda lo stile new romantic, vi invito a guardare e ascoltare i Psychedelic Furs con Pretty in Pink…

Olio solido dopobarba alla menta for man

Sto ascoltando Smile – Pearl Jam

Dall’album No Code, 1996

Genere: Grunge, Alt Rock, Alternative

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Con questa autoproduzione ho raggiunto un traguardo: per la prima volta ho creato un cosmetico per uomo! Ce ne ho messo un po’ di tempo e dopo alcune richieste, mi sono cimentata a studiare la composizione e a dare un’effetto scenico al cosmetico più usato dagli uomini, il dopobarba. Facile da creare, ho utilizzato l’olio di mandorle dolci e l’olio di aloe vera per il loro potere addolcente e purificante a cui ho aggiunto gli oli essenziali di menta e tea tree, utili per prevenire le irritazioni. Unica raccomandazione è quella di mettere l’olio negli stampini e tenerlo in frigorifero per 24 ore per poterlo staccare facilmente.

Ricetta (per più stampini)

26 gr di burro di karitè
24 gr di cera d’api
24 gr di olio di mandorle
24 gr di olio d’aloe
1 cucchiaino di amido di riso
5 gocce di olio essenziale fra menta, tea tree, lavanda, ylang ylang

Preparazione

-Fate sciogliere il burro e la cera d’api in un bicchiere a bagnomaria.

-Una volta completamente sciolti burro e cera, aggiungete sempre nello stesso bicchiere gli oli, mescolate e lasciate che sia tutto completamente liquido.

-Estraete il bicchiere dal bagnomaria e aggiungete l’amido di riso, mescolando continuamente. Se vedete che rimangono dei grumi, potete dare una frullatina veloce con il frullino per cappuccino.

-Quando l’olio sarà un po’ più tiepido, aggiungete l’olio essenziale a piacere, continuando a mescolare.

-Versate l’olio negli stampini e lasciate raffreddare. Non appena gli oli avranno raggiunto la temperatura ambiente, mettete gli stampini in frigorifero e lasciate solidificare per 24 ore.

-Estraete gli stampini dal frigorifero e se avete qualche difficoltà a staccarli dagli stampini (ma io non credo…), passate la lama di un coltello sui bordi.

Si utilizza sulla pelle bagnata, passando semplicemente l’olio solido sulla zona interessata. In realtà può essere utilizzato anche dalle donne come olio post rasatura e ceretta. Questa autoproduzione cosmetica mi ha parecchio soddisfatta (make me smile…) e la cosa bella che mantenendo la stessa quantità di burro e di cera, si possono cambiare gli oli a seconda del tipo di pelle e di utilizzo e creare delle forme nuove, utilizzando gli stampini che più vi piacciono. Se poi avete voglia di riusare oggetti, come stampini potete scegliere il fondo di una bottiglia di plastica ben lavata (fateci caso, il fondo ha proprio la forma di un fiore), oppure la confezione delle uova ed inserire l’olio al posto delle uova, riempiendo fino all’orlo delle cavità.

Facile, no? Si può fare! Smile!

 

Freegan e assalto ai bidoni: il Dumpster Diving per combattere gli sprechi


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Eccomi tornata dopo due settimane febbrili a Milano È. Dopo fiere, cibo, tanta gente hipster in giro (ahimè tipo festa patronale di paese) da non poterne più, finalmente sono tornata a scrivere al mio posto di combattimento (pc, scrivania, agenda degli appunti) per proporvi una pratica che mi ha incuriosita parecchio a tal punto da ricercare più informazioni possibili.

Avete mai sentito lontanamente parlare di Dumpster diving o Skipping? Non è roba che si mangia (magari alla fine), ma la pratica nata negli USA di passare al setaccio i rifiuti commerciali o residenziali per trovare oggetti, ancora in buone condizioni, scartati dai loro proprietari. La raccolta dei rifiuti può avvenire in cassonetti o rifiuti con un vero e proprio salto nella spazzatura. Il termine infatti ha origine dal più noto produttore di bidoni della spazzatura negli USA, chiamasi Dumpster appunto, associata all’immagine bizarra di un salto a capofitto in un cassonetto come se fosse una piscina, alla ricerca di cibo, vestiario, elettrodomestici ancora in buono stato, da recuperare. La pratica è chiamata dumpster diving in USA e Australia, skipping in Gran Bretagna, ma è anche detto bin-diving, containering, D-mart, dumpstering, tatting o recycle food e colui che assalta il bidone è chiamato Binner.

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In particolare questa pratica è attuata dai “freegan” (la parola freegan è un mix fra free e vegan), ovvero coloro che praticano il Freeganismo: uno stile di vita anti-consumista in cui le persone utilizzano strategie di vita alternative basate sulla limitata partecipazione all’economia convenzionale e minimo consumo di risorse. Lo stile di vita coinvolge scarti recuperati, cibo incontaminato dai cassonetti del supermercato che hanno superato la data di visualizzazione, ma non hanno superato la data commestibile. I freegans recuperano il cibo non perché sono poveri o senza tetto, ma come una dichiarazione politica. In Italia il Freeganismo è associato al Movimento per la Decrescita Felice, per intenti e modalità.

Ora… penserete che è roba da pazzi fuori di testa, integralisti del risparmio dalla dubbia igiene personale, ma approfondendo le mie ricerche ho scoperto anche che, fatta bene, questa pratica può essere un modo per ridurre gli sprechi e condividere risorse ancora utilizzabili. Come? Non ci crederete ma esiste anche una vera e propria guida al dumpster diving, perchè questa pratica sta diventando una moda di massa in molti paesi (non ancora in Italia), utile per chi vuole arredare casa, cerca pezzi di ricambio, per chi vuole riempire il frigo magari per un pranzo comunitario, perchè la roba che non serve più a qualcuno, può essere utile per qualcun altro.


Guida al Dumpster Diving*

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1. Studia le leggi locali. In molte giurisdizioni l’immondizia è considerata proprietà privata, quindi la caccia al bidone può essere considerata furto. In alcune città ci sono ordinanze che proibiscono di scavare nell’immondizia, specie nel Regno Unito. Le leggi australiane riflettono una sottile intolleranza verso questa pratica. La caccia al bidone può infrangere diverse leggi, come quelle ambientali; può anche rappresentare una violazione della proprietà privata, un disturbo della privacy e in alcuni casi viene anche considerata un furto. In molti stati la polizia ha dei poteri speciali conferiti appositamente per fermare chi fruga nei bidoni. Fai delle ricerche riguardo alla zona in cui vivi.

2.Preparati mentalmente e adatta i tuoi metodi per evitare pratiche che riterresti disgustose.
Se ti fa schifo scavare nell’immondizia, prova a rovistare nei bidoni privi di rifiuti umidi, come quelli della plastica o del legno.

3.Collabora con altri cercatori. Praticando la caccia al bidone, probabilmente incontrerai altre persone interessate a questa attività; alcune, ma non tutte, saranno amichevoli e ti aiuteranno. Se possibile, condividi consigli ed esperienze. Individua delle associazioni di cercatori online o locali, per effettuare degli scambi o chiedere agli altri di cercare articoli che ti interessano.

4.Individua i bidoni nella tua zona.
Stabilisci quali sono i momenti migliori per effettuare le tue ricerche, tenendo conto degli orari in cui la nettezza urbana svuota i cassonetti. Di solito ci sono degli orari fissi.

5.Progetta la caccia a seconda di cosa cerchi. Se ti interessa soltanto il brivido della sorpresa e ti accontenti di tesori inaspettati, puoi rovistare ovunque ma, se sei a caccia di articoli specifici, devi organizzare bene la ricerca. Ad esempio, cerchi del cibo? Guarda nei bidoni dietro i supermercati e alle panetterie. La maggior parte dei negozi butta il cibo alla data di scadenza anche se è ancora buono e, magari, solo leggermente ammaccato. Cerchi articoli grandi, come mobili o oggetti di elettronica? Dai un’occhiata al di fuori dei bidoni, perché le cose più grandi solitamente vengono lasciate accanto ai cassonetti. Chiedi consigli online, possibilmente nei forum specializzati.

6.Indossa l’equipaggiamento adatto. Guanti protettivi, maniche lunghe e pantaloni sono fondamentali per proteggersi da tagli e sporcizia. Se entri nel bidone, indossa vestiti pesanti e spessi, come i jeans, e copriti più che puoi. Proteggi i piedi mettendo scarpe chiuse o stivali. Indossa abiti ai quali non tieni.

7.Attrezzati. Porta con te almeno uno sgabello su cui salire per rovistare meglio nei cassonetti. Non dimenticare i sacchetti di plastica in cui metterai i tuoi tesori. Accertati di avere una torcia se vai a caccia di notte. Ricordati che non devi entrare nel bidone subito, ma usa un bastone per scandagliare prima il fondo.

8.Accertati che non ci sia nessuno nei paraggi e guardati intorno. La caccia al bidone è un’attività controversa; spesso, i gestori di locali e i padroni di casa non l’accettano di buon grado, perciò preparati anche ad un confronto verbale. Non è sempre un problema se gestisci bene la situazione, ma dovresti evitarlo. Se vedi persone in giro, aspetta che non ci sia più nessuno prima di procedere.

9.Procedi con attenzione. Stai attento quando tocchi oggetti nel bidone. Vetri rotti e oggetti appuntiti potrebbero ferirti, o rischi di pungerti con un ago usato. Gli abiti protettivi in un certo senso aiutano a evitare questi problemi, ma dovresti comunque essere molto cauto mentre rovisti nei cassonetti.

10.Prendi solo ciò che ti può servire davvero. Evita di prendere articoli che non userai: ci sono altre persone che potrebbero averne un disperato bisogno mentre tu li lasceresti a raccogliere polvere in garage.

11.Ripulisci.
Se hai sparso la spazzatura ovunque, raccoglila e rimettila nel bidone. Getta tutto ciò che è rimasto fuori. Lascia la zona pulita o anche più pulita rispetto a come l’hai trovata: non contribuire a peggiorare la reputazione di chi rovista nei bidoni.

12.Pulisci bene gli oggetti. La pulizia è particolarmente importante per il cibo. Controlla le cose impacchettate e lavale in una soluzione blanda di candeggina e acqua. Il cibo che acquisti nei negozi solitamente è trattato così, perciò non è nulla di drastico.

13.Ripulisciti. Fatti una bella doccia con del sapone per toglierti di dosso gli odori e i germi.

14.Impara dalle tue esperienze. Cerca di adattarti alle situazioni, perché c’è sempre da apprendere. Condividi le tue conoscenze con gli altri e aiuta chi ha meno esperienza di te.

15.Ricorda che è una pratica pericolosa! I bidoni sono tra le cose più sporche che ci siano e possono veicolare malattie. Rischi anche di contaminare la tua famiglia. Il camion dell’immondizia passa un paio di volte alla settimana in certi posti. Se resti intrappolato all’interno, potresti essere tritato. E se proprio non ce la fai, scegli un altro hobby.

Al di là di ogni considerazione personale, questo post è un modo per guardare il mondo e riflettere su tutto ciò che sprechiamo ogni giorno, cercando di abituarci ad un modo di vivere consapevole a livello sociale e ambientale.

Guida da Wikihow.com/Dumpster-Dive

Per maggiori info: Freegan.info Trashwiki.org

Miniguida al consumo critico (parte IV): riuso, riciclo e raccolta differenziata

consumo criticoEccoci qui, siamo arrivati agli ultimi step per diventare un consumatore critico che, coincidono con la fine del ciclo di un prodotto. Dopo esserci informati, dopo aver acquistato e consumato, rimangono le modalità di riuso e lo smaltimento corretto del rifiuto. Vediamo insieme di cosa si tratta.

stopL’altro giorno, a proposito dell’appuntamento con i cinema e i documentari, ho proposto intenzionalmente il documentario sull’osolescenza programmata per darvi meglio un’idea della miriade di oggetti ancora utilizzabili ma bloccati da qualche microchip o altra diavoleria studiata appositamente per aumentare i profitti (di pochi) e la mole ingente di rifiuti (di tutti noi). Cosa possiamo fare noi quindi per arginare lo spreco e l’inquinamento programmati dall’alto? Si tratta di cambiare innanzitutto noi stessi, rifiutando il paradigma “compra, consuma, compra”, ripudiare con il proprio stile di vita la legge dell’usa e getta.

Se un oggetto non ci serve più, possiamo sempre scambiarlo con l’oggetto di qualcun altro che ci serve momentaneamente, anzichè acquistarne uno nuovo che poi andrà a finire in cantina. E soprattutto, torniamo a riappropriarci della nostra manualità. Se qualcosa si rompe o smette di funzionare ingegniamoci a trovare una soluzione, chiediamo consigli a chi è più esperto di noi e impariamo l’arte di riparare le cose con le nostre mani, magari attraverso uno scambio di competenze. Esistono una marea di associazioni o piattaforme online per poter scambiare oggetti e competenze, una di queste è sicuramente la Banca del Tempo, oppure una piattaforma potrebbe essere Sharing.it, basta semplicemente curiosare un pò sul web.

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Quando un oggetto è stato riparato e riusato, arriva il momento (meglio il più tardi possibile) in cui dobbiamo buttarlo. L’attenzione deve essere massima anche in questo momento, facendo la raccolta differenziata. Tutti i comuni, alcuni enti ed associazioni si occupano dello smaltimento corretto dei rifiuti attraverso bidoni e sacchetti colorati che indicano il tipo di rifiuto da inserire. Non ci sono delle regole precise perchè i metodi sono relativi al comune di appartenenza, ma Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, ci viene in aiuto con il decalogo della raccolta differenziata di qualità (click sull’immagine per ingrandirla).

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Lo scopo è sempre lo stesso: dobbiamo acquistare prodotti sostenibili per ridurre i rifiuti e quando è necessario, smaltiamoli in modo corretto affinchè ci ritornino sotto forma di materiali puliti e riciclati. E forse arriviamo alla strategia rifiuti zero tanto agognata… Il ciclo di vita degli oggetti si è concluso, rimanendo pur sempre aperto, e spero che questa guida sia stata utile a tutti.

Quattro chiacchiere fra i rifiuti: l'Eco Punk incontra Scartoff

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Finalmente un’eco-bottega a Barletta, la mia città natale, finalmente un’altra eco-bottega in Puglia! Sto parlando di Scartoff, vincitrice di Principi Attivi 2012 e terza eco-bottega in Puglia che finalmente ha una sede e che, come si legge nel messaggio d’entrata “intende dare nuova vita agli scarti di lavorazione e a materiali dismessi creando complementi d’arredo, accessori e abbigliamento, nonchè promuovere le pratiche del riuso“. Una realtà che prima di essere una start-up, è una realtà fatta da persone e per le persone e che forse qualcuno ricorderà per le precedenti collaborazioni con l’Eco Punk riguardo agli eventi So Critical So Fashion e Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

Sono tre, sono giovani e determinati, Scartoff è: Michela, ecodesigner e sarta, Riccardo, ingegnere ambientale, e Antonella, editrice multimediale. Cosa hanno in comune? Cosa vogliono? Come, quando e perchè? Sono andata a trovarli nella nuova sede aperta poco prima di Natale a Barletta in via Rizzitelli, 60 e fra camere d’aria, macchine per cucire, canaline elettriche e tanti oggetti recuperati, mi hanno spiegato questa nascente idea imprenditoriale innovativa e sostenibile.

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-Partiamo dall’inizio, com’è nato il progetto Scartoff?

-M: Scartoff è un punto d’incontro e di interessi comuni fra persone con esperienze formative diverse che si sono ritrovate attorno a valori come la sostenibilità ambientale e la rivalutazione dell’artigianato, prendendo come punto di partenza i rifiuti e trasformandoli creativamente in altri oggetti, per dare loro una nuova vita e ridurre l’impatto ambientale di alcuni materiali.
-R: Io e Michela avevamo voglia di intraprendere questo progetto sui rifiuti da tempo e abbiamo deciso di partecipare al bando Principi Attivi 2012, il bando della Regione Puglia che sostiene le nascenti attività imprenditoriali. Ci mancava però, qualcuno che sapesse comunicare il progetto e i nostri valori e al tempo stesso avesse una qualche passione per la manualità ed è qui che abbiamo contattato Antonella che si è dimostrata interessata e che subito è entrata a far parte del team a tutti gli effetti.

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Quindi l’idea di eco-bottega viene da lontano?

-M: Personalmente l’idea è nata quando nel 2008 ho partecipato all’Outside Project con l’Università di Firenze, occupandomi del recupero del quartiere Pancevo a Belgrado, una discarica a cielo aperto dove abbiamo recuperato il macero per fare una mostra di abiti, sculture e scenografie dai rifiuti. Successivamente ho lavorato nelle botteghe fiorentine di restauro e tessitura o ancora in Calabria ho appreso l’antica tecnica di intreccio dei cestini, ma non ho mai dimenticato l’esperienza di vita che è stata Belgrado e sognavo di ripeterla, promuovendo il recupero e il riuso creativo dei rifiuti anche in Italia.
-A: Mi sono sempre occupata di artigianato e quindi di autocostruzione e riparazione degli oggetti anche in maniera creativa unendo la mia passione per la maglia e l’uncinetto. Inoltre, avendo vissuto in campagna fin da piccola, sono cresciuta con i valori del rispetto per l’ambiente e quindi l’attenzione al ciclo di vita di un oggetto che poi diventa rifiuto.
-R: Sono più di dieci anni che mi occupo di consumo critico dal punto di vista etico e ambientale, ho scelto infatti una laurea in ingegneria ambientale per trovare soluzioni sia tecniche che in termini di tutela del territorio. Da sempre attento alla raccolta differenziata, ho scelto il punto di vista del rifiuto per ripartire in maniera sostenibile.lamp

-Mi guardo intorno e vedo canaline che portano ad oggetti ri-creati da voi, un’esposizione  e un laboratorio in bella vista. Qual è il concept di Scartoff?

-A: Il nostro slogan parla chiaro, Ri-fatti non parole, cioè prima di tutto Scartoff è un modo di pensare, di vivere e di agire, conciliando le tecniche artigianali con il recupero degli scarti e anche degli spazi per “fare” sostenibilità. Siamo felici che la nostra sede si trovi in quello che era un vecchio laboratorio manifatturiero, con l’intento di creare un’impresa che dia nuova vita ad un settore portante dell’economia locale ormai in crisi e abbiamo creato uno spazio espositivo seguito da un laboratorio a vista.
-M: Abbiamo pensato di sfruttare l’impianto elettrico esistente, facendolo rientrare nella filosofia dell’eco-bottega, attraverso un percorso green sulle pareti fatto appunto di canaline che conducono ai nostri prodotti e al disegno principale, raffigurante stili di vita e di produzione contrapposti tramite i colori verde e nero e al cui apice, non a caso, abbiamo messo un uomo pensante che sceglie di adottare o meno uno stile di vita sostenibile.

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-Quindi l’obiettivo primario di Scartoff qual è?

-M: Cambiare il punto di vista sulla sostenibilità a 360°, sottolineando l’importanza delle scelte umane partendo dal rifiuto visto non solo in quanto tale, ma visto come una ricchezza. Le eco-botteghe sono nate per questo, per far rientrare gli scarti aziendali nel ciclo integrato di vita di un prodotto, in modo da avere un ciclo aperto che simuli i ritmi della natura, e Scartoff vuole far vedere e toccare questo ciclo in maniera tangibile.

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-Un obiettivo ambizioso… come intendete raggiungerlo?

-R: Attraverso la partnership con aziende che forniscono gli scarti, creare eventi e laboratori con accademie, scuole, laboratori urbani, associazioni e semplici cittadini per informare e sensibilizzare al recupero attraverso il “saper fare”.

-Bene… sulla soglia dei trent’anni, oltre Scartoff, avete qualche sogno nel cassetto?

-M: Da buona ecodesigner, mi piacerebbe inventare un prodotto nuovo, utile e sostenibile, nato a Barletta e che giri il mondo, ricollegandosi alla visione di Scartoff come realtà in continuo divenire.
-R: Punto ad aumentare la sensibilizzazione riguardo le tematiche ambientali e poi sembra strano, ma non sono ancora riuscito ad aprire un GAS nella mia terra.
-A: Sviluppare una manualità che, attraverso l’eco-bottega, spazi alla ricerca della diversificazione dei prodotti, non più fatti in serie.

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Fra sogni, ambizioni comuni e spazzatura, ho salutato Scartoff scattando questa foto e facendo loro un mega augurio per il futuro. Per contattarli e guardare le loro collezioni, potete visitare la pagina fb e invito chiunque a passare a trovarli e scambiare due chiacchiere, sempre che non vi mettano subito a “fare” sostenibilità.

Intorno agli imballaggi della spesa e la spesa a km 0: Disimballa la tua spesa per la SERR!

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In questo viaggio settimanale fra i rifiuti, passando dalla gestione dei rifiuti al pratico manuale sulla riduzione, giungiamo al tema principale dell’evento organizzato da Scartoff e l’Eco Punk: gli imballaggi della spesa e la spesa a km 0. Sarà un percorso di analisi e alternative possibili addizionate ad azioni concrete che mira alla riduzione dei rifiuti, perchè non smetterò mai di ripeterlo: il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto! Vediamo nel dettaglio di cosa si parlerà.

GLI IMBALLAGGI

Durante il primo incontro sabato 16 all’Arci C. Cafiero, analizzeremo l’impatto sull’ambiente e sulle nostre tasche dei più comuni imballaggi della spesa (ad esempio detersivi, detergenti, scatole di pelati, pacchi della pasta, buste in plastica), imparando a riconoscerli tramite i simboli correlati e conoscendo le modalità di raccolta e riciclo.
Fra gli ospiti interverranno Luigi Pannarale, presidente della Barsa (l’azienda di Barletta che si occupa di gestione di rifiuti) che ci illustrerà cosa si intende per Strategia Rifiuti Zero; Daniele Pignone, brand manager dell’azienda agricola Bio&Sisto di Monopoli, che ci mostrerà le borse in yuta utilizzate in azienda per il trasporto dei prodotti; e infine Sabino Piazzolla dell’azienda agricola Laltragricoltura di Barletta, che ci introdurrà l’incontro successivo.
A seguire un tutorial in cui si spiegherà come creare vari oggetti dagli imballaggi riutilizzati a cura di Scartoff.
-Consigli per una spesa sostenibile:

  • acquista la frutta e la verdura a peso evitando quelle già confezionate;
  • acquista i salumi, formaggi, carne, pesce al banco
  • scegli pasta e riso in confezioni di cartone
  • bere acqua del rubinetto e bevande alla spina nei locali pubblici;
  • bere latte, succhi di frutta e yogurt in bottiglia e vasetti di vetro evitando la plastica;
  • bere vino in vetro con il tappo di sughero.

SPESA A KM 0

Una volta analizzati gli imballaggi, il secondo incontro di Domenica 17 novembre a Laltragricoltura, punterà a dare soluzioni concrete riguardo l’esubero di imballaggi, spiegando e mostrando praticamente cosa significa fare la spesa a km 0.
Cosa intendiamo per spesa a km 0? La spesa effettuata direttamente dal produttore più vicino, senza passaggi intermedi e lunghi trasporti che causano un dispendio di energia con conseguente aumento dell’inquinamento, e ce ne parlerà Sabino Piazzolla, proprietario dell’azienda ospitante, dando dimostrazione pratica del “colto e mangiato”.
A seguire l’immancabile parte pratica a cura di tutti gli organizzatori con laboratori per bambini su giocattoli e strumenti musicali, per gli adulti invece fioriere per l’orto sul balcone e shopper sostenibili per la spesa.
-Vantaggi della spesa a km 0:

  • costa meno perchè la merce per arrivare al consumatore non deve essere trasportata, imballata e posta su uno scaffale;
  • è sostenibile perchè l’ambiente risparmia in acqua ed energia, CO2 per i trasporti, imballaggi;
  • i prodotti sono più freschi, scegliendo la loro stagionalità;
  • si può visitare l’azienda produttrice, avendo il controllo sulla produzione;
  • si riacquistano i profumi e i colori delle stagioni passeggiando nelle stesse terre che vi procurano cibo.

Credo che adesso siamo tutti pronti adesso per approfondire. Per info sul programma, potete dare un’occhiata all’evento fb.

Ci vediamo sabato 16 all’Arci C. Cafiero e per chi non può esserci, può seguire l’evento su Twitter collegandosi a @l_eco_punk e seguire l’hashtag #serr13.

Vi aspettiamo!

Cosa sono e come si possono gestire i rifiuti? Prepariamoci alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti

pre-cycle

L’Eco Punk torna a collaborare con l’ecobottega Scartoff, questa volta in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, un’iniziativa europea che consiste nel mettere in rete singoli cittadini, associazioni, enti e aziende intorno al tema della riduzione dei rifiuti tramite eventi di sensibilizzazione e/o formazione da svolgere nella settimana dal 16 al 24 novembre. Si conferma oggi come la principale e più ampia campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini europei, circa l’impatto dei loro stili di vita e dei loro consumi sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, e Scartoff e l’Eco Punk partecipano con l’eventoDISIMBALLA LA TUA SPESA il 16 e 17 novembre in cui si affronterà con dibattiti e azioni pratiche, il tema degli  imballaggi della spesa e spesa a km 0. L’evento è stato inserito sul portale www.menorifiuti.org e lo trovate cliccando la Puglia sulla cartina geografica presente sul programma della settimana, scorrendo la lista delle iniziative accettate oppure per i più pigri cliccando qui.

Prima di parlare dell’evento però, partiamo dalle basi. Cos’è un rifiuto? Rifiuto proviene dal verbo rifiutare: rigettare, non volere, non accettare, rinunziare. Possiamo chiamarlo spazzatura, monnezza, immondizia, ha sempre a che fare con qualcosa di brutto, di sporco, qualcosa da allontanare e di cui disfarsi perchè non compatibile con uno stile di vita pulito e ordinato.
Questo concetto era pensabile forse fino a dieci anni fa, ma non è più attuabile ora. Il progresso economico ci ha abituati ad uno stile di vita pulito e usa e getta in cui qualsiasi cosa è vista come utile all’uso immediato e poi non più riutilizzabile e quindi gettato via. E se vi rivelassi che il rifiuto è un’invenzione umana che in natura non esiste? Può sembrare una cosa da “fissatoni ambientalisti” e invece dovete rifletterci su, perchè gli scarti della natura rientrano nei cicli vitali, dove tutto viene riutilizzato, mentre gli scarti delle attività umane spesso non vengono e non possono essere riusati in alcun modo e dunque sono destinati a diventare rifiuti. Un punk boicotta tutto ciò che inquina per mano dell’uomo, ebbene sicuramente un rifiuto secondo l’accezione usuale del termine, non è eco-punk! Per ridurre realmente i rifiuti occorrerebbe ridisegnare l’intero sistema economico e anche mentale, in quanto dobbiamo cominciare a pensare di far parte di un ciclo naturale in cui tutto ciò che consumiamo e buttiamo, ci torna indietro sotto forma di inquinamento ambientale con pesanti ricadute sulla qualità della vita e sul bilancio delle nostre tasche.

raccolta differenziata_1

La situazione in Italia

Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), scende la quota relativa alla produzione dei rifiuti in Italia, che è stata inferiore dello 0,9% nel 2011 rispetto all’anno precedente, per un totale di 252 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Il dato più significativo è che dal 2010 al 2011 è scesa di 1,1 milioni di tonnellate mentre nel 2012 ogni abitante italiano ha prodotto 504 kg, 32 kg in meno rispetto al 2010. La maggiore produzione regionale va attribuita all’Emilia Romagna con 637 kg pro capite, la produzione minore è stata registrata in Basilicata (al di sotto di 400 kg per abitante per anno), il Molise, la Calabria e la Campania (tutte con meno di 450 kg per abitante). La raccolta differenziata invece si attesta al 37,7% nel 2011 e al 39,9% nel 2012, con percentuali che superano il 52% al nord d’Italia, al 32,9% al Centro e al 26,7% al Sud. Ma cosa si deve fare in concreto per la questione rifiuti?

Riduzione 

Ridurre i rifiuti significa che non vengono prodotti rifiuti perché il rifiuto migliore è quello che non viene prodotto. Bisogna cominciare a livello individuale consumando in modo critico e intelligente, acquistando quello di cui abbiamo realmente bisogno, senza farci condizionare dalle mode e dalle pubblicità, informandoci sul tipo di materie prime utilizzate e scegliendo prodotti realizzati con materiali a basso impatto ambientale, resistenti, riparabili e riciclabili.

Riuso 

La pratica del riuso consiste nell’utilizzare di nuovo cose già usate destinandole ad usi anche diversi dall’originario e ha l’importante funzione di allungare la vita dei prodotti ritardando il momento dello smaltimento finale. Un buon numero di oggetti rotti o malfunzionanti possono essere riparati prima di essere destinati alla spazzatura e che in ogni caso possono essere destinati ad altri usi (ad esempio fogli di carta stampata da un solo lato possono diventare un block notes, i vestiti smessi dal figlio maggiore possono essere passati a quello minore, etc).

Riciclaggio

Il riciclaggio consiste nel recuperare i materiali scartati per riutilizzarli in nuovi cicli produttivi in modo da ridurre il fabbisogno di risorse primarie oggigiorno sempre più scarse (per fare una tonnellata di carta riciclata si risparmiano, rispetto alla produzione di carta dalla cellulosa vergine, 15 alberi, 438.000 litri d’acqua e 5000 kWh di energia elettrica). La premessa del riciclaggio è ovviamente una corretta raccolta differenziata.

Raccolta differenziata 

La raccolta differenziata consiste nel suddividere le cose che vogliamo buttare, e che possono essere riciclate, a seconda della loro composizione: separando vetro, plastiche, carta, scarti di cucina, ecc. Questo serve per poter indirizzare le diverse tipologie di materiale alle rispettive filiere di riciclaggio. Più riusciamo a differenziare in modo corretto i nostri scarti maggiore sarà la possibilità di poterli poi riciclare, per questo è importante conoscere dove collocare i materiali selezionati. Oggi la modalità di raccolta differenziata più efficace è senza dubbio quella “porta a porta”.

Raccolta differenziata porta a porta

Prevede il periodico ritiro presso il domicilio dell’utenza del rifiuto urbano prodotto dalla stessa. Vengono generalmente ritirati i diversi tipi di rifiuti (rifiuto umido organico destinato al compostaggio, vetro-alluminio, carta-cartone, plastica, secco non riciclabile) in giorni e contenitori diversi e all’avvio del sistema porta a porta vengono rimossi dalle strade di tutta l’area interessata i cassonetti per i rifiuti indifferenziati. Nella maggior parte dei comuni che attuano questo tipo di raccolta differenziata si è applicato il principio del “Chi inquina paga”, ossia la tariffazione del servizio operata dal comune viene applicata in base alla “produzione” del rifiuto più inquinante (il secco non riciclabile). In pratica meno secco non riciclabile si produce meno si paga, questo spinge i cittadini ad impegnarsi nella raccolta differenziata.

Ma nel nostro piccolo cosa possiamo fare di concreto per ridurre i rifiuti in modo corretto? Nel prossimo post un breve manuale su buone pratiche in merito.