AUTUMN LANTERN JAR – decorazioni autunnali

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Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo, direbbe qualcuno.

Ben ritrovate/i , dopo questo lungo periodo di assenza vogliamo ritornare con un contenuto “leggero”… l’autunno/inverno ha risvegliato i nostri spiriti creativi ed infatti questo sarà solo il primo di una serie di articoli sul DIY.

Le zucche, le foglie che vanno dal giallo al rosso, i primi freddi, le lune più brillanti che mai, quanti suoni e colori ci regala questa stagione? Allora mi sono detta, perché non portare un po’ di questi colori anche in casa?

Che voi vogliate regalarla o autoprodurla per voi stessi, ciò di cui avremo bisogno e veramente poco, low-cost, di riciclo e lascia tanto spazio alla vostra fantasia 🙂

Questa lanterna potrà essere utilizzata con candele, in quanto non utilizzeremo vernici quindi non c’è il rischio che si surriscaldi o emani sostanze tossiche o come nel mio caso utilizzando le luci a led che ormai si riescono a reperire con grande facilità e a prezzi modici (io le ho acquistate per 2€ in un discount)

Passiamo al DIY!

Occorrente:

  • Una play list che vi dia la carica e vi catapulti nel clima autunnale e…

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Preparazione:

  • coprite la vostra superficie con della carta di giornale, useremo della colla a base d’acqua, quindi se vi dovesse scappare qualche goccia non disperate, sarà comunque facile rimuoverla (per questo motivo potrete farvi aiutare anche dai vostri bambini)
  • Spennellate il retro delle foglie (che dovranno essere ancora abbastanza fresche e non scricchiolanti) con la colla vinilica, scegliete foglie di piccole dimensioni, così che possiate giocare con colori e forme.
  • Quando avrete le vostre foglie ben pregne di colla, disponetele sul barattolo, creando un disegno che vi possa piacere, vi consiglio di lasciare qualche buchino/spazio vuoto, così che la luce possa attraversarli e creare giochi di luce.
  • Ora la parte più triste e dolorosa 😀 l’attesa!! Dovremo aspettare all’incirca 2 ore affinché il tutto si asciughi, se avete già i caloriferi accesi posizionate il barattolo sul termosifone, si asciugherà molto prima.
  • Decorate con lo spago, non è un passaggio obbligatorio ma darà un tocco in più.

ORA ACCENDETE UNA CANDELA, INSERITELA NELLA JAR, POSIZIONATEVI SUL VOSTRO DIVANO CON UNA BELLA TISANA, AMMIRATELA E RILASSATEVI!!

A presto Ecopunkers , ci siete mancati.

Freegan e assalto ai bidoni: il Dumpster Diving per combattere gli sprechi


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Eccomi tornata dopo due settimane febbrili a Milano È. Dopo fiere, cibo, tanta gente hipster in giro (ahimè tipo festa patronale di paese) da non poterne più, finalmente sono tornata a scrivere al mio posto di combattimento (pc, scrivania, agenda degli appunti) per proporvi una pratica che mi ha incuriosita parecchio a tal punto da ricercare più informazioni possibili.

Avete mai sentito lontanamente parlare di Dumpster diving o Skipping? Non è roba che si mangia (magari alla fine), ma la pratica nata negli USA di passare al setaccio i rifiuti commerciali o residenziali per trovare oggetti, ancora in buone condizioni, scartati dai loro proprietari. La raccolta dei rifiuti può avvenire in cassonetti o rifiuti con un vero e proprio salto nella spazzatura. Il termine infatti ha origine dal più noto produttore di bidoni della spazzatura negli USA, chiamasi Dumpster appunto, associata all’immagine bizarra di un salto a capofitto in un cassonetto come se fosse una piscina, alla ricerca di cibo, vestiario, elettrodomestici ancora in buono stato, da recuperare. La pratica è chiamata dumpster diving in USA e Australia, skipping in Gran Bretagna, ma è anche detto bin-diving, containering, D-mart, dumpstering, tatting o recycle food e colui che assalta il bidone è chiamato Binner.

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In particolare questa pratica è attuata dai “freegan” (la parola freegan è un mix fra free e vegan), ovvero coloro che praticano il Freeganismo: uno stile di vita anti-consumista in cui le persone utilizzano strategie di vita alternative basate sulla limitata partecipazione all’economia convenzionale e minimo consumo di risorse. Lo stile di vita coinvolge scarti recuperati, cibo incontaminato dai cassonetti del supermercato che hanno superato la data di visualizzazione, ma non hanno superato la data commestibile. I freegans recuperano il cibo non perché sono poveri o senza tetto, ma come una dichiarazione politica. In Italia il Freeganismo è associato al Movimento per la Decrescita Felice, per intenti e modalità.

Ora… penserete che è roba da pazzi fuori di testa, integralisti del risparmio dalla dubbia igiene personale, ma approfondendo le mie ricerche ho scoperto anche che, fatta bene, questa pratica può essere un modo per ridurre gli sprechi e condividere risorse ancora utilizzabili. Come? Non ci crederete ma esiste anche una vera e propria guida al dumpster diving, perchè questa pratica sta diventando una moda di massa in molti paesi (non ancora in Italia), utile per chi vuole arredare casa, cerca pezzi di ricambio, per chi vuole riempire il frigo magari per un pranzo comunitario, perchè la roba che non serve più a qualcuno, può essere utile per qualcun altro.


Guida al Dumpster Diving*

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1. Studia le leggi locali. In molte giurisdizioni l’immondizia è considerata proprietà privata, quindi la caccia al bidone può essere considerata furto. In alcune città ci sono ordinanze che proibiscono di scavare nell’immondizia, specie nel Regno Unito. Le leggi australiane riflettono una sottile intolleranza verso questa pratica. La caccia al bidone può infrangere diverse leggi, come quelle ambientali; può anche rappresentare una violazione della proprietà privata, un disturbo della privacy e in alcuni casi viene anche considerata un furto. In molti stati la polizia ha dei poteri speciali conferiti appositamente per fermare chi fruga nei bidoni. Fai delle ricerche riguardo alla zona in cui vivi.

2.Preparati mentalmente e adatta i tuoi metodi per evitare pratiche che riterresti disgustose.
Se ti fa schifo scavare nell’immondizia, prova a rovistare nei bidoni privi di rifiuti umidi, come quelli della plastica o del legno.

3.Collabora con altri cercatori. Praticando la caccia al bidone, probabilmente incontrerai altre persone interessate a questa attività; alcune, ma non tutte, saranno amichevoli e ti aiuteranno. Se possibile, condividi consigli ed esperienze. Individua delle associazioni di cercatori online o locali, per effettuare degli scambi o chiedere agli altri di cercare articoli che ti interessano.

4.Individua i bidoni nella tua zona.
Stabilisci quali sono i momenti migliori per effettuare le tue ricerche, tenendo conto degli orari in cui la nettezza urbana svuota i cassonetti. Di solito ci sono degli orari fissi.

5.Progetta la caccia a seconda di cosa cerchi. Se ti interessa soltanto il brivido della sorpresa e ti accontenti di tesori inaspettati, puoi rovistare ovunque ma, se sei a caccia di articoli specifici, devi organizzare bene la ricerca. Ad esempio, cerchi del cibo? Guarda nei bidoni dietro i supermercati e alle panetterie. La maggior parte dei negozi butta il cibo alla data di scadenza anche se è ancora buono e, magari, solo leggermente ammaccato. Cerchi articoli grandi, come mobili o oggetti di elettronica? Dai un’occhiata al di fuori dei bidoni, perché le cose più grandi solitamente vengono lasciate accanto ai cassonetti. Chiedi consigli online, possibilmente nei forum specializzati.

6.Indossa l’equipaggiamento adatto. Guanti protettivi, maniche lunghe e pantaloni sono fondamentali per proteggersi da tagli e sporcizia. Se entri nel bidone, indossa vestiti pesanti e spessi, come i jeans, e copriti più che puoi. Proteggi i piedi mettendo scarpe chiuse o stivali. Indossa abiti ai quali non tieni.

7.Attrezzati. Porta con te almeno uno sgabello su cui salire per rovistare meglio nei cassonetti. Non dimenticare i sacchetti di plastica in cui metterai i tuoi tesori. Accertati di avere una torcia se vai a caccia di notte. Ricordati che non devi entrare nel bidone subito, ma usa un bastone per scandagliare prima il fondo.

8.Accertati che non ci sia nessuno nei paraggi e guardati intorno. La caccia al bidone è un’attività controversa; spesso, i gestori di locali e i padroni di casa non l’accettano di buon grado, perciò preparati anche ad un confronto verbale. Non è sempre un problema se gestisci bene la situazione, ma dovresti evitarlo. Se vedi persone in giro, aspetta che non ci sia più nessuno prima di procedere.

9.Procedi con attenzione. Stai attento quando tocchi oggetti nel bidone. Vetri rotti e oggetti appuntiti potrebbero ferirti, o rischi di pungerti con un ago usato. Gli abiti protettivi in un certo senso aiutano a evitare questi problemi, ma dovresti comunque essere molto cauto mentre rovisti nei cassonetti.

10.Prendi solo ciò che ti può servire davvero. Evita di prendere articoli che non userai: ci sono altre persone che potrebbero averne un disperato bisogno mentre tu li lasceresti a raccogliere polvere in garage.

11.Ripulisci.
Se hai sparso la spazzatura ovunque, raccoglila e rimettila nel bidone. Getta tutto ciò che è rimasto fuori. Lascia la zona pulita o anche più pulita rispetto a come l’hai trovata: non contribuire a peggiorare la reputazione di chi rovista nei bidoni.

12.Pulisci bene gli oggetti. La pulizia è particolarmente importante per il cibo. Controlla le cose impacchettate e lavale in una soluzione blanda di candeggina e acqua. Il cibo che acquisti nei negozi solitamente è trattato così, perciò non è nulla di drastico.

13.Ripulisciti. Fatti una bella doccia con del sapone per toglierti di dosso gli odori e i germi.

14.Impara dalle tue esperienze. Cerca di adattarti alle situazioni, perché c’è sempre da apprendere. Condividi le tue conoscenze con gli altri e aiuta chi ha meno esperienza di te.

15.Ricorda che è una pratica pericolosa! I bidoni sono tra le cose più sporche che ci siano e possono veicolare malattie. Rischi anche di contaminare la tua famiglia. Il camion dell’immondizia passa un paio di volte alla settimana in certi posti. Se resti intrappolato all’interno, potresti essere tritato. E se proprio non ce la fai, scegli un altro hobby.

Al di là di ogni considerazione personale, questo post è un modo per guardare il mondo e riflettere su tutto ciò che sprechiamo ogni giorno, cercando di abituarci ad un modo di vivere consapevole a livello sociale e ambientale.

Guida da Wikihow.com/Dumpster-Dive

Per maggiori info: Freegan.info Trashwiki.org

Miniguida al consumo critico (parte IV): riuso, riciclo e raccolta differenziata

consumo criticoEccoci qui, siamo arrivati agli ultimi step per diventare un consumatore critico che, coincidono con la fine del ciclo di un prodotto. Dopo esserci informati, dopo aver acquistato e consumato, rimangono le modalità di riuso e lo smaltimento corretto del rifiuto. Vediamo insieme di cosa si tratta.

stopL’altro giorno, a proposito dell’appuntamento con i cinema e i documentari, ho proposto intenzionalmente il documentario sull’osolescenza programmata per darvi meglio un’idea della miriade di oggetti ancora utilizzabili ma bloccati da qualche microchip o altra diavoleria studiata appositamente per aumentare i profitti (di pochi) e la mole ingente di rifiuti (di tutti noi). Cosa possiamo fare noi quindi per arginare lo spreco e l’inquinamento programmati dall’alto? Si tratta di cambiare innanzitutto noi stessi, rifiutando il paradigma “compra, consuma, compra”, ripudiare con il proprio stile di vita la legge dell’usa e getta.

Se un oggetto non ci serve più, possiamo sempre scambiarlo con l’oggetto di qualcun altro che ci serve momentaneamente, anzichè acquistarne uno nuovo che poi andrà a finire in cantina. E soprattutto, torniamo a riappropriarci della nostra manualità. Se qualcosa si rompe o smette di funzionare ingegniamoci a trovare una soluzione, chiediamo consigli a chi è più esperto di noi e impariamo l’arte di riparare le cose con le nostre mani, magari attraverso uno scambio di competenze. Esistono una marea di associazioni o piattaforme online per poter scambiare oggetti e competenze, una di queste è sicuramente la Banca del Tempo, oppure una piattaforma potrebbe essere Sharing.it, basta semplicemente curiosare un pò sul web.

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Quando un oggetto è stato riparato e riusato, arriva il momento (meglio il più tardi possibile) in cui dobbiamo buttarlo. L’attenzione deve essere massima anche in questo momento, facendo la raccolta differenziata. Tutti i comuni, alcuni enti ed associazioni si occupano dello smaltimento corretto dei rifiuti attraverso bidoni e sacchetti colorati che indicano il tipo di rifiuto da inserire. Non ci sono delle regole precise perchè i metodi sono relativi al comune di appartenenza, ma Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, ci viene in aiuto con il decalogo della raccolta differenziata di qualità (click sull’immagine per ingrandirla).

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Lo scopo è sempre lo stesso: dobbiamo acquistare prodotti sostenibili per ridurre i rifiuti e quando è necessario, smaltiamoli in modo corretto affinchè ci ritornino sotto forma di materiali puliti e riciclati. E forse arriviamo alla strategia rifiuti zero tanto agognata… Il ciclo di vita degli oggetti si è concluso, rimanendo pur sempre aperto, e spero che questa guida sia stata utile a tutti.

Quattro chiacchiere fra i rifiuti: l'Eco Punk incontra Scartoff

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Finalmente un’eco-bottega a Barletta, la mia città natale, finalmente un’altra eco-bottega in Puglia! Sto parlando di Scartoff, vincitrice di Principi Attivi 2012 e terza eco-bottega in Puglia che finalmente ha una sede e che, come si legge nel messaggio d’entrata “intende dare nuova vita agli scarti di lavorazione e a materiali dismessi creando complementi d’arredo, accessori e abbigliamento, nonchè promuovere le pratiche del riuso“. Una realtà che prima di essere una start-up, è una realtà fatta da persone e per le persone e che forse qualcuno ricorderà per le precedenti collaborazioni con l’Eco Punk riguardo agli eventi So Critical So Fashion e Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

Sono tre, sono giovani e determinati, Scartoff è: Michela, ecodesigner e sarta, Riccardo, ingegnere ambientale, e Antonella, editrice multimediale. Cosa hanno in comune? Cosa vogliono? Come, quando e perchè? Sono andata a trovarli nella nuova sede aperta poco prima di Natale a Barletta in via Rizzitelli, 60 e fra camere d’aria, macchine per cucire, canaline elettriche e tanti oggetti recuperati, mi hanno spiegato questa nascente idea imprenditoriale innovativa e sostenibile.

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-Partiamo dall’inizio, com’è nato il progetto Scartoff?

-M: Scartoff è un punto d’incontro e di interessi comuni fra persone con esperienze formative diverse che si sono ritrovate attorno a valori come la sostenibilità ambientale e la rivalutazione dell’artigianato, prendendo come punto di partenza i rifiuti e trasformandoli creativamente in altri oggetti, per dare loro una nuova vita e ridurre l’impatto ambientale di alcuni materiali.
-R: Io e Michela avevamo voglia di intraprendere questo progetto sui rifiuti da tempo e abbiamo deciso di partecipare al bando Principi Attivi 2012, il bando della Regione Puglia che sostiene le nascenti attività imprenditoriali. Ci mancava però, qualcuno che sapesse comunicare il progetto e i nostri valori e al tempo stesso avesse una qualche passione per la manualità ed è qui che abbiamo contattato Antonella che si è dimostrata interessata e che subito è entrata a far parte del team a tutti gli effetti.

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Quindi l’idea di eco-bottega viene da lontano?

-M: Personalmente l’idea è nata quando nel 2008 ho partecipato all’Outside Project con l’Università di Firenze, occupandomi del recupero del quartiere Pancevo a Belgrado, una discarica a cielo aperto dove abbiamo recuperato il macero per fare una mostra di abiti, sculture e scenografie dai rifiuti. Successivamente ho lavorato nelle botteghe fiorentine di restauro e tessitura o ancora in Calabria ho appreso l’antica tecnica di intreccio dei cestini, ma non ho mai dimenticato l’esperienza di vita che è stata Belgrado e sognavo di ripeterla, promuovendo il recupero e il riuso creativo dei rifiuti anche in Italia.
-A: Mi sono sempre occupata di artigianato e quindi di autocostruzione e riparazione degli oggetti anche in maniera creativa unendo la mia passione per la maglia e l’uncinetto. Inoltre, avendo vissuto in campagna fin da piccola, sono cresciuta con i valori del rispetto per l’ambiente e quindi l’attenzione al ciclo di vita di un oggetto che poi diventa rifiuto.
-R: Sono più di dieci anni che mi occupo di consumo critico dal punto di vista etico e ambientale, ho scelto infatti una laurea in ingegneria ambientale per trovare soluzioni sia tecniche che in termini di tutela del territorio. Da sempre attento alla raccolta differenziata, ho scelto il punto di vista del rifiuto per ripartire in maniera sostenibile.lamp

-Mi guardo intorno e vedo canaline che portano ad oggetti ri-creati da voi, un’esposizione  e un laboratorio in bella vista. Qual è il concept di Scartoff?

-A: Il nostro slogan parla chiaro, Ri-fatti non parole, cioè prima di tutto Scartoff è un modo di pensare, di vivere e di agire, conciliando le tecniche artigianali con il recupero degli scarti e anche degli spazi per “fare” sostenibilità. Siamo felici che la nostra sede si trovi in quello che era un vecchio laboratorio manifatturiero, con l’intento di creare un’impresa che dia nuova vita ad un settore portante dell’economia locale ormai in crisi e abbiamo creato uno spazio espositivo seguito da un laboratorio a vista.
-M: Abbiamo pensato di sfruttare l’impianto elettrico esistente, facendolo rientrare nella filosofia dell’eco-bottega, attraverso un percorso green sulle pareti fatto appunto di canaline che conducono ai nostri prodotti e al disegno principale, raffigurante stili di vita e di produzione contrapposti tramite i colori verde e nero e al cui apice, non a caso, abbiamo messo un uomo pensante che sceglie di adottare o meno uno stile di vita sostenibile.

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-Quindi l’obiettivo primario di Scartoff qual è?

-M: Cambiare il punto di vista sulla sostenibilità a 360°, sottolineando l’importanza delle scelte umane partendo dal rifiuto visto non solo in quanto tale, ma visto come una ricchezza. Le eco-botteghe sono nate per questo, per far rientrare gli scarti aziendali nel ciclo integrato di vita di un prodotto, in modo da avere un ciclo aperto che simuli i ritmi della natura, e Scartoff vuole far vedere e toccare questo ciclo in maniera tangibile.

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-Un obiettivo ambizioso… come intendete raggiungerlo?

-R: Attraverso la partnership con aziende che forniscono gli scarti, creare eventi e laboratori con accademie, scuole, laboratori urbani, associazioni e semplici cittadini per informare e sensibilizzare al recupero attraverso il “saper fare”.

-Bene… sulla soglia dei trent’anni, oltre Scartoff, avete qualche sogno nel cassetto?

-M: Da buona ecodesigner, mi piacerebbe inventare un prodotto nuovo, utile e sostenibile, nato a Barletta e che giri il mondo, ricollegandosi alla visione di Scartoff come realtà in continuo divenire.
-R: Punto ad aumentare la sensibilizzazione riguardo le tematiche ambientali e poi sembra strano, ma non sono ancora riuscito ad aprire un GAS nella mia terra.
-A: Sviluppare una manualità che, attraverso l’eco-bottega, spazi alla ricerca della diversificazione dei prodotti, non più fatti in serie.

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Fra sogni, ambizioni comuni e spazzatura, ho salutato Scartoff scattando questa foto e facendo loro un mega augurio per il futuro. Per contattarli e guardare le loro collezioni, potete visitare la pagina fb e invito chiunque a passare a trovarli e scambiare due chiacchiere, sempre che non vi mettano subito a “fare” sostenibilità.

Intorno agli imballaggi della spesa e la spesa a km 0: Disimballa la tua spesa per la SERR!

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In questo viaggio settimanale fra i rifiuti, passando dalla gestione dei rifiuti al pratico manuale sulla riduzione, giungiamo al tema principale dell’evento organizzato da Scartoff e l’Eco Punk: gli imballaggi della spesa e la spesa a km 0. Sarà un percorso di analisi e alternative possibili addizionate ad azioni concrete che mira alla riduzione dei rifiuti, perchè non smetterò mai di ripeterlo: il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto! Vediamo nel dettaglio di cosa si parlerà.

GLI IMBALLAGGI

Durante il primo incontro sabato 16 all’Arci C. Cafiero, analizzeremo l’impatto sull’ambiente e sulle nostre tasche dei più comuni imballaggi della spesa (ad esempio detersivi, detergenti, scatole di pelati, pacchi della pasta, buste in plastica), imparando a riconoscerli tramite i simboli correlati e conoscendo le modalità di raccolta e riciclo.
Fra gli ospiti interverranno Luigi Pannarale, presidente della Barsa (l’azienda di Barletta che si occupa di gestione di rifiuti) che ci illustrerà cosa si intende per Strategia Rifiuti Zero; Daniele Pignone, brand manager dell’azienda agricola Bio&Sisto di Monopoli, che ci mostrerà le borse in yuta utilizzate in azienda per il trasporto dei prodotti; e infine Sabino Piazzolla dell’azienda agricola Laltragricoltura di Barletta, che ci introdurrà l’incontro successivo.
A seguire un tutorial in cui si spiegherà come creare vari oggetti dagli imballaggi riutilizzati a cura di Scartoff.
-Consigli per una spesa sostenibile:

  • acquista la frutta e la verdura a peso evitando quelle già confezionate;
  • acquista i salumi, formaggi, carne, pesce al banco
  • scegli pasta e riso in confezioni di cartone
  • bere acqua del rubinetto e bevande alla spina nei locali pubblici;
  • bere latte, succhi di frutta e yogurt in bottiglia e vasetti di vetro evitando la plastica;
  • bere vino in vetro con il tappo di sughero.

SPESA A KM 0

Una volta analizzati gli imballaggi, il secondo incontro di Domenica 17 novembre a Laltragricoltura, punterà a dare soluzioni concrete riguardo l’esubero di imballaggi, spiegando e mostrando praticamente cosa significa fare la spesa a km 0.
Cosa intendiamo per spesa a km 0? La spesa effettuata direttamente dal produttore più vicino, senza passaggi intermedi e lunghi trasporti che causano un dispendio di energia con conseguente aumento dell’inquinamento, e ce ne parlerà Sabino Piazzolla, proprietario dell’azienda ospitante, dando dimostrazione pratica del “colto e mangiato”.
A seguire l’immancabile parte pratica a cura di tutti gli organizzatori con laboratori per bambini su giocattoli e strumenti musicali, per gli adulti invece fioriere per l’orto sul balcone e shopper sostenibili per la spesa.
-Vantaggi della spesa a km 0:

  • costa meno perchè la merce per arrivare al consumatore non deve essere trasportata, imballata e posta su uno scaffale;
  • è sostenibile perchè l’ambiente risparmia in acqua ed energia, CO2 per i trasporti, imballaggi;
  • i prodotti sono più freschi, scegliendo la loro stagionalità;
  • si può visitare l’azienda produttrice, avendo il controllo sulla produzione;
  • si riacquistano i profumi e i colori delle stagioni passeggiando nelle stesse terre che vi procurano cibo.

Credo che adesso siamo tutti pronti adesso per approfondire. Per info sul programma, potete dare un’occhiata all’evento fb.

Ci vediamo sabato 16 all’Arci C. Cafiero e per chi non può esserci, può seguire l’evento su Twitter collegandosi a @l_eco_punk e seguire l’hashtag #serr13.

Vi aspettiamo!

Cosa sono e come si possono gestire i rifiuti? Prepariamoci alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti

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L’Eco Punk torna a collaborare con l’ecobottega Scartoff, questa volta in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, un’iniziativa europea che consiste nel mettere in rete singoli cittadini, associazioni, enti e aziende intorno al tema della riduzione dei rifiuti tramite eventi di sensibilizzazione e/o formazione da svolgere nella settimana dal 16 al 24 novembre. Si conferma oggi come la principale e più ampia campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini europei, circa l’impatto dei loro stili di vita e dei loro consumi sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, e Scartoff e l’Eco Punk partecipano con l’eventoDISIMBALLA LA TUA SPESA il 16 e 17 novembre in cui si affronterà con dibattiti e azioni pratiche, il tema degli  imballaggi della spesa e spesa a km 0. L’evento è stato inserito sul portale www.menorifiuti.org e lo trovate cliccando la Puglia sulla cartina geografica presente sul programma della settimana, scorrendo la lista delle iniziative accettate oppure per i più pigri cliccando qui.

Prima di parlare dell’evento però, partiamo dalle basi. Cos’è un rifiuto? Rifiuto proviene dal verbo rifiutare: rigettare, non volere, non accettare, rinunziare. Possiamo chiamarlo spazzatura, monnezza, immondizia, ha sempre a che fare con qualcosa di brutto, di sporco, qualcosa da allontanare e di cui disfarsi perchè non compatibile con uno stile di vita pulito e ordinato.
Questo concetto era pensabile forse fino a dieci anni fa, ma non è più attuabile ora. Il progresso economico ci ha abituati ad uno stile di vita pulito e usa e getta in cui qualsiasi cosa è vista come utile all’uso immediato e poi non più riutilizzabile e quindi gettato via. E se vi rivelassi che il rifiuto è un’invenzione umana che in natura non esiste? Può sembrare una cosa da “fissatoni ambientalisti” e invece dovete rifletterci su, perchè gli scarti della natura rientrano nei cicli vitali, dove tutto viene riutilizzato, mentre gli scarti delle attività umane spesso non vengono e non possono essere riusati in alcun modo e dunque sono destinati a diventare rifiuti. Un punk boicotta tutto ciò che inquina per mano dell’uomo, ebbene sicuramente un rifiuto secondo l’accezione usuale del termine, non è eco-punk! Per ridurre realmente i rifiuti occorrerebbe ridisegnare l’intero sistema economico e anche mentale, in quanto dobbiamo cominciare a pensare di far parte di un ciclo naturale in cui tutto ciò che consumiamo e buttiamo, ci torna indietro sotto forma di inquinamento ambientale con pesanti ricadute sulla qualità della vita e sul bilancio delle nostre tasche.

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La situazione in Italia

Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), scende la quota relativa alla produzione dei rifiuti in Italia, che è stata inferiore dello 0,9% nel 2011 rispetto all’anno precedente, per un totale di 252 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Il dato più significativo è che dal 2010 al 2011 è scesa di 1,1 milioni di tonnellate mentre nel 2012 ogni abitante italiano ha prodotto 504 kg, 32 kg in meno rispetto al 2010. La maggiore produzione regionale va attribuita all’Emilia Romagna con 637 kg pro capite, la produzione minore è stata registrata in Basilicata (al di sotto di 400 kg per abitante per anno), il Molise, la Calabria e la Campania (tutte con meno di 450 kg per abitante). La raccolta differenziata invece si attesta al 37,7% nel 2011 e al 39,9% nel 2012, con percentuali che superano il 52% al nord d’Italia, al 32,9% al Centro e al 26,7% al Sud. Ma cosa si deve fare in concreto per la questione rifiuti?

Riduzione 

Ridurre i rifiuti significa che non vengono prodotti rifiuti perché il rifiuto migliore è quello che non viene prodotto. Bisogna cominciare a livello individuale consumando in modo critico e intelligente, acquistando quello di cui abbiamo realmente bisogno, senza farci condizionare dalle mode e dalle pubblicità, informandoci sul tipo di materie prime utilizzate e scegliendo prodotti realizzati con materiali a basso impatto ambientale, resistenti, riparabili e riciclabili.

Riuso 

La pratica del riuso consiste nell’utilizzare di nuovo cose già usate destinandole ad usi anche diversi dall’originario e ha l’importante funzione di allungare la vita dei prodotti ritardando il momento dello smaltimento finale. Un buon numero di oggetti rotti o malfunzionanti possono essere riparati prima di essere destinati alla spazzatura e che in ogni caso possono essere destinati ad altri usi (ad esempio fogli di carta stampata da un solo lato possono diventare un block notes, i vestiti smessi dal figlio maggiore possono essere passati a quello minore, etc).

Riciclaggio

Il riciclaggio consiste nel recuperare i materiali scartati per riutilizzarli in nuovi cicli produttivi in modo da ridurre il fabbisogno di risorse primarie oggigiorno sempre più scarse (per fare una tonnellata di carta riciclata si risparmiano, rispetto alla produzione di carta dalla cellulosa vergine, 15 alberi, 438.000 litri d’acqua e 5000 kWh di energia elettrica). La premessa del riciclaggio è ovviamente una corretta raccolta differenziata.

Raccolta differenziata 

La raccolta differenziata consiste nel suddividere le cose che vogliamo buttare, e che possono essere riciclate, a seconda della loro composizione: separando vetro, plastiche, carta, scarti di cucina, ecc. Questo serve per poter indirizzare le diverse tipologie di materiale alle rispettive filiere di riciclaggio. Più riusciamo a differenziare in modo corretto i nostri scarti maggiore sarà la possibilità di poterli poi riciclare, per questo è importante conoscere dove collocare i materiali selezionati. Oggi la modalità di raccolta differenziata più efficace è senza dubbio quella “porta a porta”.

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Prevede il periodico ritiro presso il domicilio dell’utenza del rifiuto urbano prodotto dalla stessa. Vengono generalmente ritirati i diversi tipi di rifiuti (rifiuto umido organico destinato al compostaggio, vetro-alluminio, carta-cartone, plastica, secco non riciclabile) in giorni e contenitori diversi e all’avvio del sistema porta a porta vengono rimossi dalle strade di tutta l’area interessata i cassonetti per i rifiuti indifferenziati. Nella maggior parte dei comuni che attuano questo tipo di raccolta differenziata si è applicato il principio del “Chi inquina paga”, ossia la tariffazione del servizio operata dal comune viene applicata in base alla “produzione” del rifiuto più inquinante (il secco non riciclabile). In pratica meno secco non riciclabile si produce meno si paga, questo spinge i cittadini ad impegnarsi nella raccolta differenziata.

Ma nel nostro piccolo cosa possiamo fare di concreto per ridurre i rifiuti in modo corretto? Nel prossimo post un breve manuale su buone pratiche in merito.

Intrecci di carte, PVC, pensieri ed emozioni

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Cos’è stato Intreccio d’autore? Un momento di conoscenza e scambio di tecniche antiche applicate a materiali di recupero, fra persone con tanta voglia di conoscere e mettersi alla prova, mescolando i vecchi saperi artigianali con la consapevolezza dei materiali utilizzati, sulla loro provenienza e sul loro ciclo di vita.

Appena arrivate ai Frigoriferi Milanesi, io e Michela siamo state accolte con simpatici omaggi cosmetici e poi ospitate nella bianca sala Carroponte dove un lungo tavolo aspettava solo di aver contatto con gente alle prese col lavoro manuale. Dopo le presentazioni iniziali, abbiamo notato che le nostre partecipanti erano tutte donne (un pò ce l’aspettavamo), alcune insegnanti negli istituti tecnici di moda, altre appassionate, altre hanno colto l’occasione per imparare a creare qualcosa di materialmente concreto partendo dagli accessori, alcune del nord, altre del sud venute appositamente a trovarci. Il comune denominatore è stata proprio la voglia di conoscere e recuperare prima di tutto i saperi tradizionali in quanto patrimonio immateriale della cultura italiana, da sempre a vocazione artigianale e agricola, consapevoli della sua ricchezza e della sua applicazione ai più svariati settori.

In fondo la sostenibilità si basa proprio su questo: recuperare conoscenze ed esperienze pratiche tramandate per secoli, utilizzando gli strumenti offerti dalla tecnologia, per poter raggiungere più persone possibili nella maniera più veloce possibile e questo lo si può fare in svariati settori come l’ agricoltura, i trasporti, l’edilizia e anche la moda. Ebbene il cosidetto faber e sapiens (campdigrano docet) è applicabile anche ad un settore a volte visto come porto della frivolezza e dell’apparenza, dove in realtà è celato un’arte fatta di tecniche, di saperi artigiani e di duro lavoro che non ha nulla a che vedere con i lustrini e la leggerezza proposta dai mass media.

TIPI DI INTRECCI

Durante il workshop abbiamo analizzato due tipi di intrecci.

1. Intreccio trama e ordito usato da sempre per la tessitura, dapprima con telaio a mano e in seguito per la creazione dell’armatura del tessuto nella produzione industriale. Questo tipo di intreccio è stato applicato all’intreccio di PVC ma si può utilizzare anche per la camera d’aria.

Schema trama e ordito

Schema trama e ordito

2. Intreccio incrociato utilizzato per produrre sedie di paglia, tappeti e cuscini con intreccio di sbieco (la stoffa piegata pronta all’intreccio).

Di seguito delle sequenze fotografiche in senso orario per mostrarvi il procedimento per realizzare una pochette con intreccio incrociato. Tutto comincia dalla costruzione del modulo, base dell’intreccio, e l’incastro.

Costruzione del modulo in sequenza oraria

Costruzione del modulo e incastro in sequenza oraria

Una volta realizzati modulo e incastro potete proseguire secondo il tipo di creazione (per es. per una borsa ci vogliono almeno 15 incastri) e procedere alla chiusura in cui è fondamentale l’inizio e la fine della striscia per renderla possibile.

Chiusura in sequenza oraria

Chiusura in sequenza oraria

Chiuso l’intreccio, a questo punto si possono unire degli altri per creare un oggetto contenitore di qualsivoglia dimensione. Nel caso voleste realizzare una pochette, bisogna procedere con la chiusura del fondo che consiste nel cucire in verticale con un filo tutti i rombi che si sono venuti a creare.

borsa

Chiusura per la creazione di una borsa

La pochette è fatta! Questa tecnica dell’intreccio incrociato può essere utile per tanti tipi di materiale comuni che ritroviamo anche nelle nostre dispense come riviste, giornali, pacchi di pasta, cioccolatini. Se si vuole utilizzare un modo del tutto sostenibile, al fine di un corretto ciclo di vita del prodotto, è possibile cucire con una striscia di tetrapak che attraversa tutta la borsa, passando per il fondo, ottenendo così una pochette riciclata e riciclabile al 100%. Un esempio è la borsa creata dall’intreccio dei codici a barre delle confezioni di pasta.

Borsa realizzata con l'intreccio incrociata di codici a barre

Borsa realizzata con l’intreccio incrociato di codici a barre

Con questa tecnica antichissima si possono creare tantissimi oggetti come frontini, orecchini o dei comodissimi pouf. Largo alla fantasia!

Siate creativi, ma siatelo in maniera sostenibile.