L'etica del Do It Yourself. Dalla musica punk a filosofia di vita

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Bricolage, design, giardinaggio, cucina, cosmesi, detersivi, cucito. Qualsiasi cosa ci interessi o ci incuriosisca, abbiamo a disposizione una marea di tutorial, guide online, libri sul Fai da te per aiutarci a creare qualcosa ex novo con le nostre mani. Molto spesso si attribuisce questo crescente interesse alla crisi economica che ha avuto l’effetto positivo di far riscoprire la manualità e alcune pratiche che facevano parte di quel mondo prima dello sviluppo economico capitalistico, le pratiche dei nostri nonni per intenderci. Sicuramente c’è un nesso, ma pochi sanno che l’origine del Do It Yourself, come filosofia di vita messa in atto in maniera consapevole, deriva da una cultura, anzi una sottocultura, nello specifico quella punk.

Il DIY (abbreviazione di Do It Yourself, in italiano Fai Da Te) è un’etica nata e diffusa all’interno della cultura punk, che propugnava il rifiuto per le major della distribuzione musicale ritenute capitaliste, espresso nello slogan DIY not EMI, e la formazione di etichette indipendenti con cui pubblicare i propri album. Dall’autoproduzione dei dischi poi l’etica del DIY si è estesa fino ad abbracciare sempre più aspetti della vita quotidiana e della commercializzazione come la produzione e distribuzione di fanzine, ossia giornali autoprodotti, che cercavano di diffondere notizie e idee della scena punk. Col tempo poi si è arrivati anche a magliette, toppe, spille e beni di consumo materiali, quali saponi e oggetti per la cura del corpo. Grazie all’hardcore americano dei primi ’80, il DIY ha avuto una larghissima diffusione tra i gruppi e i giovani, fino a diventare una vera e propria scelta non solo musicale, ma anche di vita.

do-it-yourself-the-rise-of-independent-music-industry-after-punk-2007-2lp[1]Oggi il DIY si riferisce all’etica di autosufficienza attraverso il completamento delle attività senza l’aiuto di un esperto retribuito e promuove l’idea che chiunque è in grado di eseguire una serie di operazioni piuttosto che affidarsi a specialisti pagati. Dalla sottocultura punk, l’attuale concezione del DIY ha ereditato l’ideologia anticonsumista sdoganando i sistemi o processi esistenti che potrebbero favorire la dipendenza da strutture sociali consolidate e mettendo al centro le persone e le comunità, incoraggiando l’impiego di metodi alternativi di fronte a ostacoli burocratici o società a raggiungere i loro obiettivi.

Il punk DIY vale anche nelle normali attività quotidiane come il giardinaggio, le riparazioni di qualsiasi tipo di oggetto, l’abbigliamento, il cibo. Ma non finisce qui, perché c’è chi ha coniato il termine Edupunk, derivato proprio dalla filosofia del DIY applicandolo all’istruzione.

edupunk

Jim Groom e la sua filosofia edupunk

Edupunk è un atteggiamento di insegnamento e di apprendimento delle pratiche fai da teIl New York Times ha definito il termine come “un approccio all’insegnamento che evita gli strumenti tradizionali come PowerPoint e Lavagna, e invece mira a portare in classe, l’atteggiamento ribelle e l’ethos fai da te anni ’70 di gruppi come i Clash“. Il termine è stato coniato da Jim Groom, specialista tecnologia didattica nelle arti e scienze umane presso l’Università di Mary Washington in Virginia, ed è stato rapidamente adottato da un gruppo di studiosi, soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, che hanno voluto che gli studenti creassero la loro istruzione piuttosto che limitarsi a consumarla.

Edupunk quindi si snoda attraverso tre concetti fondamentali: la reazione contro la commercializzazione di apprendimento, il Fai da te come atteggiamento e il pensare all’apprendimento adatto ad ogni singolo individuo. Un esempio di Edupunk è stato il corso “Wikipedia: WikiProject Murder Madness e Mayhem” della University of British Columbia, un esperimento sulla creazione di articoli su Wikipedia nella primavera del 2008. Attualmente l’ Hampshire College, l’Evergreen State College, l’Università Marlboro, il New College della Florida e il Warren Wilson College hanno istituzioni collegiali che seguono l’ideologia edupunk. 

Nel DIY non c’è un modo giusto o sbagliato per imparare o insegnare, la cosa principale è quello di avere le mani sporche e imparare dall’esperienza. Perseguire il DIY non è fare il pane seguendo il tutorial su Youtube, ma fare il pane perché volete bene a voi stessi, prendete del tempo per voi per creare del cibo sano e più duraturo del pane da supermercato (che magari è stato anche decongelato e non si sa da dove viene e cosa contiene) e boicottate qualsiasi cosa che è non è etica e non rispetta l’ambiente e il vostro organismo. Dimenticate quindi lo stereotipo del punk come l’ubriacone nichilista e distruttivo. Se avete la passione per il fai da te e scambiate informazioni, saperi e cose a costo zero o quasi, siete un po’ punk anche voi. Adesso lo sapete.

Il punk è morto? Io non credo… E dopo tante parole, ascoltiamo insieme un po’ di Clash e sporchiamoci le mani!

https://www.youtube.com/embed/7zLJxHug_CM

Info da en.wikipedia.org/wiki/DIY_ethicen.wikipedia.org/wiki/Edupunktimeshighereducation.co.uk

Nirvana: Punk To The People! Le foto della mostra su Kurt Cobain e il Grunge

Nirvana: Punk to the people!

Questo il nome della mostra fotografica alla Fabbrica del Vapore di Milano sui Nirvana e su tutto il movimento grunge che, a vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, racconta la storia di una delle band più significative degli anni ’90 e di quel movimento grunge formatosi a Seattle.

La mostra rievoca i momenti fondamentali dei Nirvana, dalla formazione al rapporto con le altre band di quel periodo; in particolare quello con i Pearl Jam, di cui Cobain ha inizialmente criticato loro di essere troppo commerciali (da ricordare però la loro battaglia contro la Ticketmaster, da leggere in una delle foto della gallery) ma, poi diventati grandi amici fino alla morte di Cobain.

Sulla vita e sulla morte di Cobain si è scritto e speculato tanto a partire dal suo suicidio e dall’ultima frase della sua lettera d’addio “It’s better to burn out Than to fade away” che è una citazione della canzone “My My, Hey Hey” del padrino del grunge Neil Young, pezzo scritto, ironia della sorte, per Johnny Rotten, cantante dei Sex Pistols e fondatore del punk inglese.

La mostra Punk to the People è inserita all’interno di un’esposizione più grande dal titolo Inside Music Outside Art e nel quale abbiamo trovato con piacevole sorpresa, Art Rock l’esposizione delle preziose chitarre di Claudio Orciani. Vere e proprie opere d’arte, simbolo dell’artigianalità italiane  fatte con frammenti di pelle, metallerie, minuterie, ovvero con tutti i materiali usati per la prototipazione degli accessori rock.

di Mr. Self Destruct

Iron Curtain Trail: una pista ciclabile al posto della Cortina di Ferro

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“Qua e di là del muro, in Alexander Platz come in piazza del Duomo, Europa persa in trance ultimamente, i miei amici anche, i miei amici anche, sotto la NATO o il Patto di Varsavia. Provate a rifugiarvi sotto il patto di Varsavia con un piano quinquennale, la stabilità.” (CCCP – Fedeli alla Linea, dall’album Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani / Ortodossia II, 1988)

Cosa ne è rimasto della Cortina di Ferro? E quel senso di smarrimento di cui parlavano i CCCP nel 1988? Di anni ne sono passati (anche se non troppi) e quella che era la linea che divideva l’Est dall’Ovest, con due modi di pensare e di produrre completamente diversi, ha lasciato il posto all’Iron Curtain Trail, un pista ciclabile lunga 6.800 km per la precisione che vanno dal Mar Nero a sud fino al Mare di Barents a nord.

ironcurtaintrail

Il Curtain Trail di ferro adesso unisce la cultura europea, la storia e il turismo sostenibile, contribuendo alla creazione di una vera e propria identità europea; attraversa ben 150 parchi naturali, tre riserve naturali Schaalsee, Elbaue e la Rhoen e il Parco Nazionale del Harz Mountains, ma la pista ciclabile non offre solo spettacoli naturali. Ci sarà la storia ad accompagnare chiunque si addentrerà attraverso questo confine storico, teatro di numerose battaglie e culla della cultura europea. Un’opera di straordinaria importanza, culturale ed ambientale, che ha visto la collaborazione di norvegesi, russi, finlandesi, estoni, cechi, tedeschi, slovacchi, ungheresi, rumeni, croati.

Un percorso che trasuda di vecchio continente e chissà magari di una nuova stabilità all’insegna della sostenibilità ambientale… Se state progettando un viaggio quindi, anche solo a Berlino, non lasciatevi scappare l’appuntamento su due ruote con la storia.

Holidays In The Sun

L’Eco Punk andrà in vacanza per qualche giorno e vi lascia con Holiday in The Sun, il quarto singolo della band che ha dato il via (in Europa) al movimento punk, i Sex Pistols. Pubblicato nel 1977, venne estratto dal celebre album Never Mind The Bollocks, considerato ancora oggi una delle pietre miliari nella storia del rock.

Buone vacanze al sole. A presto ecopunkers.

La Situazione: rock on the beach e giveaway by l'EcoPunk

la situazione

 

Cosa c’è di meglio d’estate di un bel po’ di sano rock’n’roll in spiaggia? Proseguono scoppiettanti le serate musicali con La Situazione, dj e vj set al lido Pascià di Barletta, per dire basta ai soliti sabati!

E i risultati si sono visti, cavolo se si son visti: dolori cervicali per il troppo handbanging, ragazze scalze con i piedi doloranti, urla e schiamazzi di piacere fra una Immigrant Song dei Led Zeppelin e una Fight for your rights dei Beastie Boys, ragazzi con camicie sbottonate, sudate collettive che manco nel deserto. Sembra una strage di rockettari e invece no perché io, Vanna e Narrow vogliamo proprio questo, vogliamo divertirci, cantare, ballare fino a che il fiato non ci separi dalla cassa! E dato che il rock’n’roll mantiene giovani e belli energici, siamo rimasti tutti incollati alla consolle fino all’ultima nota suonata!

Per la terza serata, ci lanciamo nel viaggio musicale attraverso la new wave e il synth-pop, passando sempre per il rock’n’roll, e ritorna il giveaway by l’Eco Punk: un cosmetico rockettaro creato da me a chi indossa la maglietta più rock della pista. I giudici saremo io, Vanna e Narrow che secondo il nostro insindacabile verdetto, premieremo la maglia più a tema con la serata.

Allora cosa aspettate? Frugate nei vostri guardaroba e venite a ballare al Pascià con l’EcoPunk, Vanna e Narrow.

Per saperne di più, guarda l’evento Fb!

Spunti per il dress code:

Chiodo / Katana / Borchie/Capelloni e Caschetti / Basettoni / Ecopelle a Tonnellate / Tutite alla Bruce Lee / Muscle Cars / Uno Bianca / Revolver Colt 45 / Zippo e Paglie / Possibilmente accompagnati da Serpenti addomesticati

NARROW, VANNA & L’ECOPUNK
[ dj_set + visual ]

STOP ORDINARY SATURDAY NIGHT !!!

 

 

Csi – Fuochi nella notte di S. Giovanni, festa contadina e popolare

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Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore.
Così vanno le cose, così devono andare.

Csi – Fuochi nella notte di S.Giovanni

Conoscete la magica notte di S. Giovanni? Giorno del solstizio d’estate, primo giorno di una nuova stagione e in magia è associato alla festa di San Giovanni Battista. In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare ma anche il ruolo di tutte le piante e le erbe della terra che in questo breve ma intenso arco di tempo, vengono influenzate con particolare forza e potere.

Una credenza secolare è che in questa fase solstiziale dell’anno, le streghe fossero solite incontrarsi nella notte tra il 23 ed il 24 giugno attorno ad un antichissimo albero di noce, e con i frutti di questi alberi stregati, colti ancora verdi e pieni di rugiada, si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico, o anche il vino “nociato” e “nocellato”. Le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprietà sono esaltate e alla massima potenza. Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l’iperico detto anche erba di S. Giovanni; l’artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch’essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici. Con queste e altre piante si faceva la miracolosa “acqua di S.Giovanni”, con cui le donne usavano lavarsi per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.

Tra gli altri usi popolari legati a questo periodo ci sono i Fuochi di S. Giovanni, falò accesi nei campi considerati propiziatori e purificatori: l’usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell’Africa del Nord. I contadini si posizionavano in cima alle colline, e accendevano grandi falò in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa. Una festa tribale a cui anche i CSI si sono ispirati per comporre un pezzo splendido intitolato proprio come la festa che va a chiudere Ko del Mondo, l’album più mistico dei Csi.

Vi invito ad ascoltare tutto l’album, ma nel frattempo gustatevi Fuochi nella notte versione live.

Info da http://www.conipiediperterra.com

Foto: smell.ilcannocchiale.it

Buon compleanno l'EcoPunk!

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L’Eco Punk compie un anno! Un anno di sperimentazioni, di insegnamenti, di confronto, di sostenibilità. Un blog per esprimere il rifiuto di un sistema obsoleto e la voglia di cambiamento, grazie al sapere e al fare: questo è l’Eco Punk! Nato da incertezze, periodi no, alienazione, disoccupazione e dischi dei Cure, oggi vuole dare un contributo all’informazione e contribuire alla creazione di una coscienza collettiva che si opponga a certi stili di vita, alla produzione sfrenata senza un briciolo di etica, ai dischi dei Modà o Gigi d’Alessio (provo fastidio anche solo scrivere i loro nomi…). Come cartolina d’augurio ho scelto la torta rock di Let It Bleed dei Rolling Stones, la ribellione fatta a band!

L’Eco è Punk perché mette in dubbio l’autorità, la politica, le etichette, il dogma del liberismo sfrenato e vuole sporcarsi le mani, autoproducendo, facendo rete e sostenendo le realtà locali. In quest’anno ci sono state tante belle sorprese, eventi come la Serr o i laboratori di eco-cosmesi o ancora il Campdigrano, tante persone conosciute che si sono fidate di me e da cui ho imparato, lo studio di erbe, fiori, piante, cereali.

L’Eco Punk ringrazia coloro che lo sostengono, coloro che gli scrivono o che hanno scritto per il blog, Sasha, i Clash, le mani della sottoscritta e ora va avanti con una spinta propulsiva nuova, rinnovato rispetto ad una anno fa (anche nel layout) ma con la stessa voglia di scambiare idee, consigli, autoproduzioni e di andare avanti rimboccandosi le maniche, senza troppe lamentele.

Non stiamocene lì ad aspettare, sostenete la Green Riot e avanzate proposte.

Buon compleanno l’EcoPunk!

I CCCP di nuovo insieme? La mostra di Annarella, Benemerita Soubrette del gruppo

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“Andavamo a ballare a Bologna, io avevo una cresta altissima, Annarella una specie di bombà in testa e suo fratello Zeo i capelli coloratissimi. Sì, ci pettinavamo a vicenda, era molto bello”. […] Eravamo vistosissimi e fieri di noi, venivamo da un altro mondo”. (Giovanni Lindo Ferretti)
Chiamatemi fottuta nostalgica, ditemi che Lindo Ferretti non è più credibile, lo accetto. Ma proprio non potevo fare a meno di menzionare la mostra inaugurata il 2 maggio allo Spazio Guerra di Reggio Emilia e dedicata ad Annarella Giudici, ovvero la Benemerita Soubrette o semplicemente Annarella dei CCCP, la celebre band punk emiliana filosovietica. Fino al 15 giugno sarà possibile vedere ben 70 fotografie d’epoca che ritraggono Annarella e i suoi celebri abiti di scena: la mostra è ispirata al libro “Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea“, in uscita il 10 maggio per edizioni e firmato dalla stessa Annarella Giudici, insieme a Giovanni Lindo Ferretti e Rossana Tagliati, Autrice-Operaia dei vestiti di Annarella.

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In occasione dell’inaugurazione tenuta ieri 4 maggio, c’è stata la grande reunion fra i 4 componenti storici, ovvero Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella e Danilo Fatur, tornati insieme dopo quasi un quarto di secolo per sostenere colei che è stata definita da Zamboni la Nico dei CCCP. “Annarella è sempre stata un punto determinante della band, tanto è vero che oggi per la sua mostra ci ritroviamo tutti e quattro attorno ad un tavolo dopo ben 24 anni…non siamo insieme nella stessa stanza da quasi un quarto di secolo, ci voleva tutta la forza e la capacità attrattiva di Annarella perché questo accadesse”, ha affermato Zamboni.

In merito a domande riguardo una possibile reunion musicale, le risposte sono state: “Quello che deve accadere, accade” (Giovanni), “Non sapevamo che avremmo fatto questa mostra ma è successo. Non facciamo programmi” (Annarella), “Ai tempi fu una combinazione che durò tre secondi. Deve accadere la stessa cosa: se nascesse a tavolino sarebbe un prodotto” (Massimo).

Beh ora potete dirmi di tutto, ma non che non vi ho avvisati.

Scrub delicato al cocco

Sto ascoltando The Clash – Brand New Cadillac

Dall’album London Calling, 1979

Genere: punk, punk rock, rock, classic rock

scrub cocco

Mi sono svegliata con i Clash (tanto, troppo amore) che rimbombavano in testa e in fibrillazione per il laboratorio di domani, non vedo l’ora di condividere l’autoproduzione! Purtroppo non avremo il tempo di fare tantissime cose, ecco perchè propongo qui un’altra ricetta di bellezza semplice, efficace e facilissima, proprio per chi si è appena affacciata al mondo dell’ecocosmesi. Lo scrub con la farina di cocco è un dolce esfoliante adatto sia per il viso che per il corpo, arricchito con le proteine del latte. Le dosi nella ricetta sono minime, perchè va usato al momento.

Ricetta

3 cucchiai di farina di cocco

1 cucchiaio di zucchero di canna

2 cucchiaini di olio di mandorle o di oliva

2 cucchiai di latte o acqua

Mescolate tutti gli ingredienti, affinchè abbia una consistenza cremosa e spalmabile. Applicare sulla pelle bagnata e risciacquare. Dopo l’uso lascia la pelle talmente liscia, che non è necessario applicare la crema idratante.

A domani con le autoproduzioni in rock!

Festa della donna

I mean, are you gonna liberate us girls from male white corporate oppression? Don’t be shy, fear of a female planet (fear of a female planet, fear baby). I just want you to know that we can still be friends.

Kool Thing – Sonic Youth

festadonna

Festa della donna 2014. Quella che comunemente viene chiamata Festa, in realtà è la Giornata Internazionale della Donna che ha l’intento di ricordare le lotte sociali e politiche rivendicate da donne per le donne. Sull’origine se ne son dette tante, qualcuno parla di operaie bruciate nelle fabbriche negli USA e altre leggende politiche e mediatiche; ma l’istituzione della Festa della Donna l’8 marzo viene da lontano e ha radici ben più profonde: l’8 marzo del 1917 le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per rivendicare la fine della Prima Guerra Mondiale, così che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della Rivoluzione Russa di Febbraio. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale Comunista, fissò all’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”[1].

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda Guerra Mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione e far circolare false notizie, smentite clamorosamente dal movimento femminista degli anni ’70 e ’80.

Sono passati decenni, anzi pensandoci è passato quasi un secolo dalla nascita del movimento per le donne, ma ancora nel 2014 le donne sono una categoria debole, oggetto di sessismo, violenze, marketing, negazioni di diritti e la cosa ben più triste che qui non si parla solo delle donne del Terzo Mondo, di infibulazione, di veli. No, qui si parla dell’Europa “civile” e delle donne vittime dei loro mariti o fidanzati, delle donne che se hai 30 anni, non puoi dire ai colloqui di lavoro che vorresti un figlio, delle donne che devono farsi ancora tanti problemi per tornare a casa da sole, delle donne che si svendono alla politica e al potere.

Bene allora diciamo ne abbiamo piene le scatole di questa situazione, che l’8 marzo non ci interessano mimose, cenoni che neanche a capodanno e spogliarellisti da quattro soldi. Cosa manca oltre la consapevolezza? Il rock, sempre lui, lo strumento per contrastare i potenti, che in questi casi sono amici, fidanzati, mariti, capi, colleghi. Non dovremmo mai cedere a nessun tipo di ricatto, ascoltare il rock’n’roll e diffonderlo.

Keep on rock and listen to Kim Gordon!!!


[1] L’origine della Giornata della Donna, dal sito delle Nazioni Unite