Bavette in salsa di avocado e pomodori secchi

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Nel weekend cosa c’è di meglio di dedicarsi in cucina, preparando un bel piatto estivo, sano e gustoso? Le bavette in salsa di avocado è un primo leggero e veloce, il cui condimento è per buona parte crudo, proprio per gustare e assimilare al meglio le proprietà degli ingredienti.

L’avocado

Per crescere, l’avocado ha bisogno di un clima molto caldo, per cui i principali produttori sono i paesi Sudamericani e Sudafricani, gli Stati Uniti, il Sudafrica, Israele (attenzione a leggere l’etichetta di origine), la Spagna e in questi paesi l’avocado rappresenta il sostituto delle olive per gli Europei. La principale caratteristica nutrizionale di questo frutto è la sua ricchezza di grassi, specialmente insaturi ed Omega – 3. L’elemento più rilevante per la salute è l’apporto di acido grasso linolenico e Omega – 3, grassi “buoni” in quanto capaci di stimolare la produzione di colesterolo buono (HDL) e frenare il deposito di quello cattivo (LDL)*. Ma gli effetti positivi non sono solo per il cuore: l’avocado è anche ricco di fitonutrienti e vitamina A ed E, elementi antiossidanti che aiutano a liberare la cellula dai radicali liberi, quindi è un prezioso ingrediente in cosmesi per creme antirughe.

E dopo la teoria, passiamo subito alla pratica!

Ricetta

1 avocado maturo
10 pomodori secchi
10 foglie circa di basilico
1 pizzico di sale
50 gr di pan grattato integrale
1 manciata di nocciole tritate
1 manciata di maggiorana
250 gr di bavette

Preparazione

-Mettere a bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo mettere in un padella il pan grattato con la maggiorana, le nocciole, un pizzico di sale e lasciar abbrustolire;
-Mettere nel frullatore l’avocado, i pomodori secchi, il basilico, un pizzico di sale e se necessario aggiungere dell’acqua. Frullare fino ad ottenere una crema;
-Scolare la pasta al dente e aggiungere la salsa di avocado, saltarla per qualche minuto;
-Impiattare e cospargere con il pan grattato e la granella di nocciole, magari decorando con una foglia di basilico.

Come avete potuto vedere, è una ricetta semplicissima ma gustosamente fresca e salutare. Da provare.

*Info sull’avocado da www.alimentazione-salute.it

Autoproduciamo quello che mangiamo: Ravioli di Canapa con ricotta, limone e salsa alla salvia

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Con immenso piacere l’Eco Punk torna fra i fornelli, dopo più di una settimana dedicata trascorsa interamente a formulare cosmetici per la fiera delle autoproduzioni. Ritorna anche protagonista un ingrediente che, attraverso progetti di recupero e informazione, si sta imponendo come esempio di pianta innovatrice: sto parlando della canapa.

Come vi avevo anticipato nel mio primo post informativo sulla canapa (che invito a leggere per chi non l’avesse fatto), ogni tanto mi diverto a sperimentare ricette buone, salutari e alternative con la farina di canapa biologica. Dopo i muffin con la pasta madre, mi sono cimentata a fare la pasta senza uova, questa volta i ravioli. Perché i ravioli? Semplice, da poco ho acquistato il coppa pasta e non vedevo l’ora di provarlo!

La formula per fare la pasta senza uova è più o meno la stessa: 100 gr di semola per ogni persona, stando attenti in questo caso a sostituire 1/3 della semola totale con la farina di canapa! La ricetta dei ravioli con la salsa alla salvia poi, è di una semplicità unica, quindi concentratevi a fare bene la pasta, perché il resto è abbastanza facile.

Ricetta per pasta con farina di canapa (per 2 persone)

100 gr di semola di grano duro
60 gr di farina di canapa
300 gr d’acqua
1 cucchiaio d’olio di oliva
1 pizzico di sale

Per il ripieno:
250 gr di ricotta fresca
Scorza grattugiata di un limone ben lavato
Sale, pepe, parmigiano a piacere

-Mescolate le due farine e disponete a fontana su una spianatoia. Aggiungere l’olio, il sale e l’acqua un po’ alla volta e cominciate ad impastare energicamente fino a quando otterrete un impasto liscio che poi avvolgerete con pellicola e farete riposare per mezz’ora.

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-Mescolate gli ingredienti per il ripieno in una ciotola.

-Trascorsa mezz’ora, stendete la pasta sulla spianatoia con un mattarello e con un coppapasta, fate dei dischetti regolari a cui poi andrete a sovrapporre il ripieno con un cucchiaino.

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-Chiudete i dischetti in due parti e fissate l’estremità con i rebbi di una forchetta. Adagiate i ravioli su un vassoio infarinato e fateli asciugare per qualche ora.

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Ravioli di canapa con ricotta, limone e salsa di salvia

200 gr circa di ravioli con ricotta e limone
10 foglie di salvia (meglio se del proprio orto)
20 mandorle
Sale pepe parmigiano

-Mettere a bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo versate in un frullatore la salvia, le mandorle, il sale, il pepe, il parmigiano e frullate. Se il composto risulta troppo denso, potete aggiungere qualche cucchiaio di acqua della pasta.

-Fate cuocere la pasta e appena sale in superficie, spegnete il fuoco e scolate.

-Versate la pasta e la salsa nella pentola e fate insaporire a fiamma viva per qualche minuto.

Visto quanto è semplice? Un tipo di pasta molto casereccio, piace a chi vuole provare gusti un po’ più forti, lontani dalla dolcezza chimica della farina 00… Al prossimo esperimento con la canapa!

Per info:

Storia della canapa

Muffin alla canapa con pasta madre

Fusilli del fattore

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Guardate, non me ne vogliate ma ho fatto una foto alla pasta nell’insalatiera, perché questo piatto è talmente buono e semplice con il mio sacrosanto trittico di pomodori, acciughe e capperi, che ti vien voglia davvero di mangiarci direttamente dentro…

Riscovando un ricettario di mia nonna, ho trovato questa ricetta ideale per l’estate e con gustosamente mediterranea al 100%. Mi sono semplicemente limitata a sostituire i fusilli normali con quelli integrali e il gusto è risultato ancora più casereccio perché la pasta integrale si sa, esalta i sapori semplici. Inoltre ci ho aggiunto i capperi e i pomodori crudi (nella ricetta originale andavano sbollentati per togliere facilmente la buccia). Facilissima da preparare, il condimento è tutto crudo e si può mangiare anche fredda.

Ricetta (per 4 persone)

320 gr di fusilli
5 pomodori datterini o ciliegine
2 rametti di basilico
1 spicchio d’aglio
200 gr di ricotta fresca
4 filetti di acciughe
4 cucchiai d’olio d’oliva
13 olive nere snocciolate
Sale e pepe q.b.

Preparazione

-Togliete la buccia ai pomodori, fateli a dadini e metteteli in una capiente insalatiera (oppure sbollentateli per qualche minuto come nella ricetta originale);

-Tagliate le olive a fettine e unitele ai pomodori;

-Tritate finemente o grattuggiate l’aglio, tritate le acciughe e il basilico e aggiungeteli ai pomodori e alle olive. Aggiungete la ricotta, il sale, il basilico, il pepe e l’olio d’oliva e mescolate per bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

-Mettete a bollire l’acqua e appena bolle, salate e versate la pasta;

-Aggiungete 2 cucchiai dell’acqua di cottura della pasta al condimento nella ciotola e mescolate;

-Fate cuocere la pasta al dente, scolatela e versatela nella ciotola con il condimento.

Mescolate bene ed è fatta, potete servire! Il gusto forte dell’aglio, dell’acciuga e dei capperi viene ben stemperato dalla ricotta fresca.
Una delizia, assolutamente da provare.

 

Fare la pasta in casa: linguine di farro integrale con cozze e vongole

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Stavolta con questa autoproduzione culinaria, mi sono proprio superata! Altro che Carlo Cracco o Masterchef, stavolta casa mia sembrava veramente un ristorante stellato! La pasta di farro è ottima con frutti di mare e verdure e, essendo pugliese, ho rivisitato un piatto tipico semplice con linguine fatte in casa, senza uova. Ora non sto qui a dilungarmi, so che volete passare subito ai fatti…

Ricetta linguine di farro

400 gr di farina di farro
1 cucchiaio d’olio
250 gr d’acqua
1 pizzico di sale

Preparazione

-Fate la farina a fontana e metteteci l’olio, il sale e metà dell’acqua;
-Impastate energicamente per una decina di minuti, aggiungendo il resto dell’acqua un po’ per volta, fino a quando risulterà un impasto elastico (non troppo morbido);
-Mettete a riposare la pasta avvolta da pellicola per mezz’ora;
-Passato il tempo necessario, stendete la pasta con un mattarello, creando una sfoglia più o meno rettangolare con uno spessore di 2 mm circa;
-Infarinate bene la sfoglia sia sopra che sotto e arrotolatela su sé stessa, creando appunto un rotolo di pasta;
-Con un coltello tagliate il rotolo a striscioline, ottenendo tanti piccoli rotolini (se non vi è chiaro il procedimento, guardate questo link);
-Srotolate i rotolini di pasta e avrete ottenuto le vostre linguine che metterete ad asciugare su un piano per almeno 6 ore.

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LINGUINE DI FARRO CON COZZE E VONGOLE

Ingredienti

-3 o 4 pomodori ciliegine
-1 kg e mezzo di cozze e vongole
-4 cucchiai di olio di oliva
-1 spicchio d’aglio
-Prezzemolo, pepe a piacere
-Un bicchiere di vino bianco

Preparazione

-Mettere a bollire l’acqua per la pasta in un tegame dai bordi alti;
-In un saltapasta, mettete aglio, prezzemolo e pomodori tritati finementi e fateli soffriggere in olio;
-Una volta dorati, aggiungete le cozze e le vongole con un po’ della loro acqua, pepe e sfumate con vino bianco;
-Scolate la pasta al dente (per la pasta fresca ci vogliono pochi minuti) e saltatela in padella con gli altri ingredienti;
-Impiattate, aggiungendo un po’ di prezzemolo fresco.

Non è stata un’esperienza da poco, è stata mistica… Il gusto casereccio delle linguine esaltavano il sapore delle cozze e delle vongole, creando una cremina al sapor di mare da svenimento. Da provare.

Autoproduciamo quello che mangiamo: lasagna integrale con radicchio e ricotta

lasagna

Oggi vi parlo di roba seria: esperimenti ben riusciti di autoproduzione della pasta. Le feste stanno mettendo a dura prova i nostri stomaci, fegati, reni, però per chi non vuole rinunciare al gusto, le alternative sane ci sono, proprio come la squisita lasagna che vedete in foto con ricotta, radicchio e dadini di pancetta.

L’autoproduzione della pasta è una scelta di gusto ma prima di tutto di vita, è amore per il cibo e soprattutto verso sè stessi, che inizia con la scelta delle farine pregiate e prosegue con la voglia e la fatica di impastare e poi cucinare. Dopo avervi dato una panoramica sui vari tipi di farine, vi racconto il percorso di questo piatto di lasagne, iniziato in un mercato agricolo, dove ho acquistato la semola di grano duro integrale Senatore Cappelli. Questo tipo di grano è stato definito “razza eletta” negli anni ’30 – ’40 ed era di largo uso nelle terre di Puglia e Basilicata. Il suo nome deriva in onore del senatore abruzzese Raffaele Cappelli, promotore nei primi del novecento della riforma agraria che ha portato alla distinzione tra grani duri e teneri. (per maggiori info, visitate il sito biolandweb.it)
Questo tipo di semola pregiata, come tutte le farine integrali, non si amalgamano come la discutibile farina 00 ed è per questo che è sempre consigliato di mischiare le farine integrali con le farine bianche. In questo caso ho scelto della farina di tipo 0 bio, sicuramente meno raffinata di quella 00.

AUTOPRODUZIONE DELLA LASAGNA

Ingredienti (per 6/8 persone):

250 gr di farina tipo 0

250 gr di semola di grano duro senatore cappelli

5 uova (un uovo per ogni 100 gr)

un pizzico di sale

acqua tiepida q.b.

Preparazione:

-Mischiate le farine e disponetele a fontana, versandoci al centro un uovo alla volta e sbatterlo con una forchetta.

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-Dopo aver sbattuto un pò le uova, cercate di incorporarle con le mani, prendendo la farina dai bordi e portandola al centro e creando un panetto. La consistenza è un pò dura ma non vi spaventate…

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-Lasciate riposare il panetto per mezz’ora coperto con un panno umido. Dopo il riposo, staccate dei pezzi di pasta e stendeteli su un piano infarinato con un mattarello o con la cosiddetta “nonna papera”, ovvero la macchina per la pasta, mantenendo uno spessore 2 mm circa. A stesura compiuta, tagliate la pasta in modo da ottenere i pezzi di lasagna e disponeteli su un piano sempre infarinato.

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– Ed ecco la vostra lasagna, pronta per essere cucinata! Ma guardate da vicino quanto è bella e tenera…

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LASAGNA CON RADICCHIO, RICOTTA E PANCETTA

Ingredienti:

-500 gr di radicchio

-400 gr di ricotta

-150 gr di pancetta (facoltativo)

-1/2 lt di besciamella

-1 bicchiere di vino rosso

-1 scalogno

-parmigiano, olio, sale q.b.

Preparazione:

-Affettate sottilmente lo scalogno e soffriggerlo in una padella con un pò d’olio. Aggiungete il radicchio tagliato a listarelle, sfumarlo con il vino rosso e lasciarlo cuocere fino a quando sarà appassito.

-In una ciotola lavorate la ricotta con un pizzico di sale fino a quando diventerà morbida. Se vi sembra asciutta, aggiungere un pò di latte.

-Una volta pronti gli ingredienti, disporre in un tegame da forno la lasagna, alternando gli strati nel seguente modo: lasagna – besciamella – ricotta – radicchio – pancetta – parmigiano, fino a ad esaurire gli ingredienti. Con i dosaggi indicati, sono riuscita a fare 2 strati.

-Infornare a 250° circa per 20 min e la vostra lasagna è servita!

La vostra pasta fresca vi lascerà piacevolmente colpite, vedrete la leggerezza e l’alta digeribilità, mantenendo consistenza e quel profumo che non ha eguali con le lasagne confezionate. Fatemi sapere se la fate e buon appettito!

Farina bianca e grano impoverito: guida alle varie tipologie di farine

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Un pò di giorni fa ho letto alcuni articoli preoccupanti riguardo tonnellate di grano americano sbarcato sulle coste pugliesi o polenta cancerogena a causa di un’alta concentrazione di microtossine. Mi sembra chiaro che ad essere in pericolo sono proprio quei cibi di tradizione povera e contadina come appunto la polenta derivata dalla farina di mais e la pasta ricavata dalla farina di un grano oltreoceano che finisce ogni giorno sulle nostre tavole, come se in Italia non ce ne fosse abbastanza! Lungi da me sostenere qualsiasi forma di nazionalismo o protezionismo, ma pretendo l’informazione e la consapevolezza dell’intera filiera dei prodotti alimentari. Già 10 anni fa l’oncologo Umberto Veronesi affermò “Fa più morti di tumore la cattiva alimentazione che non lo smog“. Cominciamo allora a focalizzare l’attenzione sull’alimento base della nostra dieta: la farina, quale ingrediente fondamentale di pasta, pane, pizza e dolci.

Uno degli spunti per la mia personale rivoluzione alimentare viene sicuramente dal Campdigrano, durante il quale qualcuno affermò che la farina 00 non esiste in natura, la vera farina è solo quella integrale e vi spiego subito il motivo. La farina bianca, come lo zucchero o il sale, è un alimento fortemente raffinato introdotto nella nostra alimentazione a partire dagli anni ’50 e ’60, per produrre il pane bianco, simbolo di un progresso economico e tecnologico che ha stravolto la natura dei cibi. Viene ottenuta dal processo di molitura del seme del grano a cui vengono sottratte due componenti nutritive ricche di principi vitali: la crusca (fibra e vitamine del gruppo B) che ne costituisce la parte esterna e il germe (oli polinsaturi, vitamine, minerali) nella parte interna del chicco dando vita al cosiddetto “grano impoverito”. Il risultato è che la farina bianca derivante da questo grano contiene solo proteine di scarsa qualità e amido modificato, in quanto nel processo di produzione vengono persi buona parte degli acidi grassi insaturi ad alto contenuto alimentare e la vitamina E, per non parlare di fosforo, calcio, magnesio, manganese, potassio che vengono completamente distrutti. Inoltre, più si consumano prodotti raffinati, maggiore è l’insulina che deve essere prodotta dall’organismo, causando malattie quali l’obesità, ritenzione idrica, diabete, celiachia e intolleranza al glutine con percentuali in costante aumento.

chicco

Ma come si ottiene la farina? Per ottenere la farina è necessario macinare i chicchi dei cereali fino ad ottenere una polvere più o meno sottile, a seconda che la macinazione avvenga con impianti a cilindri o a pietra, quest’ultima migliore perchè consente di conservare parzialmente il germe del chicco. Esistono però molte altre farine che si possono ottenere dalla macinazione di diversi cereali integrali e non, e anche legumi come nel caso della farina di ceci. Il grado di raffinazione si può calcolare in base alla quantità di farina ottenuta macinando 100 kg di chicchi: più questo indice è alto, ovvero più farina si ottiene, tanto più questa è grezza. Per le farine di grano tenero il valore più elevato è quello è quello della farina integrale che è più ricca di crusca e alla vista si presenta di colore più scuro. Aumentando la raffinazione, si ha la farina di tipo “2”, seguita dalla farina di tipo “0” e infine quella “00”, la più candida di tutte. Bisogna stare attenti anche alle farine e prodotti spacciati per integrali, ma che in realtà non lo sono, perché possono avere una quantità di cereali integrali all’interno che potrebbero essere mischiati o contenere al loro interno un sacco di ingredienti inutili e malsani.

tipi

Distinguiamo allora i vari TIPI DI FARINE, in modo da avere un guida ai vari utilizzi.

Farina di grano duro: più granulosa al tatto e giallognola, può essere utilizzata per pane casereccio, pasta sfoglia e pasta fatta in casa.

Farina di grano tenero integrale: quella più “sana” e ricca di nutrimenti, utilizzabile per pizza, pane, pasta sfoglia, focacce, torte e biscotti.

Farina di grano tenero 0: a metà strada fra la farina di tipo 2 e quella 00, indicata per pasta sfoglia, pizze, pane, focacce, torte e biscotti.

Farina di grano tenero 00: a causa del suo grano impoverito diventa una specie di collante nelle preparazioni e quindi si presta meglio per la preparare dolci ma anche pane, focacce, pan di Spagna, biscotti, creme, besciamelle

Farina di grano tenero tipo 2: ha caratteristiche intermedie tra la farina integrale e quella di tipo 0 e si può utilizzare per la preparazione di pizza, pane, torte, pasta sfoglia, biscotti e focacce.

Farina di farro: deriva dalla macinazione del cereale fra i più antichi ad essere coltivata dall’uomo, viene tuttora utilizzata per la produzione di pane e pasta.

Farina di riso: può presentarsi sotto forma di amido puro o in polvere di riso ottenuta dalla macinazione del chicco intero ed è una buona sostituta della farina di frumento per gli intolleranti al glutine.

Manitoba: definita “farina forte” per il suo alto contenuto di glutine rispetto alle altre, adatta a lunghe panificazioni da cui si ottiene un impasto elastico da utilizzare per pane, dolci, pasta lievitata, pizza.

Farina di mais: a grana grossolana e di colore giallo, è utilizzata principalmente per la polenta.

Kamut: derivata dalla macinazione del grano khorosan che conserva ancora intatto il suo patrimonio genetico, quindi sicuramente di qualità superiore alle altre.

Farina di ceci: ottenuta dalla macinazione dei ceci, può essere utilizzata per la farinata, creme, come addensante per salse o pasta fresca.

Farina di grano saraceno: inconfondibile per il suo colore scuro, è indicata per la preparazione di ricette tradizionali come i pizzoccheri o anche per pasta e biscotti.

Crusca di grano tenero: la crusca è la parte esterna del chicco di grano e si ottiene dopo la prima lavorazione in mulino, ha un elevato contenuto di fibra e può essere utilizzata in aggiunta a yogurt, tè o nella preparazione di dolci e biscotti.

Crusca d’avena: ha lo stesso contenuto in fibre della crusca ma ha un maggior contenuto di germe, amidi e proteine e viene utilizzata principalmente nella preparazione di biscotti dietetici o in aggiunta a yogurt, tè.

Semola di grano duro: utilizzata per preparare il semolino impiegato per gnocchi alla romana o cibi per bambini.

La mia non vuole pretendere di essere una guida esaustiva, in quanto l’argomento è abbastanza complesso, ma uno spunto alla riflessione e un motivo per mettere in dubbio tutti quei cibi che ogni giorno ci circondano e costituiscono la base della così decantata dieta mediterranea “geneticamente modificata”.