Cucina stagionale: caserecce di canapa alla crema di zucca e timo

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Come promesso eccomi qui a condividere con voi le ricette della mia proposta di menù stagionale per questo mese con qualche consiglio all’ascolto. Iniziamo con un godurioso primo, stagionale e salutare che con il suo colore arancio vivo ci ridarà un po’ di grinta visto l’arrivo del primo freddo. La zucca è uno dei miei ortaggi autunnali preferiti (la mangerei anche a colazione e non è detto che ciò non accadrà…in qualche nuova ricetta) e ottobre, tra feste pagane, profumi e colori è il mese che più di tutti ci ricorda che è pronta ad essere colta nei nostri orti e portata in tavola. Ed è stato proprio l’autunno e il caldo arancio della zucca, mi hanno fatto ha ispirata anche a proporre un po’ di sana musica folk, partendo dall’abc, un superclassicone, ovvero Harvest del grandissimo Neil Young che potrete ascoltare tranquillamente su Spotify con un semplice clic sull’immagine che troverete alla fine del post. Ma passiamo al lato ancora più interessante, la ricetta!

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INGREDIENTI:

Per la pasta

250gr di semola di grano duro

50gr di farina di semi di canapa

150gr circa di acqua

1 cucchiaino di olio evo

Per il condimento:

¼ di zucca a buccia verde

1 cipollotto

Sale pepe timo e rosmarino (nella variante più ghiotta ci servirà anche della panna vegetale, io ho usato quella di avena)

Ora pronti e mani in pasta!!

PROCEDIMENTO

Una volta pesate le farine disporle a fontana e aggiungendo il cucchiaino di olio e poco per volta l’acqua fino ad ottenere un panetto ancora ruvido che andrà lavorato per una decina di minuti, finché non risulterà un impasto liscio ed elastico (vale sempre il trucchetto di tastare con un dito l’impastato, se l’impronta del vostro dito tenderà a risalire in pochi secondi l’impasto è pronto). Lasciar riposare il panetto, coperto di pellicola, per circa 30 minuti.

Quando l’impasto avrà finito di riposare saremo pronti a dare finalmente forma alla nostra pasta. Uno dei formati più semplici ed indicati per questo condimento sono le tagliatelle, o perchè no anche i maltagliati, ma se anche voi come me avete piacere di avere le mani in pasta potrete sbizzarrirvi con altri formati.

Per dare la forma di caserecce non avendo gli appositi strumenti io mi sono adoperata così: ho suddiviso l’impasto in 4 parti, da queste ho ricavato 4 salsicciotti abbastanza fini e successivamente ho tagliato il salsicciotto in piccoli pezzetti di pochi millimetri di spessore (5 mm circa). Ottenuti i nostri pezzetti d’impasto non bisogna far altro che trascinarlo con una forchetta leggermente infarinata finché non si viene a creare il ricciolo. Una volta presa la mano ci vorranno circa 10 minuti per terminare la lavorazione. La pasta dovrà rimanere all’aria per circa 1 ora così che si asciughi leggermente. Nella foto qui sotto potrete vedere il procedimento riassunto.

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PER IL CONDIMENTO:

Passiamo al condimento della nostra pasta. Come prima cosa dovremo pulire la zucca (ricordatevi sempre di recuperare anche i suoi semi) e tagliarla a dadini. Prendiamo una padella, e facciamo rosolare, con un filo d’olio, il cipollotto che una volta che sarà imbiondito sarà pronto a ricevere la nostra zucca, il sale e il pepe. Se avrete tagliato la zucca a cubetti non molto grandi ci metterà circa 15 minuti per ammorbidirsi.

Quando la nostra zucca risulterà facile fa schiacciare con una forchetta non ci resterà altro da fare se non aggiungere il timo e il rosmarino e frullare il tutto e se anche voi avrete voglia di una coccola in più suggerisco di aggiungere circa mezza confezione di panna vegetale, io in questo caso ho aggiunto la panna d’avena (non disperate la restante panna vegetale non verrà buttata ma ci servirà per la nostra seconda ricetta!! )

Ora potremo finalmente assemblare il tutto:

La nostra pasta avrà bisogno di cuocere circa 5 min in acqua bollente salata, nel frattempo riscalderemo il nostro condimento in una padella. Appena la pasta salirà a galla potremo unirla al condimento scolandola con una schiumarola. (Useremo la nostra acqua di cottura per mettere in ammollo i nostri piatti sporchi). Impiattiamo, qualche altra fogliolina di timo e BUON APPETITO e BUON ASCOLTO!

Are you ready for the country? A giovedì con la prossima ricetta!

Felicia

Neil Young protesta contro gli OGM con un album anti-Monsanto

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Neil Young, l’artista eletto ecopunk per eccellenza, ha annunciato l’uscita del nuovo album The Monsanto Years il 16 giugno 2015, registrato con  Promise of the Real, una band che vede attivi Lukas e Michah, entrambi figli di Willie Nelson. Come si può immaginare, l’album è composto da canzoni che criticano la multinazionale delle biotecnologie Monsanto, ribadendo il suo impegno politico e la sua sensibilità ai temi ecologici.

Durante un concerto a sorpresa a San Luis Obispo (California), Young ha eseguito qualcuno dei nuovi brani intitolati Monsanto Years, Too Big to Fail, Seeds e infine Rock Starbucks. Questo ultimo pezzo è molto probabilmente un riferimento all’invito del leggendario chitarrista a boicottare Starbucks, l’azienda del caffè apparentemente unita alla Monsanto in una causa per fermare Vermont dal richiedere alle aziende di etichettare gli alimenti geneticamente modificati.

In ogni caso, Monsanto Years uscirà il 16 giugno e Neil Young sarà in tour questa estate. Nel frattempo vi invito a firmare la Petizione su Avaaz per fermare l’uso del glifolato, il pesticida cancerogeno prodotto dalla Monsanto, e ci gustiamo un estratto dal secret concert di Young con i Promise Of The Real…

Nirvana: Punk To The People! Le foto della mostra su Kurt Cobain e il Grunge

Nirvana: Punk to the people!

Questo il nome della mostra fotografica alla Fabbrica del Vapore di Milano sui Nirvana e su tutto il movimento grunge che, a vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, racconta la storia di una delle band più significative degli anni ’90 e di quel movimento grunge formatosi a Seattle.

La mostra rievoca i momenti fondamentali dei Nirvana, dalla formazione al rapporto con le altre band di quel periodo; in particolare quello con i Pearl Jam, di cui Cobain ha inizialmente criticato loro di essere troppo commerciali (da ricordare però la loro battaglia contro la Ticketmaster, da leggere in una delle foto della gallery) ma, poi diventati grandi amici fino alla morte di Cobain.

Sulla vita e sulla morte di Cobain si è scritto e speculato tanto a partire dal suo suicidio e dall’ultima frase della sua lettera d’addio “It’s better to burn out Than to fade away” che è una citazione della canzone “My My, Hey Hey” del padrino del grunge Neil Young, pezzo scritto, ironia della sorte, per Johnny Rotten, cantante dei Sex Pistols e fondatore del punk inglese.

La mostra Punk to the People è inserita all’interno di un’esposizione più grande dal titolo Inside Music Outside Art e nel quale abbiamo trovato con piacevole sorpresa, Art Rock l’esposizione delle preziose chitarre di Claudio Orciani. Vere e proprie opere d’arte, simbolo dell’artigianalità italiane  fatte con frammenti di pelle, metallerie, minuterie, ovvero con tutti i materiali usati per la prototipazione degli accessori rock.

di Mr. Self Destruct

L'ecologismo di Neil Young: dalle magliette in cotone organico al Farm Aid

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L’attivismo di Neil Young è inarrestabile. Circa un mese fa, con un messaggio sul suo sito ufficiale rivolto ai suoi fans, Neil Young ha annunciato la decisione di ritirare dal commercio (sia dal proprio negozio online che dalle bancarelle per la vendita durante i concerti) tutto il merchandise prodotto con cotone non organico per sostituirlo con quello prodotto mediante cotone naturale. Il cotone industriale, continua nella nota, viene prodotto con un larghissimo uso di pesticidi fatti con base petrolchimica, con funghicidi ed erbicidi; sostanze che vengono assorbite dal terreno e finiscono con l’influenzare anche le colture vicine, entrano nelle forniture d’acqua e finiscono per inquinare anche altre forme di vita. Young prosegue denunciando l’industria del cotone convenzionale come il secondo consumatore di pesticidi del mondo e ricordando che l’Environmental Protection Agency (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) considera 7 dei 15 pesticidi più utilizzati per il cotone come note, probabili o possibili sostanze cancerogene. Ma non finisce qui.

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Manca pochissimo al Farm Aid, il festival giunto alla sua 25esima edizione, iniziato con un concerto di beneficenza nel 1985 Champaign (Illinois) e organizzato da Willie Nelson , John Mellencamp e Neil Young per raccogliere fondi a favore delle famiglie di agricoltori negli Stati Uniti. Oggi il Farm Aid è un’organizzazione senza scopo di lucro, al cui già citato consiglio di amministrazione si è aggiunto nel 2011 Dave Matthews e la cui missione è di mantenere le famiglie degli agricoltori nella loro terra promuovendo il cibo da aziende familiari (con stand informativi durante l’evento); far crescere il Good Food Movement attraverso l’incremento della rete tra gli agricoltori e i consumatori; aiutando gli agricoltori a trovare le risorse necessarie per accedere a nuovi mercati, il passaggio a pratiche agricole più sostenibili e redditizie, e sopravvivere disastri naturali; intraprendendo azioni per cambiare il sistema con le organizzazioni locali, regionali e nazionali.

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L’edizione del 2014 si terrà il 13 settembre a Raleigh, North Carolina nel Walnut Creek Amphitheatre e includerà nella line up, oltre a Willie Nelson , John MellencampNeil Young e Dave Matthews, anche Jack White, Gary Clark jr e tanti altri artisti per un mega concerto dalle 12 della mattina alle 23 della sera e le maglie vendute saranno rigorosamente in cotone organico (con tanto di filiera nel sito)!

Sicuramente un festival eco-punk, peccato sia dall’altra parte del mondo! Possiamo consolarci però con la playlist del Farm Aid su Spotify

E per chi volesse saperne di più, date un’occhiata al Sito Ufficiale

Green riot! Big Yellow Taxi di Joni Mitchell

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Continuamo la rubrica Green riot! Canzoni per l’ambiente. Oggi cominciamo a soffermarci sull’analisi delle canzoni, sui loro testi e qualche cenno sui loro autori che hanno dato in qualche maniera, il loro contributo artistico alla causa ambientale.

Ho deciso di iniziare con una donna, precisamente con Joni Mitchell e la sua Big Yellow Taxi, un pezzo del 1970 scritto e interpretato dalla cantautrice canadese che, con il suo romanticismo sofferto e lucido, è entrata di diritto nell’olimpo dei folksinger al fianco di Bob Dylan e Neil Young. Le sue esperienze di vita dura, dalla poliomelite a nove anni al girovagare con la sua figlia senza un soldo, dal trasferimento a New York alle esperienze amorose finite male, sono state riscattate nel suo album Blue del 1971, considerato dalla critica il migliore e quello da lei più sentito. Quello che colpisce è il suo atteggiamento romantico nella ricerca della felicità, che però è impossibile con il risultato di una perenne malinconia, Blue appunto. Il tutto filtrato da una sensibilità tipicamente femminile ed è questo che le conferisce la marcia in più.

Big_Yellow_Taxi_-_Joni_Mitchell[1]Tornando al brano Big Yellow Taxi, fu pubblicato come singolo e inserito nell’album Ladies of Canyon, rappresentativo del suo “folk confessionale”, ed è la canzone ritenuta fra le prime ad avere contenuti ambientalisti. La Mitchell ebbe l’idea del brano durante un viaggio alle Hawaii. Guardando fuori dalla finestra dell’albergo in cui soggiornava, poteva vedere lo spettacolo dell’oceano Pacifico, contrapposto ad un parcheggio sottostante all’albergo. È esemplificativo in questo senso il famoso verso del brano “They paved paradise to put up a parking lot“, traducibile come “(Loro) hanno asfaltato il paradiso per costruirci un parcheggio“. I versi “They took all the trees, put ‘em in a tree museum/And charged the people a dollar and a half just to see ‘em” (“Hanno tolto tutti gli alberi, li hanno messi in un museo degli alberi/E chiedono alla gente un dollaro e mezzo solo per vederli“) è un riferimento al giardino botanico forestale di Honolulu, un giardino botanico in cui si trovano alcune specie di piante rare o in via di estinzione. L’ultima parte della canzone lascia spazio alle confessioni più intimiste dell’artista, in cui parla del suo “old man” che va via con un taxi giallo.

Nel corso degli anni Big Yellow Taxi è stata oggetto di numerose cover da parte di importanti artisti internazionali. Nel 1973 anche Bob Dylan ne registrò una propria versione nell’album Dylan, ma la versione più famosa rimane senz’altro quella registrata nel 2002 dai Counting Crows, in seguito inserita nella colonna sonora del film Due Settimane Per Innamorarsi. In occasione del film, i Counting Crows registrarono il brano con Vanessa Carlton.

Adesso diamo una lettura al testo e poi ci gustiamo la versione originale di Big Yellow Taxi. Buon ascolto!

They paved paradise and put up a parkin’ lot
With a pink hotel, a boutique, and a swingin’ hot spot
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lotThey took all the trees, and put em in a tree museum
And they charged the people a dollar and a half to see
them
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise, and put up a parking lot

Hey farmer, farmer, put away your DDT
I don’t care about spots on my apples,
Leave me the birds and the bees please
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lot
Hey now, they paved paradise to put up a parking lot
Why not?

Listen, late last night, heard the screen door slam
And a big yellow taxi took my girl away
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lot
Well, don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise to put up a parking lot
Well now, they paved paradise
And put up a parking lot

I don’t wanna give it
Why you wanna give it
Why you wanna givin it all away
Hey, hey, hey
Now you wanna give it
I should wanna give it
Now you wanna givin it all away

Hey, paved paradise, put up a parking lot
Paved paradise, and put up a parking lot

Green riot! Honour the Treaties, il mini tour di Neil Young contro i giganti del petrolio

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Green Riot! È la nuova rubrica di l’Eco Punk che tratta di canzoni scritte e cantate per cause ambientaliste o in generale per denunciare la mancanza di diritti umani legata a politiche tutt’altro che sostenibili; canzoni per la protesta quindi, quando la musica e l’attivismo si incontrano per dare vita all’ecomilitanza.

Con questa rubrica ripercorreremo le canzoni a sfondo ambientale nel corso dei decenni, ma oggi si parte con una news di pochissimi giorni fa: domenica scorsa a Toronto la leggenda del rock Neil Young ha tenuto il primo di una serie di quattro concerti di beneficenza (a Toronto, Winnipeg, Regina e Calgary), nell’ambito del mini tour Honour the Treaties con il quale il rocker intende raccogliere fondi per la Athabasca Chipewyan First Nation (ACFN) – comunità locale che possiede la propria riserva nell’Alberta, a sud ovest del lago Athabasca – ma soprattutto denunciare la politica ambientale insostenibile e altamente pericolosa che il governo canadese sta portando avanti negli ultimi anni.

Neil Young, che con il figlio ha visitato uno dei 50 siti canadesi di questo tipo, ha descritto l’esperienza come “la cosa più brutta a cui abbia mai assistito: una dimostrazione di avidità e mancanza di rispetto”, e ha perciò deciso di intraprendere un’azione di protesta piuttosto determinata. La causa scatenante è stata la decisione di Ottawa, duramente criticata da Young durante la presentazione del mini tour, di permettere al colosso del petrolio Shell Oil di espandere la propria miniera di Jackpine, che si trova su terreni di proprietà dei popoli indigeni canadesi ancora protetti da accordi, approvando il progetto di raddoppiamento della produzione di bitume a 300.000 barili al giorno e creando 750 posti di lavoro. La risposta non si è fatta attendere e il portavoce del primo ministro Jason MacDonald ha replicato sostenendo che “il settore delle risorse crea opportunità economiche e offre posti di lavoro ai canadesi, garantendo retribuzioni medio-alte”.

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Ma alcuni primi gruppi nazionali ed ambientali dicono che il potenziale danno ambientale del progetto supera i benefici economici dell’ampliamento della miniera, denunciando nei dintorni di Athabasca che il piano di espansione viola diverse leggi federali in materia di pesca e a rischio specie, nonché i diritti di trattato (già nel 2010 sono stati trovati “pesci mutanti” proprio nelle acque del lago Athabasca). Greenpeace Canada inoltre ha accusato Ottawa di mettere gli interessi delle compagnie petrolifere davanti ai diritti degli abitanti e alla protezione dell’ambiente.

Honour the Treaties mira a raccogliere $ 75.000 e a partire da sabato mattina, più di $ 23.972 sono stati raccolti. Nella prossima data a Winnipeg, Young sarà anche affiancato dalla cantante jazz Diana Krall, conosciutissima in Canada, mentre la data finale di Calgary è già sold out. Tutto il ricavato dei concerti finanzierà la causa ACFN intentata contro la Shell Oil per le violazioni degli accordi contrattuali sottoscritti.

Durante la data di Toronto, Neil Young ha eseguito Pocahontas, dedicata ai nativi americani. E noi ce l’ascoltiamo per sentirci un pò più vicini alla protesta.

Neil Young and The Crazy Horse: performance strepitosa al Rock in Roma

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Protagonista indiscusso della scena rock mondiale fin dagli anni ’60, Neil Young dopo 30 anni è tornato a Roma dove, per oltre due ore davanti a 8 mila persone, ha dato vita a un live elettrizzante con la vecchia band dei Crazy Horse, con cui ha pubblicato nel 2012 Americana e ora l’ultimo, doppio cd, Psychedelic Pill. Un lavoro senza tempo composto di brani psichedelici, interminabili e magnetici riproposti sul palco insieme a Frank Poncho Sampredro, Billy Talbot e Ralph Molina. Il concerto inizia con Love And Only Love e Powderfinger, prosegue con Walk Like A Giant dall’ultimo album, passando per il suo classicone Heart of Gold e la cover di Blowin’in the Wind fino a chiudere con l’epica e liberatoria Rockin’ In The Free World. L’Eco Punk non poteva perdere quest’evento e per l’occasione, si avvale del racconto “di pancia” di un altro recensore presente a Roma (beato lui!). Ecco cosa ci scrive:

E poi c e’ lui,il grande vecchio del rock Neil Young, capace con quella chitarra di far suscitare negli amanti del genere gran belle sensazioni, dal suono cosi’ attuale (come se appartenesse alle nuove generazioni di musicisti), ma fantastico allo stesso tempo,suoni e distorsioni suonati con una semplicita’ ed attualita’ impressionante da un grande vecchio del rock.

Solo ascoltando due ore abbondanti del suo concerto, si puo’ capire da chi (senza far nomi) grandi musicisti e bands che lo hanno succeduto hanno potuto ispirarsi; circondato da una band come i Crazy Horse tanto semplice quando direi a dir poco perfetta in tutto.Continua cosi’ vecchio Neil e grazie mille per lo splendido spettacolo e le belle sensazioni!

Credo che per questo grande artista non bastino papiri per esprimere il suo spettacolo ma solo pochi ed essenziali concetti!! W IL ROCK’ N ROLL!

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L’Eco Punk non può che sostenere vivamente questo concetto semplice ed efficace di Blondy e con l’esortazione di Young, Keep on Rockin’ in the Free World, salutiamo con la sua esibizione a Roma. Grande Zio Neil!!!