Nirvana: Punk To The People! Le foto della mostra su Kurt Cobain e il Grunge

Nirvana: Punk to the people!

Questo il nome della mostra fotografica alla Fabbrica del Vapore di Milano sui Nirvana e su tutto il movimento grunge che, a vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, racconta la storia di una delle band più significative degli anni ’90 e di quel movimento grunge formatosi a Seattle.

La mostra rievoca i momenti fondamentali dei Nirvana, dalla formazione al rapporto con le altre band di quel periodo; in particolare quello con i Pearl Jam, di cui Cobain ha inizialmente criticato loro di essere troppo commerciali (da ricordare però la loro battaglia contro la Ticketmaster, da leggere in una delle foto della gallery) ma, poi diventati grandi amici fino alla morte di Cobain.

Sulla vita e sulla morte di Cobain si è scritto e speculato tanto a partire dal suo suicidio e dall’ultima frase della sua lettera d’addio “It’s better to burn out Than to fade away” che è una citazione della canzone “My My, Hey Hey” del padrino del grunge Neil Young, pezzo scritto, ironia della sorte, per Johnny Rotten, cantante dei Sex Pistols e fondatore del punk inglese.

La mostra Punk to the People è inserita all’interno di un’esposizione più grande dal titolo Inside Music Outside Art e nel quale abbiamo trovato con piacevole sorpresa, Art Rock l’esposizione delle preziose chitarre di Claudio Orciani. Vere e proprie opere d’arte, simbolo dell’artigianalità italiane  fatte con frammenti di pelle, metallerie, minuterie, ovvero con tutti i materiali usati per la prototipazione degli accessori rock.

di Mr. Self Destruct

Ecocucinando con Lisa Casali: Hamburger con ceci e scarti di ortaggi stagionali

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Hamburger con ceci e scarti di barbabietole, carote, sedano, cipollotti, zenzero, guarnito con avocado e cipollotti: ecco il prodotto finale di una pranzo alternativo. Invitante vero? Vi passerò la ricetta, ma andiamo per ordine.

In un paio d’ore abbiamo fatto un viaggio attraverso i profumi e i sapori dell’ecocucina. Ma cos’è esattamente questa ecocucina? Appena arrivate la foodblogger Lisa Casali ci ha raccontato un pò la sua storia e il suo approdo ad un modo rivoluzionario di cucinare, che parte dal rispetto delle materie prime e l’utilizzo della tecnologia per valorizzarle, con il massimo del gusto e della resa. Ma non è tutto, perchè l’ecocucina è anche attenzione agli sprechi, in quanto frutta e ortaggi sono utilizzati al 100% per valorizzare anche le parti meno nobili. Un modo di pensare e di cucinare quindi rivoluzionario, sostenibile, economico, gustoso e salutare.

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E se è rivoluzionario e sostenibile, è senz’altro un modo di pensare e agire ecopunk! Proprio per questo ero lì col mio grembiulino arancione in dotazione, pronta per cucinare insieme ad altre venti persone appassionate di innovazioni culinarie, tutte unite nel rendere protagonisti loro, gli ortaggi, nella splendida cucina con forno a vapore di Miele Design ad Arclinea a Milano, in occasione del Fuori Salone.

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E adesso passiamo al dunque: la ricetta. Gli hamburger sono stati preparati con la collaborazione di tutti i partecipanti, c’era chi tagliava, chi affettava, chi impastava e nel mentre si parlava di cucina sostenibile, di consumi e risparmi energetici, di calorie e intolleranze. La ricetta ci è stata passata integralmente e io sul mio blog, mi limito a fare il passaparola e a testimoniare la loro genuinità.

 

CENTRIFUGATO E HAMBURGER DELL’ORTO

Ingredienti per 6 persone

500 gr di fave decorticate lessate o ceci cotti
2 cucchiai di farina di ceci
250 gr di scarto di centrifugato di ortaggi misti di stagione (es. 2 carote, sedano con foglie, 2 barbabietole rosse, la parte verde di un cipollotto, 1 pezzetto di zenzero)
1 avocado maturo
2 cipollotti freschi
1/2 limone
Qualche foglia di insalata
6 panini da hamburger
Olio evo, sale e pepe q.b.
Ketchup, Maionese, Salsa Yogurt homemade (facoltativo)

Preparazione

-Lavate bene tutti gli ortaggi, tagliateli grossolanamente lasciando bucce e foglie. Tenete da parte una carota e un gambo di sedano e tagliateli a bastoncini, affettate mezza barbabietola e tenete da parte qualche fettina.
-Centrifugate tutto e suddividete nei bicchieri, decorando con gli ortaggi: il centrifugato è pronto.

centrifugati

-Frullate le fave o i ceci e unite la polpa di scarto del centrifugato, 2 cucchiai di farina di ceci, sale e pepe. Mescolate il composto, riponete in frigorifero e lasciate riposare per 30 minuti.

-Rivestite una teglia con carta da forno, aiutandovi con un coppa-pasta date forma agli hamburger direttamente sulla teglia.

-Spennellateli con l’olio e infornate a 180° in modalità ventilata per 25 minuti. Dopo 15 minuti, girate gli hamburger e spennelateli d’olio anche sull’altro lato.

-Tagliate l’avocado a metà e mettete la polpa in un contenitore, spruzzate con il succo di limone, un cucchiaio di olio, sale, pepe, e lavoratela con una forchetta in modo da avere un impasto cremoso.

-Tagliate i panini a metà e tostateli in forno con la funzione grill. Lavate l’insalata e affettate il cipollotto.

-Componete i panini con la foglia di lattuga, l”hamburger, la crema di avocado, qualche rondella di cipollotto e una spruzzata di salsa homemade.

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Il risultato visivo è quello della foto in alto, per quanto riguarda il gusto, senza ombra di dubbio, posso davvero dire che sono stati buoni, morbidi e gustosissimi (uno era poco eheh). Ottimi per i bambini, sempre un pò restii a mangiare le verdure, per vegani e vegetariani. Esperienza da rifare, hamburger da provare!

L'Eco Punk cucina con Lisa Casali per il Fuori Salone

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Oggi alle 12.30, l’Eco Punk avrà l’onore di cucinare insieme alla bravissima foodblogger Lisa Casali, sì proprio lei, quella di Orto e Mezzo su LaF, nonchè autrice di libri sull’ecocucina, dalla cucina con gli scarti alla cottura in lavastoviglie. L’evento è stato organizzato da Miele in occasione della Milano Design Week e avremo la possibilità di cucinare usando forno a vapore e altri fantastici elettrodomestici e pranzare in uno showroom davvero speciale, quello di Arclinea, in Corso Monforte (S. Babila) a Milano.

Sono davvero onorata! Chiunque si trovi a passare, è il benvenuto.

Riso integrale: proprietà e ricetta con zafferano e gorgonzola

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Torno a proporre una ricetta con il mio cereale preferito, il riso. Precedentemente ho proposto ricette con il riso basmati o il riso venere, questa è la volta del riso integrale. Andiamo a vedere da vicino cosa lo differenzia dagli altri.

Proprietà.
Il riso integrale è riso grezzo a cui non è stata tolta solo la buccia non commestibile, contenendo quindi la crusca e il germe di grano. Contiene una grande quantità di fibra alimentare, è un alimento rinfrescante, disintossicante e lievemente lassativo, privo di glutine e altamente digeribile e quindi non affaticando lo stomaco, è indicato in caso di problemi di sovrappeso al posto della pasta almeno una volta al giorno.

Cosa lo differenzia dal riso bianco.
Un pò come per la farina, anche il riso grezzo viene raffinato perchè sottoposto a processi di sbiancatura, attraverso lo sfregamento dei chicchi, e la lucidatura che rende il chicco più bianco e levigato, ottenendo così il riso bianco. Addirittura il riso viene chiamato brillato, quando vengono aggiunti talco e glucosio che conferiscono una maggiore brillantezza. Ma cosa succede quando il riso viene raffinato? Perde il 70% dei sali minerali, si riducono le quantità di amido, vitamine e proteine e la fibra scompare del tutto.

Come si cucina.
Il riso integrale vuole una cottura sicuramente più lunga rispetto a quello bianco e si cuoce con acqua e un pò di sale a fuoco lento. Ho trovato tre metodi.
1. Cottura classica. Mettere il riso in ammollo in una ciotola di acqua fredda, così da togliere le eventuali impurità affioranti. Eliminare l’acqua e versare il riso integrale pulito in acqua su fuoco vivace con coperchio fino ad ebollizione, rispettando le dosi di 1 tazza di riso in 2 tazze e mezzo di acqua fredda. Dopo l’ebollizione abbassare la fiamma e togliere il coperchio e quando l’acqua sarà completamente assorbita (dopo circa 45/50 min), il riso è pronto.
2. Cottura pratica. Rispettando sempre le dosi di acqua e riso, li mettiamo in una pentola con i bordi alti con coperchio e portiamo ad ebollizione per dieci minuti, aggiungiamo sale quanto basta, portiamo ad ebollizione  e lasciamo bollire per dieci minuti circa. Spegnamo la fiamma e lasciamo riposare, perché il riso continuerà a cuocere anche a fiamma spenta, sfruttando il calore dell’acqua e assorbendola man mano. Lasciamo così anche un paio d’ore. Quando è ora di mangiare, non  resta che assaggiarlo e controllare se è cotto ed eventualmente rimetterlo sul fornello per qualche minuto per scaldarlo, ed eventualmente terminare la cottura, se necessario.
3. Con pentola a pressione. Dopo aver lavato il riso, metterlo nella pentola a pressione con il doppio di acqua (1 tazza di riso per 2 di acqua fredda), porlarlo a ebollizione e calcolare 25/30 min dal momento del fischio della pentola.

RICETTA CON ZAFFERANO E GORGONZOLA (per 2 persone)
Il riso integrale come quello venere, è abbastanza versatile. Trovandomi a Milano e avendo fatto la spesa al Mercato della Terra, ho cercato di riprodurre un piatto assolutamente a filiera corta.

riso integrale

– 2 tazze di riso (circa 80 gr a testa)

-1/2 cipolla bianca

-100 gr di gorgonzola

-1 bustina di zafferano

-1 bicchiere di vino bianco

-erba cipollina

Preparazione

-Dopo aver cotto il riso in acqua secondo il metodo di cottura a voi più congeniale, scolatelo e versatelo in una padella capiente, dove avete soffritto precedentemente la cipolla tagliata finemente, aggiungendo fate sfumare a fiamma vivace.

-Abbassate la fiamma e aggiungete lo zafferano. Quando il riso diventerà giallo, spegnete il fuoco e aggiungete il gorgonzola che avete tagliato precedentemente a dadini, il pepe e l’erba cipollina.

Pronto! Ricetta semplice, gustosa e salutare. Da provare.

Terra Madre Day. Celebra il tuo cibo!

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Il 10 dicembre è la giornata del Terra Madre Day! L’iniziativa mondiale organizzata da Slow Food, celebra il cibo locale buono, pulito e giusto. Tante le attività in programma intorno a questa data in ogni parte del mondo che puntano a promuovere produzioni e metodi di consumo sostenibili presso le proprie comunità e i decisori locali, in modo da salvaguardare la biodiversità alimentare, portare l’educazione del gusto ad adulti e bambini e mettere in contatto i produttori con i consumatori.

Trovandomi a Milano, sabato 7 dicembre per festeggiare la nostra madre terra, mi sono recata al Mercato della Terra alla Fabbrica del Vapore, un mercato agricolo tenuto ogni primo e terzo sabato del mese che mette in rete produttori e consumatori e vuole diffondere la cultura del mangiare locale con la spesa a Km 0, cucinare con creatività, conservare il cibo della memoria, riscoprire e far conoscere un piatto o un prodotto che rischia di scomparire, utilizzare quello che si ha in frigorifero o in dispensa, senza sprechi, risparmiare prodotti ed energia, condividere con gli altri il proprio cibo e il piacere di mangiare.

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Una bellissima giornata di sole ci ha permesso una passeggiata e una chiacchierata con i produttori locali, svelandoci provenienza, produzione e curiosità popolari intorno al cibo da loro proposto, fra profumi e sapori del nord Italia, in particolare del Parco Agricolo Sud Milano, un parco che ha come scopo quello di mettere in relazione la città con la campagna e che interessa un’estesa area di cinta da est a ovest di Milano, coinvolgendo 61 comuni. A questo progetto devo molto, perchè ho vissuto in uno dei comuni che ne fanno parte (proprio vicino la ciclabile lungo il Naviglio di cui avevo già scritto in un post), e ho avuto modo di conoscere il territorio agricolo intorno a Milano e approfondire tutte le bellezze naturali, culinarie e paesaggistiche che molto spesso, si tende ad ignorare per pregiudizio nei confronti della Lombardia.

pane

Abbiamo avuto modo di assaggiare e acquistare formaggi, salumi, farine pregiate, vino, riso integrale, birre artigianali, pane con farine integrali e lievito madre (come quello che vedete nella foto su), tanta frutta e verdura, marmellate e succhi di frutta. In occasione del Terra Madre Day inoltre, il Mercato della Terra ha offerto la possibilità di gustare e condividere piatti tipici lombardi a prezzi popolari, cucinati e tenuti al caldo dalla Cascina Caremma, facente parte della comunità del cibo Slow Food.

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Noi abbiamo scelto lasagnette al cavolo nero e salsiccia e bocconcini di manzo al vino con polenta integrale, il tutto accompagnato da una buonissima birra artigianale. E che ve lo dico a fare? Era tutto meravigliosamente squisito! E non poteva mancare l’attenzione per gli imballaggi, la raccolta differenziata, la distribuzione di piatti biodegradabili.

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E con questo packaging, da me ribattezzato un invito al glocalismo alcolico, concludo il mio post annunciando prossime ricette in arrivo con riso e farina acquistata al mercato di Milano.

Per conoscere tutte le iniziative in Italia, visita il sito ufficiale di Slow Food.

Istantanee da Nick Cave and the Bad Seeds

L’Eco Punk ama Nick Cave e questo era già stato detto. Il 28 novembre è tornato in Italia con i Bad Seeds: alto, nero, magro e con una voce infernale, ha suonato e fatto impazzire tutto l’Alcatraz di Milano. Il nostro amico Mr Sel Destruct dopo aver recensito il il ritorno di re inchiostro in Italia dopo 5 anni, è tornato a vederlo a Milano e fra lacrime ed emozioni forti (è riuscito anche a stringergli la mano), ci lascia una piccola gallery di immagini del concerto. Buon viaggio.

Scaletta Nick Cave and the Bad Seeds, 28/11/2013, Milano – Alcatraz

We No Who U R
Jubilee Street
Tupelo
Red Right Hand
Mermaids
The Weeping Song
From Her to Eternity
West Country Girl
God Is in the House
Into My Arms
Love Letter
Higgs Boson Blues
The Mercy Seat
Stagger Lee
Push the Sky Away
We Real Cool
Papa Won’t Leave You, Henry
Deanna
Do You Love Me?

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Bike to school: la critical mass di bimbi e genitori

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Oggi con grande successo in varie città d’Italia, c’è stata l’iniziativa Bike to school. Niente auto per andare a scuola, ma una pedalata di bimbi e genitori per dimostrare che anche nelle grandi città, si può andare a scuola in bici in sicurezza e sicuramente con tutt’altro spirito. “L’iniziativa nasce con lo scopo di portare i bambini in bicicletta, anche nelle città in cui è difficile farlo da soli, quindi mettere insieme dei gruppi per fare un minimo di massa critica e affrontare insieme il traffico cittadino“, spiega Anna Becchi di Bike to School. L’idea è partita da Roma da un’idea di un’associazione di genitori di una scuola del quartiere Esquilino e si è già allargata ad altre zone della città e d’Italia coinvolgendo contemporanemente Bologna, Napoli, Milano e Caserta.

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L’entusiasmo e la partecipazione sono stati enormi, infatti Anna Becchi ha affermato: “abbiamo avuto una risposta che non ci aspettavamo. Io, che sono una ciclista abituale e normalmente porto i miei bambini in bicicletta, prima non vedevo altre mamme fare la stessa cosa, ora invece registro un’adesione eccezionale“. A Milano ad esempio, i bambini, accompagnati dai genitori e da volontari di Critical Mass, sono partiti con un corteo colorato con palloncini, corone di fiori hawaiane e cappelli da clown.

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Un gran successo quindi, tanto che molte scuole hanno deciso di svolgere l’iniziativa ogni venerdì, in barba alle mamme che accompagnano i bimbi col suv…

Intrecci di carte, PVC, pensieri ed emozioni

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Cos’è stato Intreccio d’autore? Un momento di conoscenza e scambio di tecniche antiche applicate a materiali di recupero, fra persone con tanta voglia di conoscere e mettersi alla prova, mescolando i vecchi saperi artigianali con la consapevolezza dei materiali utilizzati, sulla loro provenienza e sul loro ciclo di vita.

Appena arrivate ai Frigoriferi Milanesi, io e Michela siamo state accolte con simpatici omaggi cosmetici e poi ospitate nella bianca sala Carroponte dove un lungo tavolo aspettava solo di aver contatto con gente alle prese col lavoro manuale. Dopo le presentazioni iniziali, abbiamo notato che le nostre partecipanti erano tutte donne (un pò ce l’aspettavamo), alcune insegnanti negli istituti tecnici di moda, altre appassionate, altre hanno colto l’occasione per imparare a creare qualcosa di materialmente concreto partendo dagli accessori, alcune del nord, altre del sud venute appositamente a trovarci. Il comune denominatore è stata proprio la voglia di conoscere e recuperare prima di tutto i saperi tradizionali in quanto patrimonio immateriale della cultura italiana, da sempre a vocazione artigianale e agricola, consapevoli della sua ricchezza e della sua applicazione ai più svariati settori.

In fondo la sostenibilità si basa proprio su questo: recuperare conoscenze ed esperienze pratiche tramandate per secoli, utilizzando gli strumenti offerti dalla tecnologia, per poter raggiungere più persone possibili nella maniera più veloce possibile e questo lo si può fare in svariati settori come l’ agricoltura, i trasporti, l’edilizia e anche la moda. Ebbene il cosidetto faber e sapiens (campdigrano docet) è applicabile anche ad un settore a volte visto come porto della frivolezza e dell’apparenza, dove in realtà è celato un’arte fatta di tecniche, di saperi artigiani e di duro lavoro che non ha nulla a che vedere con i lustrini e la leggerezza proposta dai mass media.

TIPI DI INTRECCI

Durante il workshop abbiamo analizzato due tipi di intrecci.

1. Intreccio trama e ordito usato da sempre per la tessitura, dapprima con telaio a mano e in seguito per la creazione dell’armatura del tessuto nella produzione industriale. Questo tipo di intreccio è stato applicato all’intreccio di PVC ma si può utilizzare anche per la camera d’aria.

Schema trama e ordito

Schema trama e ordito

2. Intreccio incrociato utilizzato per produrre sedie di paglia, tappeti e cuscini con intreccio di sbieco (la stoffa piegata pronta all’intreccio).

Di seguito delle sequenze fotografiche in senso orario per mostrarvi il procedimento per realizzare una pochette con intreccio incrociato. Tutto comincia dalla costruzione del modulo, base dell’intreccio, e l’incastro.

Costruzione del modulo in sequenza oraria

Costruzione del modulo e incastro in sequenza oraria

Una volta realizzati modulo e incastro potete proseguire secondo il tipo di creazione (per es. per una borsa ci vogliono almeno 15 incastri) e procedere alla chiusura in cui è fondamentale l’inizio e la fine della striscia per renderla possibile.

Chiusura in sequenza oraria

Chiusura in sequenza oraria

Chiuso l’intreccio, a questo punto si possono unire degli altri per creare un oggetto contenitore di qualsivoglia dimensione. Nel caso voleste realizzare una pochette, bisogna procedere con la chiusura del fondo che consiste nel cucire in verticale con un filo tutti i rombi che si sono venuti a creare.

borsa

Chiusura per la creazione di una borsa

La pochette è fatta! Questa tecnica dell’intreccio incrociato può essere utile per tanti tipi di materiale comuni che ritroviamo anche nelle nostre dispense come riviste, giornali, pacchi di pasta, cioccolatini. Se si vuole utilizzare un modo del tutto sostenibile, al fine di un corretto ciclo di vita del prodotto, è possibile cucire con una striscia di tetrapak che attraversa tutta la borsa, passando per il fondo, ottenendo così una pochette riciclata e riciclabile al 100%. Un esempio è la borsa creata dall’intreccio dei codici a barre delle confezioni di pasta.

Borsa realizzata con l'intreccio incrociata di codici a barre

Borsa realizzata con l’intreccio incrociato di codici a barre

Con questa tecnica antichissima si possono creare tantissimi oggetti come frontini, orecchini o dei comodissimi pouf. Largo alla fantasia!

Siate creativi, ma siatelo in maniera sostenibile.

Riso basmati con pollo e verdure al curry e zenzero

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Giunta a Milano da pochi giorni, avevo tanta nostalgia dei suoi luoghi. Dopo la consueta passeggiata sul Naviglio Grande, capatina al Libraccio e birra artigianale in un locale sul naviglio, sono tornata nel mio market arabo di fiducia in Giambellino per comprare il mio amato riso basmati, spezie a pochi euro, olio di cocco e acqua di rose puri, ghassoul ed hennè.

Adoro il riso e quindi appena arrivata a casa, mi sono messa subito ai fornelli per cucinare il riso basmati con pollo e verdure al curry e zenzero, una pietanza di origine indiana che ho modificato, usando l’italianissima cipolla rossa di tropea, aggiungendo i fagiolini (perchè stagionali) e omettendo lo yogurt, per gusto personale e anche digestivo, perchè senza lo yogurt questo piatto è sicuramente più leggero.

INGREDIENTI

1 cipolla rossa di tropea

3 tazze da caffè di riso basmati

100 gr di fagiolini

2 carote

2 zucchine

300 gr di petto di pollo

1 cucchiaio di olio d’oliva

sale, pepe nero, curry, zenzero, erba cipollina o prezzemolo q.b.

PREPARAZIONE

-Lessate le carote e i fagiolini. Tagliate a rondelle le zucchine e il pollo a pezzetti.

-Mettete a bollire dell’acqua in una pentola, secondo la proporzione 4 tazzine d’acqua per ogni tazza di riso. Appena bolle, calate il riso e abbassate la fiamma in modo da farlo cuocere lentamente per circa un quarto d’ora. Solo quando è quasi cotto, aggiungete il sale fino per insaporirlo.

-In una padella abbastanza capiente fate soffriggere la cipolla nell’olio, aggiungete le zucchine tagliate a rondelle e fatele appassire.

-Aggiungete il pollo, il sale, il pepe e fate cucinare lentamente. Non appena il pollo è cotto aggiungete le carote, i fagiolini, il curry e un’abbondante manciata di zenzero, saltate in padella e continuate a cuocere lentamente, mescolando di tanto in tanto.

-Non appena il riso è cotto, spegnere il fuoco e fatelo riposare lontano dai fornelli per 10 minuti.

-Servite il pollo e il riso e spargete un pò di erba cipollina o prezzemolo sul riso, oppure si può anche servire mescolandoli insieme a seconda dei gusti. Io ho tenuto separato il riso perchè mi piace troppo…

Buon appetito!

Confessioni di una mente mediamente metropolitana sul Campdigrano

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Il caso non si sa se è mai tale oppure una necessità dettata dal karma, fatto sta che partecipando al #Campdigrano mi è sembrato di essere nel posto giusto, al momento giusto e spiego perchè.

Ho sempre pensato che il Cilento fosse un territorio da visitare, ma la mia voglia irrefrenabile di andar via dal Sud, ha accantonato questa mia curiosità. Sono sempre stata una nordofila e esterofila, mi pesavano le tradizioni e la mentalità assistenzialista del Sud e viaggiando e vivendo tre anni e mezzo a Milano, mai avrei pensato che dopo tanti lavori, master in copywriting, dure rinunce ed emicranie, Milano “la città del fare” per eccellenza, mi regalasse alienazione, precariato e sentimenti usa e getta.

A giugno ho deciso di tornare a Barletta con la speranza di poter fare qualcosa e districandomi fra raccomandazioni, furti di idee, scarsità di mezzi e servizi e soprattutto scarsa voglia di rinnovamento, è arrivato il Campdigrano grazie alla partecipazione ad un contest lanciato dal portale Tour nel Sud, che offriva la possibilità di partecipare al Camp come reporter. La vincitrice sono stata io ma una cosa è balzata agli occhi leggendo l’articolo scritto su di me dal portale: “è stata scelta per le sue competenze”.  In quel momento ho pensato: “Leggo bene, parlano di competenze?” Strana parola qui al Sud…

Così parto per Caselle in Pittari, una paesino sull’Appennino campano di cui ignoravo l’esistenza fino a due settimane fa, trovando storie di speranza, di sudore, di fatica, di mani sporche di terra e tanta voglia di fare. Storie di gente come me, uscita dal proprio paese per studio o lavoro che si è ritrovata a fare i conti con una crisi economica di cui non ha voluto pagarne il prezzo. Storie di individui che ritengono l’attuale sistema economico inadatto ad assicurare una vita dignitosa e che proprio nelle città affollate si paga il prezzo più alto. Storie di persone che hanno deciso di tornare nel profondo Sud e di far qualcosa per la propria terra recuperando semi di grano di qualità antiche in nome di un’autonomia alimentare che garantisse un’identità comunitaria, un rete di relazioni basate sulla fiducia e sull’ospitalità, una difesa del patrimonio immateriale, un’etica del lavoro di matrice artigiana, uno sguardo sempre attento all’innovazione.

Qualità dei prodotti e dei rapporti al di là delle mode del momento (biologico, consorzi, etc.). Questo è l’insegnamento più grande che mi ha lasciato #Campdigrano, la cui ricerca personale era già cominciata a Milano boicottando il consumo e la comunicazione dei prodotti delle multinazionali e andando contro la visione della pubblicità solo come “braccio destro del capitalismo”, scegliendo la strada dell’umiltà e della sostenibilità come necessaria alla ripresa economica del paese.

La metropoli a volte mi manca, i suoi stimoli culturali, i melting-pot, la funzionalità, la neve, i concerti punk, ma credo che allo stato attuale una città come Milano abbia un modello di produzione ormai obsoleto, basato ancora sul crudele circolo del “produci, consuma, crepa”. Eppure proprio Milano con i suoi luoghi e le sue persone, mi ha dato la possibilità di conoscere e approfondire certe tematiche come la sovranità alimentare, il riuso e il riciclo, la mobilità, gli orti condivisi, l’importanza dell’agricoltura che poi ho ritrovato in Cilento.

Non ho ancora le idee chiare sul futuro e tantomeno mi sento pronta per il ritorno all’agricoltura, ma sicuramente il Campdigrano mi ha dato una spinta nella ricerca di qualcosa di autentico e al tempo stesso innovativo nella mia terra. Se la ricerca continua è grazie al Camp e alle splendide persone conosciute che hanno dato forza ad un pensiero finalmente comune.

Grazie Campdigrano.