La Notte del Lavoro Narrato

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Che notte stanotte! Sono abbastanza emozionata nell’aver proposto e messo su l’evento della Notte del Lavoro Narrato, con l’aiuto dei ragazzi dell’Arci Carlo Cafiero di Barletta. Ma cos’è questo evento?
La Notte del Lavoro Narrato è un evento nazionale in cui tutti nello stesso giorno e alla stessa ora, si riuniscono per  leggere, narrare, cantare, dipingere, rappresentare, condividere storie di lavoro. Un evento a cui ho avuto la fortuna di assistere a Caselle in Pittari (SA) durante il Campdigrano e che mi ha fatta talmente appassionare alla causa, che ho deciso di portarlo e farlo conoscere anche nella mia città natale, per poterci mettere in rete con il resto d’Italia e sentircii parte integrante del cambiamento.
Che sia lavoro precario o fatto bene, che sia esperienza propria o di altri, l’importante è confrontarsi in merito a quello che da un pò di anni a questa parte, è diventato una piaga sociale per milioni di persone.

E cosa c’è di meglio di confrontarsi su un problema comune? Far sentire la propria voce? La Notte del Lavoro Narrato è l’incontro di donne e uomini diversi per età, interessi, convincimenti e però accomunati da questa voglia di fare bene le cose, di trovare nel lavoro il senso di una vita più ricca e dunque più degna di essere vissuta, di contribuire tutti assieme, portando ciascuno il proprio mattoncino, al Rinascimento dell’Italia.

Chiunque può partecipare: bastano un pò di amici, qualche libro da leggere, una storia da raccontare, una chitarra da strimpellare, fare qualche foto e qualche video, anche solo con un telefonino, non dimenticando di aggiungere l’hashtag, #lavoronarrato, e vivere tutti assieme una notte indimenticabile.

Stasera alle 20.30 saremo tutti all’Arci Carlo Cafiero di Barletta per parlare di lavoro contemporaneamente ad altre persone di tutta Italia e non solo. Guardate qui per vedere le altre iniziative in Italia e all’estero.

Partecipa anche tu e porta il tuo contributo, perché il cambiamento parte soprattutto dall’amore per il proprio lavoro e non dimenticare l’hashtag #lavoronarrato!

Per maggiori info lanottedellavoronarrato.org

Buon Natale da l'Eco Punk

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Colgo l’occasione per svelarvi una curiosità: sapete che originariamente il vestito di Babbo Natale era verde? Dopo il 1930 il colore dell’abito è stato cambiato in rosso con l’aggiunta degli inserti del cappuccio in pelliccia bianca solo dopo che la Coca-Cola ha iniziato a utilizzarlo nei suoi spot pubblicitari, trasponendovi i colori tradizionali della sua bevanda classica.

Le rappresentazioni di Babbo Natale in Russia sono invece legate al tradizionale personaggio di Nonno gelo, che porta i regali ai bambini ed è vestito con un cappotto azzurro.

Mentre traete conclusioni, l’Eco Punk augura un buon Natale in Rock, green è sempre meglio però…

Crollo nervoso: la new wave indipendente tutta italiana

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Avrete sentito parlare di new wave almeno una volta nella vita. Tanta musica alternativa attuale si ispira a questo genere musicale che letteralmente significa “nuova onda”  ma nuova onda in contrapposizione a cosa? E perchè nasce e si sviluppa questa nuova onda?

La new wave o post punk è quel movimento che nasce a cavallo fra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, dalle ceneri del punk. Dopo i colorati anni ’60 e gli psichedelici e progressivi anni ’70, c’è stata la rottura con il movimento punk che ha spazzato via tutti i manierismi musicali precedenti, perseguendo la strada della denuncia sociale a suon di accordi scarni e rabbiosi e toccando il suo apice rivoluzionario nel biennio ’75-’76 con gruppi come i Sex Pistols, i Clash (che hanno saputo ben reinventarsi), i Ramones, i Velvet Underground, gli Stooges. Per sua stessa natura però, la rivoluzione punk tende presto ad estinguersi, lasciando il posto ad un periodo definito post-punk che tende ad evolversi verso strutture musicali più complesse e articolate che se pur riconducibili alla rivoluzione punk, si evolvono secondo linee le più diverse e frammentate.

Ed è qui che entra in scena la new wave, ovvero una nuova onda che ingloba in sé varie forme ed espressioni attinte da varie arti come la pittura, la grafica, il cinema, la scrittura, creando delle commistioni difficili da etichettare, ma che hanno tutte in comune degli strascichi della cultura punk all’insegna della “semplificazione sintetica dell’approccio musicale” (come afferma Alino Stea su Onda Rock). Fra i maestri della new wave sicuramente ci sono i Cure, Siouxsie and The Banshees, i Joy Division, i Talking Heads, David Bowie, gli Smiths, Blondie, i Devo, i Teenage Jesus And The Jerks di Lydia Lunch e tanti altri. Ma questa è storia.

Bene, sono qui per parlare di una pagina tutta italiana che purtroppo non è entrata nella storia e che ho conosciuto mio malgrado solo pochi giorni fa, grazie ad un mio amico che durante le sue ricerche musicali sul web, ha trovato e mi ha passato i link di uno speciale della Rave Up Records in cui, con straordinarie immagini di repertorio e interviste autentiche, viene mostrata la scena della new wave italiana quasi sconosciuta anche ai più e mette in risalto il fermento culturale in città come Bologna e Firenze, che nulla aveva da invidiare a città come Londra o New York.

Di quel periodo si ricordano i CCCP, i Diaframma e i Litfiba, quest’ultima l’unica band che è riuscita ad emergere e a continuare la carriera negli anni successivi, ma andando a guardare questo speciale, ci si rende conto della miriade di band che costellavano il fervido panorama musicale di un tempo.

Per me è stata una scoperta ed è per questo che sono qui a postare questo speciale in due parti.

Buona visione!

Parte prima:

Parte seconda:

Bike to school: la critical mass di bimbi e genitori

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Oggi con grande successo in varie città d’Italia, c’è stata l’iniziativa Bike to school. Niente auto per andare a scuola, ma una pedalata di bimbi e genitori per dimostrare che anche nelle grandi città, si può andare a scuola in bici in sicurezza e sicuramente con tutt’altro spirito. “L’iniziativa nasce con lo scopo di portare i bambini in bicicletta, anche nelle città in cui è difficile farlo da soli, quindi mettere insieme dei gruppi per fare un minimo di massa critica e affrontare insieme il traffico cittadino“, spiega Anna Becchi di Bike to School. L’idea è partita da Roma da un’idea di un’associazione di genitori di una scuola del quartiere Esquilino e si è già allargata ad altre zone della città e d’Italia coinvolgendo contemporanemente Bologna, Napoli, Milano e Caserta.

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L’entusiasmo e la partecipazione sono stati enormi, infatti Anna Becchi ha affermato: “abbiamo avuto una risposta che non ci aspettavamo. Io, che sono una ciclista abituale e normalmente porto i miei bambini in bicicletta, prima non vedevo altre mamme fare la stessa cosa, ora invece registro un’adesione eccezionale“. A Milano ad esempio, i bambini, accompagnati dai genitori e da volontari di Critical Mass, sono partiti con un corteo colorato con palloncini, corone di fiori hawaiane e cappelli da clown.

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Un gran successo quindi, tanto che molte scuole hanno deciso di svolgere l’iniziativa ogni venerdì, in barba alle mamme che accompagnano i bimbi col suv…

Il grano antico supera i confini del Cilento: la semina a Baronissi

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“La prospettiva del grano” di Giuseppe Jepis Rivello

Cos’è stata la semina del primo novembre? Nella condizione attuale, mi risulta difficile mettere da parte le emozioni e cercare di scrivere con uno sguardo esterno, ma cerco di fare il mio meglio.

Ritornare in Campania per la semina del grano di Caselle in Pittari, ritrovare la bellezza della terra e delle persone che la popolano, mi ha dato la sensazione di essere inserita in una rete di relazioni positive cadenzate da un ciclo naturale in cui il seme del grano costituisce il simbolo attorno a cui ruotano tutta una serie di valori condivisi quali la fratellanza, l’ospitalità, la genuinità dei rapporti e la consapevolezza di quello che mangiamo e di quello che vogliamo.

Qualche giorno fa ho letto un articolo in cui si diceva che fare il pane è un ottimo rimedio per combattere la depressione e addirittura in Inghilterra sono tantissime le panetterie che si stanno mettendo a disposizione per aiutare le persone ad affrontare problemi di salute mentale. Ebbene senza arrivare ai casi estremi, anche la semina del grano, la prima azione necessaria per produrre pane e pasta, ha avuto i suoi effetti benefici e rilassanti, infatti a chi mi chiede il motivo per cui ho preferito seminare il grano piuttosto che festeggiare Halloween dopo giornate intere in ufficio davanti al pc, la mia risposta è semplice: per respirare. Sì proprio così, mentre seminavo ho respirato a pieni polmoni la bellezza e l’autenticità dei rapporti, la mutua assistenza, la natura e finalmente ritrovare me stessa, la mia essenza cercando di capire la direzione futura, aiutata dai ritmi della natura.

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Cernita del grano

Col Campdigrano ho conosciuto la fine del ciclo del grano e sono tornata per conoscerne l’inizio, la semina del grano antico recuperato che da Caselle in Pittari è arrivato a Baronissi, nella terra di un gentilissimo Sig. Peppe che non coltivava grano da trent’anni perchè sconveniente e ora ha accettato di sfidare il mercato e le sue leggi, proprio come i ragazzi di Caselle. Si è seminato quindi il grano cilentano di qualità carusedda e ianculidda secondo tradizione salernitana, tramite i solchi fatti con un piccolo aratro di legno detto ratiell, superando così i confini del Cilento vero e proprio e portando con sé il valore dell’autenticità.

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Solchi col ratiello

Che dire ancora? Il valore del grano e del lavoro attorno ad esso sono di straordinaria importanza e proprio per questo siamo stati ospitati nella splendida residenza rurale l’Incartata a Calvanico, un rural hub immerso nel verde, dove abbiamo gustato colazioni con prodotti provenienti dalla cumparete e goduto di paesaggi meravigliosi.

Sono stata ringraziata più volte per aver partecipato alla semina, ma il punto è che prima di tutto sono io a ringraziare Michele, Giuseppe Jepis, il sig. Peppe e tutta la cumparete per avermi fatto sentire a casa e per avermi fatto… respirare!

L'Eco punk inviata di Tour nel Sud al #Campdigrano

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Dopo vari saliscendi Barletta – Milano, trip mentali sul restare al sud o rimanere al nord, ho scelto di trascorrere l’estate a Barletta. Devo dire che ad ora ne è valsa la pena (a parte la lontananza dal cane per cui tanto ho sofferto), perchè la Puglia mi sta aprendo le porte ad interessanti collaborazioni professionali, sto conoscendo tanta gente in gamba e preparata che crede nella comunicazione 2.0 come strumento per un cambio culturale, ma che mi permettesse di svolgere una vacanza-studio in Cilento, proprio non l’avrei mai lontanamente immaginato!

Dopo aver conosciuto i ragazzi di Tour nel Sud in Hub Bari (un coworking ecosostenibile, in cui si respira aria di innovazione), ho partecipato e ho vinto il contest per diventare la loro reporter al Camp di Grano, un evento dal 14 al 21 luglio su alfabetizzazione e innovazione rurale a Caselle in Pittari, in cui ci saranno workshop e spiegazioni pratiche sull’agricoltura sostenibile, sulla mietitura del grano, cromatografia e tanto altro ancora, il tutto culminante nel Palio del Grano.

La mia gioia ovviamente è immensa. Sul sud ci sono sempre tanti pregiudizi (io non sono esente), si dice che va tutto male, che è pieno di gente gretta e chiusa, che vai avanti se sei amico degli amici…Ebbene questi ragazzi conosciuti poco più di due settimane fa, mi stanno dando l’opportunità di fare un’esperienza formativa soprattutto a livello personale, in quanto sarò una campista e come tale mi sporcherò davvero le mani di terra, e poi professionale perchè sarò la loro reporter dell’evento sui social network, approfondendo le tematiche relative alla digitalizzazione dell’agricoltura, una cosa in cui credo fortemente.

Vi consiglio di dare un’occhiata a:

-il blog di Tour nel Sud che fornisce una guida online delle città pugliesi, itinerari turistici a tema, iniziative di sensibilizzazione alla mobilità sostenibile e al consumo di prodotti a km 0,

Camp di Grano l’esperienza formativa a cui parteciperò e su cui vi terrò aggiornati,

Hub Bari, il coworking per innovatori sociali.

Ora basta con i preamboli e le parole dolci, fra pochi giorni la punkettona si rimbocca le maniche e va a mietere il grano!

Le piste ciclabili trainano il commercio e aumentano i posti di lavoro

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Le piste ciclabili non contribuiscono unicamente a proteggere i ciclisti dal traffico automobilistico, ma possono costituire un nuovo impulso per l’economia locale: questo è quello che è emerso da una recente ricerca condotta nel centro di New York. La creazione di nuove piste ciclabili e la riparazione di quanto già esistente può rappresentare un’importante opportunità di incrementare i posti di lavoro e per trainare il commercio.Le piste ciclabili rappresentano un fattore in grado di favorire il turismo, di ampliare le possibilità di offrire nuovi impieghi e di favorire le vendite dei negozi che si trovano lungo tali percorsi, oltre che dei punti vendita dedicati proprio al mondo della bici e del ciclismo, sia sportivo che come passatempo.

Secondo i dati più recenti, i punti vendita locali collocati nelle vicinanze delle piste ciclabili hanno potuto trarre vantaggio da un incremento delle vendite pari al 49%, un dato particolarmente rilevante in un periodo di crisi globale. Le attività commerciali cittadini sono sicuramente agevolate dal fatto che un ciclista non perde tempo per trovare un parcheggio fino allo sfinimento come gli automobilisti che, molto spesso, desistono e si dirigono verso i grandi centri commerciali, a scapito sempre dell’economia locale.

Uno studio condotto in Oregon ha misurato invece l’impatto della diffusione dell’impiego della bicicletta e delle piste ciclabili sul turismo. Basandosi su di un sondaggio che ha coinvolto circa 5000 persone, gli esperti hanno calcolato come i ciclisti in vacanza giungano a spendere 400 milioni di dollari all’anno, di cui 175 milioni in vitto e alloggio, 54 milioni in generi alimentari e 28 milioni in riparazioni, abbigliamento e attrezzature. Il cicloturismo è in grado inoltre di assicurare 4600 nuovi posti di lavoro.

La realizzazione di piste ciclabili e gli spostamenti correlati alla mobilità sostenibile non offre dunque vantaggi unicamente dal punto di vista ambientale o della salute di chi compie maggiore movimento, ma anche per quanto concerne l’economia dei luoghi che decidono di incentivare la diffusione di modalità di spostamento non inquinanti.

Durante le recenti campagne elettorali in Italia si è accennato molto alla mobilità sostenibile, molti candidati hanno pensato di intercettare il voto dei ciclisti urbani inserendo nel loro programma la solita litania delle piste ciclabili.

Speriamo che non sia solo demagogia e che dopo i risultati positivi ottenuti Oltreoceano, le piste ciclabili ed il cicloturismo possano essere considerati dalla politica come punti di partenza primari per garantire nuovi posti di lavoro e trainare l’economia, risollevando il critico commercio locale e il turismo nel nostro Paese. Noi cittadini invece dobbiamo impegnarci sempre più a segnalare le anomalie nella mobilità cittadina e a pretendere di muoverci in sicurezza e in maniera sostenibile.