Nirvana: Punk To The People! Le foto della mostra su Kurt Cobain e il Grunge

Nirvana: Punk to the people!

Questo il nome della mostra fotografica alla Fabbrica del Vapore di Milano sui Nirvana e su tutto il movimento grunge che, a vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, racconta la storia di una delle band più significative degli anni ’90 e di quel movimento grunge formatosi a Seattle.

La mostra rievoca i momenti fondamentali dei Nirvana, dalla formazione al rapporto con le altre band di quel periodo; in particolare quello con i Pearl Jam, di cui Cobain ha inizialmente criticato loro di essere troppo commerciali (da ricordare però la loro battaglia contro la Ticketmaster, da leggere in una delle foto della gallery) ma, poi diventati grandi amici fino alla morte di Cobain.

Sulla vita e sulla morte di Cobain si è scritto e speculato tanto a partire dal suo suicidio e dall’ultima frase della sua lettera d’addio “It’s better to burn out Than to fade away” che è una citazione della canzone “My My, Hey Hey” del padrino del grunge Neil Young, pezzo scritto, ironia della sorte, per Johnny Rotten, cantante dei Sex Pistols e fondatore del punk inglese.

La mostra Punk to the People è inserita all’interno di un’esposizione più grande dal titolo Inside Music Outside Art e nel quale abbiamo trovato con piacevole sorpresa, Art Rock l’esposizione delle preziose chitarre di Claudio Orciani. Vere e proprie opere d’arte, simbolo dell’artigianalità italiane  fatte con frammenti di pelle, metallerie, minuterie, ovvero con tutti i materiali usati per la prototipazione degli accessori rock.

di Mr. Self Destruct

Cosmesi di Halloween: maschera viso alla zucca

mascherazucca

Oggi è Halloween e l’ortaggio simbolo di questa festa è sicuramente la zucca. Se siete in procinto di utilizzarla per creare la vostra lanterna o il vostro piatto orrorifico, ricordate di conservare un pezzetto di polpa per la vostra maschera viso di Halloween. Fa strano? In realtà non lo è perché la zucca è ricca di antiossidanti, ideale quindi come antirughe e per le pelli miste perché pulisce a fondo e al tempo stesso idrata. Io l’ho provata ieri e il risultato mi ha alquanto sorpresa: pelle luminosa, levigata e idratata, tanto che la crema viso dopo il trattamento si stendeva più facilmente.

Ricetta maschera di Halloween (per pelli miste)

1 pezzo di zucca grande quanto una noce
1 cucchiaino di yogurt bianco
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di argilla bianca

Prendete il pezzo di zucca crudo e grattugiatelo in una scodella. Aggiungete gli altri ingredienti e mescolate ottenendo una consistenza cremosa. Applicatela sul viso pulito e tenetela fino a quando si asciuga completamente. Risciacquate con acqua tiepida, applicate un tonico e poi la crema viso.

Sostituzioni per pelle secca o con rughe

Se desiderate una maschera più idratante e lenitiva, basta semplicemente stufare il pezzo di zucca in forno (mi raccomando non accendete il forno solo per un pezzetto di zucca!), schiacciarlo con la forchetta, aggiungere gli altri ingredienti e sostituire l’argilla bianca con l’amido di riso o di mais.

Quando cuocete la zucca, ricordate di non buttare via i semi perché buoni e salutari, basta infornarli a 180° con un po’ di sale fino a quando diventano dorati e potrete gustarli. Ma non finisce qui… I semi potete tritarli e aggiungerli ad un po’ d’olio di riso o di mandorle e fare uno scrub viso-corpo ai semi di zucca.

Che ve ne pare Halloween antispreco? Non si butta via niente!

E a proposito di zucche…

Per saperne di più sulle origini di Halloween e le proprietà della zucca: Cos’è Halloween? La festa fra rituali, zucche e scherzetti

Pearl Jam – Trieste: live report

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Quattro anni. Tanto è durata l’attesa per rivedere i Pearl Jam esibirsi in data e, si sa, l’attesa non è mai ripagata a dovere, neanche dopo le 3 ore di concerto di ieri sera. A Trieste sono arrivati da ogni parte del mondo: dalle vicine Slovenia e Croazia, dal Belgio, dall’Olanda, addirittura dal Sud Africa e, se richiamano oltre 90000 persone in due date, un motivo ci sarà.

Salgono sul palco poco prima delle 21 davanti a circa 35000 persone che li attendono impazienti ed iniziano con un poker di ballate tra cui Black e Small Town. Si passa, poi, a pezzi più cattivi iniziando con Why Go e Animal. A quanto pare il suono del Nereo Rocco sia più netto rispetto a San Siro e, anche Vedder, si sente più a suo agio mostrando anche che il tutore al ginocchio dà meno fastidio, concedendo anche la confessione di aver bevuto troppo vino a Milano e subito dopo offre un brindisi a tutto lo stadio.

Il primo momento di commozione arriva dopo la sorpresa Deep, quando Vedder racconta di aver perso il suo miglior amico la scorsa settimana a cui gli dedica Come Back; la prima parte si conclude con Do The Evolution e Rearviewmirror ripartendo con l’acustica Let Me Sleep e le doppie cover dei Mother Love Bone: Chloe Dancer e Crown Of Thorns dedicandole ad un fan in prima che indossa proprio la maglia del gruppo che fu di Andy Wood; la seconda parte si chiude in maniera aggressiva passando da State Of Love And Trust a Life Wasted, da Jeremy alla furiosa Porch dove la band fa volare le lampade sul palco (particolare l’effetto della telecamera su una di esse che genera un vortice psichedelico sullo schermo).

L’encore 3 si apre con l’intensa Better Man e l’aggressiva Once (una delle rarità di scaletta) passando poi ad Alive e la cover Keep On Rockin’ In The Free World in cui letteralmente tutto lo stadio salta e impazzisce, chiudendosi con la schitarrata di McCready con Yellow Ledbetter.

Dopo 34 pezzi, i PJ sono apparsi compatti e nonostante l’età che avanza, hanno dimostrato ancora una volta che ci mettono sempre il cuore nei loro concerti: le corse di McCready, le piroette di Jeff Ament, i salti e le urla di Vedder riportano la mente indietro negli anni ma dimostrano ancora una volta la carica che hanno e che riescono a trasmettere al pubblico. Quello che conta realmente è che i Pearl Jam sono una band da vedere almeno una volta e tutte le volte che si può, come solo il rock sa fare.

Lunga vita ai Pearl Jam, lunga vita al rock and roll.

Mr. Self Destruct

Trattamento per capelli anticaduta: olio e shampoo al peperoncino e rosmarino

Sto ascoltando Father Figure – Dead Confederate

Dall’album Sugar, 2010

Genere: Alternative, Alt Rock, Grunge, Psychedelic Rock

trattamentoanticaduta

Cosa c’entra il peperoncino con i capelli? Finalmente sul mio blog, un trattamento per la caduta dei capelli già collaudato: l’oleolito al peperoncino. Ebbene sì, proprio lui, il peperoncino che usiamo a tavola per insaporire le pietanze, è un ottimo rinforzante per i capelli perché stimola la circolazione sanguigna e contrasta la caduta dei capelli.

Tempo fa mi è giunta una richiesta per un trattamento anticaduta che fosse completamente naturale (le fiale anticaduta contengono tantissimi derivati del petrolio) e ho fatto in casa l’oleolito al peperoncino da usare come lozione pre-shampoo da tenere in posa per 15 minuti circa dopo un bel massaggio con le dita. Il risultato ha sbalordito anche me: dopo mesi di utilizzo, i capelli erano più forti, sani e la caduta si è addirittura fermata! Ovviamente il tizio interessato, oltre a richiedermi più volte l’oleolito, l’ultima volta mi ha chiesto uno shampoo per completare il trattamento e dopo svariate ricerche fra marche costose e più o meno sostenibili, sono arrivata ad una conclusione: non mi piace usare tensioattivi e altri agenti schiumogeni, perché non provare allora ad arricchire uno shampoo neutro delicato?

E così ho fatto. Ho preparato il mio oleolito con i peperoncini del Cilento, dono di un cumpare del Campdigrano dopo la semina del grano a Baronissi, arricchito questa volta con il rosmarino dal mio orticello sul balcone, ottimo anch’esso per lucidare e rinforzare i capelli. Ho messo quindi in un contenitore di vetro, una manciata di peperoncini sbriciolati e due rametti di rosmarino e li ho coperti interamente con olio di oliva. Dopo venti giorni ho filtrato e ho ottenuto l’olio piccante aromatizzato al rosmarino che vedete nella bottiglietta di vetro in foto (in un post precedente vi ho fatto vedere il mio oleolito da filtrare).

Appena pronto l’oleolito, ho acquistato uno shampoo neutro delicato e biologico (se lo fate, state attenti a leggere l’inci) e l’ho arricchito con l’oleolito e gocce di oli essenziali di rosmarino.

Ricetta shampoo anticaduta

200 ml di shampoo neutro
3 cucchiai di oleolito al peperoncino (anche solo l’olio d’oliva è già rinforzante)
20 gocce di olio essenziale di rosmarino

Preparazione: aggiungete i tre cucchiai di olio e le gocce di olio di olio essenziale allo shampoo e agitate bene in modo che si tutti gli ingredienti si amalgamano bene.

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Allora, ricapitolando il tutto, ecco la ROUTINE ANTICADUTA:

1. massaggiate l’oleolito al peperoncino e rosmarino su tutta la testa e lasciate in posa per 15 minuti (se riuscite anche di più);
2. sciacquate e procedete con lo shampoo arricchito;
3. fate un ultimo risciacquo con acqua fresca e aceto bianco o di mele (1 cucchiaio di aceto per 1 lt di acqua) al posto del balsamo.

I risultati sono visibili agli occhi: capelli sani, lucenti, morbidi e più forti; questo trattamento è adatto sia per gli uomini che per le donne e cos’altro aggiungere? Il mio amico a cui ho consigliato tutto questo, è diventato un mio “cliente” affezionato.

E per chi non sa cos’è un oleolito e la differenza con gli oli essenziali e gli estratti, vi consiglio di leggere uno dei miei primi post: Tinture madri, oleoliti, oli essenziali: istruzioni e qualche ricetta per schiarirvi le idee.

Olio solido dopobarba alla menta for man

Sto ascoltando Smile – Pearl Jam

Dall’album No Code, 1996

Genere: Grunge, Alt Rock, Alternative

oliosolido

Con questa autoproduzione ho raggiunto un traguardo: per la prima volta ho creato un cosmetico per uomo! Ce ne ho messo un po’ di tempo e dopo alcune richieste, mi sono cimentata a studiare la composizione e a dare un’effetto scenico al cosmetico più usato dagli uomini, il dopobarba. Facile da creare, ho utilizzato l’olio di mandorle dolci e l’olio di aloe vera per il loro potere addolcente e purificante a cui ho aggiunto gli oli essenziali di menta e tea tree, utili per prevenire le irritazioni. Unica raccomandazione è quella di mettere l’olio negli stampini e tenerlo in frigorifero per 24 ore per poterlo staccare facilmente.

Ricetta (per più stampini)

26 gr di burro di karitè
24 gr di cera d’api
24 gr di olio di mandorle
24 gr di olio d’aloe
1 cucchiaino di amido di riso
5 gocce di olio essenziale fra menta, tea tree, lavanda, ylang ylang

Preparazione

-Fate sciogliere il burro e la cera d’api in un bicchiere a bagnomaria.

-Una volta completamente sciolti burro e cera, aggiungete sempre nello stesso bicchiere gli oli, mescolate e lasciate che sia tutto completamente liquido.

-Estraete il bicchiere dal bagnomaria e aggiungete l’amido di riso, mescolando continuamente. Se vedete che rimangono dei grumi, potete dare una frullatina veloce con il frullino per cappuccino.

-Quando l’olio sarà un po’ più tiepido, aggiungete l’olio essenziale a piacere, continuando a mescolare.

-Versate l’olio negli stampini e lasciate raffreddare. Non appena gli oli avranno raggiunto la temperatura ambiente, mettete gli stampini in frigorifero e lasciate solidificare per 24 ore.

-Estraete gli stampini dal frigorifero e se avete qualche difficoltà a staccarli dagli stampini (ma io non credo…), passate la lama di un coltello sui bordi.

Si utilizza sulla pelle bagnata, passando semplicemente l’olio solido sulla zona interessata. In realtà può essere utilizzato anche dalle donne come olio post rasatura e ceretta. Questa autoproduzione cosmetica mi ha parecchio soddisfatta (make me smile…) e la cosa bella che mantenendo la stessa quantità di burro e di cera, si possono cambiare gli oli a seconda del tipo di pelle e di utilizzo e creare delle forme nuove, utilizzando gli stampini che più vi piacciono. Se poi avete voglia di riusare oggetti, come stampini potete scegliere il fondo di una bottiglia di plastica ben lavata (fateci caso, il fondo ha proprio la forma di un fiore), oppure la confezione delle uova ed inserire l’olio al posto delle uova, riempiendo fino all’orlo delle cavità.

Facile, no? Si può fare! Smile!

 

Focaccia con lievito madre e semola integrale Sen. Cappelli

Ho ascoltato l’intero album Backspacer, 2009 – Pearl Jam

Genere: Grunge, Alt Rock

focaccialievitomadre

Io e Clementina ce l’abbiamo fatta! È stata dura, abbiamo fatto un viaggio lungo 900 km, vari rinfreschi, un lungo procedimento, la sveglia alle 8 di mattina dopo essere tornata a casa alle 4, ma alla fine il primo obiettivo è stato raggiunto: la focaccia! Dopo aver consultato miliardi di ricette con lievito madre, ho dato fiducia a Gaia, una disponibilissima e simpaticissima blogger conterranea che, dopo aver chiacchierato per mezz’ora al telefono, mi ha dato le istruzioni sul da farsi e quindi ho seguito la ricetta sul suo blog Il gaio mondo di Gaia, con le dosi triplicate per sei persone e utilizzando la semola di grano duro integrale Senatore Cappelli che avevo in casa.

Le aspettative non mi hanno delusa e anche i commensali hanno parecchio gradito: è venuta fuori una focaccia morbidissima, con tante bolle, digeribile e sicuramente dal gusto più sano e genuino. Il tipo di impasto, il tipo di forno o di tegame, la temperatura dell’ambiente casalingo, sono tutti fattori che influiscono sulla riuscita della ricetta, quindi andate un pò ad occhio e basatevi un pò sull’esperienza. Bene, non perdiamo altro tempo, impastiamo!

RICETTA (per 6 persone):

600 gr di farina 0

300 gr di semola integrale Sen. Cappelli

300 gr di lievito madre rinfrescato

750 gr di acqua

6 cucchiai d’olio d’oliva

1 cucchiaio di sale

Per il condimento:

700 gr di pomodori

olive nere e origano a piacimento

PREPARAZIONE:

-Per prima cosa il rinfresco che dipende dal tipo di pasta. Clementina è solida e quindi l’ho rinfrescata con il totale del suo peso con farina e la metà di acqua (es. Clementina era 100 gr circa, quindi ho utilizzato 100 gr di farina 0 e 50 gr di acqua tiepida e ho impastato fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo). Dato che avevo intenzione di mangiare la focaccia il giorno dopo a cena, ho rinfrescato alle 22 (lasciando un pezzo in frigo, quello che poi diventerà il lievito perpetuo) e l’ho lasciata lievitare tutta la notte a temperatura ambiente, ma solitamente bastano 4 ore ad una temperatura di 20° circa e la pasta madre è pronta per l’utilizzo.

-La mattina successiva sveglia alle 8 per impastare, seguendo fedelmente la video-ricetta di Gaia.

-Dopo i vari procedimenti, mi sono trovata un impasto morbido come quello che vedete in foto e che ho lasciato crescere per 9 ore coperto con una pellicola, in un luogo riparato e lontano da correnti d’aria (inutile dirvi quante volte sono andata a guardarlo…).

impastofocaccia

-Passate le 9 ore, erano le 17.30. Ho preso l’impasto e senza troppo bistrattarlo, l’ho diviso in tre parti, distribuito in tre teglie abbastanza oleate (un pezzo di pasta per ogni teglia) e messo a lievitare in forno spento per un’altra ora.

-Ore 18.30. Ho tirato fuori dal forno le teglie e le ho condite con i pomodori, le olive nere e l’origano.

-Ho infornato le tre teglie condite alle 19 a 240° per 15-20 min e poi a 220° per altri 20 min (i tempi dipendono dal tipo di forno). Alle 20.30 le focacce erano pronte per essere mangiate, finalmente…

focacciapugliese

Appena messe a tavola, le abbiamo divorate, accompagnate da mortadella, provolone piccante e tanta birra…

Un ringraziamento ancora a Gaia e ai Pearl Jam per la carica, ora è arrivato il momento per me e Clementina di andare da sole nel magico mondo della panificazione. A presto altre ricette.

Cipria homemade, polvere di… amido di riso

Consigli per l’ascolto: Hole – Celebrity Skin

Dall’album Celebrity Skin, 1998

Genere: altrock, grunge

brush picLa cipria, preziosa alleata di tutte le donne, fondamentale per tenere il make-up in modo da non “andare alle feste come Rihanna e tornare come Courtney Love”, sfida pioggia, vento, pianti, cibo e qualsivoglia emozione forte che possa intaccare il nostro trucco. La cipria, come la maggior parte di voi donne saprà già, serve per fissare il trucco e uniformare l’incarnato del viso donando un effetto opaco e duraturo. Molto spesso però le ciprie industriali contengono tante schifezze chimiche che occludono i pori, oltre che a costare anche un pò.

Dopo varie ricerche sul web, ho letto tanti post sulla cipria fai da te con solo amido di riso o di mais acquistati in supermercato e ovviamente incredula e presa dalla curiosità, mi sono lanciata anch’io in questa autoproduzione. Devo ammettere che è uno degli esperimenti più economici, semplici e di gran effetto fra quelli effettuati finora. Sì, sembra strano che una cipria che costa dai 7 euro in su, si possa riprodurre in maniera più sana con pochi euro, ma vi garantisco che è la realtà e proprio per questo invito tutte a provare a riprodurla.

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Potete cominciare anche solo con 2 cucchiaini di amido e pestarlo con un mortaio fino a che non diventi polvere bianca finissima e poi provate a stenderla sul viso con un pennello: la cipria trasparente ottenuta darà un effetto sbalorditivo al vostro volto. A chunque l’abbia fatta provare è rimasta piacevolmente sorpresa. La cipria alias “amido di riso pestato” può essere utilizzata così com’è, se poi volete colorarla perchè vi risulta troppo chiara rispetto al vostro colorito, basta aggiungere del colorante alimentare e il gioco è fatto!

Ricetta (se così vogliamo chiamarla…):

2 cucchiaini di amido di riso o di mais

qualche goccia di colorante per dolci

una punta di cucchiaino di ossido di zinco (facoltativo)

Preparazione:

-Mettete in una ciotola l’amido e aggiungete una goccia di colorante del colore gradito per ogni cucchiaino. Es. se volete una cipria rosata, aggiungerete una goccia di colorante rosso; se la volete albicocca, una goccia rossa e una gialla; se la volete più scura, una goccia marrone.

-Mescolate con un cucchiaino l’amido con il colorante fino a quando si amalgameranno bene e l’amido sarà tutto colorato.

-Fate asciugare per bene il composto ottenuto (possono essere necessari anche giorni, oppure giacchè è inverno, mettete la ciotola sul calorifero per accelerare i tempi).

-Una volta completamente asciutta, dovete pestare energicamente il composto con il mortaio fino a quando diventa polvere.

-Mettete in un contenitore della vostra vecchia cipria finita, in un vasetto o dispenser e avete ottenuto la vostra cipria!

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Ecco a voi la mia cipria albicocca! Ho trovato anche quei fantastici piumini da trucco retrò e l’ho messa nel contenitore che vedete in foto. Il risultato è meraviglioso: si stende alla perfezione, lascia la pelle liscissima, idratata, asciutta e il trucco rimane davvero per ore senza fare una piega. Da provare e regalare.

Dopo aver provato i passaggi base con la cipria, nel prossimo post vi mostrerò come ottenere un blush in crema che può essere utilizzato anche come rossetto, tutto completamente ecobio e a pochi euro.

Alla prossima autoproduzione anticrisi!