Malles è il primo comune libero dai pesticidi grazie ad un referendum popolare

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Girasoli di cartone per invitare a votare sì al referendum – Foto: Katharina Hohenstein

Leggo su Punto Ponte, blog che si occupa di sostenibilità in Valtellina, un’interessante iniziativa in stile ecopunk da condividere: a Malles, nella Val Venosta, i cittadini hanno deciso di bandire i pesticidi, grazie a un Referendum. Lo scorso 5 settembre, infatti, i circa 5mila abitanti della zona sono stati chiamati a esprimere con il voto per corrispondenza la propria preferenza. La consultazione popolare, una delle prime di questo genere in Europa, è stata preceduta da non poche polemiche e scontri tra i favorevoli a una coltivazione 100% biologica e gli “anti-proibizionisti”. Con il 75% dei voti, i cittadini hanno detto NO ai pesticidi. All’iniziativa ha partecipato il 69% degli aventi diritto al voto. È già da parecchi anni che in alta Val Venosta gli ambientalisti si scontrano con l’avanzata della monocoltura delle mele e soprattutto con l’utilizzo di soluzioni chimiche nei frutteti della zona.

Il risultato del Referendum potrebbe sovvertire le sorti delle coltivazioni della zona e della salute delle persone, spianando la strada verso un paese a produzione 100% biologica. Inoltre, questo potrebbe aiutare di gran lunga a bloccare la pericolosa moria delle api, causata dai pesticidi utilizzati nelle coltivazioni. Malles potrebbe ben presto non essere più il primo posto in cui i pesticidi vengono banditi attraverso un referendum: secondo Virgilio Rossi, capogruppo consiliare della Lista civica Sae (Salute ambiente economia), d’ora in avanti le cose cambieranno e “questo precedente sarà la base da dove partiranno con effetto domino ulteriori iniziative, compresa la Val di Non.

Noi vogliamo sperare che l’effetto domino si estenda all’Italia intera e oltre.

L'ecologismo di Neil Young: dalle magliette in cotone organico al Farm Aid

neilyoungcotton

L’attivismo di Neil Young è inarrestabile. Circa un mese fa, con un messaggio sul suo sito ufficiale rivolto ai suoi fans, Neil Young ha annunciato la decisione di ritirare dal commercio (sia dal proprio negozio online che dalle bancarelle per la vendita durante i concerti) tutto il merchandise prodotto con cotone non organico per sostituirlo con quello prodotto mediante cotone naturale. Il cotone industriale, continua nella nota, viene prodotto con un larghissimo uso di pesticidi fatti con base petrolchimica, con funghicidi ed erbicidi; sostanze che vengono assorbite dal terreno e finiscono con l’influenzare anche le colture vicine, entrano nelle forniture d’acqua e finiscono per inquinare anche altre forme di vita. Young prosegue denunciando l’industria del cotone convenzionale come il secondo consumatore di pesticidi del mondo e ricordando che l’Environmental Protection Agency (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) considera 7 dei 15 pesticidi più utilizzati per il cotone come note, probabili o possibili sostanze cancerogene. Ma non finisce qui.

FARMAID2014

Manca pochissimo al Farm Aid, il festival giunto alla sua 25esima edizione, iniziato con un concerto di beneficenza nel 1985 Champaign (Illinois) e organizzato da Willie Nelson , John Mellencamp e Neil Young per raccogliere fondi a favore delle famiglie di agricoltori negli Stati Uniti. Oggi il Farm Aid è un’organizzazione senza scopo di lucro, al cui già citato consiglio di amministrazione si è aggiunto nel 2011 Dave Matthews e la cui missione è di mantenere le famiglie degli agricoltori nella loro terra promuovendo il cibo da aziende familiari (con stand informativi durante l’evento); far crescere il Good Food Movement attraverso l’incremento della rete tra gli agricoltori e i consumatori; aiutando gli agricoltori a trovare le risorse necessarie per accedere a nuovi mercati, il passaggio a pratiche agricole più sostenibili e redditizie, e sopravvivere disastri naturali; intraprendendo azioni per cambiare il sistema con le organizzazioni locali, regionali e nazionali.

farmaid

L’edizione del 2014 si terrà il 13 settembre a Raleigh, North Carolina nel Walnut Creek Amphitheatre e includerà nella line up, oltre a Willie Nelson , John MellencampNeil Young e Dave Matthews, anche Jack White, Gary Clark jr e tanti altri artisti per un mega concerto dalle 12 della mattina alle 23 della sera e le maglie vendute saranno rigorosamente in cotone organico (con tanto di filiera nel sito)!

Sicuramente un festival eco-punk, peccato sia dall’altra parte del mondo! Possiamo consolarci però con la playlist del Farm Aid su Spotify

E per chi volesse saperne di più, date un’occhiata al Sito Ufficiale

Green riot! Spendi, spandi, effendi di Rino Gaetano

rinogaetano

“L’Effendi è quel signore che consuma abitualmente una tazza di petrolio alle 5 di pomeriggio”

Oggi un post scanzonato ma impegnato, simpatico ma pungente, come solo Rino Gaetano sapeva scrivere e interpretare. Una canzone sul petrolio, sullo spreco e su stili e modelli di vita sui soldi e sull’apparenza.

Essenza, Benzina o Gasolina

soltanto un litro in cambio ti do Cristina

se vuoi la chiudo pure in monastero

ma dammi un litro di oro nero

 ti sei fatto il palazzo sul jumbo

noi invece corriamo sempre appresso all’ambo

ambo terno tombola e cinquina

se vinco mi danno un litro di benzina

 Spendi spandi spandi spendi effendi

Spendi spandi spandi spendi effendi

 Spider coupè GT alfetta 

a 200 c’è sempre una donna che ti aspetta

sdraiata sul cofano all’autosalone

che ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione

Non più a gas ma a cherosene

il riscaldamento centralizzato mi riscalda e in più conviene

niente carbone mai più metano

pace e prosperità e lunga vita al sultano

 Spendi spandi spandi spendi effendi

Spendi spandi spandi spendi effendi

Green Riot! Five Years di David Bowie

ziggystardust

Il lunedì abbiamo bisogno di alleggerirci la mente, un pò di buona musica fa sempre bene al cuore e alla mente. Oggi per la rubrica Green Riot! Canzoni per l’ambiente propongo una canzone splendida da un album cult per tutti i rockettari, una pietra miliare: sto parlando di quel capolavoro del 1972 intitolato The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di quel che sarà il duca bianco e della sua band dell’epoca, ovvero David Bowie in arte Ziggy Stardust per la prima parte della sua lunga carriera.

ziggystardust Ziggy Stardust è un concept album che narra di un mondo sull’orlo dell’apocalisse in cui l’ultimo eroe è un ragazzo divenuto rockstar grazie ad un aiuto extraterreste. Ziggy è l’emblema della rockstar, che con la sua ascesa e la sua caduta ripercorre idealmente la parabola della celebrità, dietro la quale si nascondono l’insicurezza e la fragilità dell’artista. Col tramonto del movimento hippy impegnato, trionfano così il disimpegno, il travestitismo e l’androginia, fra lustrini e paillettes, piume e rimmel, capelli proto-punk e tutine spaziali. L’album inaugura un nuovo genere musicale, il Glam Rock la cui cornice è sicuramente la Swingin’ London.

Da questo album che ha fatto e continua ad essere fonte di ispirazione per innumerevoli band rock con gusto estetico, è tratta Five Years, dove sono cinque gli anni di vita che rimangono alla terra nello scenario apocalittico di Bowie, un lamento e un’esortazione a restare umani nel destino comune.

Pushing thru the market
square
so many mothers sighing
News had just come over,
we had five years left to cry in

News guy wept and told us
earth was really dying
Cried so much his face was wet
then I knew he was not lying

I heard telephones, opera house, favourite melodies
I saw boys, toys electric irons and T.V.’s
My brain hurt like a warehouse
it had no room to spare
I had to cram so many things
to store everything in there
And all the fat-skinny people, and all the tall-short people
And all the nobody people, and all the somebody people
I never thought I’d need so many people

A girl my age went off her head
hit some tiny children
If the black hadn’t a-pulled her off, I think she would have killed them

A soldier with a broken arm, fixed his stare to the wheel of a Cadillac
A cop knelt and kissed the feet of a priest
and a queer threw up at the sight of that
I think I saw you in an ice-cream parlour
drinking milk shakes cold and long
Smiling and waving and looking so fine
don’t think you knew you were in this song

And it was cold and it rained so I felt like an actor
And I thought of Ma and I wanted to get back there
Your face, your race, the way that you talk
I kiss you, you’re beautiful, I want you to walk

We’ve got five years, stuck on my eyes
We’ve got five years, what a surprise
We’ve got five years, my brain hurts a lot
We’ve got five years, that’s all we’ve got

Non ci rimane che ascoltare Five Years con un invito ad ascoltare tutto l’album e capire il motivo del colore dei miei capelli…

 

 

Green riot! Per fare un fiore di Sergio Endrigo

civuoleunfiore

La rubrica Green riot! Canzoni per l’ambiente, oggi propone Per fare un fiore di Sergio Endrigo, una canzone non propriamente di protesta, ma una filastrocca a sfondo ambientale che fa riflettere. Fa parte dell’undicesimo album omonimo del 1974 del grande cantautore Sergio Endrigo, scritta da Gianni Rodari e imparata a memoria da milioni di bambini, ma ascoltarla attentamente quando si è adulti, è un invito a prendere coscienza del ciclo degli oggetti e l’indispensabilità della Terra in tutto ciò che ci circonda. Per risvegliare il bambino che è in noi e per ripensare le cose in maniera naturale, perchè alla fine per fare tutto, ci vuole un fiore…

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re.

Per fare un fiore ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la terra
per far la terra vi Vuole un fiore
per fare tutto ci vuole un fio-r-e

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole il fiore
ci vuole il fiore, ci vuole il fiore,
per fare tutto ci vuole un fio-o-re.

Green riot! Don't go near the water dei Beach Boys

beachboys

Chi non conosce i Beach Boys? Green riot! Canzoni per l’ambiente oggi parla proprio di loro, della celebre rock band rimasta alla storia della musica per i loro testi spensierati inneggianti ad un certo stile di vita fatto di surf, sole, spiagge californiane e belle ragazze in bikini. Chi non ha mai ballato sulle note di Surf in the USA o I Get Around? Ma non sono qui per parlare di ballo e di ascelle sudate, bensì di musica più impegnata. Infatti al di là dei pezzi più conosciuti, l’album unanimemente riconosciuto come loro capolavoro è stato Pet Sounds del 1966, indicato come uno dei migliori album della storia della musica, e ben lontano dal sound originario, grazie anche alla sperimentazione di strumenti insoliti come campanelli di biciclette, clavicembali, flauti, il Theremin e l’abbaiare dei cani.

Oggi però ci soffermiamo su un brano in particolare a sfondo ambientale, di Don’t go near the water tratto dall’album Surf Up del 1971 anch’esso lontano dall’immaginario della band, anzi quasi contrastante, perchè per la prima volta invece di godersi il surf e altre divertenti attività in spiaggia, questa volta si consiglia all’ascoltatore  (già dal 1971…) di evitare l’acqua di oceani, fiumi, laghi perchè inquinata, piena di veleni e di bolle create da dentifrici e saponi. Buona lettura e buon ascolto.

Don’t go near the water
Don’t you think it’s sad
What’s happened to the water
Our water’s going bad

Oceans, rivers, lakes and streams
Have all been touched by man
The poison floating out to sea
Now threatens life on land

Don’t go near the water
Ain’t it sad
What’s happened to the water
It’s going bad

Don’t go near the water
Don’t go near the water

Toothpaste and soap will make our oceans a bubble bath
So let’s avoid an ecological aftermath
Beginning with me
Beginning with you

Don’t go near the water
To do it any wrong
To be cool with the water
Is the message of this song

Let’s all help the water
Right away
Do what we can and ought to
Let’s start today

Green riot! Big Yellow Taxi di Joni Mitchell

joni-mitchell[1]

Continuamo la rubrica Green riot! Canzoni per l’ambiente. Oggi cominciamo a soffermarci sull’analisi delle canzoni, sui loro testi e qualche cenno sui loro autori che hanno dato in qualche maniera, il loro contributo artistico alla causa ambientale.

Ho deciso di iniziare con una donna, precisamente con Joni Mitchell e la sua Big Yellow Taxi, un pezzo del 1970 scritto e interpretato dalla cantautrice canadese che, con il suo romanticismo sofferto e lucido, è entrata di diritto nell’olimpo dei folksinger al fianco di Bob Dylan e Neil Young. Le sue esperienze di vita dura, dalla poliomelite a nove anni al girovagare con la sua figlia senza un soldo, dal trasferimento a New York alle esperienze amorose finite male, sono state riscattate nel suo album Blue del 1971, considerato dalla critica il migliore e quello da lei più sentito. Quello che colpisce è il suo atteggiamento romantico nella ricerca della felicità, che però è impossibile con il risultato di una perenne malinconia, Blue appunto. Il tutto filtrato da una sensibilità tipicamente femminile ed è questo che le conferisce la marcia in più.

Big_Yellow_Taxi_-_Joni_Mitchell[1]Tornando al brano Big Yellow Taxi, fu pubblicato come singolo e inserito nell’album Ladies of Canyon, rappresentativo del suo “folk confessionale”, ed è la canzone ritenuta fra le prime ad avere contenuti ambientalisti. La Mitchell ebbe l’idea del brano durante un viaggio alle Hawaii. Guardando fuori dalla finestra dell’albergo in cui soggiornava, poteva vedere lo spettacolo dell’oceano Pacifico, contrapposto ad un parcheggio sottostante all’albergo. È esemplificativo in questo senso il famoso verso del brano “They paved paradise to put up a parking lot“, traducibile come “(Loro) hanno asfaltato il paradiso per costruirci un parcheggio“. I versi “They took all the trees, put ‘em in a tree museum/And charged the people a dollar and a half just to see ‘em” (“Hanno tolto tutti gli alberi, li hanno messi in un museo degli alberi/E chiedono alla gente un dollaro e mezzo solo per vederli“) è un riferimento al giardino botanico forestale di Honolulu, un giardino botanico in cui si trovano alcune specie di piante rare o in via di estinzione. L’ultima parte della canzone lascia spazio alle confessioni più intimiste dell’artista, in cui parla del suo “old man” che va via con un taxi giallo.

Nel corso degli anni Big Yellow Taxi è stata oggetto di numerose cover da parte di importanti artisti internazionali. Nel 1973 anche Bob Dylan ne registrò una propria versione nell’album Dylan, ma la versione più famosa rimane senz’altro quella registrata nel 2002 dai Counting Crows, in seguito inserita nella colonna sonora del film Due Settimane Per Innamorarsi. In occasione del film, i Counting Crows registrarono il brano con Vanessa Carlton.

Adesso diamo una lettura al testo e poi ci gustiamo la versione originale di Big Yellow Taxi. Buon ascolto!

They paved paradise and put up a parkin’ lot
With a pink hotel, a boutique, and a swingin’ hot spot
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lotThey took all the trees, and put em in a tree museum
And they charged the people a dollar and a half to see
them
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise, and put up a parking lot

Hey farmer, farmer, put away your DDT
I don’t care about spots on my apples,
Leave me the birds and the bees please
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lot
Hey now, they paved paradise to put up a parking lot
Why not?

Listen, late last night, heard the screen door slam
And a big yellow taxi took my girl away
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lot
Well, don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise to put up a parking lot
Well now, they paved paradise
And put up a parking lot

I don’t wanna give it
Why you wanna give it
Why you wanna givin it all away
Hey, hey, hey
Now you wanna give it
I should wanna give it
Now you wanna givin it all away

Hey, paved paradise, put up a parking lot
Paved paradise, and put up a parking lot