Caselle in Pittari

Un bell’articolo sul #Campdigrano, esperienza di alfabetizzazione rurale a cui ho partecipato l’anno scorso come campista e reporter. Quest’anno partecipo con il mio laboratorio di cosmesi rurale. Stay tuned!

Ciboprossimo

L’imprenditorialità è al tracollo, le giovani coppie vanno via e decidono di far nascere i propri figli altrove, la qualità della scuola è al di sotto della media regionale, l’attrazione turistica è pressoché inesistente. É la triste analisi del territorio Cilentano snocciolata ieri mattina dall’ex ministro per la cooperazione Fabrizio Barca al termine dell’incontro organizzato a Vallo della Lucania per il riconoscimento delle aree interne del Parco Nazionale quali “Aree Pilota” della Regione Campania.

La decisione finale, che permetterà al Cilento di beneficiare dei fondi comunitari per la programmazione 2007-2014, arriverà solo il 22 luglio di concerto tra la Regione Campania e il Ministero dello Sviluppo ma è ”chiaro – ha ribadito Barca rivolto ai sindaci presenti presso il Centro della Biodiversità – che dovete convincerci ad investire nel Cilento. Fino ad oggi avete speso tante risorse comunitarie, ci sono state diverse cooperazioni tra comuni e tra pubblico e privato…

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Diventeranno famosi: i cibi del 2014

A fine anno si sa, è tempo di pronostici e l’Eco Punk non poteva mancare con il suo. Dando uno sguardo al mondo, le tendenze alimentari del 2014 sono all’insegna dei cibi sani, sostenibili e curiosi, tutti ricchi di proteine, ma a basso impatto ambientale e cruelty free. Alcuni naturali, altri creati su input dei consumatori, stanno cambiando la dieta alimentare mondiale, tutto nella speranza che il nuovo anno porti con sé tanti nuovi consumatori consapevoli, la base per un’economia più sociale che contribuisca a diminuire i divari di reddito nel mondo.

Uova vegane

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In cima alla lista dei cibi alternativi troviamo le Beyond Eggs di Josh Tetrick, prodotte nella sua start up Hampton Creek Foods a San Francisco, considerata il laboratorio più avanzato dove si sperimentano e si inventano i cibi del futuro. Queste uova vegane, dopo innumerevoli esperimenti fatti con oltre 287 piante, sono state realizzate con prodotti vegetali che derivano dai fagioli e dai piselli. Sono anche senza colesterolo e senza glutine, riducono la necessità di mangime per polli, tra cui il mais e la soia, il che significa meno emissioni di carbonio*. Pare anche che siano buone e più economiche delle originali, tanto da aver prodotto anche una maionese dello stesso tipo che sta conquistando il mondo, da Bill Gates a Toni Blair, sperimentando muffins e biscotti con lo stesso criterio.

Acqua di cocco

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L’energy drink amato dalle star del calibro di Madonna che l’ha scoperta nel 2009, l’acqua di cocco è una bevanda assolutamente naturale, ricavata estraendo il liquido presente nelle noci di cocco più giovani, ancora verdi. Senza coloranti e conservanti, è ricca di vitamine, sali minerali, calcio, potassio, ferro e magnesio. Fra i suoi effetti benefici, ricordo il rafforzamento del sistema immunitario, l’accelerazione del metabolismo, una maggiore idratazione tanto da sostituire gli integratori farmaceutici, facilita la digestione, migliora la circolazione e rende più morbida e luminosa la pelle. Può essere acquistata online o nei negozi di alimentazione naturale, ma se siete fortunati da avere un market arabo vicino (i miei fornitori preferiti), potete trovarla anche lì al costo di un euro circa, sempre naturale.

Quinoa

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Sì, ha un nome un pò strano, ma questo tipo di grano prodotto in Bolivia e Perù sta spopolando, tanto che gli americani quest’anno ne hanno consumati 26,1 milioni di chili e ed è stato inserito fra gli dei del cibo. Esso è un concentrato di sostanze preziose per il nostro organismo: fibre, magnesio, fosforo, zinco e minerali; inoltre è privo di glutine e ad alta densità di proteine, è un ottimo sostituto della carne ma anche della pasta, velocissimo da cucinare. Amato da celiaci e vegetariani, la quinoa nonostante il prezzo un pò elevato, è divenuta un trend alimentare per tutti i salutisti.

Cavolo nero

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In questo caso giochiamo in casa perché un altro protagonista dell’inverno e secondo le stime, dell’anno 2014, è il cavolo riccio o nero; usato da decenni soprattutto nella cucina toscana, è diffuso in nord Italia, ma anche in Germania, Olanda, Inghilterra e Irlanda, grazie alla sua resistenza alle basse temperature. Questo cavolo, detto anche “senza testa”, è una riserva di principi depurativi, antivirali e immunostimolanti, in quanto ricco di sostanze antiossidanti, sali minerali e vitamine, fibre e ferro (quest’ultimo in quantità maggiori rispetto ad una bistecca) e poi il suo gusto è molto particolare rispetto agli altri tipi di cavolo. Da provare anche a crudo nelle insalate.

Cacao crudo in polvere

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La chiamano già rivoluzione del cioccolato crudo per tanti motivi. Ricca di antiossidanti, che in gran parte si perdono durante la tostatura ad alte temperature per produrre la cioccolata tradizionale, la cioccolata crudista è prodotta con semi e polvere di cacao crudi non tostati e lavorati a più basse temperature per mantenere intatte le qualità nutrizionali. Buona fonte di ferro e di omega 6, manganese, zinco e di PEA (Phenythelamine) che aiuta la concentrazione mentale e combatte i sintomi della depressione. Stessa cosa vale per le fave di cacao crude a cui si può aggiungere del miele o del succo d’agave.

Queste sono le tendenze alimentari per il 2014. Qualcuno di voi ha già provato qualcuno di questi supercibi o ha intenzione di provarli? Fatemi sapere e non dite che non ve l’avevo detto…

*da hamptoncreekfoods.com, il sito ufficiale della start up che vi consiglio assolutamente di consultare

Il grano antico supera i confini del Cilento: la semina a Baronissi

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“La prospettiva del grano” di Giuseppe Jepis Rivello

Cos’è stata la semina del primo novembre? Nella condizione attuale, mi risulta difficile mettere da parte le emozioni e cercare di scrivere con uno sguardo esterno, ma cerco di fare il mio meglio.

Ritornare in Campania per la semina del grano di Caselle in Pittari, ritrovare la bellezza della terra e delle persone che la popolano, mi ha dato la sensazione di essere inserita in una rete di relazioni positive cadenzate da un ciclo naturale in cui il seme del grano costituisce il simbolo attorno a cui ruotano tutta una serie di valori condivisi quali la fratellanza, l’ospitalità, la genuinità dei rapporti e la consapevolezza di quello che mangiamo e di quello che vogliamo.

Qualche giorno fa ho letto un articolo in cui si diceva che fare il pane è un ottimo rimedio per combattere la depressione e addirittura in Inghilterra sono tantissime le panetterie che si stanno mettendo a disposizione per aiutare le persone ad affrontare problemi di salute mentale. Ebbene senza arrivare ai casi estremi, anche la semina del grano, la prima azione necessaria per produrre pane e pasta, ha avuto i suoi effetti benefici e rilassanti, infatti a chi mi chiede il motivo per cui ho preferito seminare il grano piuttosto che festeggiare Halloween dopo giornate intere in ufficio davanti al pc, la mia risposta è semplice: per respirare. Sì proprio così, mentre seminavo ho respirato a pieni polmoni la bellezza e l’autenticità dei rapporti, la mutua assistenza, la natura e finalmente ritrovare me stessa, la mia essenza cercando di capire la direzione futura, aiutata dai ritmi della natura.

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Cernita del grano

Col Campdigrano ho conosciuto la fine del ciclo del grano e sono tornata per conoscerne l’inizio, la semina del grano antico recuperato che da Caselle in Pittari è arrivato a Baronissi, nella terra di un gentilissimo Sig. Peppe che non coltivava grano da trent’anni perchè sconveniente e ora ha accettato di sfidare il mercato e le sue leggi, proprio come i ragazzi di Caselle. Si è seminato quindi il grano cilentano di qualità carusedda e ianculidda secondo tradizione salernitana, tramite i solchi fatti con un piccolo aratro di legno detto ratiell, superando così i confini del Cilento vero e proprio e portando con sé il valore dell’autenticità.

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Solchi col ratiello

Che dire ancora? Il valore del grano e del lavoro attorno ad esso sono di straordinaria importanza e proprio per questo siamo stati ospitati nella splendida residenza rurale l’Incartata a Calvanico, un rural hub immerso nel verde, dove abbiamo gustato colazioni con prodotti provenienti dalla cumparete e goduto di paesaggi meravigliosi.

Sono stata ringraziata più volte per aver partecipato alla semina, ma il punto è che prima di tutto sono io a ringraziare Michele, Giuseppe Jepis, il sig. Peppe e tutta la cumparete per avermi fatto sentire a casa e per avermi fatto… respirare!

Farina bianca e grano impoverito: guida alle varie tipologie di farine

farine

Un pò di giorni fa ho letto alcuni articoli preoccupanti riguardo tonnellate di grano americano sbarcato sulle coste pugliesi o polenta cancerogena a causa di un’alta concentrazione di microtossine. Mi sembra chiaro che ad essere in pericolo sono proprio quei cibi di tradizione povera e contadina come appunto la polenta derivata dalla farina di mais e la pasta ricavata dalla farina di un grano oltreoceano che finisce ogni giorno sulle nostre tavole, come se in Italia non ce ne fosse abbastanza! Lungi da me sostenere qualsiasi forma di nazionalismo o protezionismo, ma pretendo l’informazione e la consapevolezza dell’intera filiera dei prodotti alimentari. Già 10 anni fa l’oncologo Umberto Veronesi affermò “Fa più morti di tumore la cattiva alimentazione che non lo smog“. Cominciamo allora a focalizzare l’attenzione sull’alimento base della nostra dieta: la farina, quale ingrediente fondamentale di pasta, pane, pizza e dolci.

Uno degli spunti per la mia personale rivoluzione alimentare viene sicuramente dal Campdigrano, durante il quale qualcuno affermò che la farina 00 non esiste in natura, la vera farina è solo quella integrale e vi spiego subito il motivo. La farina bianca, come lo zucchero o il sale, è un alimento fortemente raffinato introdotto nella nostra alimentazione a partire dagli anni ’50 e ’60, per produrre il pane bianco, simbolo di un progresso economico e tecnologico che ha stravolto la natura dei cibi. Viene ottenuta dal processo di molitura del seme del grano a cui vengono sottratte due componenti nutritive ricche di principi vitali: la crusca (fibra e vitamine del gruppo B) che ne costituisce la parte esterna e il germe (oli polinsaturi, vitamine, minerali) nella parte interna del chicco dando vita al cosiddetto “grano impoverito”. Il risultato è che la farina bianca derivante da questo grano contiene solo proteine di scarsa qualità e amido modificato, in quanto nel processo di produzione vengono persi buona parte degli acidi grassi insaturi ad alto contenuto alimentare e la vitamina E, per non parlare di fosforo, calcio, magnesio, manganese, potassio che vengono completamente distrutti. Inoltre, più si consumano prodotti raffinati, maggiore è l’insulina che deve essere prodotta dall’organismo, causando malattie quali l’obesità, ritenzione idrica, diabete, celiachia e intolleranza al glutine con percentuali in costante aumento.

chicco

Ma come si ottiene la farina? Per ottenere la farina è necessario macinare i chicchi dei cereali fino ad ottenere una polvere più o meno sottile, a seconda che la macinazione avvenga con impianti a cilindri o a pietra, quest’ultima migliore perchè consente di conservare parzialmente il germe del chicco. Esistono però molte altre farine che si possono ottenere dalla macinazione di diversi cereali integrali e non, e anche legumi come nel caso della farina di ceci. Il grado di raffinazione si può calcolare in base alla quantità di farina ottenuta macinando 100 kg di chicchi: più questo indice è alto, ovvero più farina si ottiene, tanto più questa è grezza. Per le farine di grano tenero il valore più elevato è quello è quello della farina integrale che è più ricca di crusca e alla vista si presenta di colore più scuro. Aumentando la raffinazione, si ha la farina di tipo “2”, seguita dalla farina di tipo “0” e infine quella “00”, la più candida di tutte. Bisogna stare attenti anche alle farine e prodotti spacciati per integrali, ma che in realtà non lo sono, perché possono avere una quantità di cereali integrali all’interno che potrebbero essere mischiati o contenere al loro interno un sacco di ingredienti inutili e malsani.

tipi

Distinguiamo allora i vari TIPI DI FARINE, in modo da avere un guida ai vari utilizzi.

Farina di grano duro: più granulosa al tatto e giallognola, può essere utilizzata per pane casereccio, pasta sfoglia e pasta fatta in casa.

Farina di grano tenero integrale: quella più “sana” e ricca di nutrimenti, utilizzabile per pizza, pane, pasta sfoglia, focacce, torte e biscotti.

Farina di grano tenero 0: a metà strada fra la farina di tipo 2 e quella 00, indicata per pasta sfoglia, pizze, pane, focacce, torte e biscotti.

Farina di grano tenero 00: a causa del suo grano impoverito diventa una specie di collante nelle preparazioni e quindi si presta meglio per la preparare dolci ma anche pane, focacce, pan di Spagna, biscotti, creme, besciamelle

Farina di grano tenero tipo 2: ha caratteristiche intermedie tra la farina integrale e quella di tipo 0 e si può utilizzare per la preparazione di pizza, pane, torte, pasta sfoglia, biscotti e focacce.

Farina di farro: deriva dalla macinazione del cereale fra i più antichi ad essere coltivata dall’uomo, viene tuttora utilizzata per la produzione di pane e pasta.

Farina di riso: può presentarsi sotto forma di amido puro o in polvere di riso ottenuta dalla macinazione del chicco intero ed è una buona sostituta della farina di frumento per gli intolleranti al glutine.

Manitoba: definita “farina forte” per il suo alto contenuto di glutine rispetto alle altre, adatta a lunghe panificazioni da cui si ottiene un impasto elastico da utilizzare per pane, dolci, pasta lievitata, pizza.

Farina di mais: a grana grossolana e di colore giallo, è utilizzata principalmente per la polenta.

Kamut: derivata dalla macinazione del grano khorosan che conserva ancora intatto il suo patrimonio genetico, quindi sicuramente di qualità superiore alle altre.

Farina di ceci: ottenuta dalla macinazione dei ceci, può essere utilizzata per la farinata, creme, come addensante per salse o pasta fresca.

Farina di grano saraceno: inconfondibile per il suo colore scuro, è indicata per la preparazione di ricette tradizionali come i pizzoccheri o anche per pasta e biscotti.

Crusca di grano tenero: la crusca è la parte esterna del chicco di grano e si ottiene dopo la prima lavorazione in mulino, ha un elevato contenuto di fibra e può essere utilizzata in aggiunta a yogurt, tè o nella preparazione di dolci e biscotti.

Crusca d’avena: ha lo stesso contenuto in fibre della crusca ma ha un maggior contenuto di germe, amidi e proteine e viene utilizzata principalmente nella preparazione di biscotti dietetici o in aggiunta a yogurt, tè.

Semola di grano duro: utilizzata per preparare il semolino impiegato per gnocchi alla romana o cibi per bambini.

La mia non vuole pretendere di essere una guida esaustiva, in quanto l’argomento è abbastanza complesso, ma uno spunto alla riflessione e un motivo per mettere in dubbio tutti quei cibi che ogni giorno ci circondano e costituiscono la base della così decantata dieta mediterranea “geneticamente modificata”.

L'Eco punk inviata di Tour nel Sud al #Campdigrano

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Dopo vari saliscendi Barletta – Milano, trip mentali sul restare al sud o rimanere al nord, ho scelto di trascorrere l’estate a Barletta. Devo dire che ad ora ne è valsa la pena (a parte la lontananza dal cane per cui tanto ho sofferto), perchè la Puglia mi sta aprendo le porte ad interessanti collaborazioni professionali, sto conoscendo tanta gente in gamba e preparata che crede nella comunicazione 2.0 come strumento per un cambio culturale, ma che mi permettesse di svolgere una vacanza-studio in Cilento, proprio non l’avrei mai lontanamente immaginato!

Dopo aver conosciuto i ragazzi di Tour nel Sud in Hub Bari (un coworking ecosostenibile, in cui si respira aria di innovazione), ho partecipato e ho vinto il contest per diventare la loro reporter al Camp di Grano, un evento dal 14 al 21 luglio su alfabetizzazione e innovazione rurale a Caselle in Pittari, in cui ci saranno workshop e spiegazioni pratiche sull’agricoltura sostenibile, sulla mietitura del grano, cromatografia e tanto altro ancora, il tutto culminante nel Palio del Grano.

La mia gioia ovviamente è immensa. Sul sud ci sono sempre tanti pregiudizi (io non sono esente), si dice che va tutto male, che è pieno di gente gretta e chiusa, che vai avanti se sei amico degli amici…Ebbene questi ragazzi conosciuti poco più di due settimane fa, mi stanno dando l’opportunità di fare un’esperienza formativa soprattutto a livello personale, in quanto sarò una campista e come tale mi sporcherò davvero le mani di terra, e poi professionale perchè sarò la loro reporter dell’evento sui social network, approfondendo le tematiche relative alla digitalizzazione dell’agricoltura, una cosa in cui credo fortemente.

Vi consiglio di dare un’occhiata a:

-il blog di Tour nel Sud che fornisce una guida online delle città pugliesi, itinerari turistici a tema, iniziative di sensibilizzazione alla mobilità sostenibile e al consumo di prodotti a km 0,

Camp di Grano l’esperienza formativa a cui parteciperò e su cui vi terrò aggiornati,

Hub Bari, il coworking per innovatori sociali.

Ora basta con i preamboli e le parole dolci, fra pochi giorni la punkettona si rimbocca le maniche e va a mietere il grano!