Intervista con gli Alice Tambourine Lover, tra folk e psichedelia

Gli Alice Tambourine Lover sono un duo composto da Alice Albertazzi (vocal / guitar / tambourine) e Gianfranco Romanelli (dobro resonator guitars / bass) che qualcuno ricorderà nella seminale band stoner degli Alix tra i primi a portare il linguaggio della psichedelia pesante in Italia. Terminate quell’esperienza i due “strumenti in spalla” si sono re-inventati con questo nuovo progetto all’insegna del minimalismo e dell’autoproduzione/promozione. Nel 2015 è uscito il loro terzo album “Like a Rose”, perfetto per chi ama un certo tipo di sonorità lisergiche ed intime allo stesso tempo. Dopo averli apprezzati dal vivo questa estate al Parco Santa Geffa di Trani (BT), in una splendida cornice “Folk” immersa nel verde, si sono prestati gentilmente alla mia curiosità di appassionato del genere.

Salve ragazzi, innanzitutto complimenti per la performance live di fine Agosto al Parco di Santa Geffa di Trani dove ho potuto apprezzarvi per la prima volta! 
Grazie Paolo, è stata una bellissima serata ed è sempre un piacere suonare in Puglia!

Con “Like a Rose, siete approdati alla terza release in poco più di tre anni, vi seguo dai tempi degli Alix e sinceramente mi aspettavo un concerto più “acustico”, in realtà è parecchio elettrico, lisergico e “sabbioso”..avete mai pensato di allargare la formazione ad altri elementi, magari un batterista/percussionista?
Con il primo album  “Naked Songs” ci siamo “svestiti” dei suoni psych/stoner degli Alix. Le “Canzoni Nude” ci hanno permesso di ritrovare quell’intimità che una band. dopo 15 anni di “amore e duro lavoro”, facilmente tende a perdere.. aggiungerei “amore squattrinato”…  “Naked Songs” è stato un volersi fermare e riflettere, prendendoci poco sul serio, godendo al massimo il momento, unico e irripetibile, in cui nasce qualcosa di nuovo. Con il secondo “Star Rovers” ci siamo aperti ad altre sonorità, coinvolgendo alcuni amici musicisti in studio di registrazione, esperienza che abbiamo poi ripetuto nell’ultimo disco “Like A Rose” … il più lisergico e visionario dei tre, che vede un’ulteriore evoluzione degli Alice Tambourine Lover. Almeno per ora non sentiamo l’esigenza di un percussionista/batterista all’interno del progetto, ma continueremo sicuramente ad aprirci musicalmente collaborando con altri musicisti.

Ho sempre pensato, e correggetemi se sbaglio, che i semi del progetto ALICE TAMBOURINE LOVER fossero già presenti nella musica degli Alix (soprattutto quelli dell’ultimo album), credete che questo progetto si sarebbe sviluppato anche senza la momentanea pausa della vostra band d’origine? Com’è cambiato il vostro approccio rispetto ad una band “completa”?
Sicuramente il seme era già nato, anche se, una volta rimasti in due, non abbiamo mai sentito il bisogno di creare una nuova band, ritenendo gli ALIX insostituibili… Abbiamo piuttosto sentito l’esigenza di percorrere altre strade.

Ho parecchio apprezzato la cover di John Garcia, la voce “stoner” per eccellenza. Cosa rappresenta per voi e in che maniera ha influenzato il vostro percorso musicale?
E’ un onore aver arrangiato e suonato due brani di Dandy Brown “Watch It Go” e “ Never Boulevard”, quest’ultima firmata anche da John Garcia. Sono due brani stupendi che Dandy Brown ci ha dato dopo aver sentito i nostri lavori precedenti. Ci lega una grandissima stima reciproca e chissà che un giorno non si riesca a suonarle insieme dal vivo.
Dandy Brown, oltre che bassista degli Hermano, è il principale compositore del progetto “Orquesta Del Desierto” che a fine anni ’90, insieme ai Kyuss di John Garcia, sono state tra le band che più abbiamo ascoltato in furgone durante i mitici tour con gli ALIX.

In Europa, ma anche in Italia negli ultimi anni, sembra esserci una fiorente scena dedita allo stoner e al rock in qualche maniera psichedelico e “retrò”. In che maniera siete supportati dalla vostra etichetta storica la “Go Down Records”? Ci sono delle band in particolare che apprezzate e seguite?
Con La Go Down c’è una collaborazione che dura ormai da anni, anche se il grosso dei lavoro organizzativo lo svolge Alice.
Ultimamente stiamo ascoltando Duke Garwood, chitarrista/cantante inglese, spesso in tour con Mark Lanegan e molto african blues tipo Tinariwen.

Ultimamente avete aperto i concerti di Nick Olivieri (con cui avete anche jammato) e Mark Lanegan, avete qualche aneddoto in particolare da raccontare?
Durante il soundcheck di Nick, dopo aver provato Green Machine dei Kyuss, gli abbiamo chiesto se gli andava di accennare “Auto Pilot”, una delle canzoni dei QOTSA preferite da Alice.. a quel punto nessuno si aspettava che ci invitasse a provarla con lui per poi suonarla insieme durante il concerto…
Non abbiamo aneddoti su Mark Lanegan ma la sua voce ci copre ancora come un mantello.. è un grandissimo artista ed è stato bello esserci.

 

Barrette al cacao, cocco e fiocchi di avena

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Buongiorno a tutti ecoPunkers,                                                                                     come sapete il giovedì è giorno buono per noi dell’eco Punk per presentarvi una nuova ricetta.

Oggi prepareremo le Barrette al cacao, cocco e fiocchi di avena, pensate per la colazione autunnale da accompagnare (e perché no anche pucciare) alla vostra tisana preferita, come spezza fame o come chiudi pasto davanti ad un bel film cult.

Ma ci stiamo dimenticando qualcosa…. La musica!! Per l’ultima ricetta del menù stagionale abbiamo scelto il secondo album discografico del gruppo statunitense Fleet Foxes, Helplessness Blues. Indie Folk per la nostra colazione!!

Vi ruberanno veramente poco tempo 😉

Ingredienti:

  • 3 tazzine di fiocchi d’avenao
  • 2 tazzine di cocco disidratato
  • 10 mandorle tagliate a pezzetti
  • 2 cucchiai di cacao
  • 2 cucchiai di sciroppo d’acero
  • latte vegetale q.b.

Procedimento:

Tostate in una padella le mandorle poi i fiocchi d’avena e il cocco in ultimo, fate raffreddare qualche min e mettete il tutto in una ciotola. Passiamo ad aggiungere gli altri ingredienti, cioè il cacao e lo sciroppo d’acero, diamo una prima mescolata per unire gli ingredienti e ora poco a poco aggiungeremo il latte vegetale ( una tazzina circa) per rendere un po’ più appiccicoso il nostro composto.

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Foderiamo una teglia con la carta forno, disponiamo il nostro composto e inforniamo, in forno ventilato, a 180 gradi per circa 15 min (ogni forno e diverso quindi controllate dopo 10 min). Una volta pronto lasciamo raffreddare e con un coltello affilato ricaviamo le barrette.

Una tisana speziata e tutti pronti per la merenda!!

 

 

 

 

 

Scaloppine di Seitan al limone e rosmarino

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Altro giovedì altra ricetta del nostro menù stagionale!

Questa volta ci occuperemo della seconda portata, le scaloppine di SEITAN AUTOPRODOTTO al rosmarino e limone; autunnali vista la presenza del rosmarino ma con un retrogusto d’estate dato invece dal limone. Da accompagnare con un buon bicchiere di vino e in diffusione Pink Moon di Nick Drake e la sua chitarra acustica (nel link qui sotto come sempre). Comfort food , folk e vinello, mi sembra non manchi nessuno all’appello 🙂                                                                                                                                                                                                            

Il seitan o muscolo di grano è ormai diventato di uso comune, demonizzato da alcuni e lodato da altri, è un alimento non molto bilanciato e in prevalenza proteico (ma privo di colesterolo al contrario di altri fonti proteiche), motivo per il quale vi consigliamo di accompagnarlo sempre ad una buona porzione di verdure crude e cotte, ad esempio, sempre di stagione potremmo accompagnarlo con un insalatina di spinaci crudi, limone e noci o delle erbette saltate in padella.

 Il Seitan può essere ottenuto dalla lavorazione di diversi tipi di farine (con una buona percentuale di proteine) ciò rispetto ad altri alimenti vegan proteici, come tofu, tempeh e altri, ci permette di farne un uso ancor più eco-sostenibile. Infatti non solo il seitan autoprodotto sarà cruelty-free, ma anche economico, locale (potremo infatti selezionare le farine dai produttori locali, ottenendo tra l’altro una migliore qualità nel prodotto finale) e con una bassa percentuale di scarto. Detto tutto questo, ricordo: mai abusarne e al contrario variate sempre la vostra alimentazione prediligendo alimenti stagionali e poco lavorati.

Anche questa volta è arrivato il momento di mettersi a lavoro!        

 Ingredienti per il Seitan (4 persone):

  • 500g farina 1

  • 500g farina di farro integrale

  • 600g di acqua

  • dado vegetale (o sedano,carota e cipolla per il brodo)

  • aromi a piacere: rosmarino,timo

Procedimento:

Il procedimeto consisterà sostanzialmente in 3 fasi, preparazione dell’impasto, il suo lavaggio e la bollitura.

Prendiamo le farine pesate e aggiungendo i 600g di acqua, poco per volta, iniziare ad impastare gli ingredienti fino ad ottenere un panetto. Lavorare il panetto per qualche minuto finché non sarà abbastanza liscio. A questo punto il panetto verrà fatto riposare per circa un ora in una ciotola coperto da acqua fredda.

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Riprendiamo il nostro panetto e passiamo al lavaggio, sembrerà complicatissimo ma in realtà è molto semplice. Io mi trovo molto bene con questo metodo, che mi permette di ottenere un seitan abbastanza morbido e impiegare qualche minuto in meno: mettere la palla scolata in una ciotola capiente e aprire l’acqua calda a filo. Man mano che l’acqua scorre sul vostro panetto, lavorarlo energicamente come se doveste impastarlo. Sin da subito vedrete l’amido che se ne va. A intervalli, cambiare la temperatura dell’acqua da calda a fredda e continuate ad impastare. Il panetto in questo procedimenti potrebbe sgretolarsi un po’, non preoccupatevi, raccogliete i pezzettini e rimpastateli. Ci vorranno circa 5/6 cambi di acqua prima che l’acqua risulti limpida e il panetto sia pronto (il tutto in circa 10/15 min di lavorazione, nulla di impossibile insomma!

E oraaa vai con la cottura! Iniziamo a mettere sul fuoco una pentola abbastanza capiente con acqua, il nostro dado autoprodotto (trovate la ricetta sul blog) e aggiungete sedano e carote, se preferite potrete anche preparare un semplice brodo, ma ricordate che più saporito sarà il brodo più lo sarà anche il seitan. Prendiamo la nostra palla leggermente spugnosa, e arrotoliamola dandole una forma cilindrica; questo sarebbe il momento per aromatizzare il nostro seitan aggiendendo spezie, verdurine, un po’ di pepe o peperoncino o ciò che la vostra fantasia vi ispira.

Per la nostra ricetta o preferito lasciarlo al naturale e legarlo come se fosse un arrosto con lo spago aggiungendo un rametto di rosmarino (legandolo calcolate già lo spessore delle vostre fettine, infatti vi sarà utile solo a questo scopo, avremmo potuto anche lasciarlo libero) e lasciatelo a scolare in uno scolapasta per qualche min ma se avete deciso di non legarlo mettetelo in una tazza e capovolgete la tazza sullo scola pasta, in questo modo scolerà senza perdere la sua forma. Dopodiché metterlo in cottura nel brodo per circa 40 min.

Il seitan andrebbe fatto riposare una notte nel suo brodo così che intensifichi il suo sapore.

Ricordo inoltre che potrà essere conservato in frigo, coperto dal suo brodo di cottura per circa 4/5 giorni.

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Per le Scaloppine di Seitan al Limone e Rosmarino:

Ingredienti:

  • fettine di Seitan

  • farina 00 q.b.

  • Olio

  • Pepe

  • Rosmarino

  • 1 limone

  • 1 tazza di brodo

Preparazione:

Infariniamo le nostre fettine di seitan e facciamole dorare in padella con un cucchiaio d’olio. Iniziamo ad insaporire con il pepe e non appena saranno dorate potremo sfumare con il succo del nostro limone e aggiunger il rosmarino. Senza far asciugare tutto il succo di limone uniremo anche la tazza di brodo, e a fuoco medio porteremo avanti la cottura. Attendiamo circa 10 min, il tempo necessario affinché la nostra salsina si sia addensata. Impiattare e guarnire con la scorza di limone e qualche ago di rosmarino.

Ed ecco che la Seconda portata è pronta per essere gustata con gli occhi e con la mente!!

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Cucina stagionale: caserecce di canapa alla crema di zucca e timo

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Come promesso eccomi qui a condividere con voi le ricette della mia proposta di menù stagionale per questo mese con qualche consiglio all’ascolto. Iniziamo con un godurioso primo, stagionale e salutare che con il suo colore arancio vivo ci ridarà un po’ di grinta visto l’arrivo del primo freddo. La zucca è uno dei miei ortaggi autunnali preferiti (la mangerei anche a colazione e non è detto che ciò non accadrà…in qualche nuova ricetta) e ottobre, tra feste pagane, profumi e colori è il mese che più di tutti ci ricorda che è pronta ad essere colta nei nostri orti e portata in tavola. Ed è stato proprio l’autunno e il caldo arancio della zucca, mi hanno fatto ha ispirata anche a proporre un po’ di sana musica folk, partendo dall’abc, un superclassicone, ovvero Harvest del grandissimo Neil Young che potrete ascoltare tranquillamente su Spotify con un semplice clic sull’immagine che troverete alla fine del post. Ma passiamo al lato ancora più interessante, la ricetta!

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INGREDIENTI:

Per la pasta

250gr di semola di grano duro

50gr di farina di semi di canapa

150gr circa di acqua

1 cucchiaino di olio evo

Per il condimento:

¼ di zucca a buccia verde

1 cipollotto

Sale pepe timo e rosmarino (nella variante più ghiotta ci servirà anche della panna vegetale, io ho usato quella di avena)

Ora pronti e mani in pasta!!

PROCEDIMENTO

Una volta pesate le farine disporle a fontana e aggiungendo il cucchiaino di olio e poco per volta l’acqua fino ad ottenere un panetto ancora ruvido che andrà lavorato per una decina di minuti, finché non risulterà un impasto liscio ed elastico (vale sempre il trucchetto di tastare con un dito l’impastato, se l’impronta del vostro dito tenderà a risalire in pochi secondi l’impasto è pronto). Lasciar riposare il panetto, coperto di pellicola, per circa 30 minuti.

Quando l’impasto avrà finito di riposare saremo pronti a dare finalmente forma alla nostra pasta. Uno dei formati più semplici ed indicati per questo condimento sono le tagliatelle, o perchè no anche i maltagliati, ma se anche voi come me avete piacere di avere le mani in pasta potrete sbizzarrirvi con altri formati.

Per dare la forma di caserecce non avendo gli appositi strumenti io mi sono adoperata così: ho suddiviso l’impasto in 4 parti, da queste ho ricavato 4 salsicciotti abbastanza fini e successivamente ho tagliato il salsicciotto in piccoli pezzetti di pochi millimetri di spessore (5 mm circa). Ottenuti i nostri pezzetti d’impasto non bisogna far altro che trascinarlo con una forchetta leggermente infarinata finché non si viene a creare il ricciolo. Una volta presa la mano ci vorranno circa 10 minuti per terminare la lavorazione. La pasta dovrà rimanere all’aria per circa 1 ora così che si asciughi leggermente. Nella foto qui sotto potrete vedere il procedimento riassunto.

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PER IL CONDIMENTO:

Passiamo al condimento della nostra pasta. Come prima cosa dovremo pulire la zucca (ricordatevi sempre di recuperare anche i suoi semi) e tagliarla a dadini. Prendiamo una padella, e facciamo rosolare, con un filo d’olio, il cipollotto che una volta che sarà imbiondito sarà pronto a ricevere la nostra zucca, il sale e il pepe. Se avrete tagliato la zucca a cubetti non molto grandi ci metterà circa 15 minuti per ammorbidirsi.

Quando la nostra zucca risulterà facile fa schiacciare con una forchetta non ci resterà altro da fare se non aggiungere il timo e il rosmarino e frullare il tutto e se anche voi avrete voglia di una coccola in più suggerisco di aggiungere circa mezza confezione di panna vegetale, io in questo caso ho aggiunto la panna d’avena (non disperate la restante panna vegetale non verrà buttata ma ci servirà per la nostra seconda ricetta!! )

Ora potremo finalmente assemblare il tutto:

La nostra pasta avrà bisogno di cuocere circa 5 min in acqua bollente salata, nel frattempo riscalderemo il nostro condimento in una padella. Appena la pasta salirà a galla potremo unirla al condimento scolandola con una schiumarola. (Useremo la nostra acqua di cottura per mettere in ammollo i nostri piatti sporchi). Impiattiamo, qualche altra fogliolina di timo e BUON APPETITO e BUON ASCOLTO!

Are you ready for the country? A giovedì con la prossima ricetta!

Felicia

L'ecologismo di Neil Young: dalle magliette in cotone organico al Farm Aid

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L’attivismo di Neil Young è inarrestabile. Circa un mese fa, con un messaggio sul suo sito ufficiale rivolto ai suoi fans, Neil Young ha annunciato la decisione di ritirare dal commercio (sia dal proprio negozio online che dalle bancarelle per la vendita durante i concerti) tutto il merchandise prodotto con cotone non organico per sostituirlo con quello prodotto mediante cotone naturale. Il cotone industriale, continua nella nota, viene prodotto con un larghissimo uso di pesticidi fatti con base petrolchimica, con funghicidi ed erbicidi; sostanze che vengono assorbite dal terreno e finiscono con l’influenzare anche le colture vicine, entrano nelle forniture d’acqua e finiscono per inquinare anche altre forme di vita. Young prosegue denunciando l’industria del cotone convenzionale come il secondo consumatore di pesticidi del mondo e ricordando che l’Environmental Protection Agency (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) considera 7 dei 15 pesticidi più utilizzati per il cotone come note, probabili o possibili sostanze cancerogene. Ma non finisce qui.

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Manca pochissimo al Farm Aid, il festival giunto alla sua 25esima edizione, iniziato con un concerto di beneficenza nel 1985 Champaign (Illinois) e organizzato da Willie Nelson , John Mellencamp e Neil Young per raccogliere fondi a favore delle famiglie di agricoltori negli Stati Uniti. Oggi il Farm Aid è un’organizzazione senza scopo di lucro, al cui già citato consiglio di amministrazione si è aggiunto nel 2011 Dave Matthews e la cui missione è di mantenere le famiglie degli agricoltori nella loro terra promuovendo il cibo da aziende familiari (con stand informativi durante l’evento); far crescere il Good Food Movement attraverso l’incremento della rete tra gli agricoltori e i consumatori; aiutando gli agricoltori a trovare le risorse necessarie per accedere a nuovi mercati, il passaggio a pratiche agricole più sostenibili e redditizie, e sopravvivere disastri naturali; intraprendendo azioni per cambiare il sistema con le organizzazioni locali, regionali e nazionali.

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L’edizione del 2014 si terrà il 13 settembre a Raleigh, North Carolina nel Walnut Creek Amphitheatre e includerà nella line up, oltre a Willie Nelson , John MellencampNeil Young e Dave Matthews, anche Jack White, Gary Clark jr e tanti altri artisti per un mega concerto dalle 12 della mattina alle 23 della sera e le maglie vendute saranno rigorosamente in cotone organico (con tanto di filiera nel sito)!

Sicuramente un festival eco-punk, peccato sia dall’altra parte del mondo! Possiamo consolarci però con la playlist del Farm Aid su Spotify

E per chi volesse saperne di più, date un’occhiata al Sito Ufficiale

Sugar Man: l'incredibile storia di Sixto Rodriguez

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Detroit, gli anni ’70, parole taglienti e toni morbidi per descrivere e cantare le periferie e la classe operaia. E poi c’è la leggenda: nessuno sapeva se Sixto Rodriguez si fosse dato fuoco sul palco o fosse morto suicida in prigione, di lui erano rimaste impresse solo le sue parole nell’altra parte del mondo, esattamente in Sud Africa, dove il musicista inconsapevolmente era diventato il portavoce di gente che quella voce l’aveva ma non poteva parlare, perché oppressa dall’apartheid. Ma quelle parole erano talmente forti, che c’è stato qualcuno dal Sud Africa che le ha inseguite e personificate.

Searching For Sugar Man è il documentario del 2012 del regista svedese Malik Bendjelloul che racconta le ricerche di due fan sudafricani di Rodriguez intenti a rintracciare il poco noto e forse deceduto artista. Dall’analisi delle copertine dei dischi ai testi, alle chiamate a produttori e case discografiche, fino alla scoperta di un Rodriguez vivo a Detroit con una casa, una famiglia e un lavoro da operaio… Un’emozionante favola d’altri tempi a cui si fatica a credere, soprattutto per l’epilogo.

Presentato al Sundance Film Festival, il film riceve il premio Audience Award, World Cinema Documentary e il premio World Cinema Special Jury Prize. Vince poi diversi premi, tra i quali l’Audience Award e il Best Music Documentary Award all’International Documentary Film Festival di Amsterdam del 2012, il premio BAFTA e infine vince l’Oscar 2013 (Academy Award) come miglior documentario.

Nel film molti di coloro che hanno lavorato con Rodriguez, lo elogiano e dichiarano la sua penna superiore a quella di Bob Dylan, il folksinger per antonomasia. Il film è stato trasmesso in chiaro l’8 agosto su Rai 5 e ieri sono riuscita a vederlo su Rai Replay e se avete ancora qualche dubbio sul vederlo o meno, leggete e ascoltate le sue parole che hanno spinto alla ribellione.

Sugar man, won’t you hurry
‘Cos I’m tired of these scenes
For a blue coin won’t you bring back
All those colors to my dreams

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man met a false friend
On a lonely dusty road
Lost my heart when I found it
It had turned to dead black coal

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man you’re the answer
That makes my questions disappear
Sugar man ‘cos I’m weary
Of those double games I hear

Sugar man, Sugar man, Sugar man, Sugar man
Sugar man, Sugar man, Sugar man

Sugar man, won’t you hurry
‘Cos I’m tired of these scenes
For the blue coin won’t you bring back
All those colors to my dreams

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man met a false friend
On a lonely dusty road
Lost my heart when I found it
It had turned to dead black coal

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man you’re the answer
That makes my questions disappear

Saponette di marsiglia al cocco e vaniglia

Consigli per l’ascolto: Acqualung – Jetro Tull

Dall’album Acqualung, 1971

Genere: Classic Rock, Folk, Folk Rock

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Le autoproduzioni ribelli ritornano. Oggi vi propongo delle saponette di Marsiglia arricchite in base alle proprie esigenze di pelle e di olfatto… Un’ottima alternativa per chi non vuole o non ha tempo per creare il sapone ex novo, il sapone di Marsiglia neutro è consigliato dai dermatologi perchè non contiene sostanze aggiunte con coloranti, conservanti, opacizzanti, addensanti, profumi sintetici e altre sostanze che possono essere causa di problemi soprattutto per le pelli sensibili. Inoltre il sapone puro è grande amico del’ambiente perchè ha un bassissimo impatto ambientale sia in fase di produzione che  di smaltimento, quindi è in assoluto uno dei detergenti schiumogeni meno inquinanti.

Per procurarselo basta cercarlo nel reparto cura della persona (non sognatevi di usare il sapone per bucato) e dovete essere attenti all’Inci perchè è difficile trovare un sapone neutro senza altre sostanze. Quindi cercate quello neutro e in base alle proprie esigenze, potete aggiungere farine per un effetto scrub, oli vegetali per renderlo più emolliente ed essenze per profumarlo.
Io ho scelto un profumo molto delicato e femminile con la farina di cocco e l’essenza alimentare oleosa di vaniglia. Solitamente per me scelgo delle essenze più agrumate, ma stavolta ho creato queste saponette messe negli stampini per dolci, per fare dei regali originali e artigianali. In generale potete sbizarrirvi come volete a seconda delle esigenze e occasioni. E adesso passiamo al fare!

Ingredienti

1 pezzo di sapone di Marsiglia puro da 300 gr
250 gr di farina di cocco
3 cucchiai di olio di oliva
1 tazza d’acqua
Mezza boccetta di essenza alimenntare oleosa o 5 gocce di olio essenziale a piacere

Preparazione

-Grattuggiate il sapone di Marsiglia alla julienne. Mettere le scaglie in una pentola con l’acqua, ponete a bagnomaria e lasciate cuocere con un coperchio per circa un quarto d’ora, mescolando di tanto in tanto con delicatezza.

-Quando il sapone sarà uniformemente ammorbidito, unitevi la farina di cocco e l’olio, mescolando a lungo per amalgamare bene il tutto.

-Spolverizzate gli stampi con del borotalco, togliete il sapone dal bagnomaria, versatelo negli stampi e lasciate raffreddare.

-Quando sarà solidificato, estraetelo dagli stampi e appoggiate le forme di sapone su un foglio di carta bianca e lasciate seccare da fonti dirette di calore per cinque o sei giorni, capovolgendole spesso per farle seccare uniformemente.

Viene fuori un sapone delicato, con la farina di cocco che crea una simpatica schiumetta tipo latte e soprattutto leviga, rendendo la pelle morbida e liscia. L’esperimento è riuscito bene, prossima volta altre profumazioni!

 

Green riot! Big Yellow Taxi di Joni Mitchell

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Continuamo la rubrica Green riot! Canzoni per l’ambiente. Oggi cominciamo a soffermarci sull’analisi delle canzoni, sui loro testi e qualche cenno sui loro autori che hanno dato in qualche maniera, il loro contributo artistico alla causa ambientale.

Ho deciso di iniziare con una donna, precisamente con Joni Mitchell e la sua Big Yellow Taxi, un pezzo del 1970 scritto e interpretato dalla cantautrice canadese che, con il suo romanticismo sofferto e lucido, è entrata di diritto nell’olimpo dei folksinger al fianco di Bob Dylan e Neil Young. Le sue esperienze di vita dura, dalla poliomelite a nove anni al girovagare con la sua figlia senza un soldo, dal trasferimento a New York alle esperienze amorose finite male, sono state riscattate nel suo album Blue del 1971, considerato dalla critica il migliore e quello da lei più sentito. Quello che colpisce è il suo atteggiamento romantico nella ricerca della felicità, che però è impossibile con il risultato di una perenne malinconia, Blue appunto. Il tutto filtrato da una sensibilità tipicamente femminile ed è questo che le conferisce la marcia in più.

Big_Yellow_Taxi_-_Joni_Mitchell[1]Tornando al brano Big Yellow Taxi, fu pubblicato come singolo e inserito nell’album Ladies of Canyon, rappresentativo del suo “folk confessionale”, ed è la canzone ritenuta fra le prime ad avere contenuti ambientalisti. La Mitchell ebbe l’idea del brano durante un viaggio alle Hawaii. Guardando fuori dalla finestra dell’albergo in cui soggiornava, poteva vedere lo spettacolo dell’oceano Pacifico, contrapposto ad un parcheggio sottostante all’albergo. È esemplificativo in questo senso il famoso verso del brano “They paved paradise to put up a parking lot“, traducibile come “(Loro) hanno asfaltato il paradiso per costruirci un parcheggio“. I versi “They took all the trees, put ‘em in a tree museum/And charged the people a dollar and a half just to see ‘em” (“Hanno tolto tutti gli alberi, li hanno messi in un museo degli alberi/E chiedono alla gente un dollaro e mezzo solo per vederli“) è un riferimento al giardino botanico forestale di Honolulu, un giardino botanico in cui si trovano alcune specie di piante rare o in via di estinzione. L’ultima parte della canzone lascia spazio alle confessioni più intimiste dell’artista, in cui parla del suo “old man” che va via con un taxi giallo.

Nel corso degli anni Big Yellow Taxi è stata oggetto di numerose cover da parte di importanti artisti internazionali. Nel 1973 anche Bob Dylan ne registrò una propria versione nell’album Dylan, ma la versione più famosa rimane senz’altro quella registrata nel 2002 dai Counting Crows, in seguito inserita nella colonna sonora del film Due Settimane Per Innamorarsi. In occasione del film, i Counting Crows registrarono il brano con Vanessa Carlton.

Adesso diamo una lettura al testo e poi ci gustiamo la versione originale di Big Yellow Taxi. Buon ascolto!

They paved paradise and put up a parkin’ lot
With a pink hotel, a boutique, and a swingin’ hot spot
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lotThey took all the trees, and put em in a tree museum
And they charged the people a dollar and a half to see
them
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise, and put up a parking lot

Hey farmer, farmer, put away your DDT
I don’t care about spots on my apples,
Leave me the birds and the bees please
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lot
Hey now, they paved paradise to put up a parking lot
Why not?

Listen, late last night, heard the screen door slam
And a big yellow taxi took my girl away
Don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise and put up a parking lot
Well, don’t it always seem to go
That you don’t know what you got till it’s gone
They paved paradise to put up a parking lot
Well now, they paved paradise
And put up a parking lot

I don’t wanna give it
Why you wanna give it
Why you wanna givin it all away
Hey, hey, hey
Now you wanna give it
I should wanna give it
Now you wanna givin it all away

Hey, paved paradise, put up a parking lot
Paved paradise, and put up a parking lot

Green riot! Honour the Treaties, il mini tour di Neil Young contro i giganti del petrolio

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Green Riot! È la nuova rubrica di l’Eco Punk che tratta di canzoni scritte e cantate per cause ambientaliste o in generale per denunciare la mancanza di diritti umani legata a politiche tutt’altro che sostenibili; canzoni per la protesta quindi, quando la musica e l’attivismo si incontrano per dare vita all’ecomilitanza.

Con questa rubrica ripercorreremo le canzoni a sfondo ambientale nel corso dei decenni, ma oggi si parte con una news di pochissimi giorni fa: domenica scorsa a Toronto la leggenda del rock Neil Young ha tenuto il primo di una serie di quattro concerti di beneficenza (a Toronto, Winnipeg, Regina e Calgary), nell’ambito del mini tour Honour the Treaties con il quale il rocker intende raccogliere fondi per la Athabasca Chipewyan First Nation (ACFN) – comunità locale che possiede la propria riserva nell’Alberta, a sud ovest del lago Athabasca – ma soprattutto denunciare la politica ambientale insostenibile e altamente pericolosa che il governo canadese sta portando avanti negli ultimi anni.

Neil Young, che con il figlio ha visitato uno dei 50 siti canadesi di questo tipo, ha descritto l’esperienza come “la cosa più brutta a cui abbia mai assistito: una dimostrazione di avidità e mancanza di rispetto”, e ha perciò deciso di intraprendere un’azione di protesta piuttosto determinata. La causa scatenante è stata la decisione di Ottawa, duramente criticata da Young durante la presentazione del mini tour, di permettere al colosso del petrolio Shell Oil di espandere la propria miniera di Jackpine, che si trova su terreni di proprietà dei popoli indigeni canadesi ancora protetti da accordi, approvando il progetto di raddoppiamento della produzione di bitume a 300.000 barili al giorno e creando 750 posti di lavoro. La risposta non si è fatta attendere e il portavoce del primo ministro Jason MacDonald ha replicato sostenendo che “il settore delle risorse crea opportunità economiche e offre posti di lavoro ai canadesi, garantendo retribuzioni medio-alte”.

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Ma alcuni primi gruppi nazionali ed ambientali dicono che il potenziale danno ambientale del progetto supera i benefici economici dell’ampliamento della miniera, denunciando nei dintorni di Athabasca che il piano di espansione viola diverse leggi federali in materia di pesca e a rischio specie, nonché i diritti di trattato (già nel 2010 sono stati trovati “pesci mutanti” proprio nelle acque del lago Athabasca). Greenpeace Canada inoltre ha accusato Ottawa di mettere gli interessi delle compagnie petrolifere davanti ai diritti degli abitanti e alla protezione dell’ambiente.

Honour the Treaties mira a raccogliere $ 75.000 e a partire da sabato mattina, più di $ 23.972 sono stati raccolti. Nella prossima data a Winnipeg, Young sarà anche affiancato dalla cantante jazz Diana Krall, conosciutissima in Canada, mentre la data finale di Calgary è già sold out. Tutto il ricavato dei concerti finanzierà la causa ACFN intentata contro la Shell Oil per le violazioni degli accordi contrattuali sottoscritti.

Durante la data di Toronto, Neil Young ha eseguito Pocahontas, dedicata ai nativi americani. E noi ce l’ascoltiamo per sentirci un pò più vicini alla protesta.

Faresti il bagno nel tuo detersivo? (part II) Ricetta Detersivo al Limone per Stoviglie

Sto ascoltando Mellow Yellow – Donovan

Dall’album Mellow Yellow, 1967

Genere: folk, psychedelic rock, classic rock

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L’inquinamento domestico non finisce mai fra le quattro mura di casa, ma riguarda la nostra respirazione, la nostra pelle e anche l’ambiente. Ho spiegato questo concetto in un altro post (che vi invito a rileggere), ove come soluzione economica e sostenibile, ho proposto come sempre l’autoproduzione. La volta scorsa quindi ho postato la ricetta per autoprodurre un detersivo da bucato, questa volta invece farò passaparola di una ricetta per autoprodurre un detersivo al limone per stoviglie al suono di Mellow Yellow di Donovan, niente di più carino per “ancheggiare” fra un limone e l’altro.

Fra le mie varie ricerche per il web, la ricetta che ho trovato è sempre la stessa, pertanto mi limito a diffondere questa buona pratica. Facilissimo da fare, con ingredienti semplici che tutti noi abbiamo nelle nostre cucine, è adatto sia per il lavaggio a mano che in lavastoviglie, con un risparmio notevole per le nostre tasche e in termini di inquinamento ambientale.

RICETTA:

3 limoni maturi (meglio se bio)

200 gr di sale fino

400 ml di acqua

100 ml di aceto

PREPARAZIONE

-Tagliate a pezzetti i limoni, avendo cura di togliere le estremità e i semi, onde evitare di rompere le lame del frullatore.

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-Frullare con un pò dell’acqua occorrente, fino a quando non risulterà una specie di “pappina” di limoni.

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-Prendete una pentola e versateci l’acqua rimanente, l’aceto, il sale e la pappina al limone e fate bollire per dieci min circa.

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-Una volta raggiunto il bollore, spegnete il fuoco e frullate con un minipimer, fino ad ottenere una crema di detersivo.

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Il vostro detersivo per stoviglie è pronto! Non vi resta che conservarlo in barattoli di vetro e durerà per circa un mese.

Consigli per l’utilizzo:

-A mano: versare il detersivo sulla spugnetta e procedere al lavaggio, meglio utilizzarlo con acqua calda in modo da potenziare le sue caratteristiche sgrassanti.

-In lavastoviglie: per un pieno carico ne servono due cucchiai e le stoviglie usciranno dal lavaggio perfettamente pulite e anche profumate. Al posto del brillantante, usate un cucchiaio di aceto in grado di svolgere perfettamente lo stesso compito, senza però inquinare.

Semplice, economico e biodegradabile!