Sprechi alimentari: le comunità solidali e locali come soluzione ad un problema globale

Secondo la FAO, 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e contemporaneamente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, una quantità sufficiente a sfamarne almeno il doppio; in particolare frutta e ortaggi vengono buttati di più rispetto ad altri alimenti perché facilmente deperibili e vulnerabili ai cambiamenti di temperatura durante tutta la filiera dal campo alla tavola. In un pianeta dalle risorse limitate e che nel 2050 conterà 9 miliardi di persone, un simile spreco è un’indecenza. Ma dove finisce tutto il cibo buttato via?

LA FILIERA GLOBALE DELLO SPRECO

Nei paesi in via di sviluppo gran parte dei prodotti si perde dopo il raccolto per la mancanza di strutture adeguate per la conservazione e il trasporto; nei paesi sviluppati, invece, il cibo si spreca nel commercio al dettaglio, quando i commercianti ordinano, servono o espongono troppi prodotti e la gente acquista più di quello che serve realmente, dimenticando gli avanzi nel frigorifero o buttando via cibi deperibili prima della data di scadenza. Lo spreco alimentare oltre a non essere etico, è anche insostenibile dal punto di vista ambientale: produrre cibo che nessuno mangia implica lo sperpero di acqua, fertilizzanti, pesticidi, semi, carburante e terreni.

Si deve ridefinire il concetto di bellezza, non di gusto” afferma Ron Clark, uno dei fondatori di Imperfect, una startup californiana che acquista i prodotti non esteticamente belli dai coltivatori e li rivende a basso costo agli utenti interessati. Il problema alla base è proprio questo: spesso frutta e verdura vengono lasciate nei campi perché non hanno le giuste dimensioni per essere raccolte meccanicamente e a mano non le raccoglie nessuno perché non aderiscono agli standard di bellezza e qualità, quindi sono fuori mercato. I supermercati e i piccoli commercianti ortofrutticoli sono liberi di fissare i propri standard di acquisto ma negli ultimi decenni allestiscono i reparti di frutta e verdura come se fossero negozi di prodotti di bellezza perché le persone acquistano solo i prodotti più belli, spesso a scapito della stessa qualità. Avete mai provato a mangiare una mela bella e perfetta coltivata in serra del supermercato e una meno bella di un piccolo produttore agricolo locale? Assaggiate e poi mi fate sapere se pensate anche voi di non aver mai mangiato una vera mela prima…

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COSA SI PUO’ FARE

Entro il 2050 ci saranno 9 miliardi di persone da sfamare e una delle soluzioni invocate è l’aumento della produzione alimentare globale di una percentuale che va dal 70 al 100% causando un ulteriore inquinamento planetario derivato dall’agricoltura e l’allevamento intensivi. Se riuscissimo a ridurre gli sprechi, cambiare la nostra dieta mangiando meno carne e latticini (per i quali sono necessarie grandi quantità di cereali e altre risorse a fronte di un ridotto apporto calorico), destinare alcuni raccolti alla produzione di biocombustibili, si potrebbe nutrire in modo più sano più di 9 miliardi di persone senza distruggere altre foreste, praterie, zone paludose.

Questo i governi lo sanno bene, tanto che molti si stanno dotando di leggi antispreco fra cui anche quella italiana passata alla Camera con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, incentivare la donazione di tutte le eccedenze, promuovere il riciclo. Ma le leggi non bastano, occorre un cambiamento di mentalità partendo dalla consapevolezza dell’insostenibilità di questo sistema alimentare così strutturato per passare a piccole azioni quotidiane che, sommate insieme, possono far davvero la differenza e lanciare un segnale forte di cambiamento.

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Questo è l’intento di Foodsharing: come ridurre gli sprechi creando solidarietà, il primo evento che si terrà a Barletta (BT) il 17 aprile organizzato da Assoimprese in cui interverranno come relatori i ragazzi di Avanzi Popolo e la sottoscritta in qualità di attivista e promotrice che, dopo le varie esperienze dirette di foodsharing in giro per l’Italia e alcune città d’Europa, vuole raccontarle ai suoi concittadini invitandoli a fare qualcosa nel concreto riguardo questa buona pratica. L’obiettivo dell’evento è quello di creare una comunità solidale che coinvolga aziende, associazioni e cittadini, in modo da recuperare il cibo che viene buttato via ma ancora in ottimo stato o prossimo alla scadenza per ridistribuirlo e condividerlo fra chi ne ha bisogno o chi è semplicemente contro lo spreco.

Ecopunker della Bat (Barletta-Andria-Trani), chi viene a sostenerci? E dopo le chiacchiere, si fa aperitivo con cibo rigorosamente recuperato e condiviso!

Frutta stagionale, consumo critico e lifestyle sostenibile: il laboratorio di ecocosmesi a Torino con Contiamoci

labecocosmesi_lecopunkSono stati giorni di scoperta, confronto, scambio. Da poco tornata da Torino per il secondo laboratorio nel nord Italia, metto un po’ in ordine le emozioni di questi giorni fra Milano e Torino. Guardando le foto dell’evento con Contiamoci, ripercorro i bei momenti condivisi con persone motivate e sorridenti, con la voglia di scoprire e mettersi in gioco con l’autoproduzione cosmetica, un qualcosa che va al di là del mero benessere materiale ma che fa ripensare a tutto il nostro stile di vita.

Abbiamo chiacchierato sulle etichette dei cosmetici da supermercato, sulla produzione e sul consumo critico dei prodotti e autoprodotto con mele, arance e limoni acquistati dai contadini di Porta Palazzo a Torino, il mercato di ortofrutta più grande di Europa (così mi han detto…), all’interno del Milk Bar, un posto molto tranquillo dove solitamente si incontrano mamme bambini e donne incinte per parlare di allattamento, nutrizione, per fare yoga, confrontarsi e supportarsi. Vi lascio immaginare il profumo della frutta stagionale, quella vera, non esteticamente perfetta, ma corposa e sana.

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La bellezza di questi giorni torinesi sta nella genuinità, a partire dalla scelta delle materie prime, all’incontro con Greta e Silvano che mi sembrava di conoscere da sempre, allo scambio con altre persone durante il laboratorio e con cui ho avuto la sensazione di sentirmi a casa.

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Scusate se sono stata poco presente sul web in questi giorni, ma ho preferito vivere i momenti. E se Greta sul suo blog scrive “Perché autoprodurre significa anche imparare a rallentare, ad andare di pari passo con i ritmi della natura. A ricordarci che non c’è saggezza nell’avere tutto e subito” riguardo a me e al laboratorio, significa che sto seminando bene…

Un grazie a Greta e Silvano e a tutti i partecipanti, sperando di rivederci presto per future collaborazioni e autoproduzioni.

Per leggere cosa scrive Greta di Contiamoci sul laboratorio ecopunk, leggi qui.

Per vedere la gallery, guarda sulla Fb.

"La natura ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno": i laboratori ecopunk di cosmesi pratica e naturale

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L’Eco Punk accoglie l’autunno con due laboratori di eco-cosmesi naturale, pratica e soprattutto stagionale! Il primo evento l’8 e 9 novembre sarà una due giorni di full immersion nell’eco-cosmesi applicata alla cura dei capelli e del viso a Scartoff (Barletta), percorso conclusivo di un ciclo di incontri iniziato ad ottobre dal titolo Io lo so fare,  dove precedentemente ci siamo dedicati alla detergenza e alla cura del corpo autoproducendo il deodorante, il dentifricio e un sapone solido con la farina di avena, scrub schiarente per le mani e infine il burro montato per il corpo. Cosa faremo questa volta? Autoprodurremo lo shampoo, il balsamo, scrub, maschera per viso e capelli e alla fine, con un tutorial, mostrerò come creare una cold cream, la formulazione più semplice per fare una crema idratante in casa.

Il secondo evento invece si terrà a Bari l’11 novembre all’interno di un ciclo sulle autoproduzioni, intitolato #autoproduciamocelo, al Flying Circus. L’Eco Punk tornerà a collaborare con Bio&Sisto Agricoltura Biologica e ad utilizzare materie prime raccolte direttamente dalla terra, quindi a km 0, e mescolarle per creare dei cosmetici semplici e biologici di uso quotidiano. Al termine dell’incontro, l’aperitivo bio offerto dall’azienda agricola.

Entrambi i cicli di laboratori di autoproduzioni sono stati e saranno inaugurati con immenso piacere da l’Eco Punk, perché “la natura ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno” e lo scopo di questi incontri è proprio far comprendere come, subito dopo il cibo, l’ecocosmesi è l’immediato passo successivo per un lifestyle sostenibile, economico e pratico.

Prossimi laboratori? Location a sorpresa! Stay tuned.

Per info, guarda gli eventi su Fb:

Io lo so fare a Scartoff (Barletta)

Spalmiamoci di Natura al Flying Circus (Bari)

La musica sostenibile: dalle chitarre in canapa agli eco-eventi musicali

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Cos’hanno in comune gli eventi musicali e la sostenibilità? A prescindere dal messaggio che passa il testo di una canzone, anche i grandi eventi possono essere organizzati e suonati in maniera sostenibile, mantenendo la qualità dell’evento e soprattutto del suono.

A tal proposito ho letto una news interessante su canapaindustriale.it, in merito alle chitarre fatte con la canapa di Body Pellow, che nel suo laboratorio ricreato all’interno di un fienile, ha dato vita nel 2011 alla Canadian Hemp Guitars insieme al musicista Stewart Burrows. Producono chitarre elettriche con linee che richiamano gli anni ’50 e ’60 seguendo il metodo dei liutai tradizionali con l’eccezione per il materiale.
Oltre ad avere un suono molto apprezzato, sono strumenti eco-friendly che contribuiscono alla diminuzione della deforestazione e l’utilizzo di legnami rari o pregiati e nonostante l’artigianalità del prodotto sono anche abbastanza abbordabili economicamente con un prezzo base che si aggira intorno ai 1300 dollari.

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Strumenti musicali a parte, in Italia ci sono stati tanti eventi musicali sostenibili, il più famoso è il concerto a pedali dei Tetes de Bois  in cui, per circa due ore, i musicisti romani si sono esibiti solo grazie ai muscoli dei ciclisti che si sono alternati sui veicoli collegati tutti da una dinamo all’alimentatore del palco. Ma non è questo l’unico modo per organizzare un evento sostenibile e qui ci viene in aiuto il Manifesto della Musica Sostenibile creato dalla community di Edison, la società italiana di fornitura di energia elettrica e gas metano – nell’ambito di “Edison – Change The Music” un progetto dedicato alla sostenibilità ambientale nella musica.

Il manifesto riporta un decalogo che riassume le “best practice” per la realizzazione di un evento musicale sostenibile:

1. Localizzare l’evento musicale in un luogo ben servito dalla rete dei trasporti urbani (treni, autobus, tram e metro) per disincentivare l’utilizzo dell’auto privata da parte del pubblico;

2. In occasione di concerti all’aperto notturni, evitare l’uso eccessivo di luci ed effetti speciali al fine di contenere i consumi energetici. Ove possibile, privilegiare i concerti diurni;

3. Produrre energia elettrica a zero emissioni da impianti solari fotovoltaici per alimentare il sistema audio, luci e video;

4. Azzerare le emissioni di CO2 attraverso i certificati di produzione rinnovabile (RECS – Renewable Energy Certificate System), un sistema di certificazione internazionale volto alla promozione e allo sviluppo di un mercato volontario di certificati legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili;

5. Annullare le emissioni di CO2 con l’acquisto di crediti di emissione di tipo VER (Verified Emissions Reductions) sul mercato volontario o compensarle con la piantumazione di alberi nell’ambito di progetti di forestazione (in Italia e all’estero);

6. Utilizzare apparecchiature efficienti per la produzione di energia elettrica come gli impianti a led e gli amplificatori digitali e – dovendo utilizzare gruppi elettrogeni convenzionali – alimentarli con il biodiesel invece dei combustibili fossili;

7. Promuovere l’utilizzo di mezzi di trasporto efficienti per lo spostamento della band e dell’equipment musicale preferendo l’uso del treno o delle auto alimentate a metano o biodiesel invece delle auto o camion alimentati a benzina; inoltre per gli eventi di piccole dimensioni che non richiedono installazioni ed apparecchiature musicali specifiche si consiglia di affittare l’equipment in loco;

8. Incoraggiare soluzioni di trasporto efficiente per lo spostamento dei fan:
– trasporto su treni, tram e autobus premiato con una consumazione o con un gadget;
– adozione del car pooling ossia la condivisione dell’automobile con altre persone per percorrere lo stesso tragitto;
– adottare servizi navetta nei punti nevralgici della città.

9. Favorire l’utilizzo di prodotti in materiale riciclato (carta riciclata per la realizzazione delle locandine, dei manifesti e dei biglietti; plastica riciclata o bioplastica per i materiali di consumo). Inoltre i biglietti cartacei potrebbero esser sostituiti con quelli elettronici acquistandoli via internet e le bottiglie delle bevande potrebbero esser ridotte con la distribuzione di bibite alla spina;

10. Incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti (carta, vetro, plastica, alluminio e umido) all’interno della manifestazione musicale predisponendo delle aree attrezzate con specifici contenitori e segnalate all’ingresso del luogo della manifestazione.

Che ve ne pare? Un bel decalogo come promemoria nel caso in cui voleste organizzare un bell’eco-concerto!

Spalmati di verdura e farine a Bio&Sisto

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Eccomi di nuovo a parlare di ecocosmesi davanti ad una quindicina di persone interessatissime a Bio&Sisto. Nonostante il tempo incerto, siamo riusciti a farci una bella chiacchierata circondati dalla splendida campagna dell’azienda agricola a Tortorella, Monopoli, una terra che io adoro particolarmente e che ho sempre il piacere di tornare a visitare.

Partendo dalle basi di eco-cosmesi come la lettura dell’Inci, il Biodizionario, le differenze fra un cosmetico naturale ed uno biologico e i vantaggi dall’autoproduzione, siamo passati all’azione creando cosmetici per il viso con alcune materie prime direttamente raccolte da Bio&Sisto. Abbiamo creato il classico sapone con la buonissima farina di ceci di Perniola, un latte detergente basico con yogurt e miele e infine la maschera viso stagionale con i caroselli, un ortaggio simile al cetriolo ma che in realtà, sono dei meloni acerbi e quindi conserva le proprietà astringenti, purificanti, rinfrescanti sia del melone che del cetriolo.

Dopo il laboratorio, aperitivo con i buonissimi prodotti di Bio&Sisto, come pane con i semi, taralli alle spezie, composte di peperoni, melanzane, zucchine, angurie e meloni e poi gli spaghetti di zucchine crudi fatti dalla Sig. Bio&Sisto. Inutile dirvi che sono tornata a casa con la spesa e non vedo l’ora di cucinare e mangiare i piatti con i loro prodotti.

Grazie ai disponibilissimi signori Bio&Sisto e ai partecipanti che mi hanno dato così tanta fiducia. Ci vediamo alla prossima.

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IO LO SO FARE – Laboratorio di ecocosmesi num. 2

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Giunge alla seconda edizione il laboratorio di eco-cosmesi tenuto da me con i ragazzi dell’ecobottega Scartoff! Dopo il bellissimo riscontro del primo laboratorio tenuto a marzo, questa volta parliamo di inci dei solari e autoprodurremo tutti insieme dei cosmetici per un’abbronzatura più naturale e duratura.

Vi aspetto.

INFO – Evento Fb

Ecocucinando con Lisa Casali: Hamburger con ceci e scarti di ortaggi stagionali

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Hamburger con ceci e scarti di barbabietole, carote, sedano, cipollotti, zenzero, guarnito con avocado e cipollotti: ecco il prodotto finale di una pranzo alternativo. Invitante vero? Vi passerò la ricetta, ma andiamo per ordine.

In un paio d’ore abbiamo fatto un viaggio attraverso i profumi e i sapori dell’ecocucina. Ma cos’è esattamente questa ecocucina? Appena arrivate la foodblogger Lisa Casali ci ha raccontato un pò la sua storia e il suo approdo ad un modo rivoluzionario di cucinare, che parte dal rispetto delle materie prime e l’utilizzo della tecnologia per valorizzarle, con il massimo del gusto e della resa. Ma non è tutto, perchè l’ecocucina è anche attenzione agli sprechi, in quanto frutta e ortaggi sono utilizzati al 100% per valorizzare anche le parti meno nobili. Un modo di pensare e di cucinare quindi rivoluzionario, sostenibile, economico, gustoso e salutare.

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E se è rivoluzionario e sostenibile, è senz’altro un modo di pensare e agire ecopunk! Proprio per questo ero lì col mio grembiulino arancione in dotazione, pronta per cucinare insieme ad altre venti persone appassionate di innovazioni culinarie, tutte unite nel rendere protagonisti loro, gli ortaggi, nella splendida cucina con forno a vapore di Miele Design ad Arclinea a Milano, in occasione del Fuori Salone.

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E adesso passiamo al dunque: la ricetta. Gli hamburger sono stati preparati con la collaborazione di tutti i partecipanti, c’era chi tagliava, chi affettava, chi impastava e nel mentre si parlava di cucina sostenibile, di consumi e risparmi energetici, di calorie e intolleranze. La ricetta ci è stata passata integralmente e io sul mio blog, mi limito a fare il passaparola e a testimoniare la loro genuinità.

 

CENTRIFUGATO E HAMBURGER DELL’ORTO

Ingredienti per 6 persone

500 gr di fave decorticate lessate o ceci cotti
2 cucchiai di farina di ceci
250 gr di scarto di centrifugato di ortaggi misti di stagione (es. 2 carote, sedano con foglie, 2 barbabietole rosse, la parte verde di un cipollotto, 1 pezzetto di zenzero)
1 avocado maturo
2 cipollotti freschi
1/2 limone
Qualche foglia di insalata
6 panini da hamburger
Olio evo, sale e pepe q.b.
Ketchup, Maionese, Salsa Yogurt homemade (facoltativo)

Preparazione

-Lavate bene tutti gli ortaggi, tagliateli grossolanamente lasciando bucce e foglie. Tenete da parte una carota e un gambo di sedano e tagliateli a bastoncini, affettate mezza barbabietola e tenete da parte qualche fettina.
-Centrifugate tutto e suddividete nei bicchieri, decorando con gli ortaggi: il centrifugato è pronto.

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-Frullate le fave o i ceci e unite la polpa di scarto del centrifugato, 2 cucchiai di farina di ceci, sale e pepe. Mescolate il composto, riponete in frigorifero e lasciate riposare per 30 minuti.

-Rivestite una teglia con carta da forno, aiutandovi con un coppa-pasta date forma agli hamburger direttamente sulla teglia.

-Spennellateli con l’olio e infornate a 180° in modalità ventilata per 25 minuti. Dopo 15 minuti, girate gli hamburger e spennelateli d’olio anche sull’altro lato.

-Tagliate l’avocado a metà e mettete la polpa in un contenitore, spruzzate con il succo di limone, un cucchiaio di olio, sale, pepe, e lavoratela con una forchetta in modo da avere un impasto cremoso.

-Tagliate i panini a metà e tostateli in forno con la funzione grill. Lavate l’insalata e affettate il cipollotto.

-Componete i panini con la foglia di lattuga, l”hamburger, la crema di avocado, qualche rondella di cipollotto e una spruzzata di salsa homemade.

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Il risultato visivo è quello della foto in alto, per quanto riguarda il gusto, senza ombra di dubbio, posso davvero dire che sono stati buoni, morbidi e gustosissimi (uno era poco eheh). Ottimi per i bambini, sempre un pò restii a mangiare le verdure, per vegani e vegetariani. Esperienza da rifare, hamburger da provare!