Muffin Salati Integrali con Zucchine e Rosmarino ðŸ´

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Ben ritrovati EcoPunkers,

oggi altra ricetta veloce, primaverli ed adatta alle scampagnate per questo week-end.

Prepareremo dei Muffin Salati con Zucchine e Rosmarino, vegan, infatti non utilizzeremo ne burro ne uova, il che li rende anche più leggeri ed adatti a chi ha intolleranze 😉

Io ho utilizzato le zucchine recuperate a fine mercato e che avevano bisogno di essere smaltite il prima possibile ma largo spazio alla fantasia, sarebbero buonissimi anche con asparagi, peperoni, pomodori secchi, provate.

 

Ingredienti :

  • 150g farina integrale
  • 100g farina 00
  • 40/50ml latte vegetale
  • 40ml olio d’oliva
  • lievito per dolci non vanigliato
  • 1/2 cuchiaino di curcuma
  • 1 zucchina grande
  • 1 rametto di rosmarino
  • sale & pepe qb

Procedimento:

Il primo passo è quello di preparare le zucchine, le laviamo e tagliamo con il lato grosso della grattugia, quando saranno pronte, mettiamo un filo d’olio in padella e aggiungiamo le zucchine, sale, pepe e il rosmarino, lasciamo soffriggere con coperchio  a fiamma media per 6/7min, dovranno dorarsi ed insaporirsi ma non dovranno essere del tutto cotte.

Ora passiamo all’impasto: versare la farina insieme all’olio d’oliva, il latte vegetale, il sale,la curcuma e anche il lievito amalgamando gli ingredienti, con una frusta o una forchetta, fino a ottenere un composto omogeneo e liscio e successivamente aggiungere le zucchine precedente cotte e tiepide, se il composto dovesse risultare troppo solido aggiungete un po’ di latte. A questo punto siamo pronti per riempire i nostri pirottini, io preferisco usare quelli di silicone, pratici da usare e riusare all’infinito. Cottura 180 gradi per 20/30 min, dovranno risultare ben dorati; ricordate di controllare la cottura interna con il vecchio trucchetto dello stuzzicadenti/spaghetto, se infilandolo nel muffin ne uscirà ben pulito e asciutto, i vostri muffin saranno pronti.

Vi suggerisco di accompagnarli con una buona insalata di pomodorini 🙂

Ed eccoli pronti per essere mangiati, Buon Appetito!

 

Per me lo so e per voi lo sapete? Buona estate

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Questo è un post lento. Lento come l’estate, lento come la riflessione, lento come la consapevolezza. Chiamatelo pure decrescente o intimista o esistenziale, ma arriva sempre un punto in cui ti fermi e pensi “Cosa voglio realmente nella mia vita?”. Questa primavera è stata particolarmente stimolante nel comprendere quali sono gli obiettivi da raggiungere, spogliandomi di tutte le sovrastrutture mentali e le convenzioni sociali (infatti guarda caso, ho scritto anche poco su questo blog, cercando di fare chiarezza e ordinare pensieri e azioni), arrivando a scrivere questo post diverso dai soliti.

Dopo tutto questo lavoro interiore, sono arrivata a capire cosa fare (Per me lo so… CCCP docet!) e decidere di condividere i miei appunti intimisti, annunciando che per il resto dell’estate Luciana de l’EcoPunk spegnerà il pc per vivere appieno situazioni, persone e luoghi completamente nuovi.

Sarà un viaggio lento, con pochissimi soldi, fatto di scambi, confronti, sensazioni. Perché per viaggiare fisicamente in noi stessi non serve la moneta, basta aprire il proprio cuore e perdersi, aprirsi a sé stessi per aprirsi agli altri senza giudizi, e non potete immaginare quanti nuovi mondi abbiamo da scoprire e quante cose possiamo fare dopo quelle scoperte.

Lungi da me dal voler fare la santona del cazzo, sono ancora una fottuta punk! Nel senso di avere la tenacia nello scavare a fondo nelle cose, con una visione sempre dal basso e senza pregiudizi; per questo ho deciso già da tempo di vivere con poco e perdermi, viaggiare non per scappare dalla vita, ma per la vita, per ritrovarsi. La prima rivoluzione da fare è in sé stessi, altrimenti non sei un punk, sei solo un fighetto travestito!

In questo momento sono già in viaggio e sono felice della mia scelta. Durante il mio girovagare, magari condividerò qualche momento su Fb o magari mi verrà una fottuta voglia di scrivere su questo blog o incontrerò qualche ecopunker, non so… Per ora ho già iniziato a perdermi e volevo condividere il mio viaggio mentale. Forse a settembre butterò giù tutto quello che ho vissuto in questi mesi, nel frattempo auguro a tutti una buona estate. Keep on rock con Road To Nowhere dei mitici Talking Heads, ballate e cantate con me questo pezzone e se avete qualcosa da proporre, scrivetemi pure! A presto.

We’re on a road to nowhere
Come on inside
Takin’ that ride to nowhere
We’ll take that ride

I’m feelin’ okay this mornin’
And you know,
We’re on the road to paradise
Here we go, here we go

Disimparare dalla zona di comfort ed essere felici: il documentario Unlearning

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Un’insegnante, un videomaker, una splendida bambina, una bella casa, mutuo e bollette da pagare. Una vita ordinaria fin qui ma cosa succede se un bel giorno la piccola Gaia disegna una gallina a quattro zampe? Il disegno diventerà l’incipit della storia di una famiglia che ha ripensato al suo stile di vita e ha voluto disimparare dalla “vita di città”, viaggiando per sei mesi e percorrendo 5821 km, attraverso luoghi, persone e situazioni completamente nuove alla ricerca della sostenibilità, dello scambio e della lentezza.

Abbandonata l’auto e i soldi, l’organizzazione del viaggio è tutta all’insegna del baratto: per gli spostamenti autostop o Bla Bla Car, Wwofing e Work Away per ricevere ospitalità in cambio di lavoro, Couchsurfing e Home Exchange per scambiare casa, Scambi Linguistici On Line per imparare nuove lingue, Timerepublik per scambiare le ore di lavoro.

Trovati i mezzi, Lucio, Anna e la piccola Gaia partono da Genova (attuale città della famiglia) per arrivare subito giù in Sicilia, esattamente a Noto dove la famiglia sarà ospitata in un ecovillaggio vegano, per poi passare dalla scuola steineriana vicino Alberobello, dalla comune di Urupia, da Ecosol – il cohousing di Fidenza, dal mercato di Genuino Clandestino a Bologna, da un incontro della Rainbow Family, fino ad arrivare in Austria, ospiti di una famiglia che pratica il dumpster diving. Tutte esperienze vissute non da turisti, ma contadini, falegnami, insegnanti, con l’obiettivo di sperimentare nuove forme di economia di famiglia, di viaggio e di conoscenza.

unlearning-2[1]Il documentario, visto a Bari all’Officina degli Esordi, è un progetto di Crowdfunding disponibile sulla piattaforma Indiegogo, in modo che tutti possano partecipare come produttori e fruitori. Il montaggio del film è ancora in divenire, per questo la famiglia è in giro per l’Italia per proiettare il corto e per dimostrare che un altro stile di vita è possibile. Certo, non è stato un viaggio confortevole, ma come ha affermato la piccola Gaia, “mamma e papà erano molto meno nervosi in viaggio”, e alla domanda “lo rifareste?”, Anna risponde con un deciso sì.

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Unlearning non ha pregiudizi e non dà risposte assolute, ma offre tanti spunti di riflessione sui vari aspetti dello stile di vita convenzionale, dimostrando come la felicità si assapora disimparando ogni giorno qualcosa dalla nostra zona di comfort. E voi avete voglia di disimparare? Per cominciare, potete dare un’occhiata alla loro pagina fb e scoprire le date delle prossime proiezioni. Ecco il teaser:

 

Giornata mondiale della gentilezza: la dolcezza è rivoluzione!

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Eccomi tornata dopo tre laboratori di eco-cosmesi, per parlare della Giornata Mondiale della Gentilezza. Qualcuno penserà, cosa c’entra la gentilezza con l’essere eco-punk? Il punk pensateci è ribellione, è un modo di essere e di vivere controcorrente, contro l’autorità e gli schemi imposti. In una società che ci impone l’individualismo, la vita frenetica, l’utilitarismo, essere punk oggi vuol dire cercare la lentezza, la bellezza e praticare atti di gentilezza verso il prossimo, l’ambiente, gli animali. La parola d’ordine di oggi, 13 novembre, è “essere gentili”.

La Giornata mondiale della gentilezza è stata proclamata dal World Kindness Movement (Movimento mondiale per la gentilezza), nato a Tokyo nel 1988, oggi raggruppa oggi una trentina di nazioni, fra cui l’Italia dal 2000. Come ha affermato su La Stampa Cristina Milani, fondatrice della onlus Gentletude e vicepresidente del Movimento mondiale per la gentilezza: “Essere gentili significa mostrare attenzione nei confronti degli altri e di tutto il mondo che ci circonda, dell’ambiente, degli animali. È un’apertura all’esterno, in contrapposizione all’individualismo e all’arroganza che spesso contraddistinguono il nostro tempo. Se manteniamo la calma, siamo più lucidi, ci arrabbiamo meno, la serotonina resta alta e viviamo felici”. Una giornata quindi che serve innanzitutto a richiamare l’attenzione sull’importanza della gentilezza nella nostra società odierna.

Il Monvimento ha provveduto anche a diffondere un decalogo della gentilezza moderna:

1. Ascoltare

Cercate di vivere bene insieme: ascoltate gli altri e siate pazienti

2. Sorridere

Siate aperti verso tutti: salutate, ringraziate e sorridete spesso

3. Ragionare

Fatevi scivolare via i torti subiti e non cedete alla rabbia, ragionate

4. Rispettare

Rispettate e valorizzate la diversità, è una grande fonte di ricchezza

5. Condividere

Non siate gelosi del sapere: comunicate e condividete il più possibile

6. Non inquinare

Il Pianeta è uno solo: rispettatelo e non inquinatelo

7. Riutilizzare

Riducete gli sprechi il più possibile: riciclate, riutilizzate, riparate

8. Mangiare local

A tavola seguire la stagionalità e preferite i prodotti locali

9. Proteggere

Proteggete gli animali: non maltrattateli e non abbandonateli

10. Vivere con etica

Vivete insieme con gli esseri umani e gli animali domestici in modo etico, senza indurre loro sofferenze.

Giornata mondiale a parte, l’Eco Punk cerca di diffondere sempre questi valori. Siate contro l’autorità, consumate criticamente e siate gentili. E non poteva mancare la canzone della gentilezza per eccellenza…

“Contadini e complici”: un dialogo con Ermanno Olmi

“E noi sappiamo benissimo che più diventi ricco e più ti accorgi di non avere affettività e più ti incazzi perché Ma come? Sono ricco e non sono felice?” Una bellissima intervista ad Ermanno Olmi

Ciboprossimo

Ermanno Olmi – La prima cosa che mi pongo come domanda di avvio è ‘Perché tu oggi sei qui oggi a farmi a queste domande? Perché venti anni fa non pensavamo affatto di porci domande così?’ Perché in alcune scelte che sono state compiute nell’immediato dopoguerra noi abbiamo intrapreso un discorso che ritenevamo giusto, e soprattutto che avrebbe modificato tutta la nostra condizione precedente, ancora legata ad un mondo ottocentesco. Infatti l’Italia, pur essendo un Paese abbastanza sviluppato nelle moderne attività dell’economia, era prevalentemente un Paese agricolo. Tanto che lì si compiuta la prima scelta che poi ha portato a questa situazione: abbiamo creduto di più nell’industria che nella natura. Il mondo contadino si era svuotato. Addirittura si era arrivati al punto che le fanciulle non sposavano più un contadino: voleva dire rimanere legati ad un passato che non si voleva più vivere. E quindi subentrò questo con una prepotenza…

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Freegan e assalto ai bidoni: il Dumpster Diving per combattere gli sprechi


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Eccomi tornata dopo due settimane febbrili a Milano È. Dopo fiere, cibo, tanta gente hipster in giro (ahimè tipo festa patronale di paese) da non poterne più, finalmente sono tornata a scrivere al mio posto di combattimento (pc, scrivania, agenda degli appunti) per proporvi una pratica che mi ha incuriosita parecchio a tal punto da ricercare più informazioni possibili.

Avete mai sentito lontanamente parlare di Dumpster diving o Skipping? Non è roba che si mangia (magari alla fine), ma la pratica nata negli USA di passare al setaccio i rifiuti commerciali o residenziali per trovare oggetti, ancora in buone condizioni, scartati dai loro proprietari. La raccolta dei rifiuti può avvenire in cassonetti o rifiuti con un vero e proprio salto nella spazzatura. Il termine infatti ha origine dal più noto produttore di bidoni della spazzatura negli USA, chiamasi Dumpster appunto, associata all’immagine bizarra di un salto a capofitto in un cassonetto come se fosse una piscina, alla ricerca di cibo, vestiario, elettrodomestici ancora in buono stato, da recuperare. La pratica è chiamata dumpster diving in USA e Australia, skipping in Gran Bretagna, ma è anche detto bin-diving, containering, D-mart, dumpstering, tatting o recycle food e colui che assalta il bidone è chiamato Binner.

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In particolare questa pratica è attuata dai “freegan” (la parola freegan è un mix fra free e vegan), ovvero coloro che praticano il Freeganismo: uno stile di vita anti-consumista in cui le persone utilizzano strategie di vita alternative basate sulla limitata partecipazione all’economia convenzionale e minimo consumo di risorse. Lo stile di vita coinvolge scarti recuperati, cibo incontaminato dai cassonetti del supermercato che hanno superato la data di visualizzazione, ma non hanno superato la data commestibile. I freegans recuperano il cibo non perché sono poveri o senza tetto, ma come una dichiarazione politica. In Italia il Freeganismo è associato al Movimento per la Decrescita Felice, per intenti e modalità.

Ora… penserete che è roba da pazzi fuori di testa, integralisti del risparmio dalla dubbia igiene personale, ma approfondendo le mie ricerche ho scoperto anche che, fatta bene, questa pratica può essere un modo per ridurre gli sprechi e condividere risorse ancora utilizzabili. Come? Non ci crederete ma esiste anche una vera e propria guida al dumpster diving, perchè questa pratica sta diventando una moda di massa in molti paesi (non ancora in Italia), utile per chi vuole arredare casa, cerca pezzi di ricambio, per chi vuole riempire il frigo magari per un pranzo comunitario, perchè la roba che non serve più a qualcuno, può essere utile per qualcun altro.


Guida al Dumpster Diving*

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1. Studia le leggi locali. In molte giurisdizioni l’immondizia è considerata proprietà privata, quindi la caccia al bidone può essere considerata furto. In alcune città ci sono ordinanze che proibiscono di scavare nell’immondizia, specie nel Regno Unito. Le leggi australiane riflettono una sottile intolleranza verso questa pratica. La caccia al bidone può infrangere diverse leggi, come quelle ambientali; può anche rappresentare una violazione della proprietà privata, un disturbo della privacy e in alcuni casi viene anche considerata un furto. In molti stati la polizia ha dei poteri speciali conferiti appositamente per fermare chi fruga nei bidoni. Fai delle ricerche riguardo alla zona in cui vivi.

2.Preparati mentalmente e adatta i tuoi metodi per evitare pratiche che riterresti disgustose.
Se ti fa schifo scavare nell’immondizia, prova a rovistare nei bidoni privi di rifiuti umidi, come quelli della plastica o del legno.

3.Collabora con altri cercatori. Praticando la caccia al bidone, probabilmente incontrerai altre persone interessate a questa attività; alcune, ma non tutte, saranno amichevoli e ti aiuteranno. Se possibile, condividi consigli ed esperienze. Individua delle associazioni di cercatori online o locali, per effettuare degli scambi o chiedere agli altri di cercare articoli che ti interessano.

4.Individua i bidoni nella tua zona.
Stabilisci quali sono i momenti migliori per effettuare le tue ricerche, tenendo conto degli orari in cui la nettezza urbana svuota i cassonetti. Di solito ci sono degli orari fissi.

5.Progetta la caccia a seconda di cosa cerchi. Se ti interessa soltanto il brivido della sorpresa e ti accontenti di tesori inaspettati, puoi rovistare ovunque ma, se sei a caccia di articoli specifici, devi organizzare bene la ricerca. Ad esempio, cerchi del cibo? Guarda nei bidoni dietro i supermercati e alle panetterie. La maggior parte dei negozi butta il cibo alla data di scadenza anche se è ancora buono e, magari, solo leggermente ammaccato. Cerchi articoli grandi, come mobili o oggetti di elettronica? Dai un’occhiata al di fuori dei bidoni, perché le cose più grandi solitamente vengono lasciate accanto ai cassonetti. Chiedi consigli online, possibilmente nei forum specializzati.

6.Indossa l’equipaggiamento adatto. Guanti protettivi, maniche lunghe e pantaloni sono fondamentali per proteggersi da tagli e sporcizia. Se entri nel bidone, indossa vestiti pesanti e spessi, come i jeans, e copriti più che puoi. Proteggi i piedi mettendo scarpe chiuse o stivali. Indossa abiti ai quali non tieni.

7.Attrezzati. Porta con te almeno uno sgabello su cui salire per rovistare meglio nei cassonetti. Non dimenticare i sacchetti di plastica in cui metterai i tuoi tesori. Accertati di avere una torcia se vai a caccia di notte. Ricordati che non devi entrare nel bidone subito, ma usa un bastone per scandagliare prima il fondo.

8.Accertati che non ci sia nessuno nei paraggi e guardati intorno. La caccia al bidone è un’attività controversa; spesso, i gestori di locali e i padroni di casa non l’accettano di buon grado, perciò preparati anche ad un confronto verbale. Non è sempre un problema se gestisci bene la situazione, ma dovresti evitarlo. Se vedi persone in giro, aspetta che non ci sia più nessuno prima di procedere.

9.Procedi con attenzione. Stai attento quando tocchi oggetti nel bidone. Vetri rotti e oggetti appuntiti potrebbero ferirti, o rischi di pungerti con un ago usato. Gli abiti protettivi in un certo senso aiutano a evitare questi problemi, ma dovresti comunque essere molto cauto mentre rovisti nei cassonetti.

10.Prendi solo ciò che ti può servire davvero. Evita di prendere articoli che non userai: ci sono altre persone che potrebbero averne un disperato bisogno mentre tu li lasceresti a raccogliere polvere in garage.

11.Ripulisci.
Se hai sparso la spazzatura ovunque, raccoglila e rimettila nel bidone. Getta tutto ciò che è rimasto fuori. Lascia la zona pulita o anche più pulita rispetto a come l’hai trovata: non contribuire a peggiorare la reputazione di chi rovista nei bidoni.

12.Pulisci bene gli oggetti. La pulizia è particolarmente importante per il cibo. Controlla le cose impacchettate e lavale in una soluzione blanda di candeggina e acqua. Il cibo che acquisti nei negozi solitamente è trattato così, perciò non è nulla di drastico.

13.Ripulisciti. Fatti una bella doccia con del sapone per toglierti di dosso gli odori e i germi.

14.Impara dalle tue esperienze. Cerca di adattarti alle situazioni, perché c’è sempre da apprendere. Condividi le tue conoscenze con gli altri e aiuta chi ha meno esperienza di te.

15.Ricorda che è una pratica pericolosa! I bidoni sono tra le cose più sporche che ci siano e possono veicolare malattie. Rischi anche di contaminare la tua famiglia. Il camion dell’immondizia passa un paio di volte alla settimana in certi posti. Se resti intrappolato all’interno, potresti essere tritato. E se proprio non ce la fai, scegli un altro hobby.

Al di là di ogni considerazione personale, questo post è un modo per guardare il mondo e riflettere su tutto ciò che sprechiamo ogni giorno, cercando di abituarci ad un modo di vivere consapevole a livello sociale e ambientale.

Guida da Wikihow.com/Dumpster-Dive

Per maggiori info: Freegan.info Trashwiki.org

Una buona pratica da Contiamoci: il decluttering

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Avete una buona pratica da proporre? Funziona? Condividete su Contiamoci, il social network delle buone pratiche! È una comunità che collauda e scambia le green action, cioè le buone abitudini pratiche per ridurre i danni che provochiamo all’ambiente. L’Eco Punk è iscritto da tempo, ma solo da un mesetto circa l’ha inserito fra gli amici ecopunkers, ma la cosa più importante è che Contiamoci compie un anno e per questo sono qui per parlarne.

Facilissimo da utilizzare, basta registrarsi e inserire la vostra buona pratica, inoltre potete fare domande e dare risposte. Avete l’imbarazzo della scelta, pensate che finora sono state inserite 435 buone pratiche, che se ce le insegniamo a vicenda e le pratichiamo, diventano piccole grandi azioni che riducono gli sprechi e difendono noi e l’ambiente.

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Una pratica ha scatenato la mia curiosità, anche perchè diversa dalle solite: il decluttering, che letteralmente significa togliere ciò che ingombra, quindi liberare la casa dagli oggetti superflui e che non ci servono più.  E mi ha incuriosita talmente tanto che sono andata in giro per il web a cercare più informazioni possibili e scrivere un articolo per Decrescita Felice Social Network sul decluttering appunto e sullo spaceclearing, ossia l’arte di fare spazio che ha origine dal Feng Shui, una disciplina cinese che risale a più di 4000 anni fa, riscoperta e molto utilizzata in occidente, nasce dal bisogno di dominare lo stress e l’ansia che caratterizzano la nostra epoca. Per approfondire trovate il mio articolo qui.

Insomma grazie a Contiamoci ho imparato, proposto e condiviso tante buone pratiche, per cui vi invito a dargli uno sguardo, interagire e se date un’occhiata alle organizzazioni, c’è anche l’Eco Punk! Questo post quindi, vuole essere un augurio e un mega in bocca al lupo. Funzionano? Contiamoci! Siamo sempre più numerosi? Contiamoci!

Quello che non ho, non è Faber

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Quasi nessuno se n’è accorto, eppure sono passati 15 anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè, il cantautore genovese che con le sue parole ancora attualissime ha fatto riflettere e farà riflettere ancora tante generazioni.
Per questo ci sembra ancora così vivo e vicino a noi.

Non sono qui per scrivere la biografia, anche perchè forse neanche ci riuscirei, ogni canzone composta da lui è un’emozione forte, perciò mi limito a ricordarlo con un suo pezzo del 1981 dall’album Fabrizio De Andrè (Indiano).
Il pezzo in questione è Quello che non ho, narra delle differenze tra i popoli autoctoni e quelli che rappresentano gli oppressori, rappresentate dalle cose che non si hanno ed è introdotto da spari e urla registrati durante una caccia al cinghiale in Gallura.

La mia personale reinterpretazione del brano in questione è in chiave di una sorta di “decrescita felice“, nel senso che “quello che non ho, è quel che non mi manca” e quindi ripenso alle cose che ho in maniera positiva e cerco di vederle in un’ottica costruttiva del fare e di un modo di vivere più lento e sostenibile che forse va ad assottigliare la linea di demarcazione fra oppressi e oppressori. Utopia? Se tutti lo vorremmo forse non lo sarebbe…

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

Quello che non ho sono i tuoi denti d’oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.

Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho…

"Voglio andare a vivere in campagna": downshifting, decrescita e ruralità 2.0

agricoltura digitale

Foto di Riccardo Luna

Disoccupazione, evasione fiscale, crisi di governo, aumento dell’Iva, Imu, Spread, BCE, FMI e chi più ne ha, ne metta. Come sta reagendo l’Italia a questo periodo di profonda crisi economica e sociale? In un paese in cui l’indice della creatività è al 19° posto nel mondo[1], andando a guardare altri risultati, sembra che qualcosa in realtà si stia muovendo da nord a sud e che si stia creando una rete di relazioni attorno al cibo e all’agricoltura che mettono al primo posto il recupero del concetto di comunità intorno a valori condivisi. Pare infatti che secondo la Condiretti, l’agricoltura è l’unico settore in crescita dal punto di vista dell’occupazione, facendo segnare un aumento record del 9% nelle assunzioni di under 35 anni nel primo trimestre del 2013 e addirittura nei prossimi anni, grazie al turn-over generazionale, il lavoro nei campi potrebbe garantire 200 mila nuove opportunitàdi occupazione[2], dato confermato anche dal boom di iscrizioni alle scuole di agraria.

In un Paese in cui le risorse primarie sono sicuramente quelle agro-alimentari, si assiste alla fuga dei grandi marchi italiani sempre più caduti nelle rete delle multinazionali straniere: dall’Orzo Bimbo agli spumanti Gancia, dai salumi Fiorucci alla Parmalat, dalla Star al Riso Scotti, fino al vino Chianti; infatti sempre la Coldiretti stima che, dall’inizio della crisi, sono passati in mani straniere marchi storici dell’agroalimentare italiano per un valore di circa 10 miliardi di euro. Questa fuga però ha segnato una controtendenza dei consumi degli italiani, la cui stragrande maggioranza (82%) preferisce acquistare prodotti che siano realmente made in Italy, dall’inizio alla fine del processo produttivo.

Con questi dati siamo ad un cambiamento epocale nella cultura e nell’economia italiane: l’agricoltura non è più vista come simbolo di arretratezza ma una vera e propria opportunità per dare una svolta alla propria vita, anche da parte di chi aveva intrapreso o sognato una carriera completamente diversa, seguendo uno stile di vita che sia il più possibile sostenibile e a contatto con la natura, utilizzando le nuove tecnologie al servizio della terra. Alcuni di loro sono i cosiddetti “contadini digitali“, coloro che sono tornati alla terra con l’ottica del “fare”, apportando innovazione sociale grazie agli strumenti offerti dal web, in modo da informatizzare le aziende agricole, vendere e scambiare online, creare delle community attorno al cibo, realizzando informazione e consapevolezza su tutti i vari aspetti dell’agricoltura (dalla coltivazione, alla produzione, agli imballaggi, al traporto).

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Assistiamo quindi alla fuga dalle città verso le campagne, un fenomeno assolutamente impensabile se guardiamo all’Italia di 50 anni fa scappata dalle campagne per povertà di sostentamenti provenienti dalla terra. È in atto quindi una rivoluzione culturale e del concetto stesso del lavoro, in quanto sempre più giovani preferiscono lasciare il lavoro d’ufficio frenetico e alienante, per dedicarsi ad un’attività manuale e godere dei frutti del proprio lavoro senza ritmi frenetici, cambiare stile di vita decelerando. Sto parlando del fenomeno del downshifting (letteralmente scalare di marcia), ovvero la scelta da parte di singoli o gruppi di guadagnare meno e vivere meglio per goder di più tempo libero da dedicare ai propri hobby, collegato al concetto di decrescita, cioè la riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l’obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio fra l’uomo e la natura. Esattamente lo scopo di questo blog.

noocleoDi esempi di persone che ha cambiato vita ce ne sono tantissimi e io ho conosciuto personalmente qualcuno di loro. Fra questi ci sono i ragazzi di Noocleo, un team dinamico di professionisti senior dell’Information & Communication Technology, che  stanno portando avanti il progetto #Terramia, un progetto glocal, tutto italiano ma che opera su culture e bisogni locali, basato sul concetto di terra come pianeta da salvaguardare e territorio di appartenenza con cui si instaura un legame affettivo e il cui obiettivo è di informare, educare e diffondere pratiche culturali che valorizzino una sana alimentazione, i luoghi e la stagionalità dei prodotti, il collegamento fra persone e produttori locali. Ma questo è solo uno dei tanti esempi: c’è chi dall’alta finanza si è dato all’arte pasticcera con ingredienti bio, oppure chi si è dato alla lavorazione del feltro trasferendosi in campagna per curare tutto il processo produttivo, oppure ancora qualcuno che recupera i rifiuti e da essi crea abiti, accessori e oggetti d’arredamento, o ancora qualcuna che scrive di sostenibilità e produce cosmetici ecobio per evadere dalla scrittura pubblicitaria per i marchi (una a caso…).

E vi dirò di più. Ho conosciuto anche i ragazzi del Rural Hub, il primo luogo (fisico e virtuale) in Italia che mette in connessione e consente lo scambio e la condivisione di idee e progetti di innovazione sociale applicata alla ruralità, un incubatore d’impresa rurale che offre servizi per innescare un rinnovamento imprenditoriale anche nel settore agroalimentare. Tutto questo non solo con le parole, ma con i fatti: l’11 ottobre ci sarà l’Investor Day in cui il Rural Hub accoglierà start-up, imprese e idee di impresa legate alla neo-ruralità, al local food o alla rural innovation, nell’ambito dell’Internet Festival di Pisa.

I risultati del cambiamento sono tangibili. Chi ha idee sulla ruralità 2.0, le metta in circolo!