Caselle in Pittari

Un bell’articolo sul #Campdigrano, esperienza di alfabetizzazione rurale a cui ho partecipato l’anno scorso come campista e reporter. Quest’anno partecipo con il mio laboratorio di cosmesi rurale. Stay tuned!

Ciboprossimo

L’imprenditorialità è al tracollo, le giovani coppie vanno via e decidono di far nascere i propri figli altrove, la qualità della scuola è al di sotto della media regionale, l’attrazione turistica è pressoché inesistente. É la triste analisi del territorio Cilentano snocciolata ieri mattina dall’ex ministro per la cooperazione Fabrizio Barca al termine dell’incontro organizzato a Vallo della Lucania per il riconoscimento delle aree interne del Parco Nazionale quali “Aree Pilota” della Regione Campania.

La decisione finale, che permetterà al Cilento di beneficiare dei fondi comunitari per la programmazione 2007-2014, arriverà solo il 22 luglio di concerto tra la Regione Campania e il Ministero dello Sviluppo ma è ”chiaro – ha ribadito Barca rivolto ai sindaci presenti presso il Centro della Biodiversità – che dovete convincerci ad investire nel Cilento. Fino ad oggi avete speso tante risorse comunitarie, ci sono state diverse cooperazioni tra comuni e tra pubblico e privato…

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La Notte del Lavoro Narrato

lavoronarrato

Che notte stanotte! Sono abbastanza emozionata nell’aver proposto e messo su l’evento della Notte del Lavoro Narrato, con l’aiuto dei ragazzi dell’Arci Carlo Cafiero di Barletta. Ma cos’è questo evento?
La Notte del Lavoro Narrato è un evento nazionale in cui tutti nello stesso giorno e alla stessa ora, si riuniscono per  leggere, narrare, cantare, dipingere, rappresentare, condividere storie di lavoro. Un evento a cui ho avuto la fortuna di assistere a Caselle in Pittari (SA) durante il Campdigrano e che mi ha fatta talmente appassionare alla causa, che ho deciso di portarlo e farlo conoscere anche nella mia città natale, per poterci mettere in rete con il resto d’Italia e sentircii parte integrante del cambiamento.
Che sia lavoro precario o fatto bene, che sia esperienza propria o di altri, l’importante è confrontarsi in merito a quello che da un pò di anni a questa parte, è diventato una piaga sociale per milioni di persone.

E cosa c’è di meglio di confrontarsi su un problema comune? Far sentire la propria voce? La Notte del Lavoro Narrato è l’incontro di donne e uomini diversi per età, interessi, convincimenti e però accomunati da questa voglia di fare bene le cose, di trovare nel lavoro il senso di una vita più ricca e dunque più degna di essere vissuta, di contribuire tutti assieme, portando ciascuno il proprio mattoncino, al Rinascimento dell’Italia.

Chiunque può partecipare: bastano un pò di amici, qualche libro da leggere, una storia da raccontare, una chitarra da strimpellare, fare qualche foto e qualche video, anche solo con un telefonino, non dimenticando di aggiungere l’hashtag, #lavoronarrato, e vivere tutti assieme una notte indimenticabile.

Stasera alle 20.30 saremo tutti all’Arci Carlo Cafiero di Barletta per parlare di lavoro contemporaneamente ad altre persone di tutta Italia e non solo. Guardate qui per vedere le altre iniziative in Italia e all’estero.

Partecipa anche tu e porta il tuo contributo, perché il cambiamento parte soprattutto dall’amore per il proprio lavoro e non dimenticare l’hashtag #lavoronarrato!

Per maggiori info lanottedellavoronarrato.org

Il grano antico supera i confini del Cilento: la semina a Baronissi

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“La prospettiva del grano” di Giuseppe Jepis Rivello

Cos’è stata la semina del primo novembre? Nella condizione attuale, mi risulta difficile mettere da parte le emozioni e cercare di scrivere con uno sguardo esterno, ma cerco di fare il mio meglio.

Ritornare in Campania per la semina del grano di Caselle in Pittari, ritrovare la bellezza della terra e delle persone che la popolano, mi ha dato la sensazione di essere inserita in una rete di relazioni positive cadenzate da un ciclo naturale in cui il seme del grano costituisce il simbolo attorno a cui ruotano tutta una serie di valori condivisi quali la fratellanza, l’ospitalità, la genuinità dei rapporti e la consapevolezza di quello che mangiamo e di quello che vogliamo.

Qualche giorno fa ho letto un articolo in cui si diceva che fare il pane è un ottimo rimedio per combattere la depressione e addirittura in Inghilterra sono tantissime le panetterie che si stanno mettendo a disposizione per aiutare le persone ad affrontare problemi di salute mentale. Ebbene senza arrivare ai casi estremi, anche la semina del grano, la prima azione necessaria per produrre pane e pasta, ha avuto i suoi effetti benefici e rilassanti, infatti a chi mi chiede il motivo per cui ho preferito seminare il grano piuttosto che festeggiare Halloween dopo giornate intere in ufficio davanti al pc, la mia risposta è semplice: per respirare. Sì proprio così, mentre seminavo ho respirato a pieni polmoni la bellezza e l’autenticità dei rapporti, la mutua assistenza, la natura e finalmente ritrovare me stessa, la mia essenza cercando di capire la direzione futura, aiutata dai ritmi della natura.

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Cernita del grano

Col Campdigrano ho conosciuto la fine del ciclo del grano e sono tornata per conoscerne l’inizio, la semina del grano antico recuperato che da Caselle in Pittari è arrivato a Baronissi, nella terra di un gentilissimo Sig. Peppe che non coltivava grano da trent’anni perchè sconveniente e ora ha accettato di sfidare il mercato e le sue leggi, proprio come i ragazzi di Caselle. Si è seminato quindi il grano cilentano di qualità carusedda e ianculidda secondo tradizione salernitana, tramite i solchi fatti con un piccolo aratro di legno detto ratiell, superando così i confini del Cilento vero e proprio e portando con sé il valore dell’autenticità.

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Solchi col ratiello

Che dire ancora? Il valore del grano e del lavoro attorno ad esso sono di straordinaria importanza e proprio per questo siamo stati ospitati nella splendida residenza rurale l’Incartata a Calvanico, un rural hub immerso nel verde, dove abbiamo gustato colazioni con prodotti provenienti dalla cumparete e goduto di paesaggi meravigliosi.

Sono stata ringraziata più volte per aver partecipato alla semina, ma il punto è che prima di tutto sono io a ringraziare Michele, Giuseppe Jepis, il sig. Peppe e tutta la cumparete per avermi fatto sentire a casa e per avermi fatto… respirare!

Confessioni di una mente mediamente metropolitana sul Campdigrano

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Il caso non si sa se è mai tale oppure una necessità dettata dal karma, fatto sta che partecipando al #Campdigrano mi è sembrato di essere nel posto giusto, al momento giusto e spiego perchè.

Ho sempre pensato che il Cilento fosse un territorio da visitare, ma la mia voglia irrefrenabile di andar via dal Sud, ha accantonato questa mia curiosità. Sono sempre stata una nordofila e esterofila, mi pesavano le tradizioni e la mentalità assistenzialista del Sud e viaggiando e vivendo tre anni e mezzo a Milano, mai avrei pensato che dopo tanti lavori, master in copywriting, dure rinunce ed emicranie, Milano “la città del fare” per eccellenza, mi regalasse alienazione, precariato e sentimenti usa e getta.

A giugno ho deciso di tornare a Barletta con la speranza di poter fare qualcosa e districandomi fra raccomandazioni, furti di idee, scarsità di mezzi e servizi e soprattutto scarsa voglia di rinnovamento, è arrivato il Campdigrano grazie alla partecipazione ad un contest lanciato dal portale Tour nel Sud, che offriva la possibilità di partecipare al Camp come reporter. La vincitrice sono stata io ma una cosa è balzata agli occhi leggendo l’articolo scritto su di me dal portale: “è stata scelta per le sue competenze”.  In quel momento ho pensato: “Leggo bene, parlano di competenze?” Strana parola qui al Sud…

Così parto per Caselle in Pittari, una paesino sull’Appennino campano di cui ignoravo l’esistenza fino a due settimane fa, trovando storie di speranza, di sudore, di fatica, di mani sporche di terra e tanta voglia di fare. Storie di gente come me, uscita dal proprio paese per studio o lavoro che si è ritrovata a fare i conti con una crisi economica di cui non ha voluto pagarne il prezzo. Storie di individui che ritengono l’attuale sistema economico inadatto ad assicurare una vita dignitosa e che proprio nelle città affollate si paga il prezzo più alto. Storie di persone che hanno deciso di tornare nel profondo Sud e di far qualcosa per la propria terra recuperando semi di grano di qualità antiche in nome di un’autonomia alimentare che garantisse un’identità comunitaria, un rete di relazioni basate sulla fiducia e sull’ospitalità, una difesa del patrimonio immateriale, un’etica del lavoro di matrice artigiana, uno sguardo sempre attento all’innovazione.

Qualità dei prodotti e dei rapporti al di là delle mode del momento (biologico, consorzi, etc.). Questo è l’insegnamento più grande che mi ha lasciato #Campdigrano, la cui ricerca personale era già cominciata a Milano boicottando il consumo e la comunicazione dei prodotti delle multinazionali e andando contro la visione della pubblicità solo come “braccio destro del capitalismo”, scegliendo la strada dell’umiltà e della sostenibilità come necessaria alla ripresa economica del paese.

La metropoli a volte mi manca, i suoi stimoli culturali, i melting-pot, la funzionalità, la neve, i concerti punk, ma credo che allo stato attuale una città come Milano abbia un modello di produzione ormai obsoleto, basato ancora sul crudele circolo del “produci, consuma, crepa”. Eppure proprio Milano con i suoi luoghi e le sue persone, mi ha dato la possibilità di conoscere e approfondire certe tematiche come la sovranità alimentare, il riuso e il riciclo, la mobilità, gli orti condivisi, l’importanza dell’agricoltura che poi ho ritrovato in Cilento.

Non ho ancora le idee chiare sul futuro e tantomeno mi sento pronta per il ritorno all’agricoltura, ma sicuramente il Campdigrano mi ha dato una spinta nella ricerca di qualcosa di autentico e al tempo stesso innovativo nella mia terra. Se la ricerca continua è grazie al Camp e alle splendide persone conosciute che hanno dato forza ad un pensiero finalmente comune.

Grazie Campdigrano.

L'Eco punk inviata di Tour nel Sud al #Campdigrano

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Dopo vari saliscendi Barletta – Milano, trip mentali sul restare al sud o rimanere al nord, ho scelto di trascorrere l’estate a Barletta. Devo dire che ad ora ne è valsa la pena (a parte la lontananza dal cane per cui tanto ho sofferto), perchè la Puglia mi sta aprendo le porte ad interessanti collaborazioni professionali, sto conoscendo tanta gente in gamba e preparata che crede nella comunicazione 2.0 come strumento per un cambio culturale, ma che mi permettesse di svolgere una vacanza-studio in Cilento, proprio non l’avrei mai lontanamente immaginato!

Dopo aver conosciuto i ragazzi di Tour nel Sud in Hub Bari (un coworking ecosostenibile, in cui si respira aria di innovazione), ho partecipato e ho vinto il contest per diventare la loro reporter al Camp di Grano, un evento dal 14 al 21 luglio su alfabetizzazione e innovazione rurale a Caselle in Pittari, in cui ci saranno workshop e spiegazioni pratiche sull’agricoltura sostenibile, sulla mietitura del grano, cromatografia e tanto altro ancora, il tutto culminante nel Palio del Grano.

La mia gioia ovviamente è immensa. Sul sud ci sono sempre tanti pregiudizi (io non sono esente), si dice che va tutto male, che è pieno di gente gretta e chiusa, che vai avanti se sei amico degli amici…Ebbene questi ragazzi conosciuti poco più di due settimane fa, mi stanno dando l’opportunità di fare un’esperienza formativa soprattutto a livello personale, in quanto sarò una campista e come tale mi sporcherò davvero le mani di terra, e poi professionale perchè sarò la loro reporter dell’evento sui social network, approfondendo le tematiche relative alla digitalizzazione dell’agricoltura, una cosa in cui credo fortemente.

Vi consiglio di dare un’occhiata a:

-il blog di Tour nel Sud che fornisce una guida online delle città pugliesi, itinerari turistici a tema, iniziative di sensibilizzazione alla mobilità sostenibile e al consumo di prodotti a km 0,

Camp di Grano l’esperienza formativa a cui parteciperò e su cui vi terrò aggiornati,

Hub Bari, il coworking per innovatori sociali.

Ora basta con i preamboli e le parole dolci, fra pochi giorni la punkettona si rimbocca le maniche e va a mietere il grano!