“Elegy for the Arctic”, il contributo di Ludovico Einaudi per salvare l’Artico

Econews al volo! Greenpaece diffonde oggi le spettacolari immagini di Ludovico Einaudi, musicista e compositore di fama mondiale, mentre esegue al pianoforte il suo inedito “Elegy for the Arctic” su una piattaforma galleggiante alla deriva nel Mar Glaciale Artico. La performance dell’artista italiano si è svolta di fronte al ghiacciaio Wahlenbergbreen, alle Isole Svalbard (Norvegia), in sostegno della campagna di Greenpeace a difesa dell’Artico.

Einaudi ha raggiunto il ghiacciaio a bordo della nave “Arctic Sunrise” di Greenpeace, unendosi all’appello firmato da quasi otto milioni di persone per chiedere alla comunità internazionale di sottoscrivere al più presto un accordo che protegga l’Artico dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici.

L’azione di Greenpeace si è svolta alla vigilia di un’importante riunione dell’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Atlantico nordorientale, che proprio in questi giorni discute dell’istituzione di un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati nelle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, al momento il mare meno protetto del mondo.

In attesa dell’esito, ci godiamo questo bellissimo video.

Info da Greenreport.it

"Sperimentano sugli animali": il no di Pamela Anderson all'Ice Bucket Challenge per la SLA

pamelaandersonpetaIn questi giorni tutti avrete notato tutti il bombardamento di immagini o video mediatici con personaggi più o meno famosi che si danno secchiate di acqua gelata in testa per la raccolta fondi a favore della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), una malattia degenerativa per cui non si sono ancora trovate delle cure mediche efficaci.

E sono davvero tanti coloro che hanno aderito all’iniziativa, denominata appunto Ice bucket challenge che consiste in una doccia gelata, una donazione e delle nomination per chiamare in causa altre persone a fare lo stesso. La campagna virale ha suscitato non poche poche polemiche, tanto che da alcuni è stata anche definita una vera e propria “pagliacciata” per i tanti video virali e per i pochi fondi raccolti.

Oltre alle polemiche sono state tante anche le defezioni, da Barack Obama a Papa Francesco, per finire una che ha fatto molto discutere e che ha incuriosito l’Eco Punk, quella di Pamela Anderson. “Scusate, non parteciperò alla vostra sfida”, così l’ex bagnina di Baywatch annuncia sulla sua pagina Facebook e sull’account Twitter il suo no deciso alla campagna. Il motivo? La Als (associazione statunitense che porta avanti la ricerca sulla SLA) utilizzerebbe i test sugli animali per portare avanti le proprie ricerche.

Da attivista di Peta, la più importante associazione animalista americana, preferisce infatti sfidare lei stessa le onlus che si occupano di SLA a smettere di fare esperimenti sugli animali. E aggiunge: “In esperimenti recenti finanziati dall’Als ai topi sono fatti buchi nei crani, sono state procurate loro malattie che li hanno resi storpi e poi sono stati costretti a correre su tapis roulant inclinati fino a che, esausti, non sono crollati. Alle scimmie sono state iniettate sostanze chimiche nel cervello e nella schiena e poi sono state uccise e sezionate. Qual è il risultato di questi esperimenti se non tanta sofferenza?”. Scarso, a suo giudizio, anche il risultato di questi esperimenti. “Nello scorso decennio solo una decina di farmaci sono stati promossi alla sperimentazione umana, e a parte uno di questi, nessuno ha superato il test sull’uomo. Provare a curare malattie umane con vecchi e inutili esperimenti sugli animali, non è solo crudele, è una grave mancanza a chi ha disperatamente bisogno delle cure”.

Il post, che ha raccolto oltre 70mila like da parte dei fan e 30mila condivisioni, ha suscitato anche tanta indignazione e ironia perché alcuni utenti hanno fatto notare alla Anderson che tanti prodotti per la cura della persona sono stati sperimentati sugli animali prima di essere commercializzati; altri ancora l’hanno bacchettata per gli interventi di chirurgia estetica ai quali si è sottoposta, chiedendole in che modo fosse stato sperimentato il silicone.

Favorevoli o contrari, esperti o meno, il post della Anderson è uno spunto alla riflessione e ricordo che si possono fare donazioni sul sito www.aisla.it, anche senza doccia gelata.

Ma il Mare non vale una Cicca: la campagna di Marevivo con Max Giusti per ridurre i rifiuti in spiaggia

Max Giusti, il popolare conduttore televisivo è il testimonial per quest’anno della campagna Ma il mare non vale una cicca promossa da Marevivo, JTI (Japan Tobacco International), con il supporto del Sindacato Italiano Balneari, il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e il sostegno del Corpo delle Capitanerie di Porto. Per il sesto anno, il 2 e il 3 agosto oltre 1000 volontari hanno distribuito 120 mila posacenere tascabili, lavabili e riutilizzabili lungo gli 8 mila Km di coste italiane, per chiedere ai bagnanti di non lasciare le cicche di sigaretta in spiaggia e in mare.

Un ponte di 500 km composto interamente da cicche che collega Roma e Cagliari. Quando ho provato a focalizzare quest’immagine sono rimasto a bocca aperta”. Con questa affermazione Max Giusti spiega il motivo della scelta di fare da testimonial alla campagna per ridurre i rifiuti in spiaggia. I mozziconi di sigaretta sono tra i rifiuti più altamente inquinanti che possono finire nei mari e negli Oceani e la degradazione avviene in circa 5 anni. Peraltro le cicche di sigaretta sono tra i rifiuti più presenti proprio nel Mar Mediterraneo e rappresentano tra il 30% e il 40% dell’immondizia che si trova in acqua.

Una piaga, quella dei rifiuti in spiaggia, in cui ognuno nel proprio piccolo può fare qualcosa. Come? Portandosi con sé un posacenere tascabile, avendo cura di spegnere e gettare le cicche nella spazzatura (anche a costo di bruciacchiarsi un po’ le dita) e magari facendo pressione sui gestori di lidi e locali in spiaggia, affinché aumentino il numero dei posacenere o mettano dei bidoni per la raccolta differenziata.

Ognuno, col suo piccolo gesto, può fare la differenza e salvaguardare le nostre splendide coste.

Greenbees: la campagna di Greenpeace per salvare le api e difendere l'alimentazione mondiale

apicoltura

Greenbees è la nuova campagna lanciata da Greenpeace per difendere l’importante ruolo delle api e degli altri insetti impollinatori nel nostro ecosistema. Immaginate infatti che  un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione…

Dalla fine degli anni ’90, molti apicoltori (soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un’anomala e repentina diminuzione nelle colonie di api e ad oggi la situazione è peggiorata, in quanto gli insetticidi utilizzati in agricoltura sono una minaccia diretta per api e impollinatori. Queste sostanze chimiche, progettate per uccidere gli insetti, sono ampiamente utilizzate e diffuse nell’ambiente, specialmente nelle aree agricole. Pensate che un terzo del cibo che mangiamo dipende dall’impollinazione degli insetti: ad esempio zucchine, albicocche, mandorle, coriandolo, olio di colza, e molti altri e solo in Europa, oltre 4.000 verdure dipendono dall’impollinazione degli insetti. Oggi, le api continuano a morire e il loro inesorabile declino ha impatti anche sugli esseri umani. La nostra vita dipende dalla loro.

Cosa si può fare

A livello politico vietare l’uso dei pesticidi più pericolosi in Europa e sostenere e promuovere pratiche agricole sostenibili. Ma anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa: guardare il video della campagna, firmare la petizione Salviamo le api sul sito salviamoleapi.org e passare parola!

Io l’ho già fatto e tu? Save the bees!