Ricette Stagionali: La Rucola ðŸ´

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Non amata da tutti, amara, piccantina, ognuna di queste piantine ha la sua peculiarità, stiamo parlando della Rucola.

La rucola, rughetta o anche ruca, è antitumorale, antidiabetica e antianemica.  Contiene ben 110 mg di vitamina C in 100 gr come i broccoli, e più del succo di limone che ne contiene 50 mg, che stimola il sistema immunitario e discrete quantità di betacarotene (protovitamina A: anticancerogena, utile alla vista, alla pelle…), oltre che sali minerali come il ferro (antianemico), il calcio e il magnesio, utili per la salute delle ossa, ma anche potassio e fibre. ha fra i suoi componenti anche la K, la A, la B5 e l’acido folico. E’ importante ricordare che la vitamina C aumenta l’assorbimento del ferro e qui ci sono entrambi, in buone quantità.
Fornisce 30 calorie per 100 grammi.

Le Proprietà:
– Aiuta la digestione, stimolando la produzione di succhi gastrici.
– Stimola l’appetito, col suo sapore amarognolo.
– E’ depurativa .
– Antidiabetica e antitumorale per il suo contenuto in sulforafano.
– E’ antibatterica, sempre per il contenuto in sulforafano, sostanza che aiuta la pianta a difendersi da vermi e funghi e che sull’uomo ha effetto anti-cancro.
– Protegge la mucosa gastrica quindi è un utile alleato in caso di iperacidità e ulcera.

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È possibile raccogliere la Rucola spontanea nei campi dal centro al sud Italia.

Ora passiamo ad una ricetta veloce, un pesto fresco e depurativo adatto per condire la pasta o utilizzato come patè per le bruschette.

Pochi ingredienti ma risultato assicurato, come la tradizione culinaria italiana ci racconta.

Ingredienti:

  • 50gr di Rucola
  • 15gr di pinoli tostati
  • 5 pomodori secchi (ammollati)
  • 20gr di parmigiano
  • olio, sale, pepe.

 

Procedimento:

Lavare la Rucola, lasciarla asciugare e disporla nel mixer direttamente con pinoli, pomodori secchi, parmigiano sale e pepe, iniziare a frullare ed aggiungere piano piano l’olio per regolare la consistenza.

Con queste quantità uscirà pesto necessario a condire 5/6 piatti di pasta. Se in eccesso può essere congelato e conservato per un paio di mesi.

Questa e tante altre erbe spontanee sono ad attenderci nei campi, staccare dalla frenesia cittadina e recarsi a raccoglierle gioverà sia al vostro spirito che alla vostra salute.

 

Muffin Salati Integrali con Zucchine e Rosmarino ðŸ´

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Ben ritrovati EcoPunkers,

oggi altra ricetta veloce, primaverli ed adatta alle scampagnate per questo week-end.

Prepareremo dei Muffin Salati con Zucchine e Rosmarino, vegan, infatti non utilizzeremo ne burro ne uova, il che li rende anche più leggeri ed adatti a chi ha intolleranze 😉

Io ho utilizzato le zucchine recuperate a fine mercato e che avevano bisogno di essere smaltite il prima possibile ma largo spazio alla fantasia, sarebbero buonissimi anche con asparagi, peperoni, pomodori secchi, provate.

 

Ingredienti :

  • 150g farina integrale
  • 100g farina 00
  • 40/50ml latte vegetale
  • 40ml olio d’oliva
  • lievito per dolci non vanigliato
  • 1/2 cuchiaino di curcuma
  • 1 zucchina grande
  • 1 rametto di rosmarino
  • sale & pepe qb

Procedimento:

Il primo passo è quello di preparare le zucchine, le laviamo e tagliamo con il lato grosso della grattugia, quando saranno pronte, mettiamo un filo d’olio in padella e aggiungiamo le zucchine, sale, pepe e il rosmarino, lasciamo soffriggere con coperchio  a fiamma media per 6/7min, dovranno dorarsi ed insaporirsi ma non dovranno essere del tutto cotte.

Ora passiamo all’impasto: versare la farina insieme all’olio d’oliva, il latte vegetale, il sale,la curcuma e anche il lievito amalgamando gli ingredienti, con una frusta o una forchetta, fino a ottenere un composto omogeneo e liscio e successivamente aggiungere le zucchine precedente cotte e tiepide, se il composto dovesse risultare troppo solido aggiungete un po’ di latte. A questo punto siamo pronti per riempire i nostri pirottini, io preferisco usare quelli di silicone, pratici da usare e riusare all’infinito. Cottura 180 gradi per 20/30 min, dovranno risultare ben dorati; ricordate di controllare la cottura interna con il vecchio trucchetto dello stuzzicadenti/spaghetto, se infilandolo nel muffin ne uscirà ben pulito e asciutto, i vostri muffin saranno pronti.

Vi suggerisco di accompagnarli con una buona insalata di pomodorini 🙂

Ed eccoli pronti per essere mangiati, Buon Appetito!

 

Salame di Cioccolato con Semi di Canapa Vegan ðŸ´

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Dopo una breve assenza rieccomi qui a condividere con voi una mia nuova ricetta,

il Salame di Cioccolato con Semi di Canapa, vegan, cioccolatoso ed adatto per recuperare dei biscotti in avanzo e la cioccolata (mi raccomando fondente) recuperata dalle uova di pasqua o da smaltire prima dell’inizio della stagione calda.

Vi avevo già svelato, e pertanto non posso più nascondermi 🙂 , la mia fissazione con la Canapa, in particolare per i suoi semi.

In questo caso, l’aggiunta di semi di Canapa è stata dettata non soltanto dalla mia voglia di sperimentarla ma anche per una questione nutrizionale. Non è una ricetta light, ma le sue calorie e grassi sono tutti nobili, l’importante come sempre è non eccedere.

Una fetta di salame cruelty-free che grazie al cioccolato e alla canapa sarà il nostro antidepressivo preferito, antiossiadanti e proteine che ci aiuteranno in questo periodo di cambio stagione, che spesso può buttarci giù.

 

Ingredienti:

  • 100g Biscotti Vegan Integrali (potrete acquistarli o farli da voi con: 350 g di farina integrale, 70 g di zucchero grezzo di canna, 70 g di olio evo, un vasetto di yogurt di soia)
  • 140g di cioccolato fondente
  • 50g di mandorle tostate
  • 30ml circa di latte vegetale
  • 10ml di olio di semi di girasole
  • 10g di semi di canapa
  • 30g di zucchero

 

Preparazione:

– Per i Biscotti:  versare in una ciotola farina e zucchero, creare una fossetta nel centro e versare yogurt e l’olio, iniziare ad incorporare la farina e impastare fino a formare un panetto morbido che dovrà riposare 15min. sprendere l’impasto con uno spessore di 3mm circa e ritagliare i biscotti, nel nostro caso non servirà essere precisi perché dovranno essere spezzettati. Cuocere a 170 gradi per 15 min circa, fino a Doratura.

– Per il Salame di Cioccolato: Spezzettare il cioccolato in un pePreparazione:ntolino, aggiungete l’olio di semi, lo zucchero e portandolo su fuoco a fiamma media mescolate finché il cioccolato non si sarà sciolto e si sarà creata una crema che metteremo da parte, giusto il tempo di frullare grossolanamente le mandorle che uniremo insieme alla farina di semi di canapa al cioccolato precedentemente fuso.

A questo punto, sbricioliamo i biscotti e uniamo anch’essi al composto di cioccolato, aggiungiamo il latte e mescoliamo, il composto per ora risulterà ancora morbido ma non troppo (se dovesse risultare troppo morbido potrete aggiungere del cacao per addensare). Facciamo riposare in frigorifero per 10 min, in questo modo si addenserà e sarà più facile lavorarlo. Trasferiamo l’impasto su della carta da forno (la larghezza del foglio che userete dipenderà da quanto saranno grosse le vostre fette di salame) e arrotoliamo stringendo ben bene l’impasto, fino a dare la forma del salame. In foto per uno scopo decorativo io ho lasciato la carta forno, tagliata a misura, così da simulare la classica pellicina degli insaccati come il salame. far riposare altri 30min in frigo e Buon Appetito!

 

“Cittadinanza attiva contro lo spreco”: l’EcoPunk sostiene Recup a Fà la cosa giusta

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Sapete quanto io tenga al cibo e ancor di più sono attenta a ridurre gli scarti e gli sprechi alimentari quindi non potevo non iniziare questa settimana se non con un invito alla partecipazione attiva, riguardo un argomento che in Italia fa ancora fatica ad emergere ma in molti iniziano a raccontare,  lo spreco alimentare e di rifiuti fanno, ahimè, parte della nostra storia ed è giusto dedicargli del tempo.

“Cittadinanza attiva contro lo spreco” è il nome dell’evento previsto nel ricco programma di Fa’ la cosa giusta, tra i quali sono presenti anche molti laboratori per iniziare a “far da se” in ambito di moda, cucina e design. Ecodallecittà in collaborazione con Giacimenti Urbani hanno in questo progetto l’obiettivo di individuare, raccontare e valorizzare i cittadini che mettono in atto delle buone pratiche  sul fronte della raccolta differenziata e delle 5R (riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo dei materiali e recupero di energia) in tutta Milano.

Io stessa sperimento la raccolta di frutta e verdura in avanzo presso diversi mercati a Milano e tra le meravigliose conoscenze fatte, dai commercianti agli abbitudinari frequentatori dei mercati, ho avuto il piacere di conoscere i ragazzi di Recup, uno dei progetti presenti, che attraverso una rete ormai consolidata, si occupano della raccolta settimanale di cibo presso i mercati di quartiere e non solo.

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Cibo recuperato al mercato in Barona a Milano

Recup si occupa di recuperare e ridistribuire il cibo presso i mercati di Milano tra i volontari e chi ne ha bisogno, con l’obiettivo di ridare valore sociale al cibo che ormai ha perso valore economico perché ammaccato o in eccedenza e che quindi verrebbe buttato. Grazie alla mia passione per il cibo e l’ecosostenibilita ho avuto la fortuna di poter contribuire, come volontaria, a tutto ciò insieme alle ideatrici e agli altri volontari del progetto, che da mesi si sono impegnati nel sensibilizzare i cittadini e i commercianti sul tema dello spreco alimentare, cercando di creare un momento di scambio sociale attraverso il cibo, proponendo un metodo collaborativo totalmente differente dal processo di raccolta di cibo e rifiuti, piuttosto individualistico e solitario, degli skippers.

Quello che per il “mercato” è uno scarto che diventa rifiuto, è in realtà una risorsa, perché ancora commestibile ed in grado di garantire cibo a molte persone.

I volontari Recup sono ormai sempre presenti nei mercati di Viale Papiniano al sabato e in Via Marco Aurelio al venerdì, ma l’obiettivo del progetto è quello di espandersi su altri mercati e per far questo abbiamo bisogno di voi!

Quindi vi invito a passare a trovarli in fiera a “Fa’ la cosa giusta”, per avere maggiori informazioni sul progetto, sui loro obiettivi e dare la vostra disponibilità , contribuendo così tutti insieme a limitare gli sprechi alimentari e non solo.

C’è tanta Frutta e Verdura che ha bisogno di voi 🙂  per essere salvata e riacquistare valore!

Cannelloni di Farro Integrale con ripieno di Hemp-tofu e Spinaci

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Si lo so….non siete ancora pronti…. Ma l’EcoPunk è già all’opera per darvi qualche idea per le varie “Reunion ” che affronterete nelle prossime feste.

Oggi prepareremo un piatto non molto elaborato,potrebbe sembrare, pensando ad i classici cannelloni, ma questi pur essendo gustosi e sazianti presentano ingredienti poco lavorati e semplici come farina, spinaci e pomodoro.

Qualche informazione sul’ Hemp-tofu e via con la ricetta.

Chiamato Hemp-Tofu, Hemp-Fu o Tofu di Canapa altro non è se non il frutto della cagliata del latte ricavato dai semi di canapa. Facile da produrre in casa. Ha tutti i vantaggi di un latte vegetale e non vaccino ed in più i benefici della Canapa, ricca di proteine, acidi grassi e una discreta quota di fibre. È ideale nella dieta vegana e perché no anche per gli intolleranti al lattosio. Ha un sapore che ricorda il sesamo e la nocciola.

Questa settimana i nostri ascolta sono andati a riscoprire i suoni caldi e avvolgenti di Johnny Cash con I walk the line , e come sempre troverete il link infondo alla pagina per ascoltarlo.

Ingredienti:
– 150gr di farina di farro integrale
– 100gr semola di grano duro
– 1 cuc di olio evo
– 1cuc di curcuma
– Acqua q.b

Per il ripieno:
-1 panetto di Hemp-tofu (in alternativa tofu di soia)
– 500 gr di Spinaci saltati con olio e aglio

  • Salsa di pomodoro per condire (meglio se sugo di semplice pomodoro e spezie…magari avanzato!)

Iniziamo con IMPASTO!!
Sulla spianatoia disporre le due farine setacciate, unite il cucchiaino di curcuma e l’olio. A questo punto (si lo so, ormai sapete farlo un po’ tutti 😉) è ora di aggiungere pian piano l’acqua impastando ed incorporando la farina (saranno all’incirca 100 ml di acqua). Ottenuto un panetto liscio ed omogeneo non dovrete far altro che coprirlo con un panno umido e lasciarlo riposare 1 oretta. Passato il tempo di riposo stenderemo l’impasto in una sfoglia abbastanza sottile, circa mezzo centimetro e ricaveremo da questa sfoglia dei quadrati di pasta che dopo ci occuperemo di farcire.

A parte prepariamo il RIPIENO:

Basterà mettere un filo d’olio è uno spicchio di aglio intero in una padella, far riscaldare ed unire gli spinaci sciacquati e sgocciolati, mettere il coperchio e senza aggiungere acqua far appassire 2 min. Una volta pronti trasferiteli nel vostro robot da cucina insieme al tofu e frullare ma lasciandolo grumoso. Regolare di sale e pepe. Far riposare un ora.

PREPARAZIONE:

Mettere il ripieno in ogni quadrato di pasta precedentemente ricavato, disponendo il ripieno su 1/3 e arrotolate formando i cannelloni.

A parte prenderemo una pirofila e disporremo prima un po’ di salsa di pomodoro (meglio se fatta andare sul fornello con un po’ di cipolla ed aromi) poi i nostri cannelloni.

Completato lo strato copriremo il tutto con altra salsa di pomodoro e una spolverata di pan grattato per far formare la crosticina, un giro di pepe e dritti nel forno per 20 min a 180 gradi.

A dimenticavo!! Buon appetito 😉

Quando il Foodsharing diventa strumento di battaglie nonviolente: la storia di Food Not Bombs

È un periodo fervido e iperstimolante. Tantissimi progetti e collaborazioni che, attraverso uno sforzo comune, stiamo cercando di far diventare realtà. Fra questo marasma di idee, di creatività volta a cercare soluzioni, l’incontro e lo scambio con bellissime persone, oggi torno qui a scrivere su un tema che ho molto a cuore, il Foodsharing.

Vi avevo già parlato della mia esperienza in merito in giro per Milano, Torino e Berlino, esperienza che sarà raccontata venerdì 25 ottobre a Ruvo di Puglia (BA) a “Rendi liberi i tuoi sogni”, un evento sulla cittadinanza attiva, al quale avrò il piacere di partecipare come green blogger e attivista di Foodsharing. Si parlerà di sprechi alimentari, di recupero cibo e redistribuzione, reti e comunità create dalla lotta agli sprechi e alla povertà con l’obiettivo di costruire un’economia alimentare più equa, giusta e attenta all’ambiente, perché utilizzando una frase di Food not Bombs, il “cibo è un diritto, non un privilegio”.

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Da un paio di anni in Italia e in Europa, abbiamo assistito ad un notevole aumento della sensibilità verso gli sprechi e in particolare quelli alimentari, ma volevo condividere con gli ecopunkers la splendida scoperta di Food Not Bombs: un’organizzazione mondiale che da 35 anni ridistribuisce autonomamente e gratuitamente alimenti che altrimenti andrebbero buttati, in spazi pubblici come piazze e strade a chiunque, senza nessun genere di distinzione. Non esiste un leader o un quartier generale in questa organizzazione, ma ci sono un centinaio di gruppi autonomi nel mondo che condividono gratuitamente cibo vegano e vegetariano fra le persone povere, protestando così contro la guerra e la povertà. Per più di 30 anni quindi, attraverso la redistribuzione del cibo, il movimento ha supportato azioni per fermare la globalizzazione, le guerre, lo sfruttamento e la distruzione del pianeta e di tutti gli esseri viventi, compresi gli animali.

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Il primo gruppo di FNB è nato nel 1980 a Cambridge, Massachussetts, da un gruppo di attivisti antinucleare e da allora si sono creati altri gruppi nel mondo a sostegno di battaglie per l’ambiente, diritti dei lavoratori, catastrofi ambientali come l’uragano Katrina o lo Tsunami in Indonesia o ancora in caso di attentati internazionali come quello dell’11 settembre al World Trade Center. Costruire la pace e sostenere le organizzazioni che lavorano per un positivo cambiamento sociale e resistono al all’austerità dettata dai signori della globalizzazione; sempre attraverso il cibo, sempre in strada per e con le persone.

Riassumendo, i 3 principi fondamentali di Food Not Bombs sono:

  1. Servire sempre pasti vegani o vegetariani e gratuiti a tutti senza distinzioni. Cucinando cibo di natura vegetale, si fa fronte al deterioramento del cibo e quindi meno spreco; inoltre attraverso questo tipo di cibo, si persevera nella cultura della nonviolenza compresi gli animali.
  2. Ogni gruppo è indipendente e autonomo e prende decisioni usando il processo del consenso. Questo tipo di principio è anarchico in quanto non ci sono leader e non ci sono voti di maggioranza, ma le decisioni vengono prese fino a quando tutti i partecipanti sono d’accordo e sono contenti di dare il loro consenso (è molto interessante anche leggere sul loro sito come viene spiegato questo tipo di processo consensuale, applicabile a qualsiasi altro tipo di organizzazione e/o progetto).
  3. FNB non è un’associazione di carità e si dedica al cambiamento sociale attraverso la cultura della nonviolenza. L’organizzazione non provvede solo a sfamare i poveri per le strade o durante le proteste civili, ma partecipa pianificando e implementando campagne nonviolente attraverso l’azione diretta durante sit-ins, marce, scioperi e include l’arte, la musica, spettacoli per bambini e tante altre strategie creative.

Questo video spiega in maniera molto semplice la mission di Food Not Bombs:

Sul loro sito inoltre, c’è proprio una guida con i 7 steps per avviare un’organizzazione Food Not Bombs nella vostra città, per cui se interessati, vi consiglio di approfondire. Dovete avere solo un po’ di pazienza nel tradurre dall’inglese.

E pensare che ho conosciuto FNB per caso in Trentino. Me ne ha parlato la proprietaria di un ristorante vegano dopo avermi donato una teglia di moussaka ancora calda che ho condiviso con una famiglia di quattro persone conosciuta il giorno prima… quasi inutile raccontarvi quanto la condivisione del cibo recuperato ha rotto il ghiaccio fra me e la famiglia.

In qualità di green blogger, attivista di foodsharing e viaggiatrice moneyless, parlerò di questo e altro durante l’incontro “Rendi liberi i tuoi sogni” proprio perché viaggiando ho conosciuto e mangiato con tantissime persone e sono felicissima di condividere questa mia esperienza e di approfittare per lanciare una call aperta a tutti per creare un progetto sul Foodsharing nella mia terra d’origine.

Il Foodsharing crea comunità solidali: l'esperienza di Milano, Torino e Berlino alla ricerca degli scarti alimentari

È da un bel po’ che non scrivo, anzi penso che questo sia proprio il periodo più lungo trascorso senza scrivere da quando l’Eco Punk è nato. A tutto c’è un motivo. Il primo è sicuramente il giro fra Milano e Torino per i laboratori, (fra cui anche quello a Fà la Cosa Giusta, la più grande fiera italiana del consumo e delle buone pratiche), dove ho avuto modo di confrontarmi con diverse realtà e diverse persone, ottenendo sempre un gran bel riscontro personale e professionale; ma sono una che non si accontenta mai per cui, fra un laboratorio e l’altro, sono stata in giro per mercati a Milano, Torino e Berlino con un unico obiettivo: scoprire dove si accumulano gli scarti alimentari e conoscere come vengono gestiti, raccogliendo più informazioni possibili e cercando di vivere appieno tutte le persone e le situazioni che incontravo.

Chi segue l’Eco Punk, conosce già la sensibilità verso certe tematiche, ma per la prima volta ho approfondito sporcandomi le mani non nel produrre, ma nel recuperare. Ho iniziato per curiosità dal mercato di Porta Palazzo a Torino, facendo un giro fra i banchi ortofrutticoli in chiusura e recuperando tutto quel che si poteva. Sono rimasta impressionata dalla roba ancora in buono stato che viene buttata via: broccoli, cavolfiori bianchi e romani, banane in quantità industriali (con quelle banane così mature ho provato anche a fare un buonissimo gelato veg, con ottimi risultati), arance, mele, cipolle e le carte alimentari per confezionare i cosmetici. Era tutto ancora buonissimo anche se non esteticamente bellissimo e vi assicuro che ho cucinato e mangiato tutto quello che ho preso, aiutata da un amico.

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Cibo recuperato dal mercato di Porta Palazzo a Torino

Qualche giorno dopo mi sono recata all’evento Refood – cibo in ricreazione – sempre a Torino, un evento in cui parlare di e mangiare cibo recuperato, in compagnia di realtà italiane e d’oltremanica che al riuso dell’avanzo alimentare dedicano il loro tempo e il loro lavoro. Qui ho avuto modo di conoscere e ascoltare Marco Regoli di Foodsharing Torino che spiegava come il cibo recuperato e redistribuito crea comunità e relazioni fra produttori, consumatori e volontari all’interno di un’ottica condivisa: ridurre lo spreco alimentare e da questo creare, attraverso la cucina e la creatività, del cibo nuovo, bello, pulito e gustoso. E così è stato, infatti c’erano broccoli stufati, zuppa di bulgur, insalata con semi di lino, gelatina di pere e centrifugato; tutto ampiamente gustato e apprezzato.

Il team di Refood (foto di Marta Carrera)

Il viaggio è proseguito verso Berlino, precisamente a Berlino Est nel quartiere di Friedrichshain, lungo le rive della Sprea, proprio dove si trova il tratto più lungo del Muro di Berlino, uno dei cuori pulsanti della Berlino punk e alternativa con i suoi colori, i suoi graffiti, le sue persone che la popolano e la rendono così culturalmente stimolante. Mi sono recata al mercato di quartiere per provare a recuperare del cibo, notando subito però che, rispetto a quelli italiani, il mercato era molto più pulito e ordinato, non c’era roba lasciata per terra. Continuando a camminare per le bancarelle alla ricerca di un inesistente cibo buttato via, ho incontrato alcuni ragazzi della rete Foodsharing.de che avevano già recuperato del cibo (fra cui mele, pere, pane biologico, uva, banane, insalata che i venditori avevano già donato loro) e che lo stavano distribuendo a chi lo volesse, offrendolo anche a me e invitandomi il giorno successivo al brunch gratis al Vetomat, un’associazione culturale che ogni domenica recupera il cibo da tre ristoranti della zona e lo distribuisce a chiunque abbia voglia di mangiare cibo avanzato ancora in ottime condizioni. C’era davvero di tutto al Vetomat: insalate di verdure condite in tutte le maniere, spezzatino, pesce, formaggi, salse, dolci e pane biologico a volontà, ma quello che mi ha stupita più di tutto sono state le persone. C’erano bambini, genitori, anziani, frikettoni, punkettoni, vagabondi, gente comune, tutti insieme senza barriere sociali uniti intorno al cibo recuperato, avendo la massima accortezza sia nel consumare che nel lavare il proprio piatto nelle grandi bacinelle comuni messe a disposizione dai ragazzi dell’associazione. Ognuno si autogestiva nel massimo rispetto dell’altro.

Foto da www.lesmads.de

Una parte del Vetomat (Foto da http://www.lesmads.de)

Dopo qualche giorno sono tornata a Milano e sono andata al mercato di zona 6 in via Segneri, scoprendo con piacere che anche nella vicina via Odazio, fra i palazzi popolari e grigi della periferia, c’è un gruppo di persone che ha dato vita al Comitato Abitanti Giambellino – Lorenteggio e che, fra le altre attività, recupera e dà nuova vita al cibo, organizzando la distribuzione di cibo gratuito fornito dai bancarellai del mercato il giovedì e un pranzo comunitario e multiculturale la domenica, invitando la gente ad uscire dalle loro case e partecipare alla vita di quartiere, semplicemente mangiando.

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Lo slogan del Comitato Abitanti Giambellino – Lorenteggio a Milano

Il cibo recuperato crea comunità. L’affermazione di Marco Regoli di Foodsharing Torino è stata il punto fermo della mia riflessione in questi giorni di nuove scoperte e ho avuto modo di trovarne il riscontro pratico, guardando e interagendo con le persone e mettendo loro e le relazioni di mutuo soccorso, scambio e solidarietà al primo posto, senza nessun tipo di pregiudizio. Ricordo bene i loro volti sorridenti, le loro braccia volenterose, le loro parole di inclusione, integrazione, accoglienza, in Italia come a Berlino.

Rifletto su ciò che sta a monte del consumo critico, cioè il non acquisto: un consumatore per essere davvero critico, deve vedere e toccare con mano prima quello che viene buttato via, cercare di consumarlo e poi magari decidere cosa acquistare. Sono sempre stata attenta a condurre uno stile di vita sobrio e a ridurre il più possibile gli sprechi, ma dopo questo giro fra i mercati nato per curiosità, vedo il mondo con altri occhi: quelli che non si indignano più davanti agli sprechi di questa società malata di sovrapproduzione, ma anzi vedono in essi il punto di partenza per ricostruire un nuovo tipo di società diversa da quella attuale, basata sulla conoscenza (quella reale!) e sulla solidarietà.

Adesso quando vedo una mela perfetta, penso sempre che ad ogni bel frutto, ne corrispondono almeno altri due buttati via; è davvero incredibile quanto ci hanno abituati a pensare che un bel frutto sia necessariamente migliore di uno meno bello, concedendoci il lusso di buttarlo via. C’è crisi? Io ho visto che c’è cibo gratis e abbondanza per tutti e mi auguro che il foodsharing si estenda a macchia d’olio.

Frutta stagionale, consumo critico e lifestyle sostenibile: il laboratorio di ecocosmesi a Torino con Contiamoci

labecocosmesi_lecopunkSono stati giorni di scoperta, confronto, scambio. Da poco tornata da Torino per il secondo laboratorio nel nord Italia, metto un po’ in ordine le emozioni di questi giorni fra Milano e Torino. Guardando le foto dell’evento con Contiamoci, ripercorro i bei momenti condivisi con persone motivate e sorridenti, con la voglia di scoprire e mettersi in gioco con l’autoproduzione cosmetica, un qualcosa che va al di là del mero benessere materiale ma che fa ripensare a tutto il nostro stile di vita.

Abbiamo chiacchierato sulle etichette dei cosmetici da supermercato, sulla produzione e sul consumo critico dei prodotti e autoprodotto con mele, arance e limoni acquistati dai contadini di Porta Palazzo a Torino, il mercato di ortofrutta più grande di Europa (così mi han detto…), all’interno del Milk Bar, un posto molto tranquillo dove solitamente si incontrano mamme bambini e donne incinte per parlare di allattamento, nutrizione, per fare yoga, confrontarsi e supportarsi. Vi lascio immaginare il profumo della frutta stagionale, quella vera, non esteticamente perfetta, ma corposa e sana.

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La bellezza di questi giorni torinesi sta nella genuinità, a partire dalla scelta delle materie prime, all’incontro con Greta e Silvano che mi sembrava di conoscere da sempre, allo scambio con altre persone durante il laboratorio e con cui ho avuto la sensazione di sentirmi a casa.

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Scusate se sono stata poco presente sul web in questi giorni, ma ho preferito vivere i momenti. E se Greta sul suo blog scrive “Perché autoprodurre significa anche imparare a rallentare, ad andare di pari passo con i ritmi della natura. A ricordarci che non c’è saggezza nell’avere tutto e subito” riguardo a me e al laboratorio, significa che sto seminando bene…

Un grazie a Greta e Silvano e a tutti i partecipanti, sperando di rivederci presto per future collaborazioni e autoproduzioni.

Per leggere cosa scrive Greta di Contiamoci sul laboratorio ecopunk, leggi qui.

Per vedere la gallery, guarda sulla Fb.