Giù in Salento per il Laboratorio di Ecocosmesi a Luna_Laboratorio Rurale

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Venerdì 18 dicembre avrò il piacere di essere ospite di Luna_laboratorio Rurale: un progetto di cinque ragazze che hanno recuperato un terreno a Galatone (LE), prendendo in gestione una struttura di una parrocchia nata inizialmente come comunità di recupero dalla tossicodipendenza e abbandonata per dieci anni, e accogliendo adesso attività di innovazione sociale e agricola. Scrivono per la campagna di crowdfunding “Stiamo coltivando il terreno che abbiamo a disposizione, vogliamo fare formazione tecnica, promuovere l’innovazione, tutelare il territorio e dare opportunità di lavoro ai giovani. Vogliamo promuovere colture tradizionali e renderle volano di sviluppo, creare circuiti virtuosi di cooperazione”.

Con queste premesse, la collaborazione è presto fatta e sono entusiasta per vari motivi. In primis perché non ho mai svolto una laboratorio così a sud, cogliendo l’occasione per tornare a fare un giro in Salento e conoscere e fare rete con queste ragazze così audaci che vogliono far rivivere questo spazio strappato all’abbandono “facendolo diventare un punto di riferimento locale, un luogo aperto e creativo, dove si impara da tutti, si condividono esperienze, si cresce insieme e si crea sviluppo per il territorio“. In secondo luogo sono felice di poter usare, durante il laboratorio, gli scarti agricoli (come le foglie di vite) e mostrare praticamente quanto gli scarti si stanno trasformando in risorsa importantissima per contenere gli sprechi e pensare ad un tipo di economia circolare che privilegia la sostenibilità ambientale e il consumo critico.

Di questo se ne parlerà meglio il 18 dicembre, ma soprattutto durante la giornata si autoprodurranno cosmetici con tutti i partecipanti fra una chiacchiera e l’altra, in modo da avere un confronto e uno scambio di esperienze. Ecco il programma:

-Lettura delle etichette

-Il consumo critico e l’utilizzo degli scarti agricoli in cosmesi

-Autoproduzione collettiva di 3 cosmetici + un breve tutorial su come creare un unguento

-Packaging di riuso (a cura di Luna)

E dopo il laboratorio, merenda offerta da Luna, a base di tisana di canapa e marmellata di stagione home made!

Per maggiori info, guarda l’Evento Fb o scrivi a lunalaboratoriorurale@gmail.com

 

 

Spalmati di natura: laboratorio di ecocosmesi a Bio&Sisto

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Tornano i laboratori di eco-cosmesi pratica e naturale de l’Eco Punk! Questa volta ho l’immenso piacere di tenerlo a Bio&Sisto, una giovane azienda agricola pugliese che nasce e cresce tra le bellissime contrade di Monopoli (BA), per l’esattezza a Tortorella, dall’esigenza di una famiglia intera di cambiare stile di vita, coltivando frutta e verdura nel massimo rispetto della natura e di chi mangia e vendendo i prodotti in maniera diretta grazie al loro e-commerce.

Una partnership, quella con Bio&Sisto, iniziata scrivendo sul loro blog di mobilità sostenibile, di pari passo con i primi vagiti de l’Eco Punk. Da allora sono entrata a far parte della loro rete, grazie a Daniele, brand manager dell’azienda, che mi ha scelta come contributor di Bio&Sisto e grazie a cui ho conosciuto quella fantastica esperienza di ruralizzazione rurale che è stato il #campdigrano, esperienza condivisa l’estate scorsa e che lascia inevitabilmente un filo conduttore che tiene legate tutti i partecipanti a certi valori, ai Cilentani e alla loro terra. Un legame così forte che sono tornata proprio con Daniele a seminare il grano antico cilentano a Baronissi (SA), lo stesso mietuto pochi mesi prima a Caselle in Pittari (SA).

E sempre Daniele mi ha invitata a Tortorella per tenere il laboratorio di eco-cosmesi, direttamente “nella terra”. Sì, perchè la bellezza di questo laboratorio sta tutta lì: parleremo di eco-cosmesi e autoprodurremo cosmetici stagionali completamente a km 0 con materie prime raccolte direttamente dalla terra di Bio&Sisto e scelte dal loro e-commerce! Avete presente un bambino in un negozio di giocattoli? Beh così è stato per me quando ho scelto le materie prime da utilizzare per il laboratorio…

Crediamo che il cambiamento di cui abbiamo bisogno, passi anche dall’alimentazione e da scelte di consumo più consapevoli” è il loro slogan, in piena filosofia ecopunk! Le materie prime da utilizzare sono lì e io non vedo l’ora di iniziare a manipolarle!

 

SPALMATI DI NATURA – Laboratorio di cosmesi naturale

Sabato 26 luglio a partire dalle 18.00 , presso Bio&Sisto – Monopoli

Per info e indicazioni, visita l’evento Fb

Cosa ti spalmi? Presentata la legge sui cosmetici sostenibili

ecocosmesiFinalmente è stata avanzata una proposta di legge dall’Associazione Internazionale di Dermatologia Ecologia, che ha presentato il progetto di legge ‘Disposizioni concernenti la certificazione ecologica dei prodotti cosmetici’. La proposta, sottoscritta da parecchi deputati, istituisce un marchio italiano di qualità ecologica per i cosmetici e prescrive che ogni prodotto abbia un “dossier ecologico” in cui sia specificata la composizione e la quantità di sostanze non biodegradabili o che possano avere impatto su acqua e ambiente e il tipo di imballaggio. Sono inoltre indicate le sostanze dannose per la salute o l’ambiente che non possono essere presenti in un prodotto per poter ottenere la certificazione ecologica.

In Italia non esiste nessuna forma di certificazione ecologica relativa ai cosmetici che sia gestita e garantita dallo Stato, mentre molti sono i marchi “privati”, a dimostrazione di una reale esigenza di mercato. Queste certificazioni “fai da te” sono adattabili a qualsiasi esigenza e sono, molto spesso, diverse le une dalle altre creando una confusione insostenibile da parte dei consumatori. Oltre a questi marchi ecologici ci sono poi molti  marchi senza nessun disciplinare, si tratta di loghi di fantasia che il produttore appone sull’etichetta allo scopo di attirare la clientela “etica”. Oltre all’incertezza nei confronti dei consumatori, la mancanza di una certificazione ecologica per i cosmetici ha notevoli ripercussioni anche sull’ambiente, nel quale ogni anno si riversano tonnellate di prodotti per la cura della persona (circa 2 milioni di tonnellate in tutta l’UE).

Seguiremo gli esiti di questa proposta, nel frattempo potete sempre darvi al fai da te…

Fonte: Greenreport

Blush-rossetto punk '80 fai da te

Sto ascoltando Siouxsie and The Banshees – Happy House

Dall’album: Kaleidoscope, 1980

Genere: post-punk, new-wave

1-siouxsie-sioux-applying-make-up-at-the-st-james-hotel[1]Se avete sempre ammirato e desiderato le gote e le labbra rosa shocking alla “Siouxsie” (in chiave punk e non barbie, sia chiaro!) e avete voglia di autoprodurre un phard, come si chiamava fino a non molti fa, o blush da utilizzare anche come rossetto, siete nel blog giusto! Mentre autoproducevo questo ecocosmetico in casa, il pensiero alla regina della new-wave è stato assolutamente inevitabile e in particolar modo miè venuto in mente il videoclip di Happy House, dove Siouxsie salta e canta vestita e truccata da folletto e ho pensato “caspita, anche la mia diventa una casa felice mentre autoproduco”.

Deliri anni ’80 a parte, dopo aver mostrato come ottenere una cipria con amido di riso, vi mostro come ottenere un phard o blush in polvere o in crema con ingredienti naturali e in maniera facilissima, partendo dallo stesso procedimento della cipria e personalizzandolo come meglio vi piace. Io amante degli ’80 e della pelle di bambola, sono andata su una nuance più rosa, ma potete cambiare il colore aggiungendo del colorante giallo per una nuance più aranciata, o del colorante marrone per una nuance più color terra. Il procedimento è sempre lo stesso anche se cambia il colore, quindi le quantità di colorante vanno molto a gusto e ad occhio. Bene, io vi mostro il mio blush-rossetto anni ’80 e poi ognuno lo modifica secondo i propri gusti personali.

BLUSH IN POLVERE

Per ottenere un bel blush, non dovete far altro che aggiungere solo del colorante rosso al vostro amido di riso, far asciugare per bene e poi tritare finimente col mortaio.

Quello che vedete è il passaggio dalla cipria trasparente al blush in polvere rosato, ottenuto aggiungendo 3 gocce di colorante rosso in due dita di amido. Ricordate che nonostante il colore possa sembrare davvero eccessivo, andando a stenderlo con un pennello, diventa più chiario e sfumato. Il blush in polvere è pronto all’utilizzo!

BLUSH-ROSSETTO IN CREMA

Il blush in crema si caratterizza da 2 fasi. Il consiglio è che durante la prima fase, non esagerate con il colorante perchè poi nella fase successiva, con l’aggiunta degli oli, il vostro blush si oscurisce parecchio. Ecco la ricetta.

Fase “polverosa”

5 gr di amido di riso

Colorante alimentare a piacere

Fase “oleosa”

4 gr di olio di riso

1 gr di cera d’api

1 gr di burro di Karitè

1 goccia di tocoferolo o vitamina E

-Una volta quindi ottenuta la fase polverosa fatta asciugare per bene, mettete la cera d’api in un bicchierino (io ho usato quello da chiupito) che poi metterete in un pentolino e farete sciogliere a bagno maria.

-Una volta sciolta la cera, aggiungere l’olio, il burro e la vitamina E

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-Avrete una situazione come quella in foto: da una parte la polvere e dall’altra gli oli nel bicchierino. Pian piano aggiungete il blush in polvere nel bicchierino ancora caldo e mescolate energicamente con una bacchetta (io ho usato un cucchiaino dalla parte del manico), in modo che la fase oleosa e quella polverosa siano ben amalgamate.

-A questo punto non vi resta che inserire il vostro blush ancora caldo in un contenitore e farlo riposare almeno per un giorno. Io ho utilizzato un contenitore per phard industriale riutilizzato per il mio ecocosmetico.

blush

Ed ecco a voi il mio fantastico blush in crema da utilizzare anche come rossetto! Avete visto come si è oscurito rispetto alla fase polverosa? Basta un pò sul dito e lo spalmate sulle gote o sulle labbra: l’effetto è stupendo e assolutamente naturale, idrata, protegge le labbra e dura una vita!

La soddisfazione vi assicuro che è tanta ed è un pò come tornare bambine. Festeggiate con me questa fantastica autoproduzione, saltellando e cantando questa magnifico pezzo di Siouxsie and the Banshees. Alla prossima!

Cipria homemade, polvere di… amido di riso

Consigli per l’ascolto: Hole – Celebrity Skin

Dall’album Celebrity Skin, 1998

Genere: altrock, grunge

brush picLa cipria, preziosa alleata di tutte le donne, fondamentale per tenere il make-up in modo da non “andare alle feste come Rihanna e tornare come Courtney Love”, sfida pioggia, vento, pianti, cibo e qualsivoglia emozione forte che possa intaccare il nostro trucco. La cipria, come la maggior parte di voi donne saprà già, serve per fissare il trucco e uniformare l’incarnato del viso donando un effetto opaco e duraturo. Molto spesso però le ciprie industriali contengono tante schifezze chimiche che occludono i pori, oltre che a costare anche un pò.

Dopo varie ricerche sul web, ho letto tanti post sulla cipria fai da te con solo amido di riso o di mais acquistati in supermercato e ovviamente incredula e presa dalla curiosità, mi sono lanciata anch’io in questa autoproduzione. Devo ammettere che è uno degli esperimenti più economici, semplici e di gran effetto fra quelli effettuati finora. Sì, sembra strano che una cipria che costa dai 7 euro in su, si possa riprodurre in maniera più sana con pochi euro, ma vi garantisco che è la realtà e proprio per questo invito tutte a provare a riprodurla.

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Potete cominciare anche solo con 2 cucchiaini di amido e pestarlo con un mortaio fino a che non diventi polvere bianca finissima e poi provate a stenderla sul viso con un pennello: la cipria trasparente ottenuta darà un effetto sbalorditivo al vostro volto. A chunque l’abbia fatta provare è rimasta piacevolmente sorpresa. La cipria alias “amido di riso pestato” può essere utilizzata così com’è, se poi volete colorarla perchè vi risulta troppo chiara rispetto al vostro colorito, basta aggiungere del colorante alimentare e il gioco è fatto!

Ricetta (se così vogliamo chiamarla…):

2 cucchiaini di amido di riso o di mais

qualche goccia di colorante per dolci

una punta di cucchiaino di ossido di zinco (facoltativo)

Preparazione:

-Mettete in una ciotola l’amido e aggiungete una goccia di colorante del colore gradito per ogni cucchiaino. Es. se volete una cipria rosata, aggiungerete una goccia di colorante rosso; se la volete albicocca, una goccia rossa e una gialla; se la volete più scura, una goccia marrone.

-Mescolate con un cucchiaino l’amido con il colorante fino a quando si amalgameranno bene e l’amido sarà tutto colorato.

-Fate asciugare per bene il composto ottenuto (possono essere necessari anche giorni, oppure giacchè è inverno, mettete la ciotola sul calorifero per accelerare i tempi).

-Una volta completamente asciutta, dovete pestare energicamente il composto con il mortaio fino a quando diventa polvere.

-Mettete in un contenitore della vostra vecchia cipria finita, in un vasetto o dispenser e avete ottenuto la vostra cipria!

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Ecco a voi la mia cipria albicocca! Ho trovato anche quei fantastici piumini da trucco retrò e l’ho messa nel contenitore che vedete in foto. Il risultato è meraviglioso: si stende alla perfezione, lascia la pelle liscissima, idratata, asciutta e il trucco rimane davvero per ore senza fare una piega. Da provare e regalare.

Dopo aver provato i passaggi base con la cipria, nel prossimo post vi mostrerò come ottenere un blush in crema che può essere utilizzato anche come rossetto, tutto completamente ecobio e a pochi euro.

Alla prossima autoproduzione anticrisi!

Rimedi antifreddo semplici ed economici: il burrocacao

Sto ascoltando The Smiths – Bigmouth Strikes Again

Tratto da The Queen is Dead -1986

Genere: new wave, post-punk, alternative

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Se vi dico burrocacao, cosa vi viene subito in mente? Quasi certamente la maggior parte penserà agli stick per labbra della Labello che in realtà poco hanno a che fare con il burro di cacao vero e proprio. Asserisco questo perchè sicuramente molti di voi, come me nel corso degli anni, avranno notato che con l’uso continuo di Labello durante l’inverno, le labbra continuano ad essere screpolate e arrossate, senza riuscire a dare un reale motivo. Stessa cosa per l’Olio Johnson, creme idratanti varie da supermercato e nessuno si e ci spiega il perchè. Anzi pensandoci meglio, addirittura questi prodotti creano quasi dipendenza, in quanto dopo le prime settimane di utilizzo, notiamo che la pelle diventa sempre più secca e quindi aumentiamo le dosi su corpo, viso, labbra, capelli, continuando a non ottenere risultati, inquinare e consumare più tempo e soldi.

La spiegazione c’è ed è sempre in quel rettangolino con parole incomprensibili presente solitamente sul retro dei cosmetici da supermercato. Come vi ho già parlato in un post precedente, quel rettangolino è l’Inci del prodotto che ci dice cosa è contenuto effettivamente nel prodotto e se siete un pò attenti (basta davvero un pò di attenzione), vedete che ciò che accomuna Labello, Olio Johnson, Nivea e via discorrendo sono quelle sostanze come Paraffinum Liquidum, PEG e PPG, Mineral Oil, Petrolatum, tutti i derivati del petrolio. Questi come già detto, non idratano, bensì creano un film protettivo dagli agenti esterni, lasciando la pelle profondamente disidratata e stessa cosa vale per le labbra trattate con Labello, ma anche con tanti prodotti farmaceutici.

Nel caso del burro cacao Labello o Glisolid e molti altri in commercio nei supermercati e farmacie), la cosa che mi inquieta e che in minima parte, ingeriamo tutte queste sostanze che assorbite per anni, non sappiamo neanche cosa provocano.
Sappiamo che solo che la donna media negli USA utilizza quotidianamente circa 12 prodotti per la cura personale, l’uomo medio circa sei. Ogni prodotto contiene almeno dodici sostanze chimiche e meno del 20% di queste sono state valutate sicure dagli esperiti di sicurezza industriale*. 

Scoprendo e verificando l’effetto Labello su di me, sono ricorsa subito a balsami labbra naturali e poi all’autoproduzione e devo dire che finalmente ho risolto il problema delle labbra screpolate. L’inverno è ormai cominciato e proprio ieri mi son messa ad autoprodurre balsami labbra, aumentando le quantità per regalare alle amiche il piacere delle labbra idratate.

RICETTA (dal forum di Lola)

  • 1,5g cera d’api
  • 2g burro di cacao
  • 1g burro di karitè
  • 1,5g olio di ricino, di oliva, di riso
  • 0,5g tocoferolo (vitamina E)
  • Una puntina (di cucchiaino) di miele d’acacia

PREPARAZIONE

-In un bicchierino di vetro versare la cera, i burri, gli oli, il tocoferolo e il miele, pesandoli con una bilancina di precisione.

-Versato tutto potete riempire un pentolino con 2/3 dita d’acqua e mettere sul fuoco. Fate scaldare a bagnomaria fino a che il contenuto non si è sciolto tutto (in particolare ci vorrà del tempo per sciogliere la cera), mescolare per bene in modo da far amalgamare il miele e gli altri ingredienti.

-Nel frattempo preparate il tubetto vuoto (un labello pulito e riciclato o un tubetto apposito). Versare il liquido caldo nel tubetto fino al bordo (in modo che non strabordi). Lasciare raffreddare per diverse ore, anche una notte, e provare ad aprire il tubetto con molta calma solo quando è completamente freddo.

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Fatto! Queste dosi sono per uno stick solo o uno stick e mezzo se avete un tubetto più piccolino, in più per chi ha problemi di herpes è consigliabile aggiungere qualche goccia di olio essenziale di Tea Tree o Malaleuca che è disinfettante e cicatrizzante. Io ho utilizzato dei piccoli contenitori che avevo in casa puliti e asciugati, ma per fare dei regali d’effetto, si possono usare ad esempio le scatolette delle caramelle. Stendete un sottile strato di questo balsamo labbra prima di andare a dormire e vedrete che differenza la mattina!

* Dal sito Terranuova, Ecco come ci avveleniamo con i cosmetici

Sembra lecitina ma… lo è! Ricetta semplice per crema idratante base alla soia.

Signori e signore, rullo di tamburi, ecco a voi la ricetta della mia prima crema idratante homemade! La mia solita crema era finita da un paio di giorni e così mi son fatta coraggio e ho provato per la prima volta a produrre una crema base per il viso seguendo una ricetta semplice presa da L’angolo di Lola, con ingredienti economici e facilmente reperibili in qualsiasi supermercato.

Gli elementi base sono l’olio vegetale, acqua denaturata e la lecitina di soia. Sì, proprio lei, la lecitina che viene somministrata a chi soffre di colesterolo alto, è anche un ottimo emulsionante contenuto in molti cosmetici comuni, grazie alla sua composizione chimica in grado di tenere insieme due sostanze, come i grassi e l’acqua, normalmente non mescolabili. Sulla pelle ha buone proprietà idratanti, riduce la desquamazione, aiuta a ripristinare l’elasticità cutanea, ottima quindi per combattere la pelle secca, l’acne, gli eczemi, l’invecchiamento cutaneo. Facilmente reperibile al supermercato, si può utilizzare anche la lecitina del discount a pochi euro, adatta per cominciare a fare prove come la sottoscritta, anche perchè comunque la sua composizione chimica rimane invariata al di là delle marche.

Per quanto riguarda l’olio vegetale, va bene qualsiasi tipo, purchè lo scegliate in base alle esigenze. Io per esempio avevo bisogno di una crema per il viso e ho utilizzato il portentoso olio di jojoba che uso anche puro sulla pelle, in quanto è ricco di antiossidanti ed è molto simile alla struttura del sebo umano, sostanza che il nostro organismo produce per proteggere la pelle e mantenerla idratata, quindi va bene per qualsiasi tipo di pelle in quanto riequilibrante, tonificante, elasticizzante. In alternativa, si può usare l’olio di mandorle se volete produrre una crema mani, oppure ancora olio di oliva o olio di riso per una crema corpo. La scelta dell’olio quindi, dipende dal tipo di pelle.

RICETTA CREMA BASE PER IL VISO (perdonate la qualità delle foto)

20 gr di olio di jojoba
20 gr di lecitina di soia granulare
60 gr di acqua demineralizzata (quella del ferro da stiro)
5 gocce olio essenziale a scelta o mezza fialetta di aroma per dolci sempre a scelta.

-Munitevi di due bicchieri di vetro, in uno ci mettete l’olio e nell’altro ci mettete l’acqua e la lecitina e fateli riscaldare entrambi a bagnomaria in una pentola, facendo attenzione a non far mai far bollire l’acqua e mescolate la lecitina in modo che si sciolga. In alternativa potete farla sciogliere a freddo nell’acqua per due ore.

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-Quando comincia a sciogliersi la lecitina, prendete il bicchiere e versate il contenuto in una ciotola dove andrete poi a frullarla. Dopo averla frullata, riponetela di nuovo nel bicchierino e scaldatela ancora. Continuate con questo procedimento fino a quando la lecitina non si sarà completamente sciolta, ricordandovi di non spegnere il fuoco sotto la pentola e di tenerlo sempre ad una temperatura tale da non far bollire l’olio.

-Una volta sciolta tutta la lecitina, riponetela nella ciotola, prendete il frullatore e cominciate a frullare, aggiungendo a filo l’olio. Se risulta complicato, aggiungete un pò d’olio e frullate, poi aggiungete un altro pò e frullate ancora e continuare così fino a quando finisce l’olio. Questo è un passaggio importante per ottenere alla fine un impasto molto cremoso.

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-Aggiungete gli oli essenziali o l’aroma per dolci a piacere. Vi consiglio di utilizzare qualche profumazione perchè la lecitina ha un odore abbastanza forte e personalmente parlando, non volendo la faccia al profumo di soia, ho aggiunto mezza fialetta di fiori d’arancio, dal profumo energizzante. Ponete il tutto in un barattolo per creme precedentemente lavato e asciugato.

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-Mettete in frigorifero in modo che la crema diventi più densa e bianca e dopo un paio d’ore è pronta.

Non è sicuramente una crema perfetta, però va bene per i primi esperimenti perchè produrre una crema come quelle in commercio, non è cosa facile. Si conserva per un paio di settimane circa e lascia la pelle liscia e idratata. Sconsigliata a chi ha una pelle grassa.

Alla prossima autoproduzione!

 
 

Fare il sapone è un atto rivoluzionario!

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Il mio sapone messo a stagionare

Dopo aver provato a produrre tanti cosmetici per svariati usi, finalmente durante le vacanze mi sono dedicata all’abc della detergenza naturale: il sapone! Vari motivi mi hanno fatto desistere dal farlo prima, in primis l’utilizzo della soda caustica (solo la parola già fa paura), poi non avevo gli arnesi necessari e la calma e la pazienza nel maneggiarli. Proprio per questo durante le vacanze, un giorno da sola in casa e senza alcuna distrazione, mi son fatta coraggio e l’ho prodotto.

Cominciamo col dire che fare il sapone richiede soprattutto un’estrema cautela nel maneggiare la soda caustica, cura e concentrazione per una buona saponificazione e pazienza perché bisogna aspettare 40 giorni per poter utilizzare la nostra fantastica creazione.

Esistono 2 metodi per fare il sapone: a caldo e a freddo, io ho utilizzato il secondo perché è decisamente più semplice e lo consiglio a chiunque decide di produrre il sapone per la prima volta. Inoltre, come grassi si può scegliere fra olio di semi di girasole o altri oli più leggeri e io da buona pugliese, ho scelto l’olio d’oliva per le sue proprietà emollienti e perché noi pugliesi siamo convinti che l’olio d’oliva faccia bene un pò a tutto in generale.

PRECAUZIONI D’USO DELLA SODA CAUSTICA

Per quanto sia estremamente pericolosa, la soda caustica è un ingrediente fondamentale per produrre un sapone naturale, in quanto nel processo di saponificazione, reagisce con i grassi, neutralizzandosi e sparendo. La trasformazione della materia consente di partire con grassi, liquido e soda e di finire con un prodotto che non ha più nulla a che vedere con gli ingredienti che l’hanno generato, trasformandosi in un prodotto completamente ecobio. È assolutamente indispensabile quindi, indossare durante tutta la preparazione dei guanti di gomma, occhialini e una mascherina per riparare il naso e la bocca dal vapore che la soda produce quando viene diluita ed è consigliabile collocarsi in un posto abbastanza arieggiato o nel lavandino in cucina.

Nota personale: raccomando di seguire fedelmente le precauzioni d’uso a chi soffre di nevralgie o emicranie. Soffrendo di emicranie, mi è scoppiato il mal di testa appena svitato il tappo della confezione della soda caustica, nonostante mascherina e occhiali, quindi bisogna avere molta cura e fare estrema attenzione.

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FARE IL SAPONE A FREDDO ALL’OLIO DI OLIVA E FIORI DI LAVANDA*

Occorrente:

guanti, mascherina, occhiali (io ho usato un fazzoletto di cotone per coprire naso e bocca)

1 bilancia elettronica per poter pesare precisamente gli ingredienti

cucchiai di legno

recipienti in pirex resistente al calore per la soda

un frullatore ad immersione (minipimer),

dei contenitori di plastica o altri stampi tipo quelli da plumcake.

Ingredienti:

1 kg di olio d’oliva (non è uguale ad un lt)

128 grammi di soda caustica (NaOH)

300 grammi di acqua

10 gocce di oe di lavanda

fiori secchi sminuzzati di lavanda a piacere

Preparazione (e qui vi voglio!):

-Indossate guanti, mascherina e occhialini. Pesate precisamente l’acqua in un recipiente e la soda in una tazza. Versate poco a poco la soda nell’acqua, mescolando in modo che si sciolga bene e diventi trasparente. Attenzione perché la temperatura della soluzione caustica salirà rapidamente sino ad 70/80 gradi.

-Pesare l’olio d’oliva in un altro recipiente e poi versateci delicatamente l’acqua con la soda e mescolate con l’olio.

-Questo è il punto cruciale per tutti i saponai! Prendete il minipimer e cominciate a frullare il composto fino a quando diventa cremoso. Noterete che il sapone cambierà colore e consistenza e, togliendo il frullatore e facendo colare un po’ di miscela nella pentola, vedrete che resterà in superficie per qualche secondo prima di affondare. Questa traccia è il nastro, quindi bisogna frullare fino a raggiungere il nastro.

-Prendete il cucchiaio e mescolate piano mentre versate l’olio essenziale nel sapone e poi aggiungete i fiori tritati di lavanda.

-Ricoprite il tegame da plumcake con carta da forno e versateci il composto. Livellate con un cucchiaio, copritelo con una coperta o asciugamano e lasciate riposare per 24 ore.

-Dopo 24 ore la saponificazione è completata! Scoprite il panetto ottenuto, togliete la carta da forno rimasta appiccicata e su un tagliere, tagliatelo a fette in modo da ottenere delle bellissime saponette rettangolari.

-Fate stagionare per 40 giorni in ambiente fresco e asciutto e poi potrete utilizzare il vostro sapone poiché, quando è fresco, potrebbe essere molto irritante.

PENSIERI E RIFLESSIONI

Fare il sapone è il primo passo per un mondo sostenibile e più pulito perché con pochi euro ti permette di non dipendere più da detergenti e detersivi in commercio e di avere un prodotto economico e rispettoso della pelle e dell’ambiente. La prossima volta spero di riuscire a fare il sapone come lo facevano i nostri nonni, sostituendo la soda caustica con la lisciva, ovvero la cenere che ha un potere lavante e sbiancante (anche questa testata sulla mia pelle dalla mia ex coinquilina sudanese), per ottenere un sapone completamente naturale dall’inizio alla fine della processo di produzione e magari risparmiarmi il mal di testa! Nel frattempo uso il sapone appena stagionato alla lavanda.

E che profumo!

*ricetta presa dal sito Ilmiosapone.it

Tinture madri, oleoliti, oli essenziali: istruzioni e qualche ricetta per schiarirvi le idee

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Finalmente dopo le vacanze un bel post per sporcarsi le mani come piacciono a me! Inutile dire che durante le vacanze non sono riuscita a starmene tranquilla, anzi diciamo proprio che non vedevo l’ora di essere libera per fare “pasticci cosmetici” con gli ingredienti che mi ero diligentemente procurata prima delle vacanze in erboristeria, ma non solo. Il giorno di ferragosto in campagna dai miei zii, ho raccolto tante piante officinali (alcune trapiantate poi nel mio orto sul balcone) e nel frattempo ammiravo il bellissimo e ottagonale Castel del Monte, perla donataci dal grande Federico di Svevia che, dalla Germania e dopo varie scomuniche, visse molta parte della sua vita in Puglia e per questo denominato Puer Apulie. 

Dopo un pò di storia pugliese in piccolissime compresse (se volete farle diventare pilloloni, sono sempre disponibile ad approfondire il discorso su Federico II di Svevia, grande personaggio storico, nonchè sicuramente mio amico in una vita passata), passiamo a far chiarezza sui prodotti fitoterapici estratti dalle piante come le tinture madri, gli oli essenziali e gli oleoliti. All’inizio avevo difficoltà anch’io a distinguerli, ma ricercando e cominciando a riprodurli, ho ricordato una cosa fondamentale: alcuni principi attivi delle piante sono estraibili tramite la macerazione in acqua (idrosolubili) e altre in olio (liposolubili), oppure si possono estrarre per via aerea come nel caso degli oli essenziali.

TINTURE MADRI ED ESTRATTI IDRO-GLICEROL-ALCOLICI

Entrambi gli estratti sono delle preparazioni erboristiche liquide, ottenute mediante l’azione estrattiva dell’alcol sulla pianta intera o su sue parti (foglie, radici ecc.) il quale funziona anche da conservante del preparato. La differenza sta nel tipo di pianta: per la tintura si usa la droga fresca, per gli estratti quella secca.

Come si prepara

La droga fresca o secca, viene messa a macero in una miscela di acqua e alcol etilico (macerazione idroalcolica), seguendo una percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente di 1 a 10. Personalmente ho provato a riprodurlo, mettendo al macero foglie secche di edera e centella per la preparazione di un olio anticellulite che riattivasse anche la circolazione venosa. Quindi ho versato in un barattolo di vetro pulito 10 gr di droga ricoperta di alcol buongusto (quello per preparare liquori) e l’ho lasciato macerare per 1 settimana al buio. Dopo 7 giorni ho aggiunto 45 gr di glicerina vegetale e 45 gr di acqua (per raggiungere la proporzione 10 a 100) e l’ho lasciato macerare per altre 2 settimane sempre al buio. Passate 3 settimane, ho filtrato, spremuto e messo a riposo per 48 ore al buio e solo allora è pronto per l’uso.

I miei estratti idro-glicerol-alcolici

I miei estratti idro-glicerol-alcolici

Guardate che belli, sono venuti abbastanza scuri, garanzia che la droga sia stata estratta bene e li aggiungo nelle creme o negli oli. In erboristeria trovate quelli da prendere in gocce per via orale, ma se provate a riprodurli, usateli solo per uso esterno e hanno durata intorno ai 5 anni.

OLEOLITI

Sono macerati oleosi di piante fresche o essiccate poste in un contenitore di vetro, ricoperte d’olio vegetale e lasciate a macerare per un certo periodo di tempo. Anche qui potete scegliere la pianta che più vi occorre (sempre informandovi se è idrosolubile o liposolubile). Io ho scelto il limone in quanto è astringente, purificante, anticellulite, rinforzante per i capelli e ho messo ad essiccare per un giorno le bucce di limoni tagliate finemente e poi le ho messe a macerare in un barattolo di vetro con metà olio di mandorle e metà olio di oliva fino a ricoprirle del tutto.

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Bucce di limone bio seccate al sole

2013-07-06 11.07.02

Oleolito di limone con aggiunta di rosmarimo secco

Seguendo il metodo tradizionale a freddo, bisogna coprirlo con la stagnola e lasciarlo macerare al buio per un mese circa. Nel metodo a caldo invece si mette il barattolo in una pentola piena d’acqua, si fa bollire per 3 ore a fuoco lento, avendo la premura di mettere un panno sotto il barattolo in modo da non far bollire mai l’olio, e lasciarlo riposare per un giorno. A seconda del metodo scelto, una volta macerata la pianta, si filtra l’olio in un altro barattolo con un panno e si strizza il più possibile la pianta perché è proprio lì che sono rimaste attaccate le sostanze naturali. Anche questi possono essere utilizzati per arricchire i vostri cosmetici oppure come oli da massaggio per i dolori muscolari e articolari nel caso dell’oleolito di iperico, per lenire o calmare le irritazioni l’oleolito di camomilla o calendula. A voi la scelta.

OLI ESSENZIALI

Detti anche oli eterici, sono prodotti ottenuti per estrazione a partire da materiale vegetale aromatico, ricco cioè in essenze. Le metodologie di estrazione accettate nella definizione di olio essenziale sono la distillazione in corrente di vapore, la spremitura a freddo e per alcune autorità anche la distillazione a secco o distruttiva. È veramente difficile riprodurli in quanto l’estratto è altamente selettivo perché isola una componente minoritaria della pianta (mediamente dallo 0,01% al 2%), quindi data la complessità del processo di estrazione da effettuare solo con gli strumenti adatti, assolutamente no al fai da te! La cosa migliore da fare è acquistarli in erboristeria o in negozi che hanno prodotti biologici e si presentano in boccette di vetro scuro con il contagocce.

Uso e raccomandazioni

Gli oli essenziali vengono usati in aromaterapia oppure per arricchire i cosmetici o anche i detergenti per la casa. Sono miscele concentratatissime di sostanze chimiche, quindi bastano poche gocce per beneficiare dell’essenza. In commercio ce ne sono tanti, ovviamente la scelta dipende sempre dall’uso che dovete farne, ma ci sono degli oli quasi “multiuso” che non dovrebbero mancare in casa, io ad esempio ho sempre con me l’olio essenziale di lavanda (calmante, lenitivo), tea tree (disinfettante, purificante) oppure uso anche l’olio essenziale alla menta piperita (per mal di testa, suffumigi, sollievo a tosse, mal di gola, bronchiti)

Attenzione: data l’elevata concentrazione, l’uso senza la supervisione di un medico può essere pericoloso. L’applicazione di oli essenziali puri sulla pelle può portare a infiammazioni e lesioni della cute e la loro ingestione (a seconda del tipo di olio e della quantità ingerita) è potenzialmente mortale. Bisogna, infatti, considerare che l’indice terapeutico degli oli essenziali, ovvero il rapporto tra la dose tossica e quella terapeutica, è molto basso e ciò significa che anche piccoli aumenti del dosaggio terapeutico possono produrre fenomeni tossici di varia gravità. [1] 

Io uso sia estratti, sia oleoliti che oli essenziali ma sempre con estrema cautela e la dovuta informazione. Spero di essere stata esaustiva, ma per approfondimenti non esitate a scrivermi.

[1] Dizionario degli oli essenziali di B. Rieder, Fred Wollner.

Consigli naturali post vacanza

post vacanze

Non per essere retorica e ripetitiva, ma effettivamente dopo le vacanze ci si sente un po’ sottotono e giù di corda, si avverte un po’ di gonfiore dato dall’alimentazione non proprio regolare, si intravede una patina opaca sulla pelle e i capelli sono un po’ arsi dal sole. Non posso promettere miracoli perché, mettevi l’anima in pace, prima o poi bisogna tornare a riprendere i ritmi soliti, però possiamo coccolarci con qualche rimedio naturale per la cura del corpo e dell’umore.

-Capelli

Cominciamo dalla testa. Si possono fare degli impacchi sui capelli umidi con olio di jojoba, olio di ricino, olio di cocco, gel ai semi di lino (in seguito posterò la ricetta), oppure con infusi di rosmarino per rendere i capelli brillanti o alla camomilla per i capelli chiari o ravvivare i riflessi dorati, o ancora fare un henné neutro mescolato con un cucchiaio di yogurt e miele per capelli corposi, nutriti e lucenti. Per capelli morbidissimi vi svelo un trucco personalmente testato, economico e assolutamente efficace: dopo lo shampoo fate l’ultimo risciacquo con 1 lt d’acqua fresca in cui precedentemente avete aggiunto un cucchiaio di aceto bianco o di mele, procedete normalmente con l’asciugatura e vedrete che chioma morbida e splendente! Per l’odore dell’aceto non c’è da preoccuparsi, con l’ascigatura evaporerà naturalmente ma l’effetto sui capelli rimarrà in quanto l’aceto porta il capello al suo ph naturale.

-Pelle:

Anche qui vasta scelta. Si può usare l’olio di jojoba, gel d’aloe vera o burro di karitè per la pelle irritata dal sole, crema idratante a base di aloe a cui si può aggiungere il mentolo puro per un effetto rinfrescante (per ricetta clicca qui), scrub delicati a base di miele o zucchero, olio di cocco e oleolito di iperico o carota per mantenere a lungo l’abbronzatura grazie alla ricchezza di antiossidanti,  estratti o tisane al mirtillo o ai frutti rossi per ravvivare il microcircolo venoso e alleggerire la pesantezza alle gambe data dal caldo.

-Viso:

Preferire le maschere delicate, come quelle a base di argilla verde, agli scrub solitamente un pò più aggressivi. Anche per il viso si può utilizzare il portentoso olio di jojoba sia sulla pelle secca che su quella grassa perchè ripristina il sebo naturale della pelle ed è un ottimo anti-age, oppure ancora gel d’aloe vera, tonici astringenti a base di infusi di salvia, rosmarino o limone.

-Alimentazione:

Via libera alle macedonie o ai frullati a base di ananas, kiwi, carote, pompelmo, arance, limoni ricchi di vitamine (qui trovate alcune idee sui frullati), mirtilli e frutti rossi per la circolazione, uva dal potere rilassante grazie alla melatonina che regola infatti il ritmo sonno-veglia. Consumate più che potete verdura stagionale come bietola, cicoria, rucola, cetrioli, barattieri e “il solito” bere almeno 2 lt di liquidi al giorno, che sia acqua o tisane, tanto tè verde che aiuta ad accelerare il metabolismo e a sgonfiare la pancia.

Le tentazioni sono sempre dietro l’angolo, ma con un po’ d’impegno, assicuro che i rimedi naturali hanno il loro benefico effetto.