La Giornata del Non Acquisto e la Marcia Globale per il Clima: due giorni per contestare il consumo sfrenato delle risorse

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Una buona pratica suggerita dagli amici di Contiamoci, il Buy Nothing Day, ovvero la Giornata del non acquisto! È una giornata internazionale di protesta contro il consumismo, istituita per la prima volta nel 1992 in Canada da Adbusters (la rivista canadese che diede il primo impulso a Occupy Wall Street) come un giorno per la società di esaminare la questione del consumo eccessivo. Nel 1997 è stata spostata al venerdì dopo la festa del ringraziamento americana, in concomitanza con quello che viene chiamato il Black Friday (Venerdì Nero), cioè la festa del consumo sfrenato.

Il Venerdì nero è ormai diventato un fenomeno distopico assurdo in cui i grandi rivenditori utilizzano l’evento per lanciare offerte altamente competitive durante un solo giorno e creando spesso un foltissimo gruppo di acquirenti che si calpestano e combattono tra loro per mettere le mani su merci inutili e superflue, a scapito delle piccole imprese che non possono competere contro questo spietato taglio di prezzi. Solo negli Stati Uniti nell’anno 2013  sono stati spesi quasi 57 miliardi e mezzo di dollari in un solo giorno di shopping sfrenato, che ha coinvolto qualcosa come 80 milioni di persone

Per avere una prospettiva più ampia rispetto al consumo e allo spreco di risorse ad esso connesso, proprio stamattina ho letto un interessante articolo di George Monbiot sul The Guardian (tradotto su Internazionale e che vi invito caldamente a leggere), in cui critica il concetto di sviluppo sostenibile che è al cuore dei negoziati sul clima in programma domani a Parigi e di qualsiasi altro vertice sull’ambiente. Ciò che contesta Monbiot è che l’analisi della crescita economica si basa sull’idea che il tasso di crescita economica e il tasso dell’uso delle risorse siano indipendenti fra loro creando il paradosso secondo cui “I governi ci spingono sia a consumare di più sia a usare meno risorse. Dobbiamo estrarre più combustibili fossili dal terreno, ma bruciarne di meno. Dobbiamo ridurre, riutilizzare e riciclare gli oggetti che entrano nelle nostre case, e al contempo aumentare il loro numero, buttandoli via e sostituendoli. Altrimenti come può crescere l’economia di consumo? Dovremmo mangiare meno carne per proteggere le forme di vita del pianeta, e mangiarne di più per sostenere l’industria alimentare. Simili politiche sono incompatibili. Le nuove analisi suggeriscono che il problema è proprio la crescita economica, indipendentemente dal fatto che si aggiunga l’aggettivo “sostenibile”. 

Cosa possiamo fare

Per il Buy Nothing day dobbiamo prima di tutto astenerci dal comprare. Ce la fate? Basta un piccolo sforzo! Guardate quello che avete in casa, sicuramente troverete il modo per riusare dei vestiti, oggetti, cibo e combattere gli sprechi. Poi dal sito buynothingday.co.uk arrivano suggerimenti come tagliare la vostra carta di credito nei centri commerciali o la zombie walk (persone vestite da zombie si aggirano centri commerciali o altri paradisi di consumo con uno sguardo vuoto, quando gli viene chiesto cosa stanno facendo, descrivono Buy Nothing Day) o ancora la Whirl-Mart (un gruppo di amici spinge carrelli vuoti in un negozio creando una fila lunga e silenziosa senza mai comprare nulla). Naturalmente lo scopo di questa giornata è quella di ripensare al nostro lifestyle, soffermandoci sul non-acquisto prima che sul consumo critico, cercando di riusare, riciclare, scambiare tutto quello che già abbiamo molto spesso in abbondanza.

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Per quanto riguarda invece la Conferenza sul Clima di Parigi del 29 novembre, sosteniamo la Global Climate March, la marcia globale sul clima in varie città nel mondo con l’obiettivo di tenere i combustibili fossili nel terreno e finanziare una transizione solo per il 100% di energie rinnovabili entro il 2050.  Come? Firmando la petizione online sul sito 350.org/global-climate-march e per chi può, partecipare fisicamente alla marcia. In Italia la più grande si terrà a Roma ma ho letto che si terrà anche a Napoli e Torino (per maggiori info, cercate su Twitter con l’hashtag #globalclimatemarch). Partecipate e condividete!

Le Mani sulla Città di Rosi

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L’Eco Punk torna a parlare di cinema a sfondo ambientale, proponendo un film capolavoro del ’63: Le Mani sulla Città di Francesco Rosi. Vincitore del Leone d’Oro e di altri premi (per questo film, nel 2005, a Francesco Rosi è stata conferita la laurea honoris causa in Pianificazione Territoriale Urbanistica ed Ambientale presso l’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria), inserito fra i 100 film italiani da salvare, è un film lungimirante e a sfondo ambientalista, quando il concetto di ambientalismo era quasi sconosciuto. Un film basato su una lucidissima analisi sulla speculazione edilizia degli anni ’60 e una denuncia della corruzione dilagante a Napoli, presa a città simbolo di tutto il Paese. Un film terribilmente attuale e lungimirante se consideriamo che Rosi nel ’63, spiega la causa delle catastrofi che stanno flagellando in questi giorni il nord Italia, Genova in particolar modo.

Protagonista del film è il costruttore e consigliere comunale Edoardo Nottola (Rod Steiger), da anni al centro di speculazioni edilizie grazie alle sue entrature politiche che gli hanno permesso di mettere le mani sul piano regolatore della città. Quando un palazzo fatiscente – su cui stava lavorando la ditta di Nottola – crolla provocando la morte di due operai e il ferimento di un ragazzino, il consigliere comunale di sinistra De Vita si impone per aprire una commissione d’inchiesta. E di fronte ai suoi colleghi cerca di mettere in evidenza che oltre a una questione di regole che sono state seguite oppure no c’è un problema di opportunità che riguarda quello che oggi chiameremmo un conflitto di interesse. “Non ci sono cattivi e buoni ma una diversa visione della legalità – spiega Saviano a La Repubblica – Rosi fa pesare la parola ‘morale’ perché la riflessione politica deve essere oltre la legge, se una truffa è legale è dovere della politica discuterne”*.

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Alla fine Nottola riesce a prevalere su tutti, viene eletto assessore all’edilizia e, con la benedizione del vescovo, dà inizio a una nuova fase di speculazione edilizia. Quante volte abbiamo visto le immagini dei crolli degli edifici in Italia? Quante volte abbiamo assistito alla morte di lavoratori e gente comune? Quante volte stiamo assistendo alle catastrofi naturali (dando molto spesso la colpa alla natura)? Finisce così, in maniera secca e amara, sottolineando l’iperealismo nella didascalia finale “è autentica la realtà sociale e ambientale“, nel senso che cambiano i personaggi ma le conseguenze sono sempre le stesse, uguali per tutti.

Un giorno fa la notizia dell’uscita del film in DVD, ieri in tv su Rai Storia. Da vedere assolutamente.

* da Repubblica.it

Come il consumismo crea deforestazione: il documentario Green

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“Si dice che il minimo battito d’ali sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”

Il cosiddetto “effetto farfalla” riassume bene il messaggio di Green, il documentario girato dal regista Patrick Rouxell nel 2010 che ha vinto oltre venti premi in tutto il mondo e ci mostra in maniera realistica cosa succede dall’altra parte del mondo mentre noi acquistiamo tranquilli e inconsapevoli cosmetici e dolci al supermercato o mobili a basso costo. Il regista affronta una tematica fin troppo taciuta facendo parlare le immagini spezzate dai lamenti degli oranghi che abitano le foreste pluviali; la trama infatti si snoda attorno alle ultime ore di vita di una femmina di orango, privata del suo habitat a causa della deforestazione selvaggia. Rouxell dichiara che  il film “è frutto di una produzione indipendente e privo di connotazioni commerciali o politiche. Green riguarda , dura 48 minuti ed è disponibile gratuitamente. Il film non ha narrazione ed è quindi disponibile per spettatori di qualsiasi nazionalità”. 

Le industrie implicate sono quelle che usano legno, carta, olio di palma e il biodiesel (che di bio non ha nulla) nelle loro produzioni, aiutate in questo dalle istituzioni della finanza mondiale, le banche, la politica, ma soprattutto i consumatori di tutto il mondo e in questo siamo tutti colpevoli.

Cosa possiamo fare per invertire la rotta? Prima di tutto dovremmo pensare che noi umani insieme a tutti gli esseri viventi siamo ospiti sulla Terra, che nulla ci appartiene e che non dobbiamo mai smettere di informarci su quello che accade intorno a noi e “lontano da noi”, acquistando in maniera consapevole. Per questo prima di lasciarvi alla visione del film, riporto il piccolo decalogo dei prodotti di uso comune che contribuiscono alla deforestazione (tratto da Green Me):

1) Dolci e prodotti da forno confezionati

Il problema fondamentale della maggior parte dei dolci, degli snack salati e dei prodotti da forno confezionati in vendita nei supermercati sta nel loro contenuto, ovvero l’olio di palma, ingrediente che rappresenta forse il peggior nemico delle foreste. Se siamo soliti acquistare questo tipo di prodotti, andiamo con pazienza alla ricerca delle alternative che non contengono olio di palma. Oppure optiamo per l’autoproduzione.

2) Cacao e cioccolato

Nel caso del cacao, del cioccolato e di tutti i prodotti a base di questi ingredienti la soluzione a minor impatto sull’ambiente e sulle foreste consiste nella scelta di quegli alimenti che provengano dai circuiti del commercio equo e solidale, e dunque risultino garantiti dal punto di vista ecologico, oltre che etico e sociale. E se cerchiamo un’alternativa, possiamo optare per la farina di carrube.

3) Carta, legno e cellulosa

Purtroppo non sempre la filiera del legno, della carta e della cellulosa risulta virtuosa. Eppure basterebbe impegnarsi di più per rendere la gestione delle foreste più sostenibile, visto che il legno rappresenta una risorsa rinnovabile e che il nostro Pianeta ha bisogno della presenza di alberi per l’assorbimento della Co2. In questo caso la scelta dovrebbe rivolgersi ai prodotti certificati. Tra le certificazioni più importanti troviamo FSC e PEFC.

4) Soia

La coltivazione non sostenibile della soia riguarda principalmente la produzione di mangimi per animali, che richiedono di produrre questo alimento su larga scala in nome della crescita del fatturato degli allevamenti intensivi. Ma anche noi, con le nostre scelte quotidiane, possiamo fare la differenza. Scegliamo sempre soia biologica e italiana. In questo modo non contribuiremo alla deforestazione e eviteremo anche gli Ogm.

5) Carne

Ormai anche la scienza ha riconosciuto l’elevato impatto ambientale della produzione e del consumo di carne. Se non riusciamo proprio ad eliminarla dalla dieta, cerchiamo almeno di ridurne il consumo al minimo. E’ sufficiente pensare a quante foreste vengano abbattute per fare spazio a campi da coltivare esclusivamente per la produzione di mangimi da destinare agli animali da allevamento. Non esiste forse nulla di meno sostenibile al mondo.

6) Caffè

Il discorso del caffè è molto simile a quello del cacao e del cioccolato. Possiamo scegliere caffè biologico e del commercio equo e solidale per avere a disposizione un prodotto rispettoso dell’ambiente e che non contribuisca alla deforestazione. Inoltre, pare che le piante di caffè coltivate all’ombra garantiscano maggiori benefici per l’ambiente, proprio perché almeno in parte preservano la presenza di alberi.

7) Sigarette

Piantagioni di cacao e caffè, ma non dimentichiamo quelle di tabacco. Sappiamo che smettere di fumare è difficile ma conosciamo anche l’alto impatto ambientale delle piantagioni di tabacco. Cosa possiamo fare noi per migliorare la situazione? Se non riusciamo a dire addio alle sigarette, magari possiamo scegliere tabacco coltivato in Italia.

8) Zucchero

Nel caso dello zucchero le opzioni sono differenti. Possiamo decidere di non acquistare zucchero raffinato e di privilegiare lo zucchero di canna integrale del commercio equo, oppure optare per altri dolcificanti naturali sempre derivanti da filiere etiche, sostenibili e rispettose dell’ambiente. A volte per arricchire i nostri dolci basta aggiungere più frutta, come mele mature e uvetta, senza dover esagerare con l’aggiunta di zucchero.

9) Magliette e abbigliamento in cotone

La coltivazione del cotone è tra le meno sostenibili del mondo per quanto riguarda il settore tessile. La domanda di cotone biologico sta crescendo ma il cambiamento delle tecniche di coltivazione richiederà probabilmente ancora molti anni e operazioni mirate di formazione degli agricoltori. Nel frattempo, quando possiamo, scegliamo il cotone biologico, rammendiamo e riutilizziamo gli abiti che possediamo già e optiamo per tessuti alternativi e sostenibili, come la canapa organica, se ne abbiamo la possibilità.

10) Cosmetici e detersivi

Ecco un ultimo punto, che comunque rimane tra i più importanti, in cui possiamo orientare le nostre scelte di acquisto per non supportare la coltivazione insostenibile di olio di palma e la deforestazione. Scegliamo cosmetici, saponi e detersivi che non contengano olio di palma, un ingrediente largamente utilizzato dall’industria della detergenza. Proviamo a limitare il più possibile i cosmetici e i detersivi convenzionali, optiamo per le alternative bio e ecologiche leggendo sempre le etichette. L’olio di palma è presente in molte saponette, anche di marchi “green”, ma con pazienza possiamo individuare le alternative già in commercio. E, come sempre, dedicarci all’autoproduzione di detersivi e cosmetici.

Boicottare e acquistare in maniera critica è l’unica via per porre fine alla crudeltà svelata nel documentario.

Per approfondimenti, leggi anche:

Miniguida al consumo critico sfogliabile

Tutti vegetariani? Basterebbe consumare meno carne

L’ ecologismo di Neil Young: dalle magliette in cotone organico al Farm Aid

Malles è il primo comune libero dai pesticidi grazie ad un referendum popolare

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Girasoli di cartone per invitare a votare sì al referendum – Foto: Katharina Hohenstein

Leggo su Punto Ponte, blog che si occupa di sostenibilità in Valtellina, un’interessante iniziativa in stile ecopunk da condividere: a Malles, nella Val Venosta, i cittadini hanno deciso di bandire i pesticidi, grazie a un Referendum. Lo scorso 5 settembre, infatti, i circa 5mila abitanti della zona sono stati chiamati a esprimere con il voto per corrispondenza la propria preferenza. La consultazione popolare, una delle prime di questo genere in Europa, è stata preceduta da non poche polemiche e scontri tra i favorevoli a una coltivazione 100% biologica e gli “anti-proibizionisti”. Con il 75% dei voti, i cittadini hanno detto NO ai pesticidi. All’iniziativa ha partecipato il 69% degli aventi diritto al voto. È già da parecchi anni che in alta Val Venosta gli ambientalisti si scontrano con l’avanzata della monocoltura delle mele e soprattutto con l’utilizzo di soluzioni chimiche nei frutteti della zona.

Il risultato del Referendum potrebbe sovvertire le sorti delle coltivazioni della zona e della salute delle persone, spianando la strada verso un paese a produzione 100% biologica. Inoltre, questo potrebbe aiutare di gran lunga a bloccare la pericolosa moria delle api, causata dai pesticidi utilizzati nelle coltivazioni. Malles potrebbe ben presto non essere più il primo posto in cui i pesticidi vengono banditi attraverso un referendum: secondo Virgilio Rossi, capogruppo consiliare della Lista civica Sae (Salute ambiente economia), d’ora in avanti le cose cambieranno e “questo precedente sarà la base da dove partiranno con effetto domino ulteriori iniziative, compresa la Val di Non.

Noi vogliamo sperare che l’effetto domino si estenda all’Italia intera e oltre.

L'ecologismo di Neil Young: dalle magliette in cotone organico al Farm Aid

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L’attivismo di Neil Young è inarrestabile. Circa un mese fa, con un messaggio sul suo sito ufficiale rivolto ai suoi fans, Neil Young ha annunciato la decisione di ritirare dal commercio (sia dal proprio negozio online che dalle bancarelle per la vendita durante i concerti) tutto il merchandise prodotto con cotone non organico per sostituirlo con quello prodotto mediante cotone naturale. Il cotone industriale, continua nella nota, viene prodotto con un larghissimo uso di pesticidi fatti con base petrolchimica, con funghicidi ed erbicidi; sostanze che vengono assorbite dal terreno e finiscono con l’influenzare anche le colture vicine, entrano nelle forniture d’acqua e finiscono per inquinare anche altre forme di vita. Young prosegue denunciando l’industria del cotone convenzionale come il secondo consumatore di pesticidi del mondo e ricordando che l’Environmental Protection Agency (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) considera 7 dei 15 pesticidi più utilizzati per il cotone come note, probabili o possibili sostanze cancerogene. Ma non finisce qui.

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Manca pochissimo al Farm Aid, il festival giunto alla sua 25esima edizione, iniziato con un concerto di beneficenza nel 1985 Champaign (Illinois) e organizzato da Willie Nelson , John Mellencamp e Neil Young per raccogliere fondi a favore delle famiglie di agricoltori negli Stati Uniti. Oggi il Farm Aid è un’organizzazione senza scopo di lucro, al cui già citato consiglio di amministrazione si è aggiunto nel 2011 Dave Matthews e la cui missione è di mantenere le famiglie degli agricoltori nella loro terra promuovendo il cibo da aziende familiari (con stand informativi durante l’evento); far crescere il Good Food Movement attraverso l’incremento della rete tra gli agricoltori e i consumatori; aiutando gli agricoltori a trovare le risorse necessarie per accedere a nuovi mercati, il passaggio a pratiche agricole più sostenibili e redditizie, e sopravvivere disastri naturali; intraprendendo azioni per cambiare il sistema con le organizzazioni locali, regionali e nazionali.

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L’edizione del 2014 si terrà il 13 settembre a Raleigh, North Carolina nel Walnut Creek Amphitheatre e includerà nella line up, oltre a Willie Nelson , John MellencampNeil Young e Dave Matthews, anche Jack White, Gary Clark jr e tanti altri artisti per un mega concerto dalle 12 della mattina alle 23 della sera e le maglie vendute saranno rigorosamente in cotone organico (con tanto di filiera nel sito)!

Sicuramente un festival eco-punk, peccato sia dall’altra parte del mondo! Possiamo consolarci però con la playlist del Farm Aid su Spotify

E per chi volesse saperne di più, date un’occhiata al Sito Ufficiale

Stagionalità dei prodotti: settembre

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L’estate sta finendo, una stagione se ne va o quasi… Lunedì 1 settembre, appuntamento con il promemoria mensile de l’Eco Punk. Le vacanze sono finite, quasi tutti siamo usciti da quelle che sono le norme delle buone pratiche e allora perché non rivedere il proprio modo di mangiare? Prendete e usufruitene tutti, questa è la lavagna del consumatore critico!

 

Ma il Mare non vale una Cicca: la campagna di Marevivo con Max Giusti per ridurre i rifiuti in spiaggia

Max Giusti, il popolare conduttore televisivo è il testimonial per quest’anno della campagna Ma il mare non vale una cicca promossa da Marevivo, JTI (Japan Tobacco International), con il supporto del Sindacato Italiano Balneari, il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e il sostegno del Corpo delle Capitanerie di Porto. Per il sesto anno, il 2 e il 3 agosto oltre 1000 volontari hanno distribuito 120 mila posacenere tascabili, lavabili e riutilizzabili lungo gli 8 mila Km di coste italiane, per chiedere ai bagnanti di non lasciare le cicche di sigaretta in spiaggia e in mare.

Un ponte di 500 km composto interamente da cicche che collega Roma e Cagliari. Quando ho provato a focalizzare quest’immagine sono rimasto a bocca aperta”. Con questa affermazione Max Giusti spiega il motivo della scelta di fare da testimonial alla campagna per ridurre i rifiuti in spiaggia. I mozziconi di sigaretta sono tra i rifiuti più altamente inquinanti che possono finire nei mari e negli Oceani e la degradazione avviene in circa 5 anni. Peraltro le cicche di sigaretta sono tra i rifiuti più presenti proprio nel Mar Mediterraneo e rappresentano tra il 30% e il 40% dell’immondizia che si trova in acqua.

Una piaga, quella dei rifiuti in spiaggia, in cui ognuno nel proprio piccolo può fare qualcosa. Come? Portandosi con sé un posacenere tascabile, avendo cura di spegnere e gettare le cicche nella spazzatura (anche a costo di bruciacchiarsi un po’ le dita) e magari facendo pressione sui gestori di lidi e locali in spiaggia, affinché aumentino il numero dei posacenere o mettano dei bidoni per la raccolta differenziata.

Ognuno, col suo piccolo gesto, può fare la differenza e salvaguardare le nostre splendide coste.

Vacanze sostenibili per un'estate responsabile

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Le vacanze sono un momento sacrale per ciascuno di noi, un momento per dedicarsi al meritato riposo e alla spensieratezza, ma possono essere anche un momento per farsi e fare del bene in maniera diversa, responsabile e sostenibile.

La vacanza sostenibile e responsabile parte prima di tutto dalla scelta dell’alloggio: niente alberghi a elevato impatto ambientale, è preferibile scegliere strutture ben integrate nel contesto naturale, in grado di favorire lo sviluppo reale delle popolazioni locali e soprattutto dove potete gustare cibo locale e genuino.

Per quanto riguarda il trasporto invece, meglio evitare l’aereo e scegliere treno e nave, perché l’impatto sul clima dell’aereo è 10 volte quello di un viaggio in treno, anche per l’emissione di vapore acqueo in quota, dove rimane a lungo. Potete scegliere di spostarvi in bici e scegliere una delle meravigliose ciclovie italiane, consultando la guida di Bicitalia. Largo quindi alle passeggiate a piedi o in bicicletta e se l’auto é indispensabile, allora viaggiare con più persone tramite il semplicissimo Bla Bla Car.

Per quanto riguarda il tempo libero invece, è preferibile praticare l’escursionismo di basso impatto. Per un ambiente incontaminato, è necessario lasciare meno tracce possibili: riportare indietro tutto quanto non è rapidamente biodegradabile, non deturpare il paesaggio facendo pesca o raccolta di piante in maniera selvaggia, non disturbare gli animali, non accendere il fuoco se c’è pericolo di incendi e assicurarsi di spegnerlo attentamente con terra o acqua prima di andare.

E alla fine rimangono loro, i rifiuti. Anche in vacanza abbiate l’accortezza di buttare sempre i rifiuti, continuando a fare la raccolta differenziata e se possibile attrezzarsi con una borraccia da riempire in bar o fontanelle per evitare l’acqua minerale in bottiglie di plastica.

Se invece volete una vacanza più attiva e dinamica, si possono scegliere attività di volontariato, come i campi proposti da Libera, Legambiente o WWF che coniugano natura, cultura e relax:

Libera. Nata quasi 20 anni fa per promuovere legalità e giustizia, coinvolgendo la società civile nella sua battaglia contro le mafie e con il progetto E!State Liberi organizza campi di estivi di volontariato sui terreni che sono stati sottratti alle mafie, grazie alla legge 109/96 che permette il riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Legambiente. I campi organizzati da Legambiente hanno oggetti diversificati: si va dalla difesa della legalità e della biodiversità fino alla tutela del patrimonio artistico nelle zone in cui la bellezza del nostro Paese è stata per troppo dimenticata.

WWF. Oltre ai campi estivi rivolti ai giovani di diverse età, il WWF propone anche vacanze per le famiglie. Un’opzione interessante sono i Viaggio della Biodiversità, occasione per esplorare diverse parti del mondo a piedi, in bicicletta o in barca a vela.

Per saperne di più:

Campi Libera

Campi Legambiente

Campi e Vacanze WWF

Greenbees: la campagna di Greenpeace per salvare le api e difendere l'alimentazione mondiale

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Greenbees è la nuova campagna lanciata da Greenpeace per difendere l’importante ruolo delle api e degli altri insetti impollinatori nel nostro ecosistema. Immaginate infatti che  un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione…

Dalla fine degli anni ’90, molti apicoltori (soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un’anomala e repentina diminuzione nelle colonie di api e ad oggi la situazione è peggiorata, in quanto gli insetticidi utilizzati in agricoltura sono una minaccia diretta per api e impollinatori. Queste sostanze chimiche, progettate per uccidere gli insetti, sono ampiamente utilizzate e diffuse nell’ambiente, specialmente nelle aree agricole. Pensate che un terzo del cibo che mangiamo dipende dall’impollinazione degli insetti: ad esempio zucchine, albicocche, mandorle, coriandolo, olio di colza, e molti altri e solo in Europa, oltre 4.000 verdure dipendono dall’impollinazione degli insetti. Oggi, le api continuano a morire e il loro inesorabile declino ha impatti anche sugli esseri umani. La nostra vita dipende dalla loro.

Cosa si può fare

A livello politico vietare l’uso dei pesticidi più pericolosi in Europa e sostenere e promuovere pratiche agricole sostenibili. Ma anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa: guardare il video della campagna, firmare la petizione Salviamo le api sul sito salviamoleapi.org e passare parola!

Io l’ho già fatto e tu? Save the bees!

Oggi si celebra la Giornata della Terra!

L’Earth Day (Giornata della Terra) è la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo. Nato nel 1970 l’Earth Day coinvolge ogni anno oltre un miliardo di persone grazie all’opera degli oltre 22mila partner in 190 paesi del mondo configurandosi così come l’evento di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta più impattante al mondo.

Quest’anno l’evento è dedicato alle Green City e punta a sensibilizzare chiunque nel mondo a rendere sempre più verdi le città in cui si vive. Infatti, la crescente popolazione urbana (più della metà degli abitanti del pianeta vive in città) rende sempre più difficile fari i conti con i costi dei cambiamenti climatici, e per questo è necessario impegnarsi in politiche e comportamenti che aiutino a tutelare la salute del nostro pianeta. Come? Investendo sulle energie rinnovabili, ripensando la sostenibilità delle città (sia per quel che riguarda le costruzioni che i trasporti) e puntando a rendere consapevoli e attivi tutti gli abitanti del pianeta Terra sul tema, riducendo le emissioni di gas serra. Perché i tre nodi della migrazione sostenibile sono infatti l’energia, l’edilizia e i trasporti.

Il 22 aprile di ogni anno Earth Day Italia festeggia la Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite organizzando il grande Concerto per la Terra con la partecipazione di artisti italiani e star internazionali, un grande concerto a km zero perché offerto gratuitamente a tutti attraverso web streaming e programmazione televisiva.

Per saperne di più www.earthdayitalia.org