Lozione dopobarba con gel d'aloe autoprodotto

Sto ascoltando Nick Cave and The Bad Seeds – Jubilee Street (aspettando il film…)

Dall’album Push The Sky Away – 2013

Genere: post punk, alt rock, alternative, songwriter

dopobarbaaloe

 A proposito di cosmetici da uomo, mi viene in mente “l’uomo” Nick Cave. Sapete che il 2 e 3 dicembre nelle sale italiane c’è il film 20.000 Days on Earth? Uno straordinario viaggio nella vita di Nick Cave, scrittore e rockstar, attraverso il suo stesso racconto e i dialoghi con le persone a lui più vicine. Attendo con ansia l’uscita del film, nel frattempo scendiamo subito dall’olimpo delle rockstar per passare alla nostra casa e soprattutto alle cose fatte in casa.

La mia ultima creazione homemade su commissione è questa lozione dopobarba con lavanda proveniente direttamente dalla campagna pugliese, gomma di guar, oleolito di lavanda, oli essenziali di lavanda e ylang ylang e il must have, il gel d’aloe autoprodotto.

gel aloe

Fare il gel d’aloe vera in casa è davvero semplicissimo, tutto quello che vi occorre è una foglia di aloe a cui avrete tagliato gli aghi laterali e diviso a metà orizzontalmente. A questo punto potete già utilizzare la metà foglia applicandola direttamente su una ferita, bruciatura, escoriazione, infezione, e fasciandola con una garza per tenerla ferma.

Per chi invece vuole il gel, bisogna proseguire la pulizia togliendo tutta la parte verde della foglia e mettendo in una ciotola la parte gelatinosa contenuta all’interno. Già a questo punto il gel si può usare come cosmetico o impacco su viso e corpo e si conserva in frigorifero per circa 5 giorni (ve ne accorgete dall’odore). Per chi invece vuole un gel finito da conservare (come il mio in foto) alla parte gelatinosa va data una frullatina per volumizzare, poi va aggiunta la gomma xantana o la gomma di guar (lo 0,6% su 100 gr di prodotto) per addensarla e infine il conservante (io ho utilizzato il cosgard sempre allo 0’6% su 100 gr). Una volta ottenuto il gel finito, potete tranquillamente aggiungerlo ai vostri cosmetici finiti o in preparazione come la lozione da barba che ho preparato io.

Se decidete di preparare qualcosa come dopobarba, vi consiglio di ascoltare Nick Cave e il vostro cosmetico da uomo verrà sicuramente fantastico…

Alla prossima autoproduzione!

Acqua di rose homemade: il tonico classico e sempre efficace

acqua di rose

Un pomeriggio arriva una telefonata da mia cugina di 12 anni che dice di aver trovato cinque rose (due rosse e tre rosa) non trattate e voleva farci un tonico per il viso. Dopo aver provato a spiegare come fare, mi chiede di andare a casa sua e di farlo con lei. Io ho accettato, trasformandomi in un’autoproduttrice a domicilio: missione acqua di rose.

L’acqua di rose, si sa, è il tonico più conosciuto al mondo e base per le creme viso. Adatto a tutti i tipi di pelle, è facilissimo da fare, l’unica accortezza è quella di usare rose non trattate chimicamente. In questo caso l’ho preparata per la mia cuginetta che ha qualche problemino di acne ma che ha pur sempre una pelle supergiovane, quindi ho preferito farle utilizzare un tonico delicato (quello al tè verde è troppo aggressivo per una ragazzina di 12 anni…).

Preparazione

Come vedete in foto, il primo passo da fare è staccare delicatamente i tutti i petali, metterli in una pentola e ricoprirli in superficie di acqua distillata. Far cuocere a fuoco lento fino a quando i petali non perdono quasi completamente il loro colore e travasare i petali e l’acqua colorata in un barattolo. Far riposare il tutto per 5-6 ore al buio e poi travasare in un altro barattolo di vetro pulito, avendo cura di filtrare per bene con un imbuto e un fazzoletto di cotone o lino.

L’acqua di rose si conserva in frigo per una settimana circa, oppure per una maggiore durata aggiungete il conservante o congelatela nelle vaschette per il ghiaccio, in modo da scongelare un cubetto alla volta quando serve.

Facile, no? Provate anche voi! E a proposito di rose, beccatevi un po’ del buon Nick Cave!

Csi – Fuochi nella notte di S. Giovanni, festa contadina e popolare

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Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore.
Così vanno le cose, così devono andare.

Csi – Fuochi nella notte di S.Giovanni

Conoscete la magica notte di S. Giovanni? Giorno del solstizio d’estate, primo giorno di una nuova stagione e in magia è associato alla festa di San Giovanni Battista. In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare ma anche il ruolo di tutte le piante e le erbe della terra che in questo breve ma intenso arco di tempo, vengono influenzate con particolare forza e potere.

Una credenza secolare è che in questa fase solstiziale dell’anno, le streghe fossero solite incontrarsi nella notte tra il 23 ed il 24 giugno attorno ad un antichissimo albero di noce, e con i frutti di questi alberi stregati, colti ancora verdi e pieni di rugiada, si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico, o anche il vino “nociato” e “nocellato”. Le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprietà sono esaltate e alla massima potenza. Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l’iperico detto anche erba di S. Giovanni; l’artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch’essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici. Con queste e altre piante si faceva la miracolosa “acqua di S.Giovanni”, con cui le donne usavano lavarsi per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.

Tra gli altri usi popolari legati a questo periodo ci sono i Fuochi di S. Giovanni, falò accesi nei campi considerati propiziatori e purificatori: l’usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell’Africa del Nord. I contadini si posizionavano in cima alle colline, e accendevano grandi falò in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa. Una festa tribale a cui anche i CSI si sono ispirati per comporre un pezzo splendido intitolato proprio come la festa che va a chiudere Ko del Mondo, l’album più mistico dei Csi.

Vi invito ad ascoltare tutto l’album, ma nel frattempo gustatevi Fuochi nella notte versione live.

Info da http://www.conipiediperterra.com

Foto: smell.ilcannocchiale.it

Trattamento per capelli anticaduta: olio e shampoo al peperoncino e rosmarino

Sto ascoltando Father Figure – Dead Confederate

Dall’album Sugar, 2010

Genere: Alternative, Alt Rock, Grunge, Psychedelic Rock

trattamentoanticaduta

Cosa c’entra il peperoncino con i capelli? Finalmente sul mio blog, un trattamento per la caduta dei capelli già collaudato: l’oleolito al peperoncino. Ebbene sì, proprio lui, il peperoncino che usiamo a tavola per insaporire le pietanze, è un ottimo rinforzante per i capelli perché stimola la circolazione sanguigna e contrasta la caduta dei capelli.

Tempo fa mi è giunta una richiesta per un trattamento anticaduta che fosse completamente naturale (le fiale anticaduta contengono tantissimi derivati del petrolio) e ho fatto in casa l’oleolito al peperoncino da usare come lozione pre-shampoo da tenere in posa per 15 minuti circa dopo un bel massaggio con le dita. Il risultato ha sbalordito anche me: dopo mesi di utilizzo, i capelli erano più forti, sani e la caduta si è addirittura fermata! Ovviamente il tizio interessato, oltre a richiedermi più volte l’oleolito, l’ultima volta mi ha chiesto uno shampoo per completare il trattamento e dopo svariate ricerche fra marche costose e più o meno sostenibili, sono arrivata ad una conclusione: non mi piace usare tensioattivi e altri agenti schiumogeni, perché non provare allora ad arricchire uno shampoo neutro delicato?

E così ho fatto. Ho preparato il mio oleolito con i peperoncini del Cilento, dono di un cumpare del Campdigrano dopo la semina del grano a Baronissi, arricchito questa volta con il rosmarino dal mio orticello sul balcone, ottimo anch’esso per lucidare e rinforzare i capelli. Ho messo quindi in un contenitore di vetro, una manciata di peperoncini sbriciolati e due rametti di rosmarino e li ho coperti interamente con olio di oliva. Dopo venti giorni ho filtrato e ho ottenuto l’olio piccante aromatizzato al rosmarino che vedete nella bottiglietta di vetro in foto (in un post precedente vi ho fatto vedere il mio oleolito da filtrare).

Appena pronto l’oleolito, ho acquistato uno shampoo neutro delicato e biologico (se lo fate, state attenti a leggere l’inci) e l’ho arricchito con l’oleolito e gocce di oli essenziali di rosmarino.

Ricetta shampoo anticaduta

200 ml di shampoo neutro
3 cucchiai di oleolito al peperoncino (anche solo l’olio d’oliva è già rinforzante)
20 gocce di olio essenziale di rosmarino

Preparazione: aggiungete i tre cucchiai di olio e le gocce di olio di olio essenziale allo shampoo e agitate bene in modo che si tutti gli ingredienti si amalgamano bene.

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Allora, ricapitolando il tutto, ecco la ROUTINE ANTICADUTA:

1. massaggiate l’oleolito al peperoncino e rosmarino su tutta la testa e lasciate in posa per 15 minuti (se riuscite anche di più);
2. sciacquate e procedete con lo shampoo arricchito;
3. fate un ultimo risciacquo con acqua fresca e aceto bianco o di mele (1 cucchiaio di aceto per 1 lt di acqua) al posto del balsamo.

I risultati sono visibili agli occhi: capelli sani, lucenti, morbidi e più forti; questo trattamento è adatto sia per gli uomini che per le donne e cos’altro aggiungere? Il mio amico a cui ho consigliato tutto questo, è diventato un mio “cliente” affezionato.

E per chi non sa cos’è un oleolito e la differenza con gli oli essenziali e gli estratti, vi consiglio di leggere uno dei miei primi post: Tinture madri, oleoliti, oli essenziali: istruzioni e qualche ricetta per schiarirvi le idee.

Olio solido dopobarba alla menta for man

Sto ascoltando Smile – Pearl Jam

Dall’album No Code, 1996

Genere: Grunge, Alt Rock, Alternative

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Con questa autoproduzione ho raggiunto un traguardo: per la prima volta ho creato un cosmetico per uomo! Ce ne ho messo un po’ di tempo e dopo alcune richieste, mi sono cimentata a studiare la composizione e a dare un’effetto scenico al cosmetico più usato dagli uomini, il dopobarba. Facile da creare, ho utilizzato l’olio di mandorle dolci e l’olio di aloe vera per il loro potere addolcente e purificante a cui ho aggiunto gli oli essenziali di menta e tea tree, utili per prevenire le irritazioni. Unica raccomandazione è quella di mettere l’olio negli stampini e tenerlo in frigorifero per 24 ore per poterlo staccare facilmente.

Ricetta (per più stampini)

26 gr di burro di karitè
24 gr di cera d’api
24 gr di olio di mandorle
24 gr di olio d’aloe
1 cucchiaino di amido di riso
5 gocce di olio essenziale fra menta, tea tree, lavanda, ylang ylang

Preparazione

-Fate sciogliere il burro e la cera d’api in un bicchiere a bagnomaria.

-Una volta completamente sciolti burro e cera, aggiungete sempre nello stesso bicchiere gli oli, mescolate e lasciate che sia tutto completamente liquido.

-Estraete il bicchiere dal bagnomaria e aggiungete l’amido di riso, mescolando continuamente. Se vedete che rimangono dei grumi, potete dare una frullatina veloce con il frullino per cappuccino.

-Quando l’olio sarà un po’ più tiepido, aggiungete l’olio essenziale a piacere, continuando a mescolare.

-Versate l’olio negli stampini e lasciate raffreddare. Non appena gli oli avranno raggiunto la temperatura ambiente, mettete gli stampini in frigorifero e lasciate solidificare per 24 ore.

-Estraete gli stampini dal frigorifero e se avete qualche difficoltà a staccarli dagli stampini (ma io non credo…), passate la lama di un coltello sui bordi.

Si utilizza sulla pelle bagnata, passando semplicemente l’olio solido sulla zona interessata. In realtà può essere utilizzato anche dalle donne come olio post rasatura e ceretta. Questa autoproduzione cosmetica mi ha parecchio soddisfatta (make me smile…) e la cosa bella che mantenendo la stessa quantità di burro e di cera, si possono cambiare gli oli a seconda del tipo di pelle e di utilizzo e creare delle forme nuove, utilizzando gli stampini che più vi piacciono. Se poi avete voglia di riusare oggetti, come stampini potete scegliere il fondo di una bottiglia di plastica ben lavata (fateci caso, il fondo ha proprio la forma di un fiore), oppure la confezione delle uova ed inserire l’olio al posto delle uova, riempiendo fino all’orlo delle cavità.

Facile, no? Si può fare! Smile!

 

L'1.9.9.6. è tornato: gli Afterhours e il loro Hai paura del buio?

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C’è chi ha criticato gli Afterhours per logiche commerciali e mancanza di idee, ma io da fan sfegatata più che decennale, non potevo fare a meno di menzionare di questo ritorno storico. Era il 1997 e usciva Hai Paura Del Buio?, un disco che consolida il mood grunge e il tardo punk in Italia, uno dei dischi indipendenti più belli degli ultimi 20 anni (a detta di Rockol e Rolling Stones Italia e io sottoscrivo…), che a distanza di 17 anni è stato rimasterizzato e composto con tanti altri artisti italiani e non, del calibro di Bennato, Cristina Donà, Mark Lanegan.

Per chi non l’avesse mai ascoltato, Hai Paura Del Buio? è un disco splendido, dalla filosofia decadente e incazzata che ha segnato la mia vita e quella di tutta una generazione di adolescenti che ascoltava i Nirvana e i Pearl Jam e poi si è ritrovata a sacralizzare la canzone d’autore italiana, vedendo in Manuel Agnelli e negli Afterhours una speranza per la musica indie italiana, qualcosa in cui riconoscere il riscatto di quella che è stata chiamata Generazione X, priva di ideali o valori.

Non sono stati gli unici certo, anche prima del 1997 sono stati firmati degli altri capolavori dai Marlene Kuntz e altri (vedi Karma). Ecco, io ho non ho mai preso parte alla disputa Marlene vs Afterhours, ma devo ammettere che Hai Paura Del Buio? è talmente immediato, qualcosa che va dritto al cuore, che non si può fare a meno di inserirlo nella rosa degli album che ti cambiano la vita.

Ora sono in tour e, dopo averli visti più di 10 volte dal vivo, purtroppo questa volta non potrò vederli. Chi c’è stato a Milano mi ha raccontato di un’esibizione live stupefacente (altro che feste trance…), con un’uscita a sorpresa del gruppo con tanto di vestiti da donna, treccine e addirittura alcuni pezzi di Germi.

Dal 1997 non ho mai avuto paura del buio, anzi ho sempre voluto sfidarlo. E voi dopo 17 anni avete ancora paura? Provate ad ascoltare la versione rimasterizzata e poi mi dite…

Focaccia con lievito madre e semola integrale Sen. Cappelli

Ho ascoltato l’intero album Backspacer, 2009 – Pearl Jam

Genere: Grunge, Alt Rock

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Io e Clementina ce l’abbiamo fatta! È stata dura, abbiamo fatto un viaggio lungo 900 km, vari rinfreschi, un lungo procedimento, la sveglia alle 8 di mattina dopo essere tornata a casa alle 4, ma alla fine il primo obiettivo è stato raggiunto: la focaccia! Dopo aver consultato miliardi di ricette con lievito madre, ho dato fiducia a Gaia, una disponibilissima e simpaticissima blogger conterranea che, dopo aver chiacchierato per mezz’ora al telefono, mi ha dato le istruzioni sul da farsi e quindi ho seguito la ricetta sul suo blog Il gaio mondo di Gaia, con le dosi triplicate per sei persone e utilizzando la semola di grano duro integrale Senatore Cappelli che avevo in casa.

Le aspettative non mi hanno delusa e anche i commensali hanno parecchio gradito: è venuta fuori una focaccia morbidissima, con tante bolle, digeribile e sicuramente dal gusto più sano e genuino. Il tipo di impasto, il tipo di forno o di tegame, la temperatura dell’ambiente casalingo, sono tutti fattori che influiscono sulla riuscita della ricetta, quindi andate un pò ad occhio e basatevi un pò sull’esperienza. Bene, non perdiamo altro tempo, impastiamo!

RICETTA (per 6 persone):

600 gr di farina 0

300 gr di semola integrale Sen. Cappelli

300 gr di lievito madre rinfrescato

750 gr di acqua

6 cucchiai d’olio d’oliva

1 cucchiaio di sale

Per il condimento:

700 gr di pomodori

olive nere e origano a piacimento

PREPARAZIONE:

-Per prima cosa il rinfresco che dipende dal tipo di pasta. Clementina è solida e quindi l’ho rinfrescata con il totale del suo peso con farina e la metà di acqua (es. Clementina era 100 gr circa, quindi ho utilizzato 100 gr di farina 0 e 50 gr di acqua tiepida e ho impastato fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo). Dato che avevo intenzione di mangiare la focaccia il giorno dopo a cena, ho rinfrescato alle 22 (lasciando un pezzo in frigo, quello che poi diventerà il lievito perpetuo) e l’ho lasciata lievitare tutta la notte a temperatura ambiente, ma solitamente bastano 4 ore ad una temperatura di 20° circa e la pasta madre è pronta per l’utilizzo.

-La mattina successiva sveglia alle 8 per impastare, seguendo fedelmente la video-ricetta di Gaia.

-Dopo i vari procedimenti, mi sono trovata un impasto morbido come quello che vedete in foto e che ho lasciato crescere per 9 ore coperto con una pellicola, in un luogo riparato e lontano da correnti d’aria (inutile dirvi quante volte sono andata a guardarlo…).

impastofocaccia

-Passate le 9 ore, erano le 17.30. Ho preso l’impasto e senza troppo bistrattarlo, l’ho diviso in tre parti, distribuito in tre teglie abbastanza oleate (un pezzo di pasta per ogni teglia) e messo a lievitare in forno spento per un’altra ora.

-Ore 18.30. Ho tirato fuori dal forno le teglie e le ho condite con i pomodori, le olive nere e l’origano.

-Ho infornato le tre teglie condite alle 19 a 240° per 15-20 min e poi a 220° per altri 20 min (i tempi dipendono dal tipo di forno). Alle 20.30 le focacce erano pronte per essere mangiate, finalmente…

focacciapugliese

Appena messe a tavola, le abbiamo divorate, accompagnate da mortadella, provolone piccante e tanta birra…

Un ringraziamento ancora a Gaia e ai Pearl Jam per la carica, ora è arrivato il momento per me e Clementina di andare da sole nel magico mondo della panificazione. A presto altre ricette.

Detergente spumeggiante homemade per il viso

Sto ascoltando Voglio una pelle splendida – Afterhours

Album: Hai paura del buio?, 1997

Genere: italian, alt rock, rock

bolle-di-schiuma

Una bella autoproduzione cosmetica mancava da un pò e perciò oggi eccomi qui per proporvi un pezzo da ascoltare e una schiuma detergente per il viso efficace e davvero semplicissima da fare, da utilizzare per la detersione del viso la mattina, ma anche la sera per struccarvi e vedrete che bella schiuma, tutto al naturale e low cost! L’unica cosa da procurarvi è un contenitore con l’erogatore, magari meglio se riutilizzate uno di un prodotto finito che avete in casa, ben pulito e asciugato. Procediamo!

RICETTA:

11 gr di fruttosio

29 gr di acqua distillata

2 gr di glicerina

12 gr di bagnoschiuma neutro (con un inci accettabile)

PREPARAZIONE:

-Mettete in un bicchiere l’acqua e il fruttosio. Mescolate fino a quando i granuli del fruttosio si sono sciolti completamente;

-Aggiungete la glicerina e il bagnoschiuma e date un’altra mescolata;

-Mettete tutto in un contenitore con l’erogatore, agitatelo e voilà, fa schiuma!

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Come vedete è davvero semplice, io la utilizzo tutti i giorni e lascia la pelle del viso davvero pulita, pronta per un velo di crema e il trucco. E se volete, potete anche utilizzarla anche come schiuma per la depilazione con la lametta.

Fenomenale. Da provare.

Almost Home: Moby invita all'adozione di cani e gatti

Conoscete più o meno tutti il musicista Moby, ma forse pochi sanno che si è impegnato attivamente in prima persona per l’adozione di cani e gatti che vivono nei rifugi. Il cantante, infatti, ha deciso di realizzare un video dopo aver visitato un’associazione di cani e gatti di Los Angeles che si occupa di procurare un tetto agli amici pelosi. Il nome dell’associazione è Best Friends Animal Society e Moby, per promuovere l’adozione di Micio e Fido, ha creato un Lyric Video della sua canzone Almost Home, contenuta nell’album Innocents, commentando così l’iniziativa: “Ogni momento è buono per adottare un animale da un canile o da un gattile, ma credo che le feste sono un momento ancora migliore per farlo. Spero che vi piaccia il mio video e che nel vederlo possiate prendere la decisione di adottare un cane o un gatto”.

L’Eco Punk si unisce a questa speranza e nel frattempo godetevi questo video di una tenerezza disarmante.

Crollo nervoso: la new wave indipendente tutta italiana

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Avrete sentito parlare di new wave almeno una volta nella vita. Tanta musica alternativa attuale si ispira a questo genere musicale che letteralmente significa “nuova onda”  ma nuova onda in contrapposizione a cosa? E perchè nasce e si sviluppa questa nuova onda?

La new wave o post punk è quel movimento che nasce a cavallo fra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, dalle ceneri del punk. Dopo i colorati anni ’60 e gli psichedelici e progressivi anni ’70, c’è stata la rottura con il movimento punk che ha spazzato via tutti i manierismi musicali precedenti, perseguendo la strada della denuncia sociale a suon di accordi scarni e rabbiosi e toccando il suo apice rivoluzionario nel biennio ’75-’76 con gruppi come i Sex Pistols, i Clash (che hanno saputo ben reinventarsi), i Ramones, i Velvet Underground, gli Stooges. Per sua stessa natura però, la rivoluzione punk tende presto ad estinguersi, lasciando il posto ad un periodo definito post-punk che tende ad evolversi verso strutture musicali più complesse e articolate che se pur riconducibili alla rivoluzione punk, si evolvono secondo linee le più diverse e frammentate.

Ed è qui che entra in scena la new wave, ovvero una nuova onda che ingloba in sé varie forme ed espressioni attinte da varie arti come la pittura, la grafica, il cinema, la scrittura, creando delle commistioni difficili da etichettare, ma che hanno tutte in comune degli strascichi della cultura punk all’insegna della “semplificazione sintetica dell’approccio musicale” (come afferma Alino Stea su Onda Rock). Fra i maestri della new wave sicuramente ci sono i Cure, Siouxsie and The Banshees, i Joy Division, i Talking Heads, David Bowie, gli Smiths, Blondie, i Devo, i Teenage Jesus And The Jerks di Lydia Lunch e tanti altri. Ma questa è storia.

Bene, sono qui per parlare di una pagina tutta italiana che purtroppo non è entrata nella storia e che ho conosciuto mio malgrado solo pochi giorni fa, grazie ad un mio amico che durante le sue ricerche musicali sul web, ha trovato e mi ha passato i link di uno speciale della Rave Up Records in cui, con straordinarie immagini di repertorio e interviste autentiche, viene mostrata la scena della new wave italiana quasi sconosciuta anche ai più e mette in risalto il fermento culturale in città come Bologna e Firenze, che nulla aveva da invidiare a città come Londra o New York.

Di quel periodo si ricordano i CCCP, i Diaframma e i Litfiba, quest’ultima l’unica band che è riuscita ad emergere e a continuare la carriera negli anni successivi, ma andando a guardare questo speciale, ci si rende conto della miriade di band che costellavano il fervido panorama musicale di un tempo.

Per me è stata una scoperta ed è per questo che sono qui a postare questo speciale in due parti.

Buona visione!

Parte prima:

Parte seconda: