“Elegy for the Arctic”, il contributo di Ludovico Einaudi per salvare l’Artico

Econews al volo! Greenpaece diffonde oggi le spettacolari immagini di Ludovico Einaudi, musicista e compositore di fama mondiale, mentre esegue al pianoforte il suo inedito “Elegy for the Arctic” su una piattaforma galleggiante alla deriva nel Mar Glaciale Artico. La performance dell’artista italiano si è svolta di fronte al ghiacciaio Wahlenbergbreen, alle Isole Svalbard (Norvegia), in sostegno della campagna di Greenpeace a difesa dell’Artico.

Einaudi ha raggiunto il ghiacciaio a bordo della nave “Arctic Sunrise” di Greenpeace, unendosi all’appello firmato da quasi otto milioni di persone per chiedere alla comunità internazionale di sottoscrivere al più presto un accordo che protegga l’Artico dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici.

L’azione di Greenpeace si è svolta alla vigilia di un’importante riunione dell’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Atlantico nordorientale, che proprio in questi giorni discute dell’istituzione di un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati nelle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, al momento il mare meno protetto del mondo.

In attesa dell’esito, ci godiamo questo bellissimo video.

Info da Greenreport.it

Celebra l’Earth Day raccogliendo piante medicinali spontanee!

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Come ogni 22 aprile, anche oggi si celebra l’Earth Day (Giornata della Terra), la più grande manifestazione ambientale del pianeta, una giornata in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia.

L’Earth Day prese definitivamente forma nel 1969 a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California, a seguito del quale il senatore Nelson decise fosse giunto il momento di portare le questioni ambientali all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico. “Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”. Il 22 aprile 1970, ispirandosi a questo principio, 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra e oggi questa ricorrenza coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo*.

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Per celebrare la Madre Terra, noi de l’Eco Punk non ci accontentiamo di ricordare la festività e tanto meno ribadire il paradigma caro all’ambiente del Riduci-Riusa-Ricicla, ma vi invitiamo a svolgere un’attività che vi ricongiunge non solo con la Madre Terra ma con l’universo intero! Cosa? In occasione della primavera e del lungo weekend del 25 aprile, vi suggeriamo di uscire all’aria aperta e cogliere i regali che la Terra ci dona, raccogliendo piante (erbe e fiori) spontanee per utilizzarle in cucina e in cosmesi, una pratica antichissima e ancora diffusa nelle famiglie del sud Italia. Non sapete da dove iniziare? Ecco qualche consiglio da due “ragazze di campagna”!

Prendete un paio di buoni libri per identificare le piante della vostra zona

Nella foto in alto potete vedere le piante spontanee più comuni e facilmente riconoscibili nell’area mediterranea ma è particolarmente utile trovare dei libri che descrivono le piante officinali e commestibili, ancora meglio se riuscite a trovare uno specifico della vostra regione. Camminate con un esperto locale (la sottoscritta ci andava con la nonna!) prima di avventurarvi da soli e, prima della raccolta, siate sicuri al 100% della vostra identificazione in quanto vi sono alcune piante sosia tossiche.

Abbiate tutto l’occorrente

Prima di partire, mettete in uno zaino o borsa i libri sulle piante spontanee, acqua, un coltello da tasca, forbici, uno o più sacchetti, uno spuntino, impermeabile e anche un piccolo kit di pronto soccorso (non si sa mai!!!).

Uscite!

Non importa se per una lunga camminata nei boschi o per una passeggiata nel vostro quartiere, le piante officinali crescono in tutto il mondo. Non vi resta che uscire e iniziare la ricerca!

Camminate piano e tenete gli occhi aperti

Siamo abituati a non avere tempo e a camminare in fretta, ma quando vogliamo raccogliere le piante spontanee, è necessario essere calmi e attenti in modo da notare accuratamente l’ambiente circostante. Guardate in basso e cercate in tutte le direzioni, talvolta anche dietro di voi, e continuate a cercare! State attenti a non entrare in proprietà private e non raccogliete in zone che sono vicine a siti industriali, sotto le linee elettriche o in prossimità di aziende agricole che potrebbero utilizzare pesticidi.

Lasciate di più di quanto prendete

Anche se trovate piante in abbondanza, non prendetele tutte. Se desideriamo che queste meravigliose piante medicinali continuino a darci i loro meravigliosi benefici, dobbiamo lasciare un po’ agli altri e per gli anni futuri. Quindi siate rispettosi, lasciate di più di quello che prendete e ringraziate Madre Terra per i suoi bellissimi regali!

Pronti per la passeggiata?

Prossimamente vi mostreremo gli utilizzi delle piante spontanee più comuni ;).

 

*Info da www.earthdayitalia.org/CELEBRAZIONI/Giornata-Mondiale-per-la-Terra

Sprechi alimentari: le comunità solidali e locali come soluzione ad un problema globale

Secondo la FAO, 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e contemporaneamente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, una quantità sufficiente a sfamarne almeno il doppio; in particolare frutta e ortaggi vengono buttati di più rispetto ad altri alimenti perché facilmente deperibili e vulnerabili ai cambiamenti di temperatura durante tutta la filiera dal campo alla tavola. In un pianeta dalle risorse limitate e che nel 2050 conterà 9 miliardi di persone, un simile spreco è un’indecenza. Ma dove finisce tutto il cibo buttato via?

LA FILIERA GLOBALE DELLO SPRECO

Nei paesi in via di sviluppo gran parte dei prodotti si perde dopo il raccolto per la mancanza di strutture adeguate per la conservazione e il trasporto; nei paesi sviluppati, invece, il cibo si spreca nel commercio al dettaglio, quando i commercianti ordinano, servono o espongono troppi prodotti e la gente acquista più di quello che serve realmente, dimenticando gli avanzi nel frigorifero o buttando via cibi deperibili prima della data di scadenza. Lo spreco alimentare oltre a non essere etico, è anche insostenibile dal punto di vista ambientale: produrre cibo che nessuno mangia implica lo sperpero di acqua, fertilizzanti, pesticidi, semi, carburante e terreni.

Si deve ridefinire il concetto di bellezza, non di gusto” afferma Ron Clark, uno dei fondatori di Imperfect, una startup californiana che acquista i prodotti non esteticamente belli dai coltivatori e li rivende a basso costo agli utenti interessati. Il problema alla base è proprio questo: spesso frutta e verdura vengono lasciate nei campi perché non hanno le giuste dimensioni per essere raccolte meccanicamente e a mano non le raccoglie nessuno perché non aderiscono agli standard di bellezza e qualità, quindi sono fuori mercato. I supermercati e i piccoli commercianti ortofrutticoli sono liberi di fissare i propri standard di acquisto ma negli ultimi decenni allestiscono i reparti di frutta e verdura come se fossero negozi di prodotti di bellezza perché le persone acquistano solo i prodotti più belli, spesso a scapito della stessa qualità. Avete mai provato a mangiare una mela bella e perfetta coltivata in serra del supermercato e una meno bella di un piccolo produttore agricolo locale? Assaggiate e poi mi fate sapere se pensate anche voi di non aver mai mangiato una vera mela prima…

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COSA SI PUO’ FARE

Entro il 2050 ci saranno 9 miliardi di persone da sfamare e una delle soluzioni invocate è l’aumento della produzione alimentare globale di una percentuale che va dal 70 al 100% causando un ulteriore inquinamento planetario derivato dall’agricoltura e l’allevamento intensivi. Se riuscissimo a ridurre gli sprechi, cambiare la nostra dieta mangiando meno carne e latticini (per i quali sono necessarie grandi quantità di cereali e altre risorse a fronte di un ridotto apporto calorico), destinare alcuni raccolti alla produzione di biocombustibili, si potrebbe nutrire in modo più sano più di 9 miliardi di persone senza distruggere altre foreste, praterie, zone paludose.

Questo i governi lo sanno bene, tanto che molti si stanno dotando di leggi antispreco fra cui anche quella italiana passata alla Camera con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, incentivare la donazione di tutte le eccedenze, promuovere il riciclo. Ma le leggi non bastano, occorre un cambiamento di mentalità partendo dalla consapevolezza dell’insostenibilità di questo sistema alimentare così strutturato per passare a piccole azioni quotidiane che, sommate insieme, possono far davvero la differenza e lanciare un segnale forte di cambiamento.

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Questo è l’intento di Foodsharing: come ridurre gli sprechi creando solidarietà, il primo evento che si terrà a Barletta (BT) il 17 aprile organizzato da Assoimprese in cui interverranno come relatori i ragazzi di Avanzi Popolo e la sottoscritta in qualità di attivista e promotrice che, dopo le varie esperienze dirette di foodsharing in giro per l’Italia e alcune città d’Europa, vuole raccontarle ai suoi concittadini invitandoli a fare qualcosa nel concreto riguardo questa buona pratica. L’obiettivo dell’evento è quello di creare una comunità solidale che coinvolga aziende, associazioni e cittadini, in modo da recuperare il cibo che viene buttato via ma ancora in ottimo stato o prossimo alla scadenza per ridistribuirlo e condividerlo fra chi ne ha bisogno o chi è semplicemente contro lo spreco.

Ecopunker della Bat (Barletta-Andria-Trani), chi viene a sostenerci? E dopo le chiacchiere, si fa aperitivo con cibo rigorosamente recuperato e condiviso!

Il 17 aprile cambia energia! Vota SI’ per fermare le trivelle


Il 17 aprile ci sarà il Referendum No Triv, primo referendum nella storia della Repubblica italiana richiesto dalle regioni anziché tramite la raccolta firme. Gli italiani vengono chiamati a scegliere se vietare o meno il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana, ma non potranno dire la loro riguardo al divieto di effettuare nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e continueranno a essere permesse anche con la vittoria del Sì. Nel referendum, quindi, si chiede se abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

 

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In tv non se ne parla, sul web girano parecchi articoli di ambientalisti, geologi, esperti in materia di energia favorevoli e contrari; in particolare l’articolo di una geologa contraria al referendum ha scatenato un oceano di polemiche, fra cui quella di alcuni esperti che ci hanno visto lo zampino di qualche “gruppo fossile” (in calce i link di alcuni articoli per farvi un’idea).

Questo post non vuole essere un dogma scritto da un’inesperta scientifica, ma è scritto per ricordare soprattutto che il referendum del 17 aprile è un atto politico che serve a dare un segnale contrario all’utilizzo delle fonti di energia fossile, come il gas e il petrolio; è una presa di coscienza dal basso riguardo l’insostenibilità dell’economia capitalistica che porta sfruttamento, inquinamento, diseguaglianze, brutture. Le alternative a questo sistema esistono e sono anche meno dispendiose in termini economici, sociali ed ambientali; per questo l’EcoPunk si schiera a favore del SI’, spingendo il governo (insieme al 50% più 1 di aventi diritti al voto) a perseguire con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili e l’adesione ad un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito e democratico già affermato in Paesi più sostenibili del nostro.

Questo è il nostro parere, a voi la scelta.

LINK UTILI

Il Post: Pro e contro il referendum sulle trivellazioni

Referendum Trivelle, una geologa: “ecco perché io non andrò a votare e se proprio fossi costretta, voterei NO”

Ferma le trivelle

La vera posta in gioco del referendum anti trivelle: uscire dal “Petrolitico”

Nota Fb di Andrea Boraschi – Referendum Trivelle: le balle degli astensionisti

Il sì al referendum: tutta la verità

“Cittadinanza attiva contro lo spreco”: l’EcoPunk sostiene Recup a Fà la cosa giusta

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Sapete quanto io tenga al cibo e ancor di più sono attenta a ridurre gli scarti e gli sprechi alimentari quindi non potevo non iniziare questa settimana se non con un invito alla partecipazione attiva, riguardo un argomento che in Italia fa ancora fatica ad emergere ma in molti iniziano a raccontare,  lo spreco alimentare e di rifiuti fanno, ahimè, parte della nostra storia ed è giusto dedicargli del tempo.

“Cittadinanza attiva contro lo spreco” è il nome dell’evento previsto nel ricco programma di Fa’ la cosa giusta, tra i quali sono presenti anche molti laboratori per iniziare a “far da se” in ambito di moda, cucina e design. Ecodallecittà in collaborazione con Giacimenti Urbani hanno in questo progetto l’obiettivo di individuare, raccontare e valorizzare i cittadini che mettono in atto delle buone pratiche  sul fronte della raccolta differenziata e delle 5R (riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo dei materiali e recupero di energia) in tutta Milano.

Io stessa sperimento la raccolta di frutta e verdura in avanzo presso diversi mercati a Milano e tra le meravigliose conoscenze fatte, dai commercianti agli abbitudinari frequentatori dei mercati, ho avuto il piacere di conoscere i ragazzi di Recup, uno dei progetti presenti, che attraverso una rete ormai consolidata, si occupano della raccolta settimanale di cibo presso i mercati di quartiere e non solo.

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Cibo recuperato al mercato in Barona a Milano

Recup si occupa di recuperare e ridistribuire il cibo presso i mercati di Milano tra i volontari e chi ne ha bisogno, con l’obiettivo di ridare valore sociale al cibo che ormai ha perso valore economico perché ammaccato o in eccedenza e che quindi verrebbe buttato. Grazie alla mia passione per il cibo e l’ecosostenibilita ho avuto la fortuna di poter contribuire, come volontaria, a tutto ciò insieme alle ideatrici e agli altri volontari del progetto, che da mesi si sono impegnati nel sensibilizzare i cittadini e i commercianti sul tema dello spreco alimentare, cercando di creare un momento di scambio sociale attraverso il cibo, proponendo un metodo collaborativo totalmente differente dal processo di raccolta di cibo e rifiuti, piuttosto individualistico e solitario, degli skippers.

Quello che per il “mercato” è uno scarto che diventa rifiuto, è in realtà una risorsa, perché ancora commestibile ed in grado di garantire cibo a molte persone.

I volontari Recup sono ormai sempre presenti nei mercati di Viale Papiniano al sabato e in Via Marco Aurelio al venerdì, ma l’obiettivo del progetto è quello di espandersi su altri mercati e per far questo abbiamo bisogno di voi!

Quindi vi invito a passare a trovarli in fiera a “Fa’ la cosa giusta”, per avere maggiori informazioni sul progetto, sui loro obiettivi e dare la vostra disponibilità , contribuendo così tutti insieme a limitare gli sprechi alimentari e non solo.

C’è tanta Frutta e Verdura che ha bisogno di voi 🙂  per essere salvata e riacquistare valore!

A Copenaghen il primo supermercato che vende cibo scaduto

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Chiudiamo la settimana con un buona notizia che viene dal nord Europa e che merita sicuramente un post su l’EcoPunk. Dopo la legge in Francia che vieta ai supermercati di buttare cibo invenduto, in Danimarca apre il primo supermercato che vende cibo scaduto.

Il supermercato sito a Copenaghen e chiamato Wefood venderà i prodotti con un prezzo che va dal 30 al 50 per cento in meno rispetto ai supermercati normali. Bjerre dalla Ong Folkekirkens Nødhjælp, ha dichiarato: “WeFood è il primo supermercato del suo genere in Danimarca e forse il mondo in quanto non è solo rivolto a clienti a basso reddito, ma chi è preoccupato per la quantità di rifiuti alimentari prodotti in questo paese”.

Wefood ha preso accordi con Føtex (una delle più grandi catene di supermercati in Danimarca) per il pane e altri prodotti ma anche con un importatore di agrumi, una macelleria e un produttore di frutta organica e barrette di noci. I volontari, inoltre, raccolgono i prodotti dai fornitori.

Negli ultimi cinque anni, la Danimarca ha ridotto del 25 per cento la produzione di rifiuti alimentari e Wefood vuole contribuire, in questo senso, a ridurre le 700.000 tonnellate di rifiuti alimentari che la Danimarca produce ogni anno. Il ministro danese per l’alimentazione e l’Ambiente, Eva Kjer Hansen ha dichiarato:Un supermercato come WeFood è un passo importante nella battaglia per combattere gli sprechi alimentari“.

Se a qualcuno capita di passarci, che ci faccia sapere.

 

Fonte: www.independent.co.uk

Giù in Salento per il Laboratorio di Ecocosmesi a Luna_Laboratorio Rurale

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Venerdì 18 dicembre avrò il piacere di essere ospite di Luna_laboratorio Rurale: un progetto di cinque ragazze che hanno recuperato un terreno a Galatone (LE), prendendo in gestione una struttura di una parrocchia nata inizialmente come comunità di recupero dalla tossicodipendenza e abbandonata per dieci anni, e accogliendo adesso attività di innovazione sociale e agricola. Scrivono per la campagna di crowdfunding “Stiamo coltivando il terreno che abbiamo a disposizione, vogliamo fare formazione tecnica, promuovere l’innovazione, tutelare il territorio e dare opportunità di lavoro ai giovani. Vogliamo promuovere colture tradizionali e renderle volano di sviluppo, creare circuiti virtuosi di cooperazione”.

Con queste premesse, la collaborazione è presto fatta e sono entusiasta per vari motivi. In primis perché non ho mai svolto una laboratorio così a sud, cogliendo l’occasione per tornare a fare un giro in Salento e conoscere e fare rete con queste ragazze così audaci che vogliono far rivivere questo spazio strappato all’abbandono “facendolo diventare un punto di riferimento locale, un luogo aperto e creativo, dove si impara da tutti, si condividono esperienze, si cresce insieme e si crea sviluppo per il territorio“. In secondo luogo sono felice di poter usare, durante il laboratorio, gli scarti agricoli (come le foglie di vite) e mostrare praticamente quanto gli scarti si stanno trasformando in risorsa importantissima per contenere gli sprechi e pensare ad un tipo di economia circolare che privilegia la sostenibilità ambientale e il consumo critico.

Di questo se ne parlerà meglio il 18 dicembre, ma soprattutto durante la giornata si autoprodurranno cosmetici con tutti i partecipanti fra una chiacchiera e l’altra, in modo da avere un confronto e uno scambio di esperienze. Ecco il programma:

-Lettura delle etichette

-Il consumo critico e l’utilizzo degli scarti agricoli in cosmesi

-Autoproduzione collettiva di 3 cosmetici + un breve tutorial su come creare un unguento

-Packaging di riuso (a cura di Luna)

E dopo il laboratorio, merenda offerta da Luna, a base di tisana di canapa e marmellata di stagione home made!

Per maggiori info, guarda l’Evento Fb o scrivi a lunalaboratoriorurale@gmail.com

 

 

Natale etico: la campagna Natale è più bello senza carrello e i consigli su cosa regalare

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L’Eco Punk sostiene l’interessante campagna degli amici di Contiamoci: Natale più bello senza carrello! Strumento della campagna è il Certificato di Esenzione dall’Obbligo di Acquistare Regali da scaricare e condividere per sensibilizzare parenti e amici sul significato originario del Natale basato sul dono, al di là di ogni logica consumistica.

Interessante anche il vademecum sul retro del certificato con Consigli per regali sostenibili che riporto qui, integrandolo con considerazioni personali:

  • Regali culturali. A Natale ci sono tante fiere indipendenti in giro per l’Italia, è bello passeggiare scoprendo libri, dischi, riviste di piccoli editori.
  • Prodotti equi e solidali, che aiutano i produttori del sud del mondo, tutelano l’ambiente e ti fanno gustare sapori originari.
  • Autoproduci o scegli prodotti di piccoli produttori, assaporane la storia, la qualità, il lavoro manuale. Regala un dolce, un manufatto, una compilation creata da te
  • Aiuta i bambini a scoprire giocattoli divertenti che stimolano l’intelligenza: finché conosceranno solo quelli della TV e dei supermarket, desidereranno solo quelli.
  • Regali immateriali. Ogni anno a Natale, c’è uno spreco assurdo per il packaging; dona un biglietto di un concerto, un abbonamento in palestra o ad attività stimolanti o fa una donazione a qualche associazione ecologista o contro la guerra e regala la ricevuta a una persona cara.

A completamento della campagna, i ragazzi di Contiamoci hanno creato un video sull’iniziativa Natale è bello senza carrello, rigorosamente autoprodotto durante Fà la Cosa Giusta di Torino.

Caro signor consumator… cosa c’entra Gesù?”

Buoni acquisti critici.

La Giornata del Non Acquisto e la Marcia Globale per il Clima: due giorni per contestare il consumo sfrenato delle risorse

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Una buona pratica suggerita dagli amici di Contiamoci, il Buy Nothing Day, ovvero la Giornata del non acquisto! È una giornata internazionale di protesta contro il consumismo, istituita per la prima volta nel 1992 in Canada da Adbusters (la rivista canadese che diede il primo impulso a Occupy Wall Street) come un giorno per la società di esaminare la questione del consumo eccessivo. Nel 1997 è stata spostata al venerdì dopo la festa del ringraziamento americana, in concomitanza con quello che viene chiamato il Black Friday (Venerdì Nero), cioè la festa del consumo sfrenato.

Il Venerdì nero è ormai diventato un fenomeno distopico assurdo in cui i grandi rivenditori utilizzano l’evento per lanciare offerte altamente competitive durante un solo giorno e creando spesso un foltissimo gruppo di acquirenti che si calpestano e combattono tra loro per mettere le mani su merci inutili e superflue, a scapito delle piccole imprese che non possono competere contro questo spietato taglio di prezzi. Solo negli Stati Uniti nell’anno 2013  sono stati spesi quasi 57 miliardi e mezzo di dollari in un solo giorno di shopping sfrenato, che ha coinvolto qualcosa come 80 milioni di persone

Per avere una prospettiva più ampia rispetto al consumo e allo spreco di risorse ad esso connesso, proprio stamattina ho letto un interessante articolo di George Monbiot sul The Guardian (tradotto su Internazionale e che vi invito caldamente a leggere), in cui critica il concetto di sviluppo sostenibile che è al cuore dei negoziati sul clima in programma domani a Parigi e di qualsiasi altro vertice sull’ambiente. Ciò che contesta Monbiot è che l’analisi della crescita economica si basa sull’idea che il tasso di crescita economica e il tasso dell’uso delle risorse siano indipendenti fra loro creando il paradosso secondo cui “I governi ci spingono sia a consumare di più sia a usare meno risorse. Dobbiamo estrarre più combustibili fossili dal terreno, ma bruciarne di meno. Dobbiamo ridurre, riutilizzare e riciclare gli oggetti che entrano nelle nostre case, e al contempo aumentare il loro numero, buttandoli via e sostituendoli. Altrimenti come può crescere l’economia di consumo? Dovremmo mangiare meno carne per proteggere le forme di vita del pianeta, e mangiarne di più per sostenere l’industria alimentare. Simili politiche sono incompatibili. Le nuove analisi suggeriscono che il problema è proprio la crescita economica, indipendentemente dal fatto che si aggiunga l’aggettivo “sostenibile”. 

Cosa possiamo fare

Per il Buy Nothing day dobbiamo prima di tutto astenerci dal comprare. Ce la fate? Basta un piccolo sforzo! Guardate quello che avete in casa, sicuramente troverete il modo per riusare dei vestiti, oggetti, cibo e combattere gli sprechi. Poi dal sito buynothingday.co.uk arrivano suggerimenti come tagliare la vostra carta di credito nei centri commerciali o la zombie walk (persone vestite da zombie si aggirano centri commerciali o altri paradisi di consumo con uno sguardo vuoto, quando gli viene chiesto cosa stanno facendo, descrivono Buy Nothing Day) o ancora la Whirl-Mart (un gruppo di amici spinge carrelli vuoti in un negozio creando una fila lunga e silenziosa senza mai comprare nulla). Naturalmente lo scopo di questa giornata è quella di ripensare al nostro lifestyle, soffermandoci sul non-acquisto prima che sul consumo critico, cercando di riusare, riciclare, scambiare tutto quello che già abbiamo molto spesso in abbondanza.

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Per quanto riguarda invece la Conferenza sul Clima di Parigi del 29 novembre, sosteniamo la Global Climate March, la marcia globale sul clima in varie città nel mondo con l’obiettivo di tenere i combustibili fossili nel terreno e finanziare una transizione solo per il 100% di energie rinnovabili entro il 2050.  Come? Firmando la petizione online sul sito 350.org/global-climate-march e per chi può, partecipare fisicamente alla marcia. In Italia la più grande si terrà a Roma ma ho letto che si terrà anche a Napoli e Torino (per maggiori info, cercate su Twitter con l’hashtag #globalclimatemarch). Partecipate e condividete!