DIY: Collana Boho con Collant recuperati

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Siete arrivate al 22 di dicembre con solo dei collant bucati e ancora dei regali da fare? L’EcoPunk ha per voi una soluzione diy , una collana creata con il recupero di diversi materiali, partendo da un paio di collant bucati.

Come promesso eccoci ritornate con un altro post dedicato al Do It Yourself, un progetto molto semplice ma d’effetto. Il nostro progetto ovviamente è solo d’ispirazione, potrete giocare con i colori, le pietre o altri materiali, così da personalizzare e arricchire la vostra collana!

Occorrente : 

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Sostituzioni:

  • le palline di polistirolo possono essere sostituite con quelle di legno o con delle palline create con la carta;
  • le perle i coralli ed i distanziatori sono a vostra scelta, potrete inserirne anche più di quanti ne abbiamo messi noi.

Procedimento:

Prima di tutto dobbiamo ricavare una striscia di tessuto da poter lavorare, in questo caso è consigliato utilizzare l’intera gamba dei collant tagliando la punta ed il resto del tessuto e successivamente aprire la striscia di tessuto a metà così da poter inserire al suo interno le palline di polistirolo creando un nodo al centro di quella che poi sarà la vostra collana, quindi continuate ad inserire le palline da entrambi i lati del nostro nodo di partenza e create altri nodi per fermare le palline che inserite in sequenza. Ad ogni nodo potrete inserire le vostre perle o decorazioni (ancora meglio se autoprodotte anch’esse!!).

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Noi abbiamo inserito 3 palline di polistirolo, ma potreste continuare per tutto il diametro della collana, oppure, dividere il tessuto rimanente in 3 e intrecciarlo fino al termine della collana. per le chiusure, essendo un tessuto elastico potreste chiudere con un nodo o inserire una perla su un estremità e creare un cappio sull’altra, così che possano incastrarsi tra loro.

Quando terminerete il lavoro, vi assicuro che vi verrà voglia di farne una anche per voi! 🙂

 

L’EcoPunk vi augura Buone Feste, ci rivedremo nel prossimo anno.

 

AUTUMN LANTERN JAR – decorazioni autunnali

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Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo, direbbe qualcuno.

Ben ritrovate/i , dopo questo lungo periodo di assenza vogliamo ritornare con un contenuto “leggero”… l’autunno/inverno ha risvegliato i nostri spiriti creativi ed infatti questo sarà solo il primo di una serie di articoli sul DIY.

Le zucche, le foglie che vanno dal giallo al rosso, i primi freddi, le lune più brillanti che mai, quanti suoni e colori ci regala questa stagione? Allora mi sono detta, perché non portare un po’ di questi colori anche in casa?

Che voi vogliate regalarla o autoprodurla per voi stessi, ciò di cui avremo bisogno e veramente poco, low-cost, di riciclo e lascia tanto spazio alla vostra fantasia 🙂

Questa lanterna potrà essere utilizzata con candele, in quanto non utilizzeremo vernici quindi non c’è il rischio che si surriscaldi o emani sostanze tossiche o come nel mio caso utilizzando le luci a led che ormai si riescono a reperire con grande facilità e a prezzi modici (io le ho acquistate per 2€ in un discount)

Passiamo al DIY!

Occorrente:

  • Una play list che vi dia la carica e vi catapulti nel clima autunnale e…

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Preparazione:

  • coprite la vostra superficie con della carta di giornale, useremo della colla a base d’acqua, quindi se vi dovesse scappare qualche goccia non disperate, sarà comunque facile rimuoverla (per questo motivo potrete farvi aiutare anche dai vostri bambini)
  • Spennellate il retro delle foglie (che dovranno essere ancora abbastanza fresche e non scricchiolanti) con la colla vinilica, scegliete foglie di piccole dimensioni, così che possiate giocare con colori e forme.
  • Quando avrete le vostre foglie ben pregne di colla, disponetele sul barattolo, creando un disegno che vi possa piacere, vi consiglio di lasciare qualche buchino/spazio vuoto, così che la luce possa attraversarli e creare giochi di luce.
  • Ora la parte più triste e dolorosa 😀 l’attesa!! Dovremo aspettare all’incirca 2 ore affinché il tutto si asciughi, se avete già i caloriferi accesi posizionate il barattolo sul termosifone, si asciugherà molto prima.
  • Decorate con lo spago, non è un passaggio obbligatorio ma darà un tocco in più.

ORA ACCENDETE UNA CANDELA, INSERITELA NELLA JAR, POSIZIONATEVI SUL VOSTRO DIVANO CON UNA BELLA TISANA, AMMIRATELA E RILASSATEVI!!

A presto Ecopunkers , ci siete mancati.

Sprechi alimentari: le comunità solidali e locali come soluzione ad un problema globale

Secondo la FAO, 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e contemporaneamente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, una quantità sufficiente a sfamarne almeno il doppio; in particolare frutta e ortaggi vengono buttati di più rispetto ad altri alimenti perché facilmente deperibili e vulnerabili ai cambiamenti di temperatura durante tutta la filiera dal campo alla tavola. In un pianeta dalle risorse limitate e che nel 2050 conterà 9 miliardi di persone, un simile spreco è un’indecenza. Ma dove finisce tutto il cibo buttato via?

LA FILIERA GLOBALE DELLO SPRECO

Nei paesi in via di sviluppo gran parte dei prodotti si perde dopo il raccolto per la mancanza di strutture adeguate per la conservazione e il trasporto; nei paesi sviluppati, invece, il cibo si spreca nel commercio al dettaglio, quando i commercianti ordinano, servono o espongono troppi prodotti e la gente acquista più di quello che serve realmente, dimenticando gli avanzi nel frigorifero o buttando via cibi deperibili prima della data di scadenza. Lo spreco alimentare oltre a non essere etico, è anche insostenibile dal punto di vista ambientale: produrre cibo che nessuno mangia implica lo sperpero di acqua, fertilizzanti, pesticidi, semi, carburante e terreni.

Si deve ridefinire il concetto di bellezza, non di gusto” afferma Ron Clark, uno dei fondatori di Imperfect, una startup californiana che acquista i prodotti non esteticamente belli dai coltivatori e li rivende a basso costo agli utenti interessati. Il problema alla base è proprio questo: spesso frutta e verdura vengono lasciate nei campi perché non hanno le giuste dimensioni per essere raccolte meccanicamente e a mano non le raccoglie nessuno perché non aderiscono agli standard di bellezza e qualità, quindi sono fuori mercato. I supermercati e i piccoli commercianti ortofrutticoli sono liberi di fissare i propri standard di acquisto ma negli ultimi decenni allestiscono i reparti di frutta e verdura come se fossero negozi di prodotti di bellezza perché le persone acquistano solo i prodotti più belli, spesso a scapito della stessa qualità. Avete mai provato a mangiare una mela bella e perfetta coltivata in serra del supermercato e una meno bella di un piccolo produttore agricolo locale? Assaggiate e poi mi fate sapere se pensate anche voi di non aver mai mangiato una vera mela prima…

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COSA SI PUO’ FARE

Entro il 2050 ci saranno 9 miliardi di persone da sfamare e una delle soluzioni invocate è l’aumento della produzione alimentare globale di una percentuale che va dal 70 al 100% causando un ulteriore inquinamento planetario derivato dall’agricoltura e l’allevamento intensivi. Se riuscissimo a ridurre gli sprechi, cambiare la nostra dieta mangiando meno carne e latticini (per i quali sono necessarie grandi quantità di cereali e altre risorse a fronte di un ridotto apporto calorico), destinare alcuni raccolti alla produzione di biocombustibili, si potrebbe nutrire in modo più sano più di 9 miliardi di persone senza distruggere altre foreste, praterie, zone paludose.

Questo i governi lo sanno bene, tanto che molti si stanno dotando di leggi antispreco fra cui anche quella italiana passata alla Camera con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, incentivare la donazione di tutte le eccedenze, promuovere il riciclo. Ma le leggi non bastano, occorre un cambiamento di mentalità partendo dalla consapevolezza dell’insostenibilità di questo sistema alimentare così strutturato per passare a piccole azioni quotidiane che, sommate insieme, possono far davvero la differenza e lanciare un segnale forte di cambiamento.

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Questo è l’intento di Foodsharing: come ridurre gli sprechi creando solidarietà, il primo evento che si terrà a Barletta (BT) il 17 aprile organizzato da Assoimprese in cui interverranno come relatori i ragazzi di Avanzi Popolo e la sottoscritta in qualità di attivista e promotrice che, dopo le varie esperienze dirette di foodsharing in giro per l’Italia e alcune città d’Europa, vuole raccontarle ai suoi concittadini invitandoli a fare qualcosa nel concreto riguardo questa buona pratica. L’obiettivo dell’evento è quello di creare una comunità solidale che coinvolga aziende, associazioni e cittadini, in modo da recuperare il cibo che viene buttato via ma ancora in ottimo stato o prossimo alla scadenza per ridistribuirlo e condividerlo fra chi ne ha bisogno o chi è semplicemente contro lo spreco.

Ecopunker della Bat (Barletta-Andria-Trani), chi viene a sostenerci? E dopo le chiacchiere, si fa aperitivo con cibo rigorosamente recuperato e condiviso!

Stecco a chi? Hamburger Vegetale con Erbette 🍴

Hamburger Vegetale su Stecco

Oggi vi presento l’hamburger che si crede uno Stecco, tutto meno che secco,un po’ spavaldo, dai colori brillanti ma con un solo fine…. essere mangiato!!

La primavera è arrivata, ed io ho iniziato a raccogliere le prime erbette dal mio orto balcone, spinaci, biete, cicorie ed infatti è molto facile trovarle anche presso i banchi al mercato.

Mi sono immaginata al parco, in una giornata di sole, a mangiare qualcosa in compagnia, ma cosa? L‘hamburger sullo stecco ovvio!

Vi propongo due varianti della ricetta, una vegetariana ed una vegana.

Pronti per la preparazione

Ingredienti:

  • 200gr di erbette miste di stagione già cotte
  • 1 patata grande
  • 1 uovo (da sostituire con 3 cucchiai di farina di ceci per la versione vegan )
  • pan grattato
  • timo
  • noce moscata (a piacere)
  • sale e pepe
  • 2 c di parmigiano reggiano
  • semi di Chia (1 cucchiaio raso per l’impasto ed 1 per la panatura)
  • Stecchi in legno (recuperati ad esempio da gelati o dolciumi)

 

Procedimento:

Schiacciare le patate ed unire in una ciotola la verdura, precedentemente cotta in padella con un filo d’olio ed uno spicchio d’aglio e frullata grossolanamente.

Amalgamare gli ingredienti ed unire l’uovo (o la farina di ceci), il parmigiano, le spezie ed una piccola parte dei semi di chia; impastare tra loro gli ingredienti ed incorporare poco per volta il pan grattato, fino a raggiungere una consistenza simile a quella delle polpette, così che sia possibile dargli la forma desiderata ma non dovrà essere troppo secco.

Lasciamo riposare l’impasto per almeno 30 min; il risultato sarà anche migliore se preparato al mattino o la sera prima (gli ingredienti saranno ben amalgamati tra loro e l’impasto sarà ancora più sodo).

A questo punto iniziamo a dare la forma desiderata, ci si può aiutare con delle formine, coppa pasta o semplicemente utilizzare le mani. Un’idea molto carina ad esempio potrebbe essere quella di utilizzare un coppa pasta di grandi dimensioni a forma di stella, foglia o altra figure. Preparate le sagome del nostro hamburger inseriremo lo stecco bagnato precedentemente così che non bruci, infatti sarà successivamente necessario coprire la parte di stecco che sporge con della carta stagnola, così rimarrà pulito e non annerirà (io in foto sono stata pigra ed infatti come potete notare lo stecco si è un po’ scurito). Impanare l’esterno con un mix tra pangrattato e semi di chia per avere una migliore doratura.

Per la cottura avrete due possibilità, cuocerli su una griglia oleata come fareste con dei normalissimi hamburger o come ho preferito fare io, cuocerli in forno ventilato a 200° per 20/30 minuti.

Potranno essere portati a tavola inserendo tutti gli stecchi in un barattolo o ad esempio in un cestino rivestito con la carta del pane recuperata 🙂

Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene se non si ha mangiato bene. V.W.

 

 

 

Ricetta Salva Avanzi: Quiche Patate,Rosmarino e Paprika con Esubero di Lievito Madre 🍴

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Questa ricetta ha 2 fantastici pregi, salvarmi la serata quando non ho voglia e tempo di preparare qualcosa di più elaborato e l’essere una ricetta svuota frigo e salva avanzi, infatti la sfoglia utilizzata per la preparazione è un ottima base per creare altre ricette, con gli avanzi di verdure (rape,broccoli,zucchine e verdure miste) , in più per chi come me cresce e custodisce il Lievito Madre è un ottimo modo per smaltire il suo esubero dopo il rinfresco.

Questa versione vuole essere più leggera ed aromatica, infatti la farina integrale di farro monococco risulta essere molto profumata e digeribile; io ho trovato la mia spacciatrice di farine bio, e inutile dirlo è molto più buona di quella reperibile nella grande distribuzione.

Ingredienti:

Per la Quiche :

  • 100gr di farina di farro monococco
  • 50gr di esubero di lievito madre (di almeno 5giorni)
  •  50gr di farina 0
  •  30gr di olio di oliva
  •  un cucchiaino di sale
  • 100 ml circa di acqua

Per il ripieno :

  • 2 patate medie
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 pizzico di paprika dolce
  • Sale e pepe

Procedimento:

Prendiamo come prima cosa l’esubero di lievito madre e sciogliamolo in 50 ml di acqua; a parte mescoliamo le due farine in una terrina, aggiungiamo il sale ed incorporiamo il lievito madre precedentemente ammorbidito, diamo una prima mescolata e successivamente incorporiamo dapprima l’olio e pian piano la restante acqua (in base alla vostra farina, se più o meno integrale, sarà necessario un quantitativo diverso di acqua, quindi aggiungetela per gradi in base alla consistenza).

Versiamo l’impasto su una spianatoia e lo lavoriamo con le mani, ottenendo un impasto molle ma che non si attacchi alle mani.  Far riposare coperto per 15/20 minuti.

Passiamo al ripieno, mettiamo a marinare in una terrina le patate, tagliate a fettine dello spessore di circa mezzo millimetro, aggiungendo un filo d’olio,il rosmarino, la paprika, il sale ed il pepe; mescoliamo e lasciamo riposare fino a quando l’impasto non sarà pronto.

Prendiamo l’impasto e stendiamolo in una teglia tonda di circa 22 cm, disponiamo le patate accavallandole leggermente tra di loro. Rivestita tutta la sfoglia aggiungiamo un filo d’olio se necessario e inforniamo a 200° per circa 20/30 min con funzione statica.              Tagliare una fetta e GUSTARE.

E anche per oggi gli avanzi e la cena sono salvi!!

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“Cittadinanza attiva contro lo spreco”: l’EcoPunk sostiene Recup a Fà la cosa giusta

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Sapete quanto io tenga al cibo e ancor di più sono attenta a ridurre gli scarti e gli sprechi alimentari quindi non potevo non iniziare questa settimana se non con un invito alla partecipazione attiva, riguardo un argomento che in Italia fa ancora fatica ad emergere ma in molti iniziano a raccontare,  lo spreco alimentare e di rifiuti fanno, ahimè, parte della nostra storia ed è giusto dedicargli del tempo.

“Cittadinanza attiva contro lo spreco” è il nome dell’evento previsto nel ricco programma di Fa’ la cosa giusta, tra i quali sono presenti anche molti laboratori per iniziare a “far da se” in ambito di moda, cucina e design. Ecodallecittà in collaborazione con Giacimenti Urbani hanno in questo progetto l’obiettivo di individuare, raccontare e valorizzare i cittadini che mettono in atto delle buone pratiche  sul fronte della raccolta differenziata e delle 5R (riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo dei materiali e recupero di energia) in tutta Milano.

Io stessa sperimento la raccolta di frutta e verdura in avanzo presso diversi mercati a Milano e tra le meravigliose conoscenze fatte, dai commercianti agli abbitudinari frequentatori dei mercati, ho avuto il piacere di conoscere i ragazzi di Recup, uno dei progetti presenti, che attraverso una rete ormai consolidata, si occupano della raccolta settimanale di cibo presso i mercati di quartiere e non solo.

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Cibo recuperato al mercato in Barona a Milano

Recup si occupa di recuperare e ridistribuire il cibo presso i mercati di Milano tra i volontari e chi ne ha bisogno, con l’obiettivo di ridare valore sociale al cibo che ormai ha perso valore economico perché ammaccato o in eccedenza e che quindi verrebbe buttato. Grazie alla mia passione per il cibo e l’ecosostenibilita ho avuto la fortuna di poter contribuire, come volontaria, a tutto ciò insieme alle ideatrici e agli altri volontari del progetto, che da mesi si sono impegnati nel sensibilizzare i cittadini e i commercianti sul tema dello spreco alimentare, cercando di creare un momento di scambio sociale attraverso il cibo, proponendo un metodo collaborativo totalmente differente dal processo di raccolta di cibo e rifiuti, piuttosto individualistico e solitario, degli skippers.

Quello che per il “mercato” è uno scarto che diventa rifiuto, è in realtà una risorsa, perché ancora commestibile ed in grado di garantire cibo a molte persone.

I volontari Recup sono ormai sempre presenti nei mercati di Viale Papiniano al sabato e in Via Marco Aurelio al venerdì, ma l’obiettivo del progetto è quello di espandersi su altri mercati e per far questo abbiamo bisogno di voi!

Quindi vi invito a passare a trovarli in fiera a “Fa’ la cosa giusta”, per avere maggiori informazioni sul progetto, sui loro obiettivi e dare la vostra disponibilità , contribuendo così tutti insieme a limitare gli sprechi alimentari e non solo.

C’è tanta Frutta e Verdura che ha bisogno di voi 🙂  per essere salvata e riacquistare valore!

A Copenaghen il primo supermercato che vende cibo scaduto

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Chiudiamo la settimana con un buona notizia che viene dal nord Europa e che merita sicuramente un post su l’EcoPunk. Dopo la legge in Francia che vieta ai supermercati di buttare cibo invenduto, in Danimarca apre il primo supermercato che vende cibo scaduto.

Il supermercato sito a Copenaghen e chiamato Wefood venderà i prodotti con un prezzo che va dal 30 al 50 per cento in meno rispetto ai supermercati normali. Bjerre dalla Ong Folkekirkens Nødhjælp, ha dichiarato: “WeFood è il primo supermercato del suo genere in Danimarca e forse il mondo in quanto non è solo rivolto a clienti a basso reddito, ma chi è preoccupato per la quantità di rifiuti alimentari prodotti in questo paese”.

Wefood ha preso accordi con Føtex (una delle più grandi catene di supermercati in Danimarca) per il pane e altri prodotti ma anche con un importatore di agrumi, una macelleria e un produttore di frutta organica e barrette di noci. I volontari, inoltre, raccolgono i prodotti dai fornitori.

Negli ultimi cinque anni, la Danimarca ha ridotto del 25 per cento la produzione di rifiuti alimentari e Wefood vuole contribuire, in questo senso, a ridurre le 700.000 tonnellate di rifiuti alimentari che la Danimarca produce ogni anno. Il ministro danese per l’alimentazione e l’Ambiente, Eva Kjer Hansen ha dichiarato:Un supermercato come WeFood è un passo importante nella battaglia per combattere gli sprechi alimentari“.

Se a qualcuno capita di passarci, che ci faccia sapere.

 

Fonte: www.independent.co.uk

Crostata Veg Integrale con semi di Canapa e Marmellata di Pere e Cannella 🍴

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Buongiorno EcoPunkers,

credevate mi fossi scordata di voi? E bene no!! Ero a lavoro anche per voi, alla scoperta di nuovi ingredienti, nuove tecniche e più semplicemente nuove idee ed oggi vi racconterò proprio di un mio esperimento, più che riuscito e apprezzato, quasi interamente handmade (eheh chissà che un giorno l’EcoPunk non si metta a produrre anche le farine).

Una Crostata Veg Integrale ai semi di Canapa con marmellata di Pere e Cannella autorpodotta.

Uno degli ingredienti presenti in questa ricetta è la CANAPA, con la quale mi sto divertendo molto a sperimentare combinazioni di sapori e devo dire, non mi delude mai, oggi utilizzeremo la farina di semi di canapa che ormai non manca nella mia dispensa.

Un’altra piacevole autoproduzione presente in questa ricetta è  la marmellata di pere e cannella prodotta con pochissimo zucchero di integrale di canna (500gr di pere, 130gr di zucchero, succo di 1 limone e 1 cuc. di cannella). Nata dalla necessita di recuperare una cassettina di pere, che insieme a dei carissimi amici, ho salvato dalla triste fine che avrebbero fatto alla fine di un mercato a Milano solo perché sarebbero durate integre ancora per pochi giorni.

A  tal proposito vi consiglio, di fare qualche ricerca per verificare che nella vostra zona vi siano gruppi o associazioni che si occupano del recupero del cibo in eccedenza o esteticamente non più perfetto, presente nei mercati rionali.

Ora passiamo alla parte più dolce 🙂

 

Ingredienti:

  • 170 gr di farina di farro integrale
  • 50 gr di crusca di avena
  • 60 gr di farina di semi di canapa ( o semi di canapa tritati)
  • 80gr di zucchero
  • 50ml circa di acqua
  • 70gr di margarina (meglio se autoprodotta e fredda o sostituibile con 70ml di olio di semi di girasole)
  • lievito, nel mio caso esubero di lievito madre (andrà bene anche il lievito per dolci, 1/2 bustina)
  • scorza di mezzo limone
  • Marmellata di Pere & Cannella ( in alternativa una marmellata di mele o pesche, sconsiglio una marmellata che sia acidula come quella di frutti di bosco o mirtilli)
  • 1 pizzico di bicarbonato

Procedimento:

Nel mio caso il primo step è quello di sciogliere l’esubero di lievito madre in un po’ d’acqua ed in un altro contenitore setacciare la farina ed unire la crusca ed i semi di canapa.

Pronti i primi due ingredienti non facciamo altro che unirli tra loro aggiungendo anche lo zucchero e la margarina.

Iniziamo a dare una prima mescolata con un cucchiaio di legno, fino a che non vedremo formarsi dei pezzetti d’impasto sparsi qua e la nella ciotola.

Aggiungiamo il bicarbonato e la scorsa di limone e pian piano continuando ad impastare aggiungeremo dell’acqua per regolarne la consistenza, che dovrà risultare compatta ma morbida. Diamo un altro paio di giri a mano all’impasto e formiamo una palla che ricopriremo con la pellicola. Far riposare l’impasto 30 min in frigo.

Ed ora stendiamo con un matterello il nostro impasto con uno spessore di circa 1 cm e ricopriamo la nostra teglia ricavando a parte le striscioline di frolla da disporremo sullo strato di marmellata come la migliore delle tradizioni vuole!

200° in forno statico per circa 30 min

Per i più golosi, spolverata di zucchero a velo et voilà ecco la crostata pronta per le vostre colazioni e merende con un occhio di riguardo alla salute, alla linea e perché no anche al portafogli.

Cook’n’roll  e alla prossima ricetta!

 

 

 

 

 

Quando il Foodsharing diventa strumento di battaglie nonviolente: la storia di Food Not Bombs

È un periodo fervido e iperstimolante. Tantissimi progetti e collaborazioni che, attraverso uno sforzo comune, stiamo cercando di far diventare realtà. Fra questo marasma di idee, di creatività volta a cercare soluzioni, l’incontro e lo scambio con bellissime persone, oggi torno qui a scrivere su un tema che ho molto a cuore, il Foodsharing.

Vi avevo già parlato della mia esperienza in merito in giro per Milano, Torino e Berlino, esperienza che sarà raccontata venerdì 25 ottobre a Ruvo di Puglia (BA) a “Rendi liberi i tuoi sogni”, un evento sulla cittadinanza attiva, al quale avrò il piacere di partecipare come green blogger e attivista di Foodsharing. Si parlerà di sprechi alimentari, di recupero cibo e redistribuzione, reti e comunità create dalla lotta agli sprechi e alla povertà con l’obiettivo di costruire un’economia alimentare più equa, giusta e attenta all’ambiente, perché utilizzando una frase di Food not Bombs, il “cibo è un diritto, non un privilegio”.

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Da un paio di anni in Italia e in Europa, abbiamo assistito ad un notevole aumento della sensibilità verso gli sprechi e in particolare quelli alimentari, ma volevo condividere con gli ecopunkers la splendida scoperta di Food Not Bombs: un’organizzazione mondiale che da 35 anni ridistribuisce autonomamente e gratuitamente alimenti che altrimenti andrebbero buttati, in spazi pubblici come piazze e strade a chiunque, senza nessun genere di distinzione. Non esiste un leader o un quartier generale in questa organizzazione, ma ci sono un centinaio di gruppi autonomi nel mondo che condividono gratuitamente cibo vegano e vegetariano fra le persone povere, protestando così contro la guerra e la povertà. Per più di 30 anni quindi, attraverso la redistribuzione del cibo, il movimento ha supportato azioni per fermare la globalizzazione, le guerre, lo sfruttamento e la distruzione del pianeta e di tutti gli esseri viventi, compresi gli animali.

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Il primo gruppo di FNB è nato nel 1980 a Cambridge, Massachussetts, da un gruppo di attivisti antinucleare e da allora si sono creati altri gruppi nel mondo a sostegno di battaglie per l’ambiente, diritti dei lavoratori, catastrofi ambientali come l’uragano Katrina o lo Tsunami in Indonesia o ancora in caso di attentati internazionali come quello dell’11 settembre al World Trade Center. Costruire la pace e sostenere le organizzazioni che lavorano per un positivo cambiamento sociale e resistono al all’austerità dettata dai signori della globalizzazione; sempre attraverso il cibo, sempre in strada per e con le persone.

Riassumendo, i 3 principi fondamentali di Food Not Bombs sono:

  1. Servire sempre pasti vegani o vegetariani e gratuiti a tutti senza distinzioni. Cucinando cibo di natura vegetale, si fa fronte al deterioramento del cibo e quindi meno spreco; inoltre attraverso questo tipo di cibo, si persevera nella cultura della nonviolenza compresi gli animali.
  2. Ogni gruppo è indipendente e autonomo e prende decisioni usando il processo del consenso. Questo tipo di principio è anarchico in quanto non ci sono leader e non ci sono voti di maggioranza, ma le decisioni vengono prese fino a quando tutti i partecipanti sono d’accordo e sono contenti di dare il loro consenso (è molto interessante anche leggere sul loro sito come viene spiegato questo tipo di processo consensuale, applicabile a qualsiasi altro tipo di organizzazione e/o progetto).
  3. FNB non è un’associazione di carità e si dedica al cambiamento sociale attraverso la cultura della nonviolenza. L’organizzazione non provvede solo a sfamare i poveri per le strade o durante le proteste civili, ma partecipa pianificando e implementando campagne nonviolente attraverso l’azione diretta durante sit-ins, marce, scioperi e include l’arte, la musica, spettacoli per bambini e tante altre strategie creative.

Questo video spiega in maniera molto semplice la mission di Food Not Bombs:

Sul loro sito inoltre, c’è proprio una guida con i 7 steps per avviare un’organizzazione Food Not Bombs nella vostra città, per cui se interessati, vi consiglio di approfondire. Dovete avere solo un po’ di pazienza nel tradurre dall’inglese.

E pensare che ho conosciuto FNB per caso in Trentino. Me ne ha parlato la proprietaria di un ristorante vegano dopo avermi donato una teglia di moussaka ancora calda che ho condiviso con una famiglia di quattro persone conosciuta il giorno prima… quasi inutile raccontarvi quanto la condivisione del cibo recuperato ha rotto il ghiaccio fra me e la famiglia.

In qualità di green blogger, attivista di foodsharing e viaggiatrice moneyless, parlerò di questo e altro durante l’incontro “Rendi liberi i tuoi sogni” proprio perché viaggiando ho conosciuto e mangiato con tantissime persone e sono felicissima di condividere questa mia esperienza e di approfittare per lanciare una call aperta a tutti per creare un progetto sul Foodsharing nella mia terra d’origine.

Collana e bracciale rock con linguette di lattine

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Fra oli, burri, farine, verdure per cibo e cosmetici, ogni tanto ho bisogno di variare con le autoproduzioni ed ecco quindi il post leggero del venerdì: la collana e il bracciale con le linguette delle lattine. Avevo già visto sul web altre ragazze che si sono cimentate a creare questi bellissimi accessori e, dato il gusto decisamente rock, ho pensato “perché non provarci anch’io?”. Grazie all’aiuto di una mia amica, autoproduttrice anche lei, sono riuscita a portare a termine i miei accessori rock nati dal riuso delle linguette.

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Per una non pratica come me su intrecci e quant’altro, all’inizio non è stato facile ma pian piano poi si comprende come intrecciare e via, si arriva fino alla fine. Per questo condivido la foto trovata su internet che mi ha aiutata a capire meglio l’intreccio. Tutto quello che vi serve è delle linguette di lattine e una fettuccia o nastro, scegliete voi se nero o di un altro colore (ovviamente il nero è rock!) così come anche la chiusura, e il vostro accessorio rock è pronto da indossare!

La collana è di effetto sia su una maglia scollata che sotto il collo delle camicie abbottonate per uno stile new romantic! Invito tutti i rockettari a tentare con questa autoproduzione perché non c’è nulla di più bello di indossare le linguette delle lattine delle vostre birre…

E per chi non ricorda lo stile new romantic, vi invito a guardare e ascoltare i Psychedelic Furs con Pretty in Pink…