Crisi? In Italia aumenta il consumo etico e negli USA chiudono i centri commerciali

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Foto da Rapporto Consumi Coop 2014

In questi giorni ho letto di notizie interessanti riguardo bilanci di fine anno sui consumi. Notizie positive per gli ecopunkers, secondo quanto riportato dal Rapporto Coop “Consumi e distribuzione” redatto in collaborazione con Ref Ricerche e Nielsen sui consumi degli italiani e in un articolo della Repubblica sulle abitudini di acquisto negli USA.

Qual è lo stato degli acquisti e dei consumi? In Italia nel 2014 c’è stato un calo sensibile di acquisti di automobili, abbigliamento e calzature, meno uscite fuori casa per mangiare e meno take away a favore dell’uso della bici (superiore nel Nord Italia, soprattutto a Milano), dell’acquisto di libri e musica in formato digitale e soprattutto, questa la notizia per noi più interessante, del cibo etico e biologico. In particolare lo spostamento verso beni di prezzo inferiore, il ricorso alle promozioni, il nomadismo della spesa, la riduzione degli sprechi e l’utilizzo di internet per avere informazioni sui prodotti, implicano una difesa della qualità del cibo a tutela del potere di acquisto. “Le cicatrici della crisi quindi, sono diventate valori” in cui da rinuncia e necessità, si è passati ad una revisione totale degli stili di vita e di consumo il cui paradigma è l’equazione Mangiare bene = stare bene.

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Il dato significativo sta nell’aumento esponenziale dei vegetariani e vegani, arrivando al 7% della popolazione totale che non acquista e non consuma carne o pesce. Il 31% di loro afferma di non mangiare più carne per rispetto nei confronti degli animali, il 24% per ragioni salutistiche, il 9% per limitare i danni ambientali derivati dagli allevamenti intensivi. In aumento anche l’attenzione alla riduzione dei rifiuti e degli sprechi alimentari, anche se l’Italia con i suoi 150 kg di sprechi alimentari pro capite, è ancora lontana dalla strategia rifiuti zero e dai risultati degli altri paesi europei come Germania o Olanda. Le regioni prime per la riduzione degli sprechi sono la Campania, la Lombardia e la Sardegna.consumoetico

Un aumento insomma della sensibilità e del consumo etico. Il supermercato quindi, diventa finamente l’occasione per sostenere giuste cause, stando attenti durante l’acquisto alla reputazione dell’azienda e al ciclo produttivo del prodotto. Il vero made in Italy rimane sempre il cibo, con Emilia Romagna e Sicilia che trainano l’export di cibo di qualità soprattutto in Germania e USA.

E a proposito degli USA, il cibo italiano va alla grande ma questa non è una novità. La notizia che ha lasciato perplessi noi europei è che il centro commerciale, simbolo del consumismo e del modello di società americana, sta per estinguersi. Non è un sintomo di crisi economica, anzi l’America, felice eccezione mondiale, ha una crescita vigorosa, un mercato del lavoro che tira e consumi in ripresa; a svuotare i centri commerciali tradizionali sono le diseguaglianze. L’ipermercato tradizionale è un modello interclassista e trasversale, studiato appositamente per quell’ampia fascia che era la middle class oramai scomparsa a causa della polarizzazione della società americana: da una parte i lavoratori a salario minimo, dal potere d’acquisto immobile, che vanno a fare la spesa negli ipermercati discount Costco; dall’altra i ricchi che prediligono i grandi magazzini glamour, tipo Saks Fifth Avenue. Nell’ultima decade, una trentina di ipermercati hanno chiuso.

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Centro commerciale abbandonato. Foto da thoughtcatalog.com

Altri 60 potrebbero fare la stessa fine in tempi rapidi. Un fenomeno talmente destabilizzante nell’immaginario collettivo americano, che è nato un sito specializzato per censirli, si chiama prevedibilmente www.deadmalls.com. Il fenomeno dei centri commerciali “morti” sprigiona una sorta di fascino macabro: sembrano città fantasma, cattedrali nel deserto, costruzioni imponenti e spettrali.  E in effetti proprio di recente Hollywood ha deciso di ambientare alcune scene del film Gone Girl in uno di questi centri fantasma*.

In Italia quindi è aumentato il consumo etico, negli USA i centri commerciali chiudono. Che qualcosa stia cambiando? Se così fosse, benvenuta crisi…

Per leggere l’intero Rapporto Coop, leggi il Magazine

Per rinfrescare la memoria, sfoglia la Miniguida al consumo critico by l’EcoPunk!

*da Repubblica.it, Centro commerciale addio, negli Usa crolla il mito dei templi dello shopping

 

16-22 settembre: Settimana Europea della Mobilità Sostenibile

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Oggi inizia la Sem, Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, un’iniziativa promossa dalla Commissione Ue con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sull’impatto dei trasporti sulla qualità dell’aria e incoraggiarli a usare mezzi alternativi all’auto privata. “Our streets, our choice” è lo slogan dell’edizione 2014, che si terrà da oggi al 22 settembre, e che vuole diffondere consapevolezza sul legame tra le scelte di mobilità – e quindi il traffico motorizzato e l’inquinamento atmosferico delle città – e una migliore fruizione degli spazi urbani. Lo slogan si lega all’altra campagna intitolata Do the right mix, di cui vi avevo già parlato l’anno scorso, che invita a trovare il giusto mix fra le modalità di spostamento (guarda qui il video promozionale).

Per diversi anni le politiche di mobilità realizzate in tutta Europa hanno privilegiato la circolazione delle vetture private – modalità di trasporto che necessita di una grande quantità di spazi, è costosa ed altamente inquinante – a scapito di altre forme di trasporto, quali la mobilità ciclistica, pedonale o il trasporto pubblico locale. Come risultato, le nostre città hanno visto crescere i livelli di traffico ed inquinamento, a fronte di una riduzione degli spazi per la ricreazione e il tempo libero, con il conseguente e inevitabile abbassamento della qualità della vita. Tradizionalmente, per fronteggiare il problema della congestione urbana la soluzione alla quale si è fatto ricorso è stata quella di costruire nuove strade o di allargare quelle già esistenti. Ricerche ed analisi, tuttavia, hanno dimostrato che questa, lungi da essere la soluzione al problema, ne costituisce, in realtà, un ulteriore aggravamento, con più persone che optano per spostamenti in auto.

Il Ministero dell’Ambiente aderisce anche quest’anno alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, condividendone gli obiettivi, svolgendo un ruolo di coordinamento nazionale e di supporto delle iniziative e degli eventi attuati da Comuni e associazioni, nonché promuovendo la partecipazione attiva dei cittadini e specifiche azioni a carattere nazionale.

Allora che aspetti? Vai sul sito www.settimanaeuropea.it, trova l’evento più vicino a te, prendi la bici e partecipa!

Iron Curtain Trail: una pista ciclabile al posto della Cortina di Ferro

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“Qua e di là del muro, in Alexander Platz come in piazza del Duomo, Europa persa in trance ultimamente, i miei amici anche, i miei amici anche, sotto la NATO o il Patto di Varsavia. Provate a rifugiarvi sotto il patto di Varsavia con un piano quinquennale, la stabilità.” (CCCP – Fedeli alla Linea, dall’album Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani / Ortodossia II, 1988)

Cosa ne è rimasto della Cortina di Ferro? E quel senso di smarrimento di cui parlavano i CCCP nel 1988? Di anni ne sono passati (anche se non troppi) e quella che era la linea che divideva l’Est dall’Ovest, con due modi di pensare e di produrre completamente diversi, ha lasciato il posto all’Iron Curtain Trail, un pista ciclabile lunga 6.800 km per la precisione che vanno dal Mar Nero a sud fino al Mare di Barents a nord.

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Il Curtain Trail di ferro adesso unisce la cultura europea, la storia e il turismo sostenibile, contribuendo alla creazione di una vera e propria identità europea; attraversa ben 150 parchi naturali, tre riserve naturali Schaalsee, Elbaue e la Rhoen e il Parco Nazionale del Harz Mountains, ma la pista ciclabile non offre solo spettacoli naturali. Ci sarà la storia ad accompagnare chiunque si addentrerà attraverso questo confine storico, teatro di numerose battaglie e culla della cultura europea. Un’opera di straordinaria importanza, culturale ed ambientale, che ha visto la collaborazione di norvegesi, russi, finlandesi, estoni, cechi, tedeschi, slovacchi, ungheresi, rumeni, croati.

Un percorso che trasuda di vecchio continente e chissà magari di una nuova stabilità all’insegna della sostenibilità ambientale… Se state progettando un viaggio quindi, anche solo a Berlino, non lasciatevi scappare l’appuntamento su due ruote con la storia.

Bicitalia, la mappa della rete cicloturistica italiana

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Buone notizie per gli amanti delle due ruote. Nasce Bicitalia, il progetto messo a punto da FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), che traccia una grande mappa aggiornata della rete di ciclovie nazionali che include, a oggi,18.000 km di strade ciclabili, di cui 10.000 già mappati, 18 itinerari e 50 “ciclovie di qualità”. L’obiettivo della Fiab è quello di riuscire a creare un’infrastruttura fondamentale per la mobilità ciclistica, sviluppando allo stesso tempo i presupposti per la moltiplicazione di ciclovie su scala locale, in un circolo virtuoso che muove verso il futuro.

Tra i servizi collaterali mappati da Bicitalia.org, la proposta Albergabici.it, motore di ricerca in tre lingue (italiano, inglese, tedesco) che permette di scegliere tra oltre 2.000 strutture ricettive italiane, che offrono un’accoglienza dedicata ai turisti sulle due ruote.

Il lavoro di FIAB per Bicitalia, che ha mosso i primi passi a partire dal lontano 2002, si inserisce nel progetto europeo di EuroVelo, la grande rete ciclabile sviluppata da ECFEuropean Cyclists’ Federation, di cui FIAB è la rappresentante in Italia, che corre su oltre 70.000 km di strada e che realizza un processo di standardizzazione delle infrastrutture ciclistiche, stabilendo un principio di continuità territoriale tra i Paesi dell’UE basato sul mezzo di trasporto più ecosostenibile in assoluto e di crescente rilevanza anche all’interno del settore turistico. 

FIAB ha saputo mediare tra diverse voci costruendo un’opportunità irripetibile per tutto il comparto, pronta a essere colta nel più breve tempo possibile e avvicinare la realtà italiana a quelle del resto d’Europa, in modo da soddisfare la crescente domanda di un tipo di turismo ecosostenibile.

State pensando a vacanze o gite fuori porta in bici? Consultate bicitalia.org!

 

8 Maggio: prendi la bici e partecipa al Bike To Work Day

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Giunta alla quinta edizione in Italia, domani è il Bike To Work Day, un’iniziativa nata nel 1956 grazie alla Lega dei Ciclisti Americani, associazione che si occupa di promuovere l’uso della bici per qualsiasi utilizzo. In Italia invece, è nata a Roma grazie ai Ciclomobilisti, un forum di ciclisti urbani in cui si organizzano dei gruppi di ciclisti che si recano insieme al lavoro, invitando anche ad indossare, durante la pedalata, un gilet giallo (di quelli che si tengono in auto) ed un casco. 

Sempre più persone si recano in bici sul posto di lavoro, ma non è mai abbastanza. C’è chi pensa “sono vestito elegante e non posso andare in bici”, “arrivo sudato al lavoro”, “impiego troppo tempo”, noi ciclisti pensiamo che siano scuse… Guarda caso poi, i Ciclomobilisti mettono a disposizione una guida che contiene ottimi consigli, esperienze di altri che hanno scelto la bici per i loro spostamenti, ma soprattutto le risposte a tutte le scuse più comuni su “Vorrei andare in bici ma…”.

E allora di che ti lamenti? Prendi la bici e vai al lavoro!

Usare la bici in città crea posti di lavoro e salva vite umane

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Se le grandi citta’ europee andassero in bici come fa Copenaghen il settore delle due ruote, ogni anno, potrebbe creare 76mila nuovi posti di lavoro e questa nuova mobilita’ salverebbe la vita almeno a 10mila persone grazie a all’aumento dell’attivita’ fisica e alla diminuzione degli incidenti stradali, del rumore e dello smog. Sono queste le conclusioni a cui e’ giunta una ricerca realizzata dall’Unece, la commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite. Una notizia di pochi giorni fa e a noi ciclisti non così nuova, infatti in un articolo di giugno dello scorso anno, già parlai di come la bici stava trainando il commercio nelle città statunitensi. Dei dati quindi che confermano anche qui in Europa, il trend positivo di un nuovo modello di intendere la mobilità sostenibile e in generale il modo di vivere le città e come questo possa creare nuovi posti di lavoro.

“Trasporti, salute e ambiente sono strettamente connessi tra loro e renderli sostenibili rappresenta una sfida importante per l’Europa” dice Eva Molnar, direttore divisione trasporti Unece. “La diminuzione degli impatti del traffico e della congestione si tradurrebbe immediatamente in una migliore qualita’ della vita per i cittadini”. Ne beneficerebbe, inoltre, anche l’economia, attraverso la creazione di nuove opportunita’ di lavoro e l’abbattimento dei costi complessivi derivanti dai danni ambientali e sanitari provocati dal trasporto, che possono pesare fino al 4% del Pil di un Paese”. L’Organizzazione mondiale della sanita’, infatti, addebita all’inquinamento atmosferico la responsabilita’ di circa 500mila decessi prematuri che si verificano all’interno della Ue a cui si devono aggiungere le 90mila vittime, sempre nell’arco dei 12 mesi, degli incidenti stradali.

La soluzione? Copiare Copenaghen, dove un quarto degli abitanti si sposta in bici, facendo decollare le attivita’ economiche legate al commercio e alla riparazione delle biciclette, cosi’ come a tutto l’indotto del settore degli accessori e della moda dei ciclisti urbani. E Copenaghen sia!

C'mon – Ciclisti per la Mobilità Nuova

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La rete #Salvaiciclisti chiama, l’Ecopunk risponde. Come? Sostenendo l’assemblea nazionale che si terrà l’8 febbraio a Bologna, aperta a istanze vecchie e nuove del movimento #Salvaiciclisti. L’8 febbraio 2012 l’esigenza di una Mobilità Nuova è divampata in maniera spontanea attraverso il movimento Salvaiciclisti. Due anni dopo è arrivato il momento di dar vita ad un nuovo soggetto che metta a sistema le azioni per ridisegnare il modo di muoversi in Italia e cambiare il volto delle nostre città.

Questa nuova realtà nascerà quindi col preciso intento di diffondere e promuovere tra cittadini, associazioni, movimenti, amministrazioni ed istituzioni la ciclabilità e la Mobilità Nuova.

OBIETTIVI ED AZIONI

Puntano a realizzare:

  • Una ripartizione 20-20-20 della mobilità urbana entro il 2020, dove:

    • il 20% degli spostamenti venga effettuato con il trasporto pubblico (TPL),

    • il 20% a piedi;

    • il 20% in bicicletta.

  • Target “zero incidenti” con un dimezzamento immediato di morti e feriti tra pedoni e ciclisti.

  • Moderazione diffusa della velocità e del traffico (ad esempio aree urbane a 30km/h, quartieri senz’auto, pedonalizzazioni).

  • Diffusione dell’uso della bicicletta come mezzo di spostamento quotidiano salutare, economico ed a basso impatto.

  • Riqualificazione degli spazi urbani per farli tornare belli, vivibili, accessibili, privi di ostacoli e barriere

Si battono per:

  • Moltiplicare servizi e infrastrutture per facilitare l’utilizzo della bicicletta.

  • Introdurre incentivi economici e/o sgravi fiscali  per chi rinuncia o ha già rinunciato formalmente all’utilizzo dell’automobile privata.

  • Individuare un principio di leggerezza strutturale e di economicità nei trasporti:

    • piccole opere per rendere più efficiente il traffico locale e gli spostamenti pendolari al posto di grandi infrastrutture nazionali e transnazionali;

    • condivisione calmierata delle strade tra le varie utenze anziché separazione tramite infrastrutture;

    • spostamenti brevi e frequenti per i nostri acquisti, rivitalizzanti per il tessuto sociale ed economico dei nostri quartieri, contrapposti agli attuali saltuari pellegrinaggi nei grandi templi del consumo di massa in periferia.

  • Imporre un radicale ripensamento nell’allocazione delle risorse economiche per i trasporti, privilegiando gli interventi di mobilità urbana, locale e regionale rispetto alle opere autostradali e all’alta velocità ferroviaria.

  • Promuovere una maggiore efficienza nella gestione delle risorse pubbliche, ove possibile privilegiando l’installazione di tramvie: sistemi ad alta capacità di carico, basso inquinamento ed elevata sicurezza per l’utenza anziana e/o con mobilità ridotta.

  • Trasformare i costi del trasporto pubblico in un investimento produttivo, che crei lavoro, ricchezza ed aumenti l’efficienza del sistema paese.

  • Agire sui trasporti e gli spostamenti per migliorare lo spazio pubblico e le sue destinazioni d’uso, utilizzando la Mobilità Nuova come preziosa chiave di lettura per ripensare completamente le nostre città ed immaginare un nuovo urbanesimo.

  • Programmare una revisione annuale del CdS con l’introduzione progressiva di modifiche funzionali al raggiungimento di tali obiettivi.

Per adesioni, compilare il form online

Per maggiori info, visita il sito www.salvaiciclisti.it

La rivoluzione a pedali delle donne afghane

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Questa è una storia vera di decrescita e rivoluzione su due pedali. Dopo le donne egiziane con la loro Girls Revolution, questa è la volta delle donne afghane che al di là di ogni convenzione sociale, hanno costituito la prima squadra di ciclismo femminile con l’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi del 2020 in Giappone. A scortarle e proteggerle è la stessa squadra maschile.

L’obiettivo di queste donne non è la rivolta, bensì il riscatto sociale in quanto donne libere di andare in bici. Questo è quello che afferma Shannon Galpin, la donna americana che si è aggiudicata il titolo di National Geographic Adventurer 2013 per il suo lavoro umanitario e per aver pedalato, unica persona al mondo, lungo i 225 chilometri della Valle del Panijshir in Afghanistan. La donna ha venduto la sua casa per avviare l’associazione umanitaria Mountain2Mountain che porta nelle strade afgane mostre fotografiche, musica, arte, innovazione e durante il suo viaggio incontra la squadra di ciclismo maschile del Paese e la figlia dell’allenatore esprime il desiderio di andare in bici come lei. Così è nato tutto.

Tramite la bici, Shannon Galpin si avvicina alla popolazione afghana. “La bici è servita a rompere il ghiaccio e incontrare persone alle quali non avrei mai potuto rivolgere parola – racconta Shannon a Repubblicacondividere le case e il cibo con gli abitanti dei villaggi ha richiesto un grosso tributo al mio corpo, ma sono potuta entrare nella vita di tutti i giorni mostrando un poco della mia cultura e incontrando anche le loro donne, segregate in casa”.

Com’è nata poi l’idea dell’allenamento in vista delle olimpiadi, è espresso bene nel video che raccoglie le testimonianze delle cicliste. Guardatelo qui e poi ognuno respiri quella che è la forza della libertà e della rivoluzione su due ruote.

Bike to school: la critical mass di bimbi e genitori

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Oggi con grande successo in varie città d’Italia, c’è stata l’iniziativa Bike to school. Niente auto per andare a scuola, ma una pedalata di bimbi e genitori per dimostrare che anche nelle grandi città, si può andare a scuola in bici in sicurezza e sicuramente con tutt’altro spirito. “L’iniziativa nasce con lo scopo di portare i bambini in bicicletta, anche nelle città in cui è difficile farlo da soli, quindi mettere insieme dei gruppi per fare un minimo di massa critica e affrontare insieme il traffico cittadino“, spiega Anna Becchi di Bike to School. L’idea è partita da Roma da un’idea di un’associazione di genitori di una scuola del quartiere Esquilino e si è già allargata ad altre zone della città e d’Italia coinvolgendo contemporanemente Bologna, Napoli, Milano e Caserta.

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L’entusiasmo e la partecipazione sono stati enormi, infatti Anna Becchi ha affermato: “abbiamo avuto una risposta che non ci aspettavamo. Io, che sono una ciclista abituale e normalmente porto i miei bambini in bicicletta, prima non vedevo altre mamme fare la stessa cosa, ora invece registro un’adesione eccezionale“. A Milano ad esempio, i bambini, accompagnati dai genitori e da volontari di Critical Mass, sono partiti con un corteo colorato con palloncini, corone di fiori hawaiane e cappelli da clown.

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Un gran successo quindi, tanto che molte scuole hanno deciso di svolgere l’iniziativa ogni venerdì, in barba alle mamme che accompagnano i bimbi col suv…