“Elegy for the Arctic”, il contributo di Ludovico Einaudi per salvare l’Artico

Econews al volo! Greenpaece diffonde oggi le spettacolari immagini di Ludovico Einaudi, musicista e compositore di fama mondiale, mentre esegue al pianoforte il suo inedito “Elegy for the Arctic” su una piattaforma galleggiante alla deriva nel Mar Glaciale Artico. La performance dell’artista italiano si è svolta di fronte al ghiacciaio Wahlenbergbreen, alle Isole Svalbard (Norvegia), in sostegno della campagna di Greenpeace a difesa dell’Artico.

Einaudi ha raggiunto il ghiacciaio a bordo della nave “Arctic Sunrise” di Greenpeace, unendosi all’appello firmato da quasi otto milioni di persone per chiedere alla comunità internazionale di sottoscrivere al più presto un accordo che protegga l’Artico dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici.

L’azione di Greenpeace si è svolta alla vigilia di un’importante riunione dell’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Atlantico nordorientale, che proprio in questi giorni discute dell’istituzione di un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati nelle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, al momento il mare meno protetto del mondo.

In attesa dell’esito, ci godiamo questo bellissimo video.

Info da Greenreport.it

Autoproduzioni cosmetiche con i fiori spontanei: l’oleolito di malva e calendula

oleolito_lecopunk

Vi ricordate la raccolta di piante e fiori spontanei in occasione dell’Earth Day? Dopo avervi mostrato papaveri, calendula, tarassaco e malva taccolti sulla Murgia pugliese, in particolare ai piedi di Castel del Monte; in tanti ci avete chiesto cosa avremmo fatto della raccolta. Bene, il tarassaco è stato stufato e consumato il giorno dopo accompagnato da focaccia semintegrale fatta in casa; i papaveri sono finiti in un infuso per una tisana della buonanotte (il cosidetto “papagno” per far dormire i bambini, in questo caso abbastanza cresciuti…) e la malva e la calendula? Sott’olio di oliva rigorosamente made in Puglia!

L’oleolito è un preparato molto utilizzato in ecocosmesi che, come già scritto, altro non è che la macerazione della cosiddetta droga in olio a vostra scelta; in questo caso ho utilizzato olio di oliva, un olio abbastanza pesante che ben si sposa con le proprietà di malva e calendula. Dopo 20 giorni dalla messa sott’olio al buio, si filtra in un barattolo di vetro pulito e completamente asciutto ed è pronto all’utilizzo. Il cosmetico ottenuto possiede proprietà lenitive, emollienti, antinfiammatorie, antispasmodiche, cicatrizzanti. Vediamo insieme i vari utilizzi:

  • puro come olio dopobagno per i neonati, olio intimo, olio lenitivo per il corpo in caso di pelle molto irritata;
  • in aggiunta a dei preparati come la Crema solare protettivaLozione dopobarbaGel DoposolePomata all’ossido di zinco per le irritazioni di varia natura, l’Unguento post puntura di zanzare e insetti vari, sempre durante la fase oleosa;
  • come base per un olio repellente per le punture di insetti a cui andrete ad aggiungere l’olio essenziale di citronella e tea tree o per un olio contro le irritazioni in generale a cui aggiungerete l’olio essenziale di tea tree, lavanda, camomilla.

Come vedete è un oleolito abbastanza versatile e molto utile soprattuto in vista dell’estate. E voi come lo utilizzate?

Celebra l’Earth Day raccogliendo piante medicinali spontanee!

earthday

Come ogni 22 aprile, anche oggi si celebra l’Earth Day (Giornata della Terra), la più grande manifestazione ambientale del pianeta, una giornata in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia.

L’Earth Day prese definitivamente forma nel 1969 a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California, a seguito del quale il senatore Nelson decise fosse giunto il momento di portare le questioni ambientali all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico. “Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”. Il 22 aprile 1970, ispirandosi a questo principio, 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra e oggi questa ricorrenza coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo*.

erbespontanee

Per celebrare la Madre Terra, noi de l’Eco Punk non ci accontentiamo di ricordare la festività e tanto meno ribadire il paradigma caro all’ambiente del Riduci-Riusa-Ricicla, ma vi invitiamo a svolgere un’attività che vi ricongiunge non solo con la Madre Terra ma con l’universo intero! Cosa? In occasione della primavera e del lungo weekend del 25 aprile, vi suggeriamo di uscire all’aria aperta e cogliere i regali che la Terra ci dona, raccogliendo piante (erbe e fiori) spontanee per utilizzarle in cucina e in cosmesi, una pratica antichissima e ancora diffusa nelle famiglie del sud Italia. Non sapete da dove iniziare? Ecco qualche consiglio da due “ragazze di campagna”!

Prendete un paio di buoni libri per identificare le piante della vostra zona

Nella foto in alto potete vedere le piante spontanee più comuni e facilmente riconoscibili nell’area mediterranea ma è particolarmente utile trovare dei libri che descrivono le piante officinali e commestibili, ancora meglio se riuscite a trovare uno specifico della vostra regione. Camminate con un esperto locale (la sottoscritta ci andava con la nonna!) prima di avventurarvi da soli e, prima della raccolta, siate sicuri al 100% della vostra identificazione in quanto vi sono alcune piante sosia tossiche.

Abbiate tutto l’occorrente

Prima di partire, mettete in uno zaino o borsa i libri sulle piante spontanee, acqua, un coltello da tasca, forbici, uno o più sacchetti, uno spuntino, impermeabile e anche un piccolo kit di pronto soccorso (non si sa mai!!!).

Uscite!

Non importa se per una lunga camminata nei boschi o per una passeggiata nel vostro quartiere, le piante officinali crescono in tutto il mondo. Non vi resta che uscire e iniziare la ricerca!

Camminate piano e tenete gli occhi aperti

Siamo abituati a non avere tempo e a camminare in fretta, ma quando vogliamo raccogliere le piante spontanee, è necessario essere calmi e attenti in modo da notare accuratamente l’ambiente circostante. Guardate in basso e cercate in tutte le direzioni, talvolta anche dietro di voi, e continuate a cercare! State attenti a non entrare in proprietà private e non raccogliete in zone che sono vicine a siti industriali, sotto le linee elettriche o in prossimità di aziende agricole che potrebbero utilizzare pesticidi.

Lasciate di più di quanto prendete

Anche se trovate piante in abbondanza, non prendetele tutte. Se desideriamo che queste meravigliose piante medicinali continuino a darci i loro meravigliosi benefici, dobbiamo lasciare un po’ agli altri e per gli anni futuri. Quindi siate rispettosi, lasciate di più di quello che prendete e ringraziate Madre Terra per i suoi bellissimi regali!

Pronti per la passeggiata?

Prossimamente vi mostreremo gli utilizzi delle piante spontanee più comuni ;).

 

*Info da www.earthdayitalia.org/CELEBRAZIONI/Giornata-Mondiale-per-la-Terra

Sprechi alimentari: le comunità solidali e locali come soluzione ad un problema globale

Secondo la FAO, 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e contemporaneamente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, una quantità sufficiente a sfamarne almeno il doppio; in particolare frutta e ortaggi vengono buttati di più rispetto ad altri alimenti perché facilmente deperibili e vulnerabili ai cambiamenti di temperatura durante tutta la filiera dal campo alla tavola. In un pianeta dalle risorse limitate e che nel 2050 conterà 9 miliardi di persone, un simile spreco è un’indecenza. Ma dove finisce tutto il cibo buttato via?

LA FILIERA GLOBALE DELLO SPRECO

Nei paesi in via di sviluppo gran parte dei prodotti si perde dopo il raccolto per la mancanza di strutture adeguate per la conservazione e il trasporto; nei paesi sviluppati, invece, il cibo si spreca nel commercio al dettaglio, quando i commercianti ordinano, servono o espongono troppi prodotti e la gente acquista più di quello che serve realmente, dimenticando gli avanzi nel frigorifero o buttando via cibi deperibili prima della data di scadenza. Lo spreco alimentare oltre a non essere etico, è anche insostenibile dal punto di vista ambientale: produrre cibo che nessuno mangia implica lo sperpero di acqua, fertilizzanti, pesticidi, semi, carburante e terreni.

Si deve ridefinire il concetto di bellezza, non di gusto” afferma Ron Clark, uno dei fondatori di Imperfect, una startup californiana che acquista i prodotti non esteticamente belli dai coltivatori e li rivende a basso costo agli utenti interessati. Il problema alla base è proprio questo: spesso frutta e verdura vengono lasciate nei campi perché non hanno le giuste dimensioni per essere raccolte meccanicamente e a mano non le raccoglie nessuno perché non aderiscono agli standard di bellezza e qualità, quindi sono fuori mercato. I supermercati e i piccoli commercianti ortofrutticoli sono liberi di fissare i propri standard di acquisto ma negli ultimi decenni allestiscono i reparti di frutta e verdura come se fossero negozi di prodotti di bellezza perché le persone acquistano solo i prodotti più belli, spesso a scapito della stessa qualità. Avete mai provato a mangiare una mela bella e perfetta coltivata in serra del supermercato e una meno bella di un piccolo produttore agricolo locale? Assaggiate e poi mi fate sapere se pensate anche voi di non aver mai mangiato una vera mela prima…

food-waste-600x977[1]

COSA SI PUO’ FARE

Entro il 2050 ci saranno 9 miliardi di persone da sfamare e una delle soluzioni invocate è l’aumento della produzione alimentare globale di una percentuale che va dal 70 al 100% causando un ulteriore inquinamento planetario derivato dall’agricoltura e l’allevamento intensivi. Se riuscissimo a ridurre gli sprechi, cambiare la nostra dieta mangiando meno carne e latticini (per i quali sono necessarie grandi quantità di cereali e altre risorse a fronte di un ridotto apporto calorico), destinare alcuni raccolti alla produzione di biocombustibili, si potrebbe nutrire in modo più sano più di 9 miliardi di persone senza distruggere altre foreste, praterie, zone paludose.

Questo i governi lo sanno bene, tanto che molti si stanno dotando di leggi antispreco fra cui anche quella italiana passata alla Camera con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, incentivare la donazione di tutte le eccedenze, promuovere il riciclo. Ma le leggi non bastano, occorre un cambiamento di mentalità partendo dalla consapevolezza dell’insostenibilità di questo sistema alimentare così strutturato per passare a piccole azioni quotidiane che, sommate insieme, possono far davvero la differenza e lanciare un segnale forte di cambiamento.

locandinafs

Questo è l’intento di Foodsharing: come ridurre gli sprechi creando solidarietà, il primo evento che si terrà a Barletta (BT) il 17 aprile organizzato da Assoimprese in cui interverranno come relatori i ragazzi di Avanzi Popolo e la sottoscritta in qualità di attivista e promotrice che, dopo le varie esperienze dirette di foodsharing in giro per l’Italia e alcune città d’Europa, vuole raccontarle ai suoi concittadini invitandoli a fare qualcosa nel concreto riguardo questa buona pratica. L’obiettivo dell’evento è quello di creare una comunità solidale che coinvolga aziende, associazioni e cittadini, in modo da recuperare il cibo che viene buttato via ma ancora in ottimo stato o prossimo alla scadenza per ridistribuirlo e condividerlo fra chi ne ha bisogno o chi è semplicemente contro lo spreco.

Ecopunker della Bat (Barletta-Andria-Trani), chi viene a sostenerci? E dopo le chiacchiere, si fa aperitivo con cibo rigorosamente recuperato e condiviso!

Il 17 aprile cambia energia! Vota SI’ per fermare le trivelle


Il 17 aprile ci sarà il Referendum No Triv, primo referendum nella storia della Repubblica italiana richiesto dalle regioni anziché tramite la raccolta firme. Gli italiani vengono chiamati a scegliere se vietare o meno il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana, ma non potranno dire la loro riguardo al divieto di effettuare nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e continueranno a essere permesse anche con la vittoria del Sì. Nel referendum, quindi, si chiede se abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

 

trivelle2[1]

In tv non se ne parla, sul web girano parecchi articoli di ambientalisti, geologi, esperti in materia di energia favorevoli e contrari; in particolare l’articolo di una geologa contraria al referendum ha scatenato un oceano di polemiche, fra cui quella di alcuni esperti che ci hanno visto lo zampino di qualche “gruppo fossile” (in calce i link di alcuni articoli per farvi un’idea).

Questo post non vuole essere un dogma scritto da un’inesperta scientifica, ma è scritto per ricordare soprattutto che il referendum del 17 aprile è un atto politico che serve a dare un segnale contrario all’utilizzo delle fonti di energia fossile, come il gas e il petrolio; è una presa di coscienza dal basso riguardo l’insostenibilità dell’economia capitalistica che porta sfruttamento, inquinamento, diseguaglianze, brutture. Le alternative a questo sistema esistono e sono anche meno dispendiose in termini economici, sociali ed ambientali; per questo l’EcoPunk si schiera a favore del SI’, spingendo il governo (insieme al 50% più 1 di aventi diritti al voto) a perseguire con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili e l’adesione ad un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito e democratico già affermato in Paesi più sostenibili del nostro.

Questo è il nostro parere, a voi la scelta.

LINK UTILI

Il Post: Pro e contro il referendum sulle trivellazioni

Referendum Trivelle, una geologa: “ecco perché io non andrò a votare e se proprio fossi costretta, voterei NO”

Ferma le trivelle

La vera posta in gioco del referendum anti trivelle: uscire dal “Petrolitico”

Nota Fb di Andrea Boraschi – Referendum Trivelle: le balle degli astensionisti

Il sì al referendum: tutta la verità

Con un pizzico di gomasio homemade…

gomasio
Per questo giovedì la nostra amica Felicia è in via di guarigione e saluta tutti, dandovi appuntamento per il prossimo giovedì e cedendo il posto a me. Ho pensato di proporre un’autoproduzione alimentare facile, salutare e da utilizzare per vari impieghi: il gomasio è l’alternativa sana al sale, composto da semi di sesamo (goma in giapponese) e sale marino (shio) integrale, tostati e tritati. È tipico della cucina giapponese, viene usato come condimento per insaporire ricette non solo della cucina macrobiotica o vegana.

I semi di sesamo, e di conseguenza il gomasio, contengono omega 6, proteine, vitamine D ed E, calcio, fosforo, ferro e zinco. Tutte queste sostanze sono fondamentali per il buon funzionamento e la rigenerazione del sistema nervoso. Il gomasio, inoltre, contiene anche sesamina, sesamolina e sesamolo, tre antiossidanti che contribuiscono a controllare i livelli di colesterolo nel sangue e salvaguardare il fegato. Ideale per le diete che richiedono poco sodio e in generale per chi ha voglia di cambiare e assaggiare cose nuove.

RICETTA

Di solito per creare questo sale aromatizzato, si usa una proporzione di 1:10, cioè un cucchiaio di sale e dieci di sesamo e non vi resta che tostare e pestare:

-Prendete una pentola d’acciaio con un fondo spesso e tostate i semi di sesamo a fiamma media fino a quando i semi vi sembranno dorati e ve ne accorgerete anche dal profumo che emaneranno. Non appena dorati, spegnete il fuoco e metteteli in una ciotola per farli raffreddare;

-In un’altra pentola d’acciaio, tostate leggermente il sale per togliere l’umidità (vi accorgerete che sarà diventato leggermente grigio);

-A questo punto dovete andare di olio di gomito… unite i semi al sale mescolandoli, prendete un mortaio e pestate per bene i semi fino a quando saranno aperti e si “sfarineranno”. Respirate, meditate, buttate via i pensieri negativi mentre pestate i semi, quest’operazione richiede un po’ di tempo ma vi assicuro che è terapeutica…

-Mettete tutto in un barattolo di vetro pulito e asciutto e conservate nella vostra dispensa.

Ha un buonissimo profumo simile a quello delle mandorle tostate e si può utilizzare crudo su insalate, zuppe o sulla pasta al posto del formaggio. Facile vero?

A Copenaghen il primo supermercato che vende cibo scaduto

wefood[1]

Chiudiamo la settimana con un buona notizia che viene dal nord Europa e che merita sicuramente un post su l’EcoPunk. Dopo la legge in Francia che vieta ai supermercati di buttare cibo invenduto, in Danimarca apre il primo supermercato che vende cibo scaduto.

Il supermercato sito a Copenaghen e chiamato Wefood venderà i prodotti con un prezzo che va dal 30 al 50 per cento in meno rispetto ai supermercati normali. Bjerre dalla Ong Folkekirkens Nødhjælp, ha dichiarato: “WeFood è il primo supermercato del suo genere in Danimarca e forse il mondo in quanto non è solo rivolto a clienti a basso reddito, ma chi è preoccupato per la quantità di rifiuti alimentari prodotti in questo paese”.

Wefood ha preso accordi con Føtex (una delle più grandi catene di supermercati in Danimarca) per il pane e altri prodotti ma anche con un importatore di agrumi, una macelleria e un produttore di frutta organica e barrette di noci. I volontari, inoltre, raccolgono i prodotti dai fornitori.

Negli ultimi cinque anni, la Danimarca ha ridotto del 25 per cento la produzione di rifiuti alimentari e Wefood vuole contribuire, in questo senso, a ridurre le 700.000 tonnellate di rifiuti alimentari che la Danimarca produce ogni anno. Il ministro danese per l’alimentazione e l’Ambiente, Eva Kjer Hansen ha dichiarato:Un supermercato come WeFood è un passo importante nella battaglia per combattere gli sprechi alimentari“.

Se a qualcuno capita di passarci, che ci faccia sapere.

 

Fonte: www.independent.co.uk

DIY – Il dentifricio all’olio di cocco e breve storia critica dell’igiene dentale

dentifricio

Un’autoproduzione cosmetica davvero economica, semplice ed efficace: il dentifricio all’olio di cocco. Ho provato varie ricette di dentrifici in polvere e in pasta con l’argilla verde, il tè, l’aloe vera ma avevano sempre un sapore per me poco gradevole e, visivamente diciamocelo, non siamo abituati a sciacquare la bocca con qualcosa di scuro e terroso come l’argilla o il tè. Per questo motivo vi propongo questa autoproduzione semplicissima che sto riscontrando essere parecchio efficace proprio per il suo elemento principale. Prima però di illustrare le proprietà dell’olio di cocco per l’igiene dentale e la ricetta, vorrei fare un passo indietro con voi.

Un po’ di storia: da dove viene il nesso fra menta e alito pulito

Non molto tempo fa, ho letto un interessante articolo su Il Post a suo volta tratto da un articolo del giornalista scientifico Joseph Stromberg che analizza come l’industria pubblicitaria ci ha convinti che una bocca pulita e fresca sia una bocca che profuma di menta e  ne riporto alcune informazioni utili.

L’utilizzo della pianta della menta a fini terapeutici è attestato già nell’antichità, sebbene non fosse specificamente per i denti; infatti fino ai primi del ‘900, la gente si spazzolava i denti semplicemente con acqua o polveri abrasive e, per migliorarne il sapore, alcuni aggiungevano delle erbe tritate fra cui occasionalmente della menta, ma anche rosmarino, salvia e prezzemolo. Il primo dentifricio moderno ad esempio, inventato dallo scienziato francese Julien Botot verso la metà del Settecento, conteneva essenze di garofano, zenzero e cannella; tutt’altro che erbe dalla sensazione di freschezza.

Negli anni Venti un’azienda in particolare, la Listerine, mise in commercio un collutorio a base di mentolo – una sostanza contenuta nella nota pianta della menta piperita – che venne pubblicizzato come il rimedio per l’alitosi. In realtà però, la sensazione di freschezza dell’alito provocata dal mentolo è stata rappresentata dai pubblicitari come il segno della pulizia e freschezza dell’alito, sebbene non ci fossero prove che funzionasse meglio di altre sostanze o odori (“Il mentolo – così come altre sostanze come l’eucaliptolo – produce lo stesso effetto, ingannando i recettori e dando una sensazione di fresco. Ovviamente, il mentolo non uccide i germi né copre l’alito cattivo meglio di altre sostanze, ma la sensazione di “freschezza” produce un effetto immediato e notevole). Poco dopo il lancio del collutorio Listerine, la ditta Life Savers per esempio produsse delle caramelle bianche al mentolo pubblicizzandole come se fossero “alla menta” – di cui in realtà contenevano poche tracce – che ebbero un gran successo e vennero presto soprannominate “mentine”. Ancora oggi un sacco di pubblicità per chewing gum e dentifrici pubblicizzano prodotti “alla menta”, benché della vera pianta di menta contengano quasi nulla e il mentolo venga spesso sintetizzato chimicamente. (Qui per leggere l’intero articolo).

L’olio di cocco per l’igiene dentale

Sfatato un po’ il mito di menta e mentolo, ora al centro delle polemiche c’è il fluoro che pare sia nocivo. Fra pareri discordanti, io dico sempre “nel dubbio, autoproduci!”. Fra le varie ricette per fare un dentifricio in casa, quello con l’olio di cocco mi è sembrato il più semplice ed efficace ed eccomi qui ad invitarvi ad autoprodurlo. Il valore aggiunto dell’olio di cocco sta nella sua composizione, infatti il 50% di  grasso contenuto nell’olio di cocco è acido laurico, elemento estremamente raro in natura, un potente distruttore di ogni tipo di microbo: virus, batteri, protozoi (molti potenzialmente nocivi).

Si può utilizzare quindi come semplice colluttorio, sciacquando la bocca con l’olio di cocco per 15 minuti, dopodiché sputarlo necessariamente e sciacquare la bocca con acqua. Questo processo permette all’olio di ‘tirare fuori’ batteri, virus, funghi e altri detriti. Importante è evitare di deglutire l’olio in quanto si ingerirebbe una sostanza popolata dai batteri e qualsiasi altra potenziale tossina e detrito appena rimossi. Se fatto correttamente, lo sciacquo comporta una notevole pulizia, disintossicazione ed effetti curativi, non solo per la bocca ma per tutto il corpo perché contribuisce a ridurre il carico tossico totale sul sistema immunitario, impedendo la diffusione di questi organismi dalla bocca al resto del corpo, tramite il flusso sanguigno. (Info da disinformazione.it).

Dentifricio all’olio di cocco

Dopo tutte queste premesse necessarie, passiamo all’autoproduzione del dentifricio. È talmente semplice e alla portata di tutti che la ricetta base l’ho sintetizzata in un’infografica.

dentifricio

A questa ricetta si possono fare aggiunte e sostituzioni. Per esempio, nel mio dentifricio ho messo 5 gocce di olio essenziale di menta, 5 gocce di olio essenziale di tea tree e 5 di olio essenziale di salvia; questi ultimi due sono degli antibatterici molto indicati per i dentifrici homemade. Alla ricetta base ho aggiunto anche mezzo cucchiaino di glicerina vegetale per migliorare la consistenza, oppure potete aggiungere anche un cucchiaino di gel di aloe vera, anch’esso indicato per l’igiene dentale.

E voi l’avete provato il dentifricio all’olio di cocco? Cosa ne pensate?

Il cedro e i suoi utilizzi: dalla crostata veg all’impiego in ecocosmesi

cedri

Ti arrivano dei cedri non trattati dalla campagna di un tuo amico. Che fai? Non vuoi metterti a sperimentare? Ed eccoci qui di giovedì ad approfondire questo frutto di origine asiatica, entrato di diritto a far parte della famiglia degli agrumi insieme ad arance, pompelmi, mandarini e limoni (la nostra amica Felicia per questo giovedì mi ha ceduto il suo posto sul blog per farci una sorpresa per San Valentino…).

Ogni qualvolta abbiamo un frutto o un tipo di verdura e vogliamo sperimentarne i vari utilizzi, dobbiamo partire necessariamente dalle proprietà intrinseche. In questo caso, scopro che il cedro, come tutti gli agrumi è un concentrato di qualità nutrizionali e benefiche per l’organismo ed è una vera e propria miniera di sali minerali e vitamine, in particolare vitamina C. Ricco di flavonoidi, rientra, quindi, tra gli alimenti antiossidanti. Ha proprietà digestive, germicide, disinfettanti, stimolanti e lassative, quindi aiuta a combattere la formazione di gas addominale, è un antipertensivo naturale e un ottimo alleato in caso di cistite, cellulite e disturbi renali, stimola la crescita dei capelli. Il cedro, infine, ha pochissime calorie (circa 11 per 100 grammi di frutto fresco), quindi fa benissimo al mattino berne il succo, magari diluito in un bicchiere d’acqua*. Passiamo adesso ai vari utilizzi.

CROSTATA VEGANA CON CREMA AL CEDRO

Dato il sapore molto particolare, non tutti gradiscono il cedro fresco, infatti spesso viene candito con lo zucchero e aggiunto nei dolci.
Io ho preferito utilizzarlo fresco nella preparazione di una buonissima crostata veg sana, gustosa e ipocalorica. Sia per la pasta frolla che per la crema pasticcera, ho seguito la ricetta di Vegolosi, apportando delle modifiche.

crostatacedro

Pasta frolla

100 gr di farina 0
150 gr di farina di farro
80 ml di olio di semi di girasole spremuto a freddo
60 ml di acqua
8 gr di cremor tartaro
120 gr di zucchero integrale di canna
La scorza di 1/2 cedro

Crema pasticcera al cedro

400 ml di latte di soia
10 dl di succo di cedro fresco
60 gr di di zucchero di canna integrale
25 gr di farina di avena
3 gr di amido di mais
4 gr di curcuma in polvere
La scorza di 1/2 cedro

Decorazione

Scorza di cedro
Zucchero di canna

Preparazione

-Per prima cosa, dobbiamo fare la pasta frolla. In una ciotola capiente, metteteci gli ingredienti secchi setacciati (farine, zucchero, cremor tartaro) e poi aggiungete l’acqua e l’olio e la scorza di cedro. Mescolate con un cucchiaio di legno o con le vostre fantastiche mani fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Formate una palla e avvolgetelo in una pellicola per alimenti. Lasciate riposare in frigo per almeno un’ora.

-Passiamo alla crema. Prendete un pentolino con i bordi alti e metteteci farina e zucchero setacciati e una parte di latte e mescolate con una frustra cercando di eliminare tutti i grumi. Mettete il pentolino sul fuoco basso e aggiungete il latte poco alla volta, continuando a mescolare dolcemente fino a quando comincerà un po’ a bollire. Aggiungete l’amido e la scorza di cedro, continuando sempre a mescolare dolcemente per un minuto e facendo attenzione al fondo del pentolino dove potrebbe solidificarsi la crema. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare la crema.

-Dopo un’ora, tirate fuori la frolla dal frigo e stendetela in un tegame per crostate (io l’ho stesa con le mani), dopo aver messo un po’ di farina sul fondo.Versate la crema sulla frolla e livellatela.

-Tagliate a striscioline la scorza di cedro facendo attenzione a non prendere la parte bianca (io ho usato un pelapatate) e mettetelo a piacimento sulla crema per guarnire la torta. Mettete dello zucchero di canna sulle scorze in modo che, col calore, diventino quasi caramellate.

-Cuocete in forno a 180 gradi per mezz’ora/40 minuti.

ALTRI UTILIZZI DEL CEDRO

In cucina

Può essere utilizzato nella preparazione di insalate, liquori, marmellate, sciroppi.

In eco-cosmesi

Come tutti gli agrumi, anche la buccia del cedro contiene l’olio essenziale dalle proprietà anticellulite, rinfrescanti, repellenti e disinfettanti. Dei preparati casalinghi possono essere:

  • l’oleolito da impiegare per massaggi anticellulite o lozioni anticaduta;
  • l’estratto alcolico da aggiungere alle creme anticellulite homemade, l’unguento post-puntura (che in tal caso diventerebbe pre-puntura) e al pout pourri per profumare gli ambienti;
  • Tonico purificante (segui la stessa ricetta con l’arancio amaro).

*Info da Curenaturali.it